Per la difesa delle Poste Italiane come servizio pubblico serve una rinnovata ed efficace iniziativa sindacale con la messa in campo di una vera piattaforma di lotta condivisa e sostenuta dai lavoratori.

Il “Piano di impresa”, portato avanti dalle Poste Italiane è in realtà un piano di razionalizzazione dell’azienda. Gli obiettivi di efficienza e produttività che dichiara di voler perseguire si sostanziano unicamente nella privatizzazione del servizio ed nella riduzione delle prestazioni pubbliche in materia di recapito della posta.

In questo quadro, come risulta evidente già dalle prime uscite aziendali, gli obiettivi di efficienza e produttività delle Poste Italiane saranno pagati in termini di riduzione degli organici, di aumento della componente precaria del lavoro, di aumento delle flessibilità, dei ritmi e carichi di lavoro. In definitiva, con un peggioramento qualitativo e quantitativo dei servizi di recapito e logistica.

Noi rimaniamo convinti della necessità di contrastare il Piano di Impresa, sia perché a pagarne i costi saranno, in ultima analisi, i lavoratori e l’utenza e sia perché occorre contrastare questa assurda corsa alla privatizzazione che dopo aver coinvolto servizi fondamentali come la Sanità, l’Istruzione ecc, coinvolge ora anche il servizio Postale.

L’affermarsi in questi anni di politiche di privatizzazione hanno prodotto solo la riduzione dei servizi, un aumento dei costi e una precarizzazione dei diritti sia per i lavoratori che per le utenze.

La necessaria risposta a quanto le Poste Italiane vogliono oggi affermare può realizzarsi solo con la presentazione di una vera piattaforma alternativa (sia sindacale che politica) che affermi la centralità delle Poste come servizio pubblico, un servizio che ha già un importante radicamento nel territorio che va difeso e rafforzato.

Parliamo di piattaforma pensando al fatto che occorre affermare i concetto che efficienza e produttività di un servizio pubblico partono dalla salvaguardia qualitativa e quantitativa delle professionalità di cui il servizio deve disporre. Obiettivo questo che può essere  salvaguardato solo respingendo ogni ipotesi di esuberi e rivendicando la trasformazione a tempo pieno e fisso di tutto quel personale attualmente utilizzato in condizioni di rapporto di lavoro temporaneo e precario.

Serve oggi una piattaforma discussa e condivisa dai lavoratori, che abbia al centro i problemi della stabilità, qualità del lavoro e della prestazione, la salvaguardia di veri percorsi e riconoscimenti professionali, reali incrementi salariali, una organizzazione del lavoro liberata da tutte quelle flessibilità formali ed informali a cui le normative contrattuali ci costringono oggi.

Serve una piattaforma anche perché non possiamo onestamente pensare di poter affrontare seriamente in termini vertenziali il confronto con l’azienda avendo come strumenti un contratto nazionale, quale è l’ultimo firmato a luglio 2003, che vede tutta la normativa piegata e subordinata agli obiettivi di produttività ed efficienza che il Piano di Impresa delle Poste Italiane annunciava. Un contratto che proprio oggi dimostra con ancora maggiore evidenza tutta la sua inefficacia.

Su queste osservazioni e proposte riteniamo si debba aprire urgentemente in categoria una seria discussione per arrivare al più presto a costruire quella piattaforma senza la quale rischiamo di andare solo ad emendare il Piano di Impresa dell’azienda, aprendo così la strada alla privatizzazione anche di un servizio come il recapito della posta, alla riduzione dell’occupazione, al peggioramento delle condizioni di lavoro, al peggioramento del servizio all’utenza.

Per info alma@pmp.it