| Guerra Permanente e interessi Americani - La strana lista di
Condoleezza Rice
L'America ha recentemente stilato ed aggiornato il suo elenco dei
paesi canaglia. A guardar le cose da vicino sis copre che finiscono in quell'elenco i
paesi sui quali l'America ha evidenti mire economiche e geo-politiche - non c'entrano
nulla i diritti umani.
A riguardo due articoli di Michel Collon
Bush raggira i politici europei «in nome della libertà»
Iran, Birmania, Cuba, Corea, Bielorussia, Zimbabwe: perchè questi 6
bersagli?
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Bush raggira i politici
europei «in nome della libertà»
Pol De Vos
(Stop USA Belgio)
«Il mio obiettivo è la libertà. Freedom!», ha dichiarato Bush nel discorso inaugurale
del suo secondo mandato. «Ogni dirigente sarà sempre messo davanti alla scelta morale
tra oppressione, scelta sempre sbagliata e libertà, scelta sempre giusta.» Dopo le armi
di distruzione di massa e il terrorismo internazionale, «la libertà» diventa il nuovo
pretesto per gli interventi americani nel mondo intero. Bush viene a Bruxelles il 22
febbraio per chiedere un sostegno ai suoi progetti.
«Non possiamo tollerare l'esistenza della tirannia permanente», ha detto Bush nel suo
discorso di investitura. «Il nostro obiettivo è di bandire la tirannia dal mondo.»
Un'altra immagine del nemico, dunque. Ma anche questa volta Bush si investe del diritto
divino di intervenire ovunque e in qualsiasi momento... Anche se deve costare la vita di
più di centomila persone, come è successo in Irak. Dopo questo discorso il quotidiano
britannico The Guardian ha scritto: «Fuochi d'artificio a Washington, disperazione nel
mondo intero».
Dopo l' 11 settembre, la lotta contro il terrorismo ha fornito il pretesto alle forze
statunitensi di estrema destra di applicare finalmente i piani che ribollivano da tempo.
Dick Cheney, già ministro della guerra sotto Bush padre, ha fatto redigere un rapporto
nel 1992: Defense Planning Guidance. Vi era scritto: «Il nostro obiettivo principale è
di impedire l'insorgenza di un nuovo rivale. Questo implica di mettere in opera tutti i
mezzi possibili per impedire che una potenza ostile domini una zona da cui potrebbe
esercitare un'influenza mondiale. Si tratta di zone come l'Europa occidentale, l'Asia
dell'est, il territorio dell'ex Unione Sovietica e l'Asia del sud-ovest.» Nel mese di
settembre 2000, il gruppo che si riunisce intorno a Cheney ha interinato questa visione in
Ricostruire la difesa dell'America. Strategia, forze armate e mezzi per un nuovo secolo: «Il ruolo dell'esercito è di impedire l'apparizione di una
nuova super potenza rivale e proteggere le zone-chiavi dell'Europa, dell'Asia dell'est e
del Medio Oriente.» Sono tre le potenze in grado di mettere in pericolo l'onnipotenza
degli Stati Uniti: la Cina, la Russia e l'India. Il rapporto rivela che gli Stati Uniti
non possono aspettare che questi paesi diventino "una minaccia reale".
Raccomanda la guerra preventiva per falciare l'erba sotto i piedi di un possibile rivale.
Da Bagdad a Pechino
Uno degli obiettivi delle guerre contro l'Irak, la Yugoslavia e l'Afghanistan era di
istallare delle basi americane. Anche oggi la posta in gioco strategica è quella di
espandere l'esercito americano in tutto il mondo. È ciò che emerge dal rapporto recente
della CIA, Project 2020 e dall'ultima lista delle «tirannie». Project 2020 prevede una
grande perdita di influenza USA nei prossimi 15 anni. Le nuove economie - la Cina in testa
- saranno sempre più in primo piano. Gli analisti si attendono ad una concorrenza
maggiore per le risorse naturali ed anche ad una possibile penuria importante di petrolio.
