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Invitiamo la cittadinanza mondiale a mobilitarsi il 20 di marzo per una giornata
internazionale di protesta contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq, imposta dai governi
degli USA, della Gran Bretagna e dai loro alleati.
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From: "Forumpalestina" <forumpalestina@libero.it>
Date: Fri, 23 Jan 2004
Subject: DOCUMENTO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA MONDIALE DEI MOVIMENTI SOCIALI A MUMBAY
DOCUMENTO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA
MONDIALE DEI MOVIMENTI SOCIALI A MUMBAY
Mumbai, India, gennaio 2004
Noi, movimenti sociali riuniti in
Assemblea nella città di Mumbai, India, condividiamo le lotte del popolo dell'India,
così come quella dei popoli asiatici e reiteriamo la nostra opposizione al sistema
neoliberista che genera crisi economiche, sociali, ambientali e conduce alla guerra. Le
nostre mobilitazioni contro le guerre e le profonde ingiustizie sociali ed economiche sono
servite a smascherare il neoliberalismo.
Ci siamo riuniti qui per organizzare la resistenza e lottare per costruire alternative al
capitalismo. La nostra resistenza iniziata in Chiapas, a Seattle e a Genova ci ha condotto
all'enorme mobilitazione mondiale contro la guerra in Iraq del 15 di febbraio 2003, che ha
delegittimato la strategia di guerra globale e permanente del governo degli Stati Uniti e
dei suoi alleati, ed alla vittoria contro l'OMC a Cancun.
L'occupazione dell'Iraq ha mostrato a tutto il mondo il vincolo esistente tra il
militarismo e la dominazione economica da parte delle corporazioni multinazionali e ha
confermato le ragioni che ci hanno fatto mobilitare contro la guerra.
Noi movimenti sociali riaffermiamo il nostro impegno di lotta contro la globalizzazione
neoliberista, l'imperialismo, la guerra, il razzismo, le caste, l'imperialismo culturale,
la povertà, il patriarcato e tutte le forme di discriminazione ed esclusione economica,
sociale, politica, etnica, di genere, sessuale, così come a favore dell'orientamento
sessuale e dell'identità di genere. Siamo contrari alla discriminazione delle persone che
hanno capacità differenti e malattie incurabili, soprattutto coloro che soffrono per lHIV-AIDS.
Lottiamo per la giustizia sociale; il diritto alle risorse naturali (terra, acqua e
sementi); i diritti umani e di cittadinanza; la democrazia partecipativa; i diritti dei
lavoratori/lavoratrici previsti nei trattati internazionali; i diritti delle donne; così
come per il diritto dei popoli all'autodeterminazione. Siamo a favore della pace, della
cooperazione internazionale e promuoviamo società sostenibili, capaci di garantire alle
persone i diritti basilari ed i beni e servizi pubblici. Allo stesso tempo respingiamo la
violenza sociale e patriarcale contro le donne.
Invitiamo a mobilitarsi l8 di marzo, Giornata Internazionale per i Diritti
delle Donne.
Lottiamo contro ogni forma di terrorismo, compreso il terrorismo di Stato, così come
siamo contrari all'utilizzo della "lotta contro il terrorismo" per
criminalizzare i movimenti popolari e gli attivisti sociali. Le cosiddette leggi contro il
terrorismo stanno restringendo i diritti civili e le libertà democratiche in tutto il
pianeta.
Rivendichiamo la lotta dei contadini e delle contadine, dei lavoratori e delle
lavoratrici, dei movimenti popolari urbani e di ogni persona minacciata di perdere la
casa, il lavoro, la terra ed i propri diritti. Si stanno moltiplicando le lotte per
fermare e invertire le privatizzazioni, proteggere i beni comuni ed il loro carattere
pubblico, come quelle che hanno avuto luogo in Europa in relazione alle pensioni ed alla
previdenza sociale. La vittoria della gigantesca mobilitazione del popolo boliviano in
difesa delle proprie risorse naturali, della democrazia e della sovranità è una
dimostrazione della forza e della potenzialità dei nostri movimenti; contemporaneamente
avanzano le lotte contadine contro le multinazionali e le politiche agricole neoliberiste,
esigendo sovranità alimentere ed una riforma agraria democratica.
Ci appelliamo all'unità con i e le contadine nella mobilitazione mondiale del 17
aprile, Giornata Internazionale di lotta contadina.
Ci identifichiamo con le lotte dei movimenti e delle organizzazioni popolari
dell'India e assieme ad essi condanniamo le forze politiche e le ideologie che promuovono
la violenza, il settarismo, l'esclusione ed il nazionalismo basati sulla religione e
l'etnicità. Condanniamo le minacce, gli arresti, le torture e gli assassinii di attivisti
sociali che organizzano le comunità per lottare a favore della giustizia globale, e
denunciamo la discriminazione di casta, di classe, religiosa, di genere, e derivata
dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. Condanniamo la perpetuazione della
violenza e dell'oppressione contro le donne attraverso modelli e pratiche culturali,
religiose e tradizioni discriminatorie.
Appoggiamo gli sforzi dei movimenti e delle organizzazioni popolari in India ed in Asia
che portano avanti la lotta dei popoli per la giustizia, l'uguaglianza ed i diritti umani.
Soprattutto per i Dali, gli Adivasi ed i settori più oppressi e repressi di questa
società. La politica neoliberista del Governo dell'India aggrava l'emarginazione e loppressione
sociale che il popolo dei Dalìts soffre storicamente.
