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PRECARIETÀ DEL LAVORO È PRECARIETÀ DELLA VITA: NO
ALLA LEGGE 30/2003! UNA
RETE REGIONALE CONTRO LA PRECARIETÀ In questi anni sempre più difficile è diventato laccesso al lavoro per le giovani generazioni: molte, molti trovano occupazioni precarie e sottopagate, fanno lavori dispersi sul territorio per datori di lavoro evanescenti e poco identificabili o lavorano da casa, molte e molti altri si trovano in grandi imprese o in enti pubblici con contratti e compensi diversi da chi lavora lì da più anni, senza gli stessi diritti pur svolgendo le stesse mansioni Il lavoro, perlopiù nero, delle donne migranti nelle famiglie italiane è il salvagente su cui in gran parte si regge labbattimento galoppante dei servizi pubblici nel nostro paese. Per chi non può permettersi questo aiuto esterno nella cura a bambini e anziani e della casa, la possibilità di lavorare diventa sempre più aleatoria. Il peso di questi compiti viene scaricato sulle spalle delle sole donne spesso anche dai loro compagni, e le politiche del lavoro premono per flessibilizzare e sottopagare il lavoro delle donne con la scusa di conciliarlo con impegni familiari che agli uomini non sono richiesti. La progressiva riduzione e privatizzazione di risorse e servizi comuni che accompagna queste trasformazioni del mondo del lavoro incide ancora più pesantemente sulle condizioni di vita collettive, e si abbina a un processo di cancellazione dei diritti: i migranti possono ormai subire qualsiasi sopruso, essere sfruttati e sottopagati con il ricatto del permesso di soggiorno e adibiti ai lavori più insalubri e più pesanti; la riforma Moratti sta trasformando la scuola e luniversità in un bene di mercato e così tante altre leggi stanno devastando linsieme dei diritti collettivi,soggettivi e allautodeterminazione. In questa situazione, abbiamo tutti e tutte subito una perdita di potere contrattuale e un calo generalizzato del valore reale dei salari, ma anche della qualità della vita e delle speranze. Sono anni che lente riforme peggiorative del diritto del lavoro si ripercuotono su tutti gli aspetti dellesistenza, e non solo di quella di chi lavora: il peso si sente sulle pensioni, sul costo della vita, sulla possibilità di sostenere contemporaneamente laffitto o il mutuo, per esempio, e le spese per gli studi di figlie e figli. O di curarsi adeguatamente e di ricevere una retribuzione se ci si ammala, e che fare poi se le malattie sono complesse, lunghe e costose? La vita di sempre più gente è così sempre più caratterizzata dalla precarietà: precarietà del reddito, del lavoro, ma anche di qualsiasi progetto di futuro, come decidere di lasciare i genitori, intraprendere una vita adulta, metter su casa, avere dei figli. Ma anche, spesso e più banalmente, di decidere di fare una vacanza, un viaggio. Di iscriversi a un corso sapendo che si potrà pagarlo e frequentarlo fino alla fine Anche chi ha un posto fisso non sa più come arrivare a fine mese, e le recenti lotte dei tranvieri hanno dimostrato che la precarietà della vita colpisce anche chi ha un posto fisso. Quindi è il salario che diventa precario, determinando la necessità di forme di resistenza come quelle che hanno caratterizzato le vertenze dei meccanici È lintero modello di società che si sta trasformando, proiettandoci in una specie di medioevo moderno in cui non sono più garantiti né beni, né diritti, né un sapere comune; in cui ognuno deve cavarsela come può e in cui la cittadinanza è un concetto astratto, valido solo al momento del voto, mentre lesercizio reale dei propri diritti è subordinato alle esigenze di chi offre lavoro, vende servizi, o anziché sviluppare la rete di trasporti e pagare chi ci lavora, preferisce investire gli utili dellATM in bond e intascarne i profitti. Da anni le leggi subiscono trasformazioni in tutti i campi, erodendo sempre più i diritti delle persone: i servizi, il sistema pensionistico, il diritto allo studio, alla salute, gli stessi diritti civili non sono più gli stessi di dieci o quindici anni fa. Ma le modifiche più rilevanti sono state fatte nel lavoro: diritto di sciopero limitato, precariato, salari al di sotto dellinflazione programmata (cioè del costo reale della vita) questo ha cambiato in peggio le condizioni di lavoro e di vita di milioni di uomini e di donne: ce ne siamo accorte e accorti tutti quando una categoria un tempo nota per i suoi ottimi contratti e i buoni stipendi come quella dei tranvieri è scesa in lotta al gran completo, rompendo le regole antisciopero, perché fa quasi la fame. Ma non è finita qui. Con la legge 30 del 2003, i cui effetti per il momento non sono ancora visibili, i diritti di lavoratrici e lavoratori vengono ulteriormente devastati, tutti. I diritti di chi aspira a un lavoro con la legalizzazione delle agenzie di intermediazione di manodopera, moderno mercato degli schiavi, e con listituzione di nuove e più terribili forme di precariato. I diritti individuali di ogni dipendente, anche a contratto tipico; il diritto di contrattare collettivamente le proprie condizioni di lavoro, il diritto di rappresentanza sindacale, il diritto di organizzarsi, di scioperare. Se oggi stiamo pagando a caro prezzo le trasformazioni avvenute negli anni scorsi, possiamo immaginare quale sarà leffetto di questa legge sulle vite di tutte e tutti noi tra qualche tempo. Per questo, per dire basta a una precarietà che non è diritto di scegliere se e quando cambiare vita o lavoro per proprio desiderio, ma è negazione di un reddito minimo, di ogni progetto di vita, di ogni diritto al futuro, ci siamo incontrate e incontrati e abbiamo deciso di costruire una rete contro la legge 30 e contro la precarietà più in generale: una rete che non è fatta solo del mondo del lavoro dipendente, che raggruppa laboratori studenteschi e reti di precari, reti di donne, insegnanti e sindacati, forze dellopposizione, gruppi e associazioni del movimento no global e persone singole. Crediamo che la precarietà riguardi tutte le sfere della vita e che in tutte le sfere vada combattuta, che sia possibile mettere in comunicazione i diversi ambiti in cui lottiamo per allargare la lotta e ci proponiamo di lavorare su tutti i terreni illustrati come segue ne LA
NOSTRA
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