Allarme dei sindacati

Poste: novemila tagli tra i dipendenti

Novemila posti di lavoro a rischio. Seimila tra i portalettere, altri tremila in seguito alla chiusura dei centri di raccolta postale. Sarebbero queste, secondo i sindacati, le conseguenze del piano industriale 2006-2008. Un allarme che apre una nuova stagione di conflittualità nel gruppo. Da lunedì prossimo, infatti, inizieranno i primi scioperi nel settore recapiti.

La preoccupazione dei sindacati del gruppo è pienamente condivisa dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che fa un ragionamento più complessivo, spiegando che i tagli in Finanziaria produrranno una crisi in tutti i servizi. ''C'e' di nuovo un problema drammatico per quanto riguarda i servizi - ha spiegato Epifani - perche' con i tagli della finanziaria ferrovie dello Stato, porti, trasporti, poste, infrastrutture, sono tutti settori che entreranno in difficoltà"..........................

 dal sito www.rassegna.it di  "Rassegna Sindacale del 3 novembre 05)

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Piano industriale di Poste Italiane ed Esuberi - Sindacati preoccupati. Ma non basta ... è tutta una linea sindacale che va rivista

Giustamente Cgil Cisl Uil si apprestano a contrastare il piano di ristrutturazione delle Poste Italiane, ma non ci può accontentare delle argomentazioni adottate dai Sindacati (Vedi dichiarazione di Epifani sopra riportata che molto semplicisticamente da tutta la colpa ai tagli della Finanziaria).

E' bene fare un po di cronistoria perchè non si può accettare onestamente tutto questo stupore sindacale sul contenuto del progetto di Poste Italiane e sulle sue conseguenze per l'occupazione e per la qualità del servizio.

Nel Luglio 2003 viene firmato il CCNL nazionale per  lavoratori delle poste che prevede la seguente ...

DICHIARAZIONE PROGRAMMATICA 

Le parti stipulanti il presente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro:

·     ritengono che lo scenario di mercato nazionale ed internazionale di riferimento per Poste Italiane S.p.a., il processo di progressiva liberalizzazione in atto nel sistema postale europeo indotto dalla direttiva 1997/67/CE, trasposta con decreto legislativo 261/99 e le prospettive di ulteriore apertura alla concorrenza dei servizi postali derivanti dalla nuova direttiva 2002/39/CE del 10 giugno 2002, in via di recepimento, impongono alla Società di posizionarsi su livelli di eccellenza europei e di garantire standard di competitività idonei ad affrontare la sfida della concorrenza;

·     a tal fine ritengono necessario consolidare gli attuali livelli di qualità raggiunti nei processi di produzione ed erogazione dei servizi, ivi compreso quello “Universale”, garantendone nel contempo il progressivo miglioramento;

·     ritengono che il perseguimento dei predetti obiettivi di sviluppo si basa essenzialmente su presupposti di crescita continua, sull’arricchimento del portafoglio-prodotti con servizi più numerosi, innovativi ed integrati, sulla valorizzazione degli “asset” fondamentali costituiti dai canali di accesso alla clientela, sull’innovazione tecnologica, sul costante governo dei costi e sulla maggiore efficienza dei processi produttivi, sull’attenzione alle opportunità offerte dal contesto internazionale;

·     anche in relazione ai punti su richiamati, confermano la centralità del Protocollo Governo, Azienda, Organizzazioni Sindacali, quale strumento finalizzato a rafforzare la presenza di Poste Italiane tra i principali protagonisti che garantiscono l’evoluzione e la crescita del sistema-paese. A tal fine le Parti si impegnano a promuoverne la definizione entro tempi brevi e comunque coerenti con gli obiettivi di sviluppo già enunciati;

·     individuano nello strumento del Piano Industriale uno dei quadri di riferimento strategico, idoneo a conseguire i risultati sopra richiamati ed a posizionare Poste Italiane Spa tra le migliori poste europee in termini di qualità postale e di redditività, garantendo nel contempo gli attuali livelli di servizio universale;

·     convengono che il raggiungimento degli obiettivi indicati costituisce il presupposto per una azienda sana, efficiente e in continua crescita, che rappresenti un attore strategico ed attrattivo nel mercato di riferimento;

 

Praticamente il Ccnl si apre con una condivisione degli obiettivi di Poste Italiane ad operare, secondo le linee di un piano industriale che i sindacati danno per assodato e condiviso ma che nessuno tra i lavoratori conosce ed ha mai discusso.

