Piano industriale di Poste Italiane ed Esuberi - Sindacati preoccupati. Ma non basta ... è tutta una linea sindacale che va rivista Giustamente Cgil Cisl Uil si apprestano a contrastare il piano di ristrutturazione delle Poste Italiane, ma non ci può accontentare delle argomentazioni adottate dai Sindacati (Vedi dichiarazione di Epifani sopra riportata che molto semplicisticamente da tutta la colpa ai tagli della Finanziaria). E' bene fare un po di cronistoria perchè non si può accettare onestamente tutto questo stupore sindacale sul contenuto del progetto di Poste Italiane e sulle sue conseguenze per l'occupazione e per la qualità del servizio. Nel Luglio 2003 viene firmato il CCNL nazionale per lavoratori delle poste che prevede la seguente ... |
||||
|
DICHIARAZIONE PROGRAMMATICA Le parti stipulanti il presente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro: · ritengono che lo scenario di mercato nazionale ed internazionale di riferimento per Poste Italiane S.p.a., il processo di progressiva liberalizzazione in atto nel sistema postale europeo indotto dalla direttiva 1997/67/CE, trasposta con decreto legislativo 261/99 e le prospettive di ulteriore apertura alla concorrenza dei servizi postali derivanti dalla nuova direttiva 2002/39/CE del 10 giugno 2002, in via di recepimento, impongono alla Società di posizionarsi su livelli di eccellenza europei e di garantire standard di competitività idonei ad affrontare la sfida della concorrenza; · a tal fine ritengono necessario consolidare gli attuali livelli di qualità raggiunti nei processi di produzione ed erogazione dei servizi, ivi compreso quello “Universale”, garantendone nel contempo il progressivo miglioramento; · ritengono che il perseguimento dei predetti obiettivi di sviluppo si basa essenzialmente su presupposti di crescita continua, sull’arricchimento del portafoglio-prodotti con servizi più numerosi, innovativi ed integrati, sulla valorizzazione degli “asset” fondamentali costituiti dai canali di accesso alla clientela, sull’innovazione tecnologica, sul costante governo dei costi e sulla maggiore efficienza dei processi produttivi, sull’attenzione alle opportunità offerte dal contesto internazionale; · anche in relazione ai punti su richiamati, confermano la centralità del Protocollo Governo, Azienda, Organizzazioni Sindacali, quale strumento finalizzato a rafforzare la presenza di Poste Italiane tra i principali protagonisti che garantiscono l’evoluzione e la crescita del sistema-paese. A tal fine le Parti si impegnano a promuoverne la definizione entro tempi brevi e comunque coerenti con gli obiettivi di sviluppo già enunciati; · individuano nello strumento del Piano Industriale uno dei quadri di riferimento strategico, idoneo a conseguire i risultati sopra richiamati ed a posizionare Poste Italiane Spa tra le migliori poste europee in termini di qualità postale e di redditività, garantendo nel contempo gli attuali livelli di servizio universale; · convengono che il raggiungimento degli obiettivi indicati costituisce il presupposto per una azienda sana, efficiente e in continua crescita, che rappresenti un attore strategico ed attrattivo nel mercato di riferimento;
|
||||
|
Praticamente il Ccnl si apre con una condivisione degli
obiettivi di Poste Italiane ad operare, secondo le linee di un piano
industriale che i sindacati danno per assodato e condiviso ma che nessuno
tra i lavoratori conosce ed ha mai discusso. Il peso di questa dichiarazione programmatica è tale che effettivamente si apre, successivamente al contratto un confronto tra sindacati e Poste Italiane per cominciare a dare attuazione al piano industriale. (e siamo nel 2003). Il confronto in realtà non governa nulla. Su Logistica e recapito, Poste Italiane procede a spezzatino con riorganizzazioni regione per regione, area per area, senza che a tutto questo corrisponda una vera iniziativa sindacale. Il colmo lo raggiungiamo proprio in questi giorni con l'accordo regionale tra i sindacati e Poste Italiane della Lombardia, che prevede il riordino dei centri si smistamento posta. Un accordo che produce esuberi di fatto, come a Mantova dove su 97 lavoratori ben 50 vengono dichiarati esuberi a fronte del trasferimento dello smistamento di Mantova a Brescia. A Cascata tutto ciò coinvolgerà altri siti. A Mantova, con la contrarietà dei sindacati regionali, i lavoratori delle Poste sono già partiti con forme di lotta auto-organizzate per chiedere il ritiro della firma da quell'accordo. Sempre in Lombardia intanto (esempio in provincia di Lodi) Poste Italiane aveva già provveduto 4 mesi fa a chiudere diversi sportelli ed a ridurre la presenza sul territorio dei servizi di recapito. Ma è già dal Maggio del 2004 che il peso del Piano industriale delle Poste aveva cominciato a rendersi esplicito, al punto che diverse delegate e delegati Rsu delle Poste Italiane chiedono al sindacato l'apertura di una vertenza nazionale vera, su una piattaforma discussa e condivisa. Questo è il volantino che girava nel maggio 2004 .... |
||||
|
||||
|
A questo appello (Maggio 2004) ovviamente non c'è stata
alcuna risposta da parte dei sindacati, dalla Cgil in particolare e
neppure dall'area Lavoro e Società che, nelle Poste, è stata
particolarmente schierata a difendere la bontà del rinnovo contrattuale
delle Poste. Sempre nel corso del 2004, analoga preoccupazione veniva sollevata anche in diverse amministrazioni locali, sopratutto in Lombardia dove era partita una campagna di sensibilizzazione contro il piano industriale delle Poste Italiane, attraverso la presentazione in diversi comuni del seguente ..................
Come si vede i rischi presenti nel Piano industriale di Poste Italiane erano conosciuti e denunciati da tempo, nell'assoluta assenza di iniziativa da parte sindacale. Ora è bene che i Sindacati abbiano deciso di mettere le mani nel piatto, ma per piacere non riduciamo tutto solo alla solita protesta contro la Finanziaria del Governo.
E, sopratutto, serve finalmente una mobilitazione, non per riconquistare ai sindacati il diritto di sedersi attorno ad un tavolo concertativo (che come si vede non serve a nulla se non ha dare un po di ruolo alla burocrazia sindacale) ma per sostenere una vera piattaforma discussa e condivisa dai lavoratori, per rilanciare le prospettive del comparto respingendo ogni velleità di privatizzazione che Poste Italiane (ed i sindacati lo sanno) aveva già annunciato dal 2002, non da oggi. Coordinamento Rsu
|