La CIA consiglia ai politici americani «di proporre agli stati asiatici una sicurezza
regionale e un ordine che possano concorrere, o addirittura superare, le proposte della
Cina.» Oppure «è molto probabile che questi paesi si uniscano al carro di Pechino».
Proporre la sicurezza regionale e l'ordine significa istallare delle basi militari
americane.
Gli Stati Uniti si preoccupano molto anche della vendita di armi moderne della Russia alla
Cina. Non vedono di buon occhio le buone relazioni che la Russia sta stringendo con
l'Asia, con la Cina in particolare. Cercano ugualmente in tutti i modi di impedire
all'Europa di abolire il suo embargo contro la Cina per quanto riguarda le armi e di
collaborare a progetti di alta tecnologia quali il sistema di navigazione satellitare
Galileo, concorrente del GPS americano.
Gli Stati Uniti hanno già minacciato di distruggere il sistema europeo Galileo se esso
viene utilizzato da una potenza ostile quale la Cina .
Crisi e guerra mondiale
Il Medio Oriente resta la priorità. Bush non ha intenzione di ritirare le sue truppe
dall'Irak. E l'Iran è il prossimo bersaglio. Ma non sarà facile.
In Irak gli USA si scontrano con una vera e propria insurrezione popolare. La coalizione
americana si sgretola. Il giornale Foreign Affairs scrive: «L'Irak è al di sopra delle
nostre forze. Abbiamo raggiunto i nostri limiti.» In Afghanistan, per il momento, la NATO
controlla qualche città ma il resto del paese resta sotto il controllo della resistenza
antiamericana.
Nel 2003, Bush ha minacciato la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e la Repubblica
cubana. Oggi è costretto a constatare che gli sarà impossibile mettere in pratica le
proprie minacce in un futuro prossimo.
L'America latina avanza molto meno di quanto Washington aveva sperato. Il Piano Colombia
contro la guerilla incontra una resistenza generalizzata. In Venezuela, la CIA non riesce
a rovesciare il governo del presidente Chavez. Molti paesi sudamericani hanno eletto dei
dirigenti democratici e nazionalisti come Lula in Brasile, Duarte in Paraguay e Kirschen
in Argentina. E tutti questi paesi stanno riallacciando delle relazioni con Cuba.
Gli Stati Uniti si rendono conto di essere strategicamente deboli quando devono mandare
numerosi soldati sul fronte e non ricevono il sostegno politico e militare dell'Europa,
sostegno necessario per sottomettere il mondo ai loro ordini. Questo è il motivo della
visita di Bush a Bruxelles.
Anche il movimento pacifista si mobilizza per impedire che Bush ottenga questo appoggio:
chiede che l'Europa non appoggi l'occupazione in Irak. La resistenza del popolo irakiano
è importante, per gli irakiani stessi, ma anche per tutta la zona circostante e per il
resto del mondo. Se gli USA si cacciano nei guai in Irak come successe nel Vietnam, i loro
progetti di guerra saranno compromessi drammaticamente.
L'Europa non può sostenere neppure la lotta del governo americano contre le presunte
tirannie. Questi paesi ricevono questo appellativo solo a causa della loro opposizione ai
progetti di guerra americani.
Coloro che vogliono proibire la detenzione di armi nucleari a paesi come l'Iran e la Corea
del Nord si occupino prima dello smantellamento generale di tutte le armi nucleari del
mondo, sotto il controllo delle Nazioni Unite comiciando dai paesi che ne possiedono di
più. Le truppe statunitensi e quelle della NATO devono abbandonare i Balcani,
l'Afghanistan e l'Irak. La participazione alle missioni della NATO a servizio degli Stati
Uniti deve cessare e gli accordi che impongono questa partecipazione devono essere
annulati. Le basi americane devono lasciare l'Europa e l'Europa non deve tollerare nessuna
ingerenza nelle sue relazioni con la Cina e con altri paesi minacciati dagli Usa.