Il peso di questa dichiarazione programmatica è tale che effettivamente si apre, successivamente al contratto un confronto tra sindacati e Poste Italiane per cominciare a dare attuazione al piano industriale. (e siamo nel 2003).

Il confronto in realtà non governa nulla. Su Logistica e recapito, Poste Italiane procede a spezzatino con riorganizzazioni regione per regione, area per area, senza che a tutto questo corrisponda una vera iniziativa sindacale.

Il colmo lo raggiungiamo proprio in questi giorni con l'accordo regionale tra i sindacati e Poste Italiane della Lombardia, che prevede il riordino dei centri si smistamento posta. Un accordo che produce esuberi di fatto, come a Mantova dove su 97 lavoratori ben 50 vengono dichiarati esuberi a fronte del trasferimento dello smistamento di Mantova a Brescia. A Cascata tutto ciò coinvolgerà altri siti. A Mantova, con la contrarietà dei sindacati regionali, i lavoratori delle Poste sono già partiti con forme di lotta auto-organizzate per chiedere il ritiro della firma da quell'accordo. Sempre in Lombardia intanto (esempio in provincia di Lodi) Poste Italiane aveva già provveduto 4 mesi fa a chiudere diversi sportelli ed a ridurre la presenza sul territorio dei servizi di recapito.

Ma è già dal Maggio del 2004 che il peso del Piano industriale delle Poste aveva cominciato a rendersi esplicito, al punto che diverse delegate e delegati Rsu delle Poste Italiane chiedono al sindacato l'apertura di una vertenza nazionale vera, su una piattaforma discussa e condivisa. Questo è il volantino che girava nel maggio 2004 ....

Per la difesa delle Poste Italiane come servizio pubblico serve una rinnovata ed efficace iniziativa sindacale con la messa in campo di una vera piattaforma di lotta condivisa e sostenuta dai lavoratori.

Il “Piano di impresa”, portato avanti dalle Poste Italiane è in realtà un piano di razionalizzazione dell’azienda. Gli obiettivi di efficienza e produttività che dichiara di voler perseguire si sostanziano unicamente nella privatizzazione del servizio ed nella riduzione delle prestazioni pubbliche in materia di recapito della posta.

In questo quadro, come risulta evidente già dalle prime uscite aziendali, gli obiettivi di efficienza e produttività delle Poste Italiane saranno pagati in termini di riduzione degli organici, di aumento della componente precaria del lavoro, di aumento delle flessibilità, dei ritmi e carichi di lavoro. In definitiva, con un peggioramento qualitativo e quantitativo dei servizi di recapito e logistica.

Noi rimaniamo convinti della necessità di contrastare il Piano di Impresa, sia perché a pagarne i costi saranno, in ultima analisi, i lavoratori e l’utenza e sia perché occorre contrastare questa assurda corsa alla privatizzazione che dopo aver coinvolto servizi fondamentali come la Sanità, l’Istruzione ecc, coinvolge ora anche il servizio Postale.

L’affermarsi in questi anni di politiche di privatizzazione hanno prodotto solo la riduzione dei servizi, un aumento dei costi e una precarizzazione dei diritti sia per i lavoratori che per le utenze.

La necessaria risposta a quanto le Poste Italiane vogliono oggi affermare può realizzarsi solo con la presentazione di una vera piattaforma alternativa (sia sindacale che politica) che affermi la centralità delle Poste come servizio pubblico, un servizio che ha già un importante radicamento nel territorio che va difeso e rafforzato.

Parliamo di piattaforma pensando al fatto che occorre affermare i concetto che efficienza e produttività di un servizio pubblico partono dalla salvaguardia qualitativa e quantitativa delle professionalità di cui il servizio deve disporre. Obiettivo questo che può essere  salvaguardato solo respingendo ogni ipotesi di esuberi e rivendicando la trasformazione a tempo pieno e fisso di tutto quel personale attualmente utilizzato in condizioni di rapporto di lavoro temporaneo e precario.

Serve oggi una piattaforma discussa e condivisa dai lavoratori, che abbia al centro i problemi della stabilità, qualità del lavoro e della prestazione, la salvaguardia di veri percorsi e riconoscimenti professionali, reali incrementi salariali, una organizzazione del lavoro liberata da tutte quelle flessibilità formali ed informali a cui le normative contrattuali ci costringono oggi.

Serve una piattaforma anche perché non possiamo onestamente pensare di poter affrontare seriamente in termini vertenziali il confronto con l’azienda avendo come strumenti un contratto nazionale, quale è l’ultimo firmato a luglio 2003, che vede tutta la normativa piegata e subordinata agli obiettivi di produttività ed efficienza che il Piano di Impresa delle Poste Italiane annunciava. Un contratto che proprio oggi dimostra con ancora maggiore evidenza tutta la sua inefficacia.

