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Uno stop imprevisto al provvedimento sul tfr e la
previdenza complementare. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha
rinviato il decreto legislativo alle Camere.
Roberto Maroni si è incazzato e
chiede l'aiuto di sindacati e Confindustria per contrastare una
decisione da lui giudicata 'dannosa, ingiustificata e controproducente''. "Dietro
questo stop", ha detto il ministro del welfare, "ci sono forti
pressioni dal mondo economico e finanziario italiano. Pressioni alle
quali mi sono rifiutato di sottopormi, ma evidentemente sono molto
forti''. Evidente l'allusione alle compagnie assicurative, più che mai
interessate, come tutti, alla gestione delle liquidazioni degli italiani.
Scatta quindi la proroga di 30 giorni per la delega (che scadeva
il 5 ottobre). e non sono da sottovalutare le possibilità di una non attuazione della
delega.
Se questo dovesse avvenire, ha ammonito il ministro leghista, ci
saranno ''problemi rilevanti sul piano politico'': "Se nei prossimi
giorni il Governo approvera' il decreto avremo fatto una straordinaria
riforma. Se non l'approvera' ci saranno problemi rilevanti sul piano
politico''. La delega di riforma del sistema previdenziale infatti -
ha spiegato il ministro - era fatta di due parti, il ''bastone''
(l'aumento dell'eta' necessaria per la pensione di anzianita' a
partire dal 2008) e la ''carota'' (la previdenza integrativa). ''Il
venir meno della seconda - ha detto - avrebbe voluto dire il venir
meno della prima''.
"Gravi” a giudizio del Responsabile delle politiche economiche della
Cgil, Beniamino Lapadula, le affermazioni di Maroni. “Maroni – spiega
Lapadula – ha parlato esplicitamente di pressioni delle assicurazioni.
E’ un segno di onestà intellettuale e gliene va dato atto. Per la
verità queste pressioni vanno avanti sin dalla discussione
parlamentare sulla delega, determinando un disegno perverso di
realizzazione della previdenza complementare in Italia, malgrado
l’esperienza negativa già fatta nel Regno Unito”. “Non basta – ha
continuato Lapadula – che Berlusconi si sia assentato dal Consiglio
dei Ministri al momento del voto del decreto. Il presidente del
Consiglio è infatti proprietario di Mediolanum, una Compagnia che al
31 dicembre 2004, con 146.005 polizze emesse deteneva il 21,3% del
mercato,
Come si vede dalle
dichiarazioni sopra indicate (tratte da
www.rassegna.it) tutti si
dispiaciono dell'inciampo in cui è incorso il decreto. Certo c'è da
essere preoccupati per l'ingerenza delle assicurazioni private, ma
altrettanto più certamente tutto ciò riapre per noi la prospettiva di
affossare definitivamente tutta l'operazione sulla previdenza
integrativa e di rilanciare la battaglia per il rilancio della
previdenza pubblica a partire dall'unificazione dei trattamenti (oggi
distinti tra sistema retributivo e contributivo).
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