Per questo appoggiamo le lotte degli esclusi di tutto il mondo e invitiamo a unirsi
all'appello che promuoveranno i Dalìts per una giornata di mobilitazione per l'inclusione
sociale.
Il capitalismo, in risposta alla sua crisi di legittimità, ricorre all'uso della
forza e della guerra per mantenere un ordine economico antipopolare. Esigiamo ai governi
di mettere fine al militarismo, alla guerra e di cancellare le spese militari e chiediamo
la chiusura delle basi militari nordamericane in tutto il mondo perché rappresentano un
rischio ed una minaccia per l'umanità ed il pianeta. Dobbiamo seguire l'esempio della
lotta del popolo portoricano che ha obbligato a chiudere la base statunitense a Vieques.
L'opposizione alla guerra globale continua ad essere il nostro terreno di mobilitazione
generale nel mondo.
Invitiamo la cittadinanza mondiale a mobilitarsi il 20 di marzo per una giornata
internazionale di protesta contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq, imposta dai governi
degli USA, della Gran Bretagna e dai loro alleati.
I movimenti contro la guerra svilupperanno in ogni paese le proprie rivendicazioni
e tattiche, col fine di assicurare un'ampia partecipazione alle mobilitazioni. Chiediamo
il ritiro immediato delle truppe di occupazione dall'Iraq ed appoggiamo il diritto del
popolo iracheno alla libera autodeterminazione e sovranità, così come al diritto a che
si riparino i danni causati dallembargo e dalla guerra.
La "lotta contro il terrorismo" non agisce come pretesto per mantenere la guerra
e l'occupazione in Iraq ed in Afghanistan, ma viene usata per minacciare ed aggredire i
popoli. Nel frattempo, si mantengono il blocco criminale contro Cuba e la strategia di
destabilizzazione in Venezuela.
Questo anno ci appelliamo ad appoggiare con forza la mobilitazione a beneficio del
popolo palestinese, specialmente il 30 marzo, Giorno della Terra in Palestina, per
rivendicare il diritto dei rifugiati al ritorno e contro la costruzione del muro.
Denunciamo l'imperialismo che stimola i conflitti religiosi, etnici, razziali e
tribali a proprio beneficio, accrescendo l'odio, la violenza e la sofferenza dei popoli.
Più dell80% dei 38 conflitti armati nel mondo nel 2003 sono di questo tipo, ed
hanno colpito soprattutto i popoli dell'Asia e dellAfrica.
Denunciamo l'uso coercitivo da parte dei governi, delle multinazionali e delle istituzioni
finanziarie internazionali dell'indebitamento dei paesi poveri del pianeta. Ripudiamo il
debito illegittimo del Terzo Mondo ed esigiamo la sua cancellazione incondizionata e la
riparazione per i danni economici, sociali ed ambientali, come condizione preliminare per
garantire la piena soddisfazione dei suoi diritti. Specialmente appoggiamo la lotta che
sviluppano i movimenti sociali nel continente africano.
Per questo leviamo la nostra voce contro le riunioni del G8, del FMI e della Banca
Mondiale, i principali responsabili dell'espogliazione dei popoli.
Respingiamo l'imposizione di accordi regionali o bilaterali, tali come l'Alca, il
Nafta, il CAFTA, l'AGOA, il NEPAD, l'Euro-Med, l'Afta e lASEAN.
Siamo milioni di persone che lottano e stiamo unificando le nostre mobilitazioni contro un
nemico comune: l'OMC. I popoli indigeni lottano contro i brevetti su ogni forma di vita e
contro l'assalto alla biodiversità, all'acqua, alla terra, all'ambiente, all'educazione e
alla salute; e siamo milioni che combattiamo le privatizzazioni dei servizi pubblici.
Affrontando il nemico comune si sono uniti giovani e studenti, rivendicando il loro
diritto all'educazione pubblica e ad un lavoro degno che permetta loro un futuro senza
povertà e violenza.
Invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi per l'acqua come diritto basilare e fonte di
vita che non può essere privatizzato; così come a recuperare il controllo sui beni
comuni e sulle risorse naturali che sono stati regalati ad interessi privati e
multinazionali.
Nella battaglia vittoriosa di Cancun, la morte del contadino Lee ha rappresentato la
sofferenza di milioni di contadini e settori popolari esclusi dal "libero
mercato". La sua scelta di immolarsi è un simbolo della nostra determinazione contro
l'OMC, per affermare chiaramente che qualunque tentativo di resuscitare l'OMC susciterà
la nostra opposizione.
Fuori ll'OMC dall'agricoltura, dall'alimentazione, dalla salute, dall'acqua,
dall'educazione, dalle risorse naturali e dai beni comuni!
Con questa determinazione invitiamo tutti i movimenti sociali del mondo alla
mobilitazione a Hong Kong o in qualunque altro luogo in cui si riunisca la prossima
Conferenza interministeriale dell'OMC, e ad unire i nostri sforzi nella lotta contro le
privatizzazioni, in difesa dei beni comuni, dell'ecosistema, dell'agricoltura, dell'acqua,
della salute, dei servizi e dell'educazione.
Per tutto ciò riaffermiamo la nostra ferma volontà di rafforzare la Rete dei
Movimenti Sociali per rafforzare la nostra capacità di lotta.
GLOBALIZZIAMO
LA LOTTA!
GLOBALIZZIAMO LA SPERANZA!
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