Bisognerebbe anche ristabilire completamente le relazioni con Cuba
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Iran,
Birmania, Cuba, Corea, Bielorussia, Zimbabwe: perchè questi 6 bersagli?
Pol De Vos
(Stop USA Belgio)
Condoleezza Rice, il nuovo ministro americano degli Affari Esteri designa sei paesi come
«avamposti della tirannia». Questa lista rivela che la preoccupazione principale degli
Stati Uniti non è la democrazia ma i suoi personali interessi economici e geostrategici.
La strana lista di Rice
Gli "avamposti della tirannia" sostituiscono "l'asse del male"
Iran
Il vicepresidente Dick Cheney considera l'Iran «la prima della lista dei paesi
problematici del mondo». Il regime di Teheran si oppone agli USA su diversi punti. É
contrario soprattutto al Grande Progetto di Bush nel Medio Oriente. Ma le riserve
petrolifere e il miglioramento delle relazioni economiche tra Iran e Cina sono anch'essi
dei problemi preoccupanti.
Finchè gli Stati Uniti non ingaggiano 150.000 uomini in Irak non possono dichiarare
guerra aperta all'Iran. Tra l'altro non sono solo la Russia e la Cina le uniche a opporsi
ad una guerra all'Iran, anche Blair si schiera nel campo europeo che rifiuta di lasciarsi
trascinare in "un'avventura (militare) iraniana". Dall'estate scorsa, gli USA
mandano delle missioni segrete in Iran per raccogliere delle informazioni e localizzare le
zone nucleari, chimiche e militari iraniane . Recentemente Cheney si è lasciato scappare
che Israele "potrebbe forse decidersi a passare all'azione" per distruggere il
programma nucleare in Iran. Ha lasciato intendere che gli Stati Uniti probabilmente non
sono in grado di impedire questo attacco. Gli israeliani lascerebbero allora al resto del
mondo il compito di "rimettere dell'ordine in questo impiccio diplomatico" ha
aggiunto. Il ministro israeliano della Difesa non esclude la possibilità di attacchi
preventivi contro l'Iran.
Myanmar (Birmania)
Il Myanmar è una pedina fondamentale nella lotta contro la Cina. Quest'ultima stringe
relazioni con paesi situati nel Medio Oriente fino al sud della Cina, tra cui il Myanmar.
Il 60% delle importazioni di petrolio della Cina devono passare attualmente per il
distretto di Malacca, dominato dagli USA e dal Giappone. Il blocco di questo distretto
potrebbe avere delle ripercussioni drammatiche in Cina. I progetti di un oleodotto
petrolifero tra la Cina e il Myanmar accorcerebbero il tragitto del petrolio in mare di
3372 km e eviterebbero soprattutto il passaggio per il distretto di Malacca.
Cuba
Da 45 anni, Cuba socialista è una spina nel piede di ogni governo americano. Nonostante
il blocco economico e il ricatto politico e economico permanente, i cubani tengono duro.
La mortalità infantile è inferiore a quella degli Stati Uniti, le cure mediche e
l'istruzione sono gratuiti e di ottima qualità. Il paese invia 18.000 medici in altri
paesi del terzo mondo. Gli Stati Uniti temono soprattutto che l'esempio cubano contamini
altri paesi. I legami stretti tra Cuba e il Venezuela ricco di petrolio innervosiscono
molto Bush. L'America latina deve essere richiamata all'ordine e la resistenza contro
l'ALCA, una zona di libero scambio che copre tutto il continente americano a beneficio
delle multinazionali americane, deve finire.
Anche l'aumento degli investimenti cinesi in America Latina è inaccettabile agli occhi di
Washington. Esiste un accordo importante relativo al petrolio, l'industria e le risorse
minerarie tra la Cina, il Venezuela e Cuba. Il Venezuela si rivolge anche a consiglieri
iraniani perchè aiutino la sua compagnia petrolifera nazionale a raggiungere il mercato
asiatico.
