E credo che non convenga sottovalutare la
reazione che produrrebbe, di fronte alle
nostre disponibilità dichiarate, il
fallimento della trattativa. A quel punto la
scelta di Federmeccanica - e della
Confindustria, che è intervenuta più volte
pesantemente - avrebbe il significato di far
saltare il contratto nazionale. Se ciò
accadrà, dovranno assumersene tutte la
responsabilità per le conseguenze.
Un contratto, ma anche un test
Intervista al segretario della Fiom Cgil, Gianni
Rinaldini. Federmeccanica vuole «sfondare» sul
controllo dell'orario di lavoro, annullando il ruolo
delle rappresentanze sindacali aziendali. Poi
verrebbe «riformato» il modello contrattuale
FRANCESCO PICCIONI
Lunedì la vertenza dei metalmeccanici riprende. Sia
sul piano della trattativa - sindacati e
Federmeccanica si incontrano - che su quello della
mobilitazione, con altre otto ore di sciopero in
varie regioni. Sulle prospettive di accordo, e non
solo, abbiamo sentito Gianni Rinaldini, segretario
generale della Fiom-Cgil.
Dopo le segreterie unitarie e con davanti lo
sciopero, pensi che si sia più vicini alla fine
della vertenza?
Non credo sia possibile dirlo. Quello che mi sento
di poter dire è che c'è una posizione assolutamente
unitaria sulle questioni aperte nel confronto -
dalla parte relativa al rinnovo del biennio
economico, all'apprendistato, al mercato del lavoro
- e contemporaneamente l'assoluta determinazione di
arrivare a un accordo. Mettendo nel conto una
crescita delle iniziative di mobilitazione e di
lotta.
Sui giornali sono uscite voci su un aggiustamento
della proposta sindacale sia sul piano economico -
95-100 euro invece dei 105 - che sulle «ore
comandate», da 32 a 48.
No. Sul rinnovo del biennio economico abbiamo
confermato che si può ragionare su un leggero
prolungamento della vigenza contrattuale, che
peraltro scade alla fine di quest'anno. Come ha
detto Regazzi, della Uilm, due-tre mesi. Poi
trattiamo su una richiesta che sta tra 105 e i 100
euro. Abbiamo anche formulato una nuova ipotesi
unitaria sulla questione dei 25 euro per le aziende
che non hanno il secondo livello, ossia per i
lavoratori che hanno le retribuzioni più basse. É
una proposta allarga la platea dei lavoratori
coinvolti dall'aumento. Federmeccanica ha proposto
di applicarla solo a chi ha i minimi tabellari, noi
proponiamo, oltre a questa, una cifra da concordare.
Ti sembra che la posizione di Federmeccanica sia
cambiata?
Siamo arrivati al dunque, specie di fronte a una
posizione sindacale assolutamente unitaria. Si
tratta di capire se vogliono fare l'accordo o meno.
Perché su questioni relative al ruolo delle rsu
(rappresentanze sindacali unitarie, elette nelle
singole aziende, ndr), sulla gestione dell'orario di
lavoro, sulla monetizