| :::l'articolo pubblicato da Il Manifesto di oggi 10 giugno
DOV'E' LA SVOLTA? di FABIO ALBERTI *
La svolta non c'è. O almeno
non ci sarà per 20 milioni di iracheni per i quali la risoluzione dell'Onu, negoziata a
New York senza gli iracheni, ha posto le basi per un nuovo periodo di violenza e, forse,
di guerra civile. Avrei preferito dire: è un passo avanti e un compromesso accettabile.
Non è così. E il problema non è di principio, né è nella insufficienza dei poteri
trasferiti, ma nel riconoscimento di un governo «made in Usa». Ciò che infatti né la
Francia, né tutto il Consiglio di Sicurezza possono cambiare è la scarsa
rappresentatività del neo-nominato «governo transitorio iracheno». E questo farà la
differenza per la popolazione dell'Iraq: solo un governo veramente rappresentativo può
portare la pace. Il «governo» è stato nominato ignorando tutti i «consigli»
dell'inviato di Kofi Annan, a partire dal principale: che i membri dello screditato
Governing Council avrebbero dovuto farsi da parte. E' stato invece Bremer e lo stesso
Governing Council, in carica mentre nelle carceri irachene avveniva quel che è avvenuto,
a nominare il suo successore. Sul primo ministro si è già detto che è stato un agente
della Cia, «senza nessuna credenziale democratica» come nota «Iraqi Democrats Against
Occupation», l'associazione di esuli iracheni vicini alla sinistra. Allawi, nell'ultimo
anno si è occupato, come ministro del commercio estero, della privatizzazione delle
imprese irachene. Sulla non-rappresentatività del governo transitorio si sono già
pronunciati Harith Al-Dari, segretario del Consiglio degli Ulema, e rappresentante della
«Conferenza Nazionale Irachena», larga coalizione nata l'8 maggio da un incontro di
circa 2000 delegati di formazioni politiche, sciite, sunnite e laiche, che lo ha definito
«un gioco americano». L'Ayatollah Al Sistani, sempre cauto, ha detto che «non
rappresenta in maniera accettabile tutti i segmenti della società irachena». I segretari
del «National Council of Iraqi Tribes» e del «Democratic Grouping of Iraqi Tribes»,
due influenti raggruppamenti delle tribù irachene, hanno espresso lo stesso concetto. Gli
sciiti radicali di Moqtada al Sadr non sono stati coinvolti, come i gruppi della
resistenza. E a Baghdad gli iracheni non danno credito al neonato governo, considerato, a
ragione, una mera prosecuzione del precedente. |