TFR E FONDI PENSIONE: CHI PAGA IL CONTO?
16 settembre 2005 -
Severo
Lutrario - Attac italia
Nel tentativo di rassicurare i datori di
lavoro e la Confindustria, che giustamente (dal loro punto di vista)
temono di perdere con il TFR il principale strumento di
autofinanziamento delle imprese, il ministro Maroni ha cavato dal
cilindro la bella ricetta della fiscalizzazione di quelli che ha
definito “oneri impropri”,
ovvero i contributi che i datori di lavoro versano per assicurare ai
lavoratori i trattamenti per la
malattia, la maternità e gli assegni familiari.
Nella sostanza, le imprese che dovranno rinunciare al TFR a favore di un
Fondo pensione, non dovranno più versare questi contributi (che
assommano al 5,13% delle retribuzioni erogate oltre allo 0,20% del Fondo
per il Trattamento di Fine Rapporto gestito dall’INPS).
Il Ministro dice che questa fiscalizzazione sarà calcolata in modo da
coprire la differenza tra il rendimento offerto dal TFR (che
inopinatamente – o ignorantemente – detta in una misura fissa del 3%,
peraltro reale solo in caso di un’inflazione al 2%!) ed i tassi
applicati dalle banche ai prestiti erogati alle imprese.
Questo allora significa, facendo “i conti della serva” e mantenendoci
prudenti, che questa fiscalizzazione riguarderà almeno 3 di quei 5,16
punti percentuali (con un’inflazione al 2%, quale banca fa prestiti a
meno del 6%?).
Bene, ma queste indicazioni percentuali non danno un’idea di quello di
cui si sta parlando.
Nei fatti di cosa parla Maroni?
Prendendo il Bilancio di Previsione Originario dell’INPS per l’anno 2005
, nella parte relativa alla Gestione Prestazioni Temporanee ai
Lavoratori Dipendenti, l’allegato 12.A ci fornisce le stime
dell’istituto in ordine ai contributi da incassare per queste gestioni.
Quali sono?
- per quanto attiene la Maternità
(contributi tramite denuncia – rendiconto) € 790.187.389,00
- per quanto attiene alla Malattia (contributi tramite denuncia –
rendiconto) € 3.268.805.155,00
- per quanto attiene agli Assegni Familiari (contributi ordinari) €
4.908.039.937,00
- contributo per TFR (0,20%) € 428.637.549,00
Stiamo cioè parlando di qualcosa come 9.395.670.030 euro che,
considerando la valutazione prudenziale che dicevo prima, non vanno
comunque sotto i 5.258.770.539 euro. E questo perché Maroni ha precisato
come la fiscalizzazione spetti comunque all’impresa sulla pure e
semplice base della perdita del TFR.
Peraltro, su questo non si capisce come i tecnici del ministero possano
prevedere per il 2006 un fabbisogno aggiuntivo di solo 100 – 150 milioni
di euro (anche se parlano di aggiuntivo rispetto alle misure previste
del decreto di riforma del credito) Che si aspettino il rifiuto
generalizzato dei lavoratori a perdere il TFR?
Prima di qualche conclusione c’è però da aggiungere ancora qualcosa.
A questo costo vanno aggiunte le minori entrate per le deduzioni fiscali
previste (prendiamo a base i 13
miliardi di euro annui che spererebbero di rapinare con il silenzio
assenso) e che spettano per le cifre cedute dalle imprese ai
fondi pensione. Considerato il rapporto tra grande industria e la pmi in
Italia, possiamo calcolare queste minori entrate intorno ai 715 milioni
di euro all’anno.
C’è poi ancora da aggiungere il costo di finanziamento e di gestione del
Fondo di garanzia per l’accesso al credito delle imprese, che Maroni ha
precisato essere a totale carico dello Stato e che i tecnici del
ministero hanno ipotizzato per il 2006 nell’ordine dei 200 milioni di
euro.
In sostanza, se la cosiddetta
riforma previdenziale avesse pieno successo (ammesso e non concesso che
la base imponibile si mantenesse costante nel tempo) questo giochetto
del TFR nei fondi pensione finirebbe per costare quasi 6 miliardi e 200
milioni di euro all’anno … 62 miliardi di euro in 10 anni … 124 miliardi
di euro in venti anni … 186 miliardi di euro in trenta anni …
Domanda.
Quanto stimavano fosse il disavanzo dell’INPS tra 30 anni, nel 2036,
quando cioè avremmo dovuto subire gli effetti della famigerata gobba
che, ci hanno detto, rendeva indispensabile tagliare la pensione
pubblica?
E quanti anni sarebbe durato? Due, tre, quattro?
La verità è sotto gli occhi di tutti:
hanno fatto fuori un sistema pensionistico che funzionava praticamente a
costo zero, per sostituirlo con un altro onerosissimo oltre che
inadeguato e che pagheremo con la riduzione delle prestazioni sociali e
dei servizi.
Si, perché questa fiscalizzazione, e quindi questo trasferimento di
risorse per garantire prestazioni sociali fino ad ora assicurate dai
contribuiti delle aziende, e le minori entrate per effetto delle
deduzioni fiscali, le pagheranno i soliti noti sia attraverso la
riduzione delle prestazioni sociali (ci ricordiamo della vicenda
dell’indennità di malattia degli autoferrotranviari e degli ultimi
scioperi?) e sia attraverso la riduzione dei servizi.
A trarne vantaggio saranno anche
in questo caso i soliti noti, coloro che vogliono speculare con i nostri
soldi sui mercati di tutto il mondo.
Severo Lutrario
Attac italia