Corea del Nord
Con il Myanmar, la Corea è un punto strategico nell'accerchiamento militare della Cina.
«Gli Stati Uniti hanno fatto sapere molto chiaramente che volevano intervenire
militarmente in Corea del Nord e in Cina», spiega il deputato sudcoreano Roh Hoe-chan.
In un articolo intitolato "Finirla con la tirannia", il neoconservatore
Eberstadt elabora una strategia in sei punti per cacciare il presidente nordcoreano Kim
Jong Il dal potere. Uno di questi punti consiste nel creare divergenze tra la Corea del
Nord e i suoi vicini (Cina e Corea del Sud). Fino ad ora questa strategia non ha
funzionato. Nonostante la sua implicazione in Irak a lato degli USA, la Corea del Sud si
impegna attivamente nel ravvicinamento economico con il suo vicino del nord.
Bielorussia
Buona parte delle condotte di gaz naturale e di petrolio dal Caucaso verso l'Europa
occidentale passano per la Bielorussia. Contrariamente alle altre ex repubbliche
sovietiche, il presidente Lukatchenko difende la protezione sociale della
popolazione, la stabilità economica e politica e lotta contro la corruzione. Ha
conservato gran parte dell'economia di stato e le fattorie collettive anche se in
un'economia globalmente capitalista. In Bielorussia, il tasso di disoccupazione è del
l'1,7% e c'è il 2,6% di lavori vacanti. Il livello di vita è scarso, così come le
pensioni, ma la gente è ben nutrita e ben vestita. L'istruzione è gratuita e anche
l'Università. Gli studenti ricevono delle borse di studio. Lukatchenko vuole anche
consolidare l'unione con la Russia e si oppone all'espansione della NATO. Prendendosela
con la Bielorussia, gli USA vogliono mettere in guardia tutti i paesi provenienti dall' ex
Unione Sovietica di non opporsi al loro dominio.
Zimbabwe
Nel 1998-99, lo Zimbabwe ha appoggiato militarmente la lotta del presidente Kabila per
l'indipendenza nazionale del Congo, contro gli interventi del Ruanda e dell'Uganda,
sostenuti dagli USA. Da allora, lo Zimbabwe è bistrattato dall'Occidente. Il FMI ha
chiuso il robinetto dei crediti e, nel 1999, gli Stati Uniti hanno interrotto ogni aiuto,
a causa "del problemi dei diritti umani".
Fu allora che Mugabe intraprese una riforma agraria, rimandata per lungo tempo. Successe
nel 1975, dopo l'indipendenza, anche se le terre rimanevano proprietà di un piccolo
gruppo di grandi proprietari coloniali. I contadini bianchi nel sudafrica e in
Namibia temevano che le loro terre seguissero questo esempio. Un gruppo di pressione, lo
«Zimbabwe Democracy Trust», ha lanciato una campagna attraverso i giornali britannici.
Questo «Trust» conta membri come Chester Crocker, un vicesegretario di stato sotto
Reagan e Bush senior, e la baronessa Lynda Chalker, ex ministro britannico dello Sviluppo
d'Oltremare . Hanno ottenuto il sostegno anche di Lord Carrington, ex segretario generale
della NATO. Nel 2002 tutta l'Unione europea ha seguito questo comportamento aggressivo. La
pressione è diventata enorme. «Blair vuole un cambiamento di regime», scriveva il New
African nel mese di febbraio 2004.
Mugabe è anch'esso criticato a causa delle sue relazioni con la Cina. I paesi africani
beneficiano del libero accesso doganale al mercato cinese. Nel giugno 2004 ben 670 imprese
cinesi erano attive in 49 paesi africani. La Cina ha dei progetti petroliferi in Sudan e
dei progetti minerari nello Zimbabwe. Investe nelle telecomunicazioni in Kenya, nello
Zimbabwe e in Nigeria. Questi paesi apprezzano fortemente questo contrappeso al
dominio occidentale poichè ciò gli conferisce una migliore posizione per negoziare. A
grande scapito di Bush e Blair.
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