| Parte il congresso della Fiom. Una decisione coraggiosa, si potrebbe
pensare, di fronte alle tante difficoltà, problemi, lotte che oggi vivono i
metalmeccanici. Di solito siamo abituati a che i congressi, quando c'è da discutere
davvero, vengano rinviati piuttosto che anticipati. Ma la Fiom è fatta così, così è
diventata soprattutto in questi ultimi anni. A partire da quel momento nel quale, il
gruppo dirigente guidato da Claudio Sabattini, decise di non accettare un accordo
sbagliato e ingiusto per la differenza di 18mila lire.
Per una cifra così misera non si può non firmare un contratto, dissero nel 2001 la
Fim, la Uilm, la Federmeccanica e tanti altri e, forse, pensarono anche diversi in Cgil.
Ma la Fiom è diventata così, un'organizzazione per la quale principi e rigore vengono
prima di tutto. Prima anche della paura e, soprattutto, la Fiom è diventata
un'organizzazione nella quale la democrazia, sia quella con i lavoratori, sia quella
necessaria nella vita interna, è un valore in sé.
Di fronte alla necessità di compiere scelte, di affrontare passaggi difficili, la Fiom
chiama gli iscritti a decidere. Senza mistificare sulle differenze, senza cercare quegli
unanimismi che fanno tanto bene all'autoconservazione corporativa dei gruppi dirigenti e
tanto male alla salute politica delle organizzazioni. Si tratta di scegliere. Da un lato
c'è la mozione e la posizione titolata "Le ragioni del sindacato". Questa
mozione non ricusa l'esperienza della Fiom di questi ultimi anni. Tuttavia la riconduce
nel quadro della crisi della concertazione e soprattutto della necessità di riaffermarla.
Le lotte dei metalmeccanici sono state importanti per mettere in crisi una linea
reazionaria della Confindustria e del governo. Ora però, questo a me pare il senso
profondo di questa posizione, bisogna tornare alla politica dei redditi e a tutto quello
che ne consegue. E' una posizione rispettabile, che cerca di ricollocare la Fiom
all'interno del nuovo quadro confederale unitario senza particolari abiure. Solo che è
una posizione che, nei fatti, conclude l'esperienza di questi anni.
La mozione "Valore e dignità al lavoro", che raccoglie la maggioranza del
gruppo dirigente, compresa la sinistra di Lavoro e società e che ha come primo firmatario
il segretario generale, parte invece da un'ottica completamente diversa. Essa parte dal
peggioramento delle condizioni di tutto il mondo del lavoro e dagli effetti sociali
drammatici delle politiche liberiste. La sua conclusione è che il ritorno alla
concertazione, al patto sociale del 23 luglio, non è più proponibile. Il senso,
sindacalmente molto preciso, è che o si accetta di peggiorare ancora le condizioni
sociali e contrattuali del mondo del lavoro, oppure si costruisce una vera alternativa,
partendo dal conflitto sociale. Stare fermi non si può. Diversi fatti lo dimostrano. Il
contratto degli autoferrotranvieri ha visto negare ai lavoratori il diritto a decidere con
il voto. L'ipotesi di accordo sugli artigiani, che la Fiom chiede di modificare
profondamente, rischia di aprire la via alla "devolution" del contratto
nazionale. Come hanno annunciato con gioia le pagine del Sole 24 ore.
Lo stesso sciopero generale, evento in sé di grande valore, nasce con una piattaforma
ambigua e confusa. Una piattaforma ove si critica il governo quasi su tutto e le imprese
su nulla. Ove si rilancia la politica dei redditi e la concertazione mettendo la famiglia
al centro di tutto. Si radicalizza il conflitto politico con Berlusconi e compagnia,
mentre c'è il rischio che si annacquino sempre di più le ragioni del conflitto sociale.
O una concertazione che registri una situazione per il mondo del lavoro peggiore di quella
degli anni '90, oppure un nuovo progetto sociale fondato sulla redistribuzione della
ricchezza, sulla lotta alla precarietà e sulla crescita dei diritti, sul ritorno del
primato della politica sul mercato. Queste le alternative reali in campo. Per questo non
si può restare fermi celebrando i propri meriti e magari rinunciando alle ragioni che li
hanno determinati. Questo è il coraggio ma anche la profonda saggezza contenuti nella
decisione della Fiom di andare a congresso. Saranno gli iscritti a decidere se fermarsi
qui, o andare avanti nella strada intrapresa. Quella della ricostruzione di un sindacato
conflittuale e radicalmente democratico, disposto a misurarsi con la lotta di classe nei
tempi della globalizzazione. Se gli iscritti sceglieranno di proseguire, non solo daranno
più forza ai metalmeccanici e alla Fiom, ma daranno una mano alla Cgil e a tutta la
sinistra. Che oggi vivono con grande incertezza il fatto di essere di fronte agli stessi
bivi e alle stesse difficoltà.
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