Su queste osservazioni e proposte riteniamo si debba aprire urgentemente in categoria una seria discussione per arrivare al più presto a costruire quella piattaforma senza la quale rischiamo di andare solo ad emendare il Piano di Impresa dell’azienda, aprendo così la strada alla privatizzazione anche di un servizio come il recapito della posta, alla riduzione dell’occupazione, al peggioramento delle condizioni di lavoro, al peggioramento del servizio all’utenza.

 

A questo appello (Maggio 2004) ovviamente non c'è stata alcuna risposta da parte dei sindacati, dalla Cgil in particolare e neppure dall'area Lavoro e Società che, nelle Poste, è stata particolarmente schierata a difendere la bontà del rinnovo contrattuale delle Poste.

Sempre nel corso del 2004, analoga preoccupazione veniva sollevata anche in diverse amministrazioni locali, sopratutto in Lombardia dove era partita una campagna di sensibilizzazione contro il piano industriale delle Poste Italiane, attraverso la presentazione in diversi comuni del seguente ..................

Ordine del giorno

 Esprimiamo la nostra forte preoccupazione in merito alle ipotesi di esternalizzazione dei servizi logistica e recapito, contenuta nel Piano di Impresa che l’azienda Poste Italiane sta presentando.

Senza nulla togliere alla necessità per una azienda pubblica di porsi anche obiettivi di efficienza e produttività, teniamo a sottolineare come questi obiettivi non possono essere affrontati in un quadro di privatizzazione di un servizio pubblico essenziale ed importante come quello del recapito posta.

Il servizio di recapito, essendo immediatamente rivolto all’utenza, trova le sue ragioni di efficienza e produttività nella professionalità, nella quantità e qualità del servizio e non già nel risparmio occupazionale come paventato dalle Poste Italiane e neppure nell’allargamento del ricorso a prestazioni temporanee e precarie che, se da un lato non contribuiscono all’obiettivo sociale di una tenuta e di uno sviluppo dell’occupazione stabile, dall’altro non garantiscono la continuità qualitativa e quantitativa del servizio.

Inoltre, la decisione di riduzione delle zone nelle quali Poste Italiane ha oggi organizzato il servizio di recapito, pone seri interrogativi sulla capacità di garantire in futuro a tutto il territorio, anche il più sperduto casolare o centro abitato, di una adeguata fruizione di un diritto che è, e deve rimanere, gestito da una società pubblica con criteri di esigibilità e parità, qualitativa e quantitativa, del servizio all’utenza.

L’organizzazione del recapito posta è una questione che non può riguardare solo la politica manageriale della direzione dell’azienda “Poste Italiane”. Essa coinvolge direttamente anche il punto di vista dei territori, degli utenti e dei loro rappresentati politici ed istituzionali.

Per questi motivi invitiamo l’Azienda Poste Italiane a sospendere ogni decisione in merito ed a riportare gli indirizzi contenuti nel suo “Piano di Impresa” ad un dibattito politico che investa e coinvolga sia le istituzioni nazionali che regionali.

Invitiamo inoltre la giunta regionale Lombarda a farsi promotrici di una iniziativa che vada nel senso da noi auspicato.

 

Come si vede i rischi presenti nel Piano industriale di Poste Italiane erano conosciuti e denunciati da tempo, nell'assoluta assenza di iniziativa da parte sindacale.

Ora è bene che i Sindacati abbiano deciso di mettere le mani nel piatto, ma per piacere non riduciamo tutto solo alla solita protesta contro la Finanziaria del Governo.

  • E' la disponibilità sindacale, messa in campo in occasione della firma del contratto nazionale che va rimessa in discussione.
  • Sono gli accordi locali già firmati (L'ultimo quello regionale Lombardo) da cui i sindacati devono ritirare la firma.

E, sopratutto, serve finalmente una mobilitazione, non per riconquistare ai sindacati il diritto di sedersi attorno ad un tavolo concertativo (che come si vede non serve a nulla se non ha dare un po di ruolo alla burocrazia sindacale) ma per sostenere una vera piattaforma discussa e condivisa dai lavoratori, per rilanciare le prospettive del comparto respingendo ogni velleità di privatizzazione che Poste Italiane (ed i sindacati lo sanno) aveva già annunciato dal 2002, non da oggi.

Coordinamento Rsu