Piaggio: Lettera degli espulsi all'Unità, Il Manifesto,
Liberazione
(5 agosto 2004) |
| |
L'espulsione di undici tra delegati e lavoratori e la sospensione di
altri cinque e` un fatto senza precedenti nella storia della CGIL, ed e` necessario che
tutti possano conoscere i fatti che stanno dietro una simile decisione. Veniamo accusati
di aver pubblicamente e sistematicamente contestato, con interventi in assemblea,
volantini, promozione di agitazioni, nientemeno che la linea sindacale della Segreteria
provinciale di Pisa della FIOM.
Perche` l'abbiamo contestata? Chi conosce la storia sindacale alla Piaggio negli ultimi
anni sa bene che dal '95 una serie di accordi tra OO. SS. provinciali e Azienda ha
introdotto alla Piaggio forti aumenti dei ritmi di lavoro, oltre 2000 licenziamenti, uso
abnorme del lavoro stagionale, flessibilita` e sabati lavorativi, senza aumenti salariali.
In particolare, il metodo dei tempi di lavoro TMC2, ben noto perche` alla base della
rivolta di Melfi, e` stato introdotto alla Piaggio da un accordo aziendale del 1995. La
sua applicazione, anche di fronte alla resistenza operaia, e` stata possibile solo grazie
al sostegno delle OO.SS. provinciali, in particolare dalla FIOM.
Questo ha portato dal '95 a oggi a una serie di accordi, che hanno autorizzato la
stagionalizzazione della produzione, con l'uso massiccio del lavoro precario e dei sabati
lavorativi e hanno acconsentito ai licenziamenti generati dai forti aumenti di
produttivita` conseguenti agli aumenti dei ritmi di lavoro.
Nell'ultimo anno, con l'arrivo alla Piaggio di Colaninno, la disponibilita` della FIOM
provinciale ad ulteriori concessioni all'azienda si e` tradotta nella sigla di un accordo
integrativo che riduce al minimo gli aumenti salariali, assenti in Piaggio da nove anni,
condizionandoli interamente agli obiettivi aziendali, conferma l'applicazione del TMC2,
introduce la legge 30 e reimpone i sabati lavorativi, che le lotte operaie avevano resi
impraticabili negli ultimi tre anni. L'accordo e` stato approvato a maggioranza
strettissima, solo grazie al voto favorevole degli impiegati, in un Referendum fuori delle
regole (per es., solo quattro rappresentanti del NO, venti del SI, su otto seggi, un
rappresentante del NO e cinque del SI in Commissione elettorale).
Tutto questo stracciando la piattaforma precontrattuale, dai contenuti diametralmente
opposti, approvata lo scorso Settembre dai lavoratori a larghissima maggioranza nel quadro
delle iniziative della FIOM contro gli accordi separati di FIM e UILM sul contratto
nazionale e condraddicendo apertamente tutte le posizioni e gli obiettivi della FIOM
nazionale su TMC2, legge 30, flessibilita` e salari.
In questi anni noi ci siamo fatti interpreti della resistenza operaia, che si e` espressa
all'inizio con scioperi di reparto e ha nel tempo consolidato un gruppo di lavoratori e
delegati FIOM, circa la meta` dei 17 FIOM nella RSU prima del suo rinnovo nello scorso
Novembre. La continua crescita del sostegno operaio alle nostre posizioni ha determinato
negli ultimi anni uno scontro aperto in fabbrica con la Segreteria provinciale della FIOM.
In Ottobre le dimissioni dei delegati FIOM legati alla segreteria provinciale hanno
anticipato il rinnovo della RSU. Le elezioni sono state gestite da una commissione di sole
quattro persone, nominate dalle segreterie provinciali di FIOM FIM e UILM e UGL, col
disprezzo di ogni regola e garanzia (assenza in tutti i seggi degli elenchi dei votanti,
divieto ai componenti dei seggi di siglare le schede elettorali, siglate solo della
Commissione elettorale, che ha rifiutato di indicarne il nomero totale, urne facilmente
manomettibili e nella disponibilita` della sola Commissione per lunghi periodi, in
particolare per quattro ore tra la fine delle votazioni e l'inizio dello scrutinio, durato
cinque giorni, rifiuto totale, anche a formale richiesta, di accesso ai verbali).
I risultati hanno ridotto a sei su sedici il numero dei delegati della minoranza nella
RSU, con evidentissime discrepanze rispetto alla parallela votazione per l'elezione dei
responsabili della sicurezza, dove la minoranza ha avuto tre eletti su quattro FIOM. I
nostri ricorsi agli organismi sindacali sono stati respinti senza motivazioni. Abbiamo
ritenuto giusto e necessario rivolgerci alla Magistratura, ma il giudice di Pontedera ha
ritenuto di non essere competente.
Dall'inizio dell'anno sono stati compiuti una serie di atti arbitrari nei nostri
confronti, tra i quali l'allontanamento sostanziale dalle trattative per il contratto
integrativo, l'esclusione, contro il regolamento, della nostra lista dal Congresso
provinciale della FIOM, e infine la richiesta, da parte della Segreteria provinciale alla
CGIL regionale dell'avvio del procedimento disciplinare che si e` concluso con 11
espulsioni e 5 sospensioni. Sembra una commedia dell'assurdo: noi che abbiamo rivendicato
gli obiettivi della FIOM nazionale contro la diversa linea sindacale della FIOM
provinciale e denunciato in tutte le sedi le continue violazioni regolamentari con cui e`
stato impedito alla volonta` dei lavoratori di esprimersi, veniamo sanzionati per averlo
fatto apertamente e pubblicamente.
La nostra vicenda e` solo un episodio di un problema, che si sta imponendo sul piano
nazionale e che e` gia` esploso con la lotta degli autoferrotranvieri, di reale e
verificabile rappresentanza dei lavoratori, che le organizzazioni sindacali finiscono per
trattare come soggetti passivi, privi della possibilita` di espressione democratica e del
diritto di determinare le scelte di linea sindacale e gli obiettivi delle rivendicazioni,
e percio` privi degli strumenti fondamentali di difesa delle proprie condizioni di lavoro.
Questo problema sara` difficilmente eludibile e fa tutt'uno con la necessita` di una
ripresa dell'iniziativa politica del movimento operaio, oggi subalterno agli interessi e
alle prospettive di classi parassitarie e inconsistenti.
|