| comunicato stampa Paolo Sabatini - Coordinatore nazionale del Sincobas FONDO ESPERO - Fallisce l'avvio del primo fondo integrativo finanziato col trasferimento del TFR Erano fissate in 30.000 le adesioni dei lavoratori della scuola (docenti e ATA) necessarie a far decollare operativamente l’unico fondo pensionistico già operativo nel comparto pubblico: il fondo “Espero”.Il giornale di Confindustria ”Il sole 24 ore” è costretto ad annunciare che solo 5700 lavoratori della scuola vi hanno aderito. L’obbiettivo delle 30.000 adesioni che CGIL-CISL-UIL e Ministero dell’istruzione si erano dati, viene considerato ormai irraggiungibile. Nonostante mesi di propaganda massiccia, valanghe di opuscoli informativi, richiami in busta paga, assemblee straordinarie in cui hanno parlato solo loro - in virtù degli accordi sottoscritti da CGIL-CISL-UIL è fatto divieto a tutti i sindacati di base e ai singoli delegati RSU di poter convocare assemblee – il “risultato” per chi ha sostenuto questa operazione è deludente! Soltanto 5700 lavoratori su circa 1 milione e 200 mila dipendenti del comparto scuola hanno deciso di destinare il TFR al fondo ”Espero”. Sarà per il nome del fondo troppo esplicito, visto che quando si tratta di pensioni non si può ”sperare” ma occorre la certezza che la pensione ci sia? No di certo! Pensiamo che la spiegazione sia più seria e fondata. Nei mesi scorsi avevamo invitato le lavoratrici ed i lavoratori della scuola a non aderire al Fondo Espero segnalando i rischi che l’adesione avrebbe comportato: da una parte l’incerto rendimento dei fondi e dall’altra la perdita di un’idea collettiva di previdenza pubblica dignitosa per tutti/e. Forse i più informati hanno anche letto su giornali e riviste che il TFR ha avuto, sul lungo periodo, un rendimento migliore dei principali fondi pensionistici esistenti. Quello che arriva dai lavoratori della scuola è dunque un segnale importante che fa ben sperare.. Se i lavoratori si rifiuteranno di aderire ai fondi pensione dimostrando in questo modo di non considerarli una efficace soluzione al problema dell’insufficiente rendimento pensionistico, si dovrà trovare un altro meccanismo per garantirci almeno quello che avevamo prima. La discussione potrebbe essere così riportata sul giusto binario perché il tema vero è: come garantire che, dopo una vita di lavoro, la pensione corrisponda grosso modo all’ultimo stipendio? Per fare ciò occorre una proposta che unisca, che non crei steccati e barriere tra comparti, tra lavoratori giovani e anziani, stabili e precari. Per fare ciò occorre costruire garanzie pubbliche collettive, altro che fondi di categoria, altro che regole diverse a seconda del comparto! Roma, 10 novembre 2005 |