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L'Australia dei conservatori cancella il sindacato
Passa la «riforma delle relazioni industriali»,
dopo una serie di leggi che ostacolano la difesa collettiva dei
lavoratori. Liberismo dell`800. In nove anni di governo i
conservatori hanno demolito uno dopo l'altro i diritti conquistati con un
secolo di lotte
STUART ROSEWARNE - SIDNEY
Ieri il Senato ha approvato le /Industrial relations laws/, che
ridisegnano il sistema contrattuale del paese. Con questo atto, il governo
australiano ha coronato l'attacco probabilmente più ampio e determinato al
movimento sindacale nel mondo industriale avanzato. I conservatori
governano ininterrottamente dal 1996 e, sotto la guida di John Howard,
hanno avviato l'offensiva contro i sindacati immediatamente dopo
l'insediamento. Nel `96 è stata approvata una legge, il /Workplace
Relations Act/, che limita le materie incluse negli accordi collettivi.
Per garantire la difesa di condizioni di impiego, ottenute con dure lotte,
i sindacati hanno dovuto condurre trattative aziendali. Il governo ha poi
approvato una legislazione che rafforza la possibilità di stipulare
contratti di lavoro individuali, l'/Australian Workplace Agreements/ (Awa).
Le associazioni degli industriali - l'/Australian Chamber of Commerce and
Industry/, che rappresenta i piccoli datori di lavoro, e il /Business
Council of Australia/, quella del grande capitale - hanno fatto da
apripista per l'introduzione degli Awa. I quali sostituiscono gli accordi
collettivi e sono diventati strumenti per sbattere fuori dai posti di
lavoro il sindacato, indebolire le tutele sull'impiego ed erodere i
diritti.
Il governo stesso, in parte rispondendo alle critiche del Bca e dell'Acci,
ha cercato in modo aggressivo di negoziare gli Awa con i dipendenti
pubblici. In alcuni casi, e in particolare nel /Department of Employment
and Workplace Relations/, il governo ha impedito ai funzionari pubblici di
grado elevato di partecipare ai negoziati sindacali sugli accordi
collettivi. Un attacco che ha contribuito a una riduzione significativa
dei tassi di sindacalizzazione nel settore pubblico. Il governo ha anche
cercato di costringere gli imprenditori privati a porre fine agli accordi
aziendali negoziati sindacalmente. La strategia era diretta contro i
settori dell'istruzione e dell'edilizia, fortemente sindacalizzati. Gli
amministratori delle università sono stati minacciati di vedersi negare
l'aumento dei finanziamenti se non avessero osservato le nome draconiane
sul lavoro - non ancora promulgate - contenute nel disegno di legge /Higher
Education Workplace Relations Requirements/. I governi statali sono stati
costretti a fare lo stesso, offrendo contratti Awa al personale dei
college, a seguito della recente approvazione dello /Skilling Australia's
Workforce Act/.
Ai sindacati del settore edile è stata riservata un'attenzione speciale.
Il governo ha speso molti milioni di dollari per condurre una «Commissione
reale» che, apparentemente, doveva fare luce sulla corruzione
nell'industria. Gran parte delle energie investigative è
stata dedicata alla presenza del sindacato nei cantieri. Anche se la
Commissione ha scoperto poco che potesse mettere in dubbio l'integrità del
principale sindacato presente, il governo ha sostenuto che i risultati
della Commissione giustificavano l'approvazione del /Building and
Construction Industry Improvement Act 2005/.
Questa legge mira a estromettere i sindacati dall'industria, limitandone
il diritto di accesso ai cantieri, nonché la possibilità di monitorare i
termini e le condizioni contrattuali negoziati negli accordi; ivi compreso
il rispetto delle norme sulla salute e la sicurezza dei lavoratori. La
legge istituisce anche una forza di polizia speciale incaricata di
regolare e limitare il ruolo dei sindacati nell'industria. Questa forza di
polizia può obbligare i lavoratori a collaborare con qualsiasi indagine
abbia aperto, senza neppure riconoscere loro il diritto di avere un legale
o di tacere.
L'attacco agli edili è stato aggravato da una legge che esclude i «contractors»
indipendenti e i lavoratori ingaggiati mediante le agenzie di lavoro
interinale dalle tutele fornite da accordi collettivi o aziendali. L'/Independent
Contractors Act/ creerà una sottoclasse di lavoratori privi del diritto di
fare rappresentare i propri interessi, individuali o collettivi, dai
sindacati.
L'apice dell'attacco legislativo è il /Workplace Relations Act/
revisionato, chiamato anche disegno di legge /WorkChoices/. L'agenda del
governo prevede tra l'altro di togliere agli Stati qualunque ruolo nelle
relazioni industriali, per massimizzare la sua autorità.
La /Commonwealth Industrial Relations Commission/ sarà incaricata di
ridurre la gamma di termini e condizioni di impiego tutelati negli accordi
collettivi, imponendo disposizioni che prevedono forme di impiego più
flessibili. Presentata dal governo come una «modernizzazione» degli
accordi collettivi, la nuova legge costringerà i lavoratori a cercare di
assicurarsi le tutele negli accordi aziendali o individuali, e in
particolare negli Awa. Questo spazzerà via gli accordi precedenti su
paghe, permessi e orari.
L'autorità della Commissione sarà ridotta. La sua competenza nel fissare i
salari minimi e le maggiorazioni salariali dei lavoratori occasionali sarà
trasferita a una Commissione per una retribuzione equa (/Fair Pay
Commission/), che sarà guidata da uno degli economisti più conservatori
d'Australia. La Commissione sovrintenderà all'indebolimento delle tutele
contenute negli accordi collettivi, e i suoi poteri arbitrali e di
conciliazione verranno limitati. La centenaria pietra angolare del modello
istituzionale social-democratico sarà smantellata.
/WorkChoices/ sta in effetti ridisegnando il paesaggio industriale,
costringendo i lavoratori a tornare «in prima base» nella lotta per il
salario, per le condizioni di lavoro e i diritti. Risolvere le dispute di
lavoro sarà più difficile, e sarà rafforzato il diritto delle imprese di
imporre il ritorno al lavoro. Le tutele legali contro il licenziamento
sono state ridotte,così come il diritto d'ingresso del sindacato nei posti
di lavoro. I lavoratori subiranno severe restrizioni nel loro diritto di
mobilitazione, mentre il datore di lavoro può chiedere un intervento del
tribunale per bloccare l'azione di mobilitazione. Non sorprende, infine,
che /WorkChoices/ non preveda alcuna tutela dei lavoratori dalle serrate
dei datori di lavoro.
I sindacati hanno chiesto il sostegno delle comunità e delle
organizzazioni non governative, riuscendo a unire nel sentimento
antigovernativo australiani di ceti diversi. Una campagna che ha portato
il governo a gettare milioni di dollari nella propaganda. L'agenda
legislativa del governo che culminerà in /WorkChoices/ potrebbe sì essere
completata, ma non è affatto chiaro se essa disporrà della legittimità
necessaria per la sua applicazione.
/Traduzione di Marina Impallomeni/
manifesto
2 dicembre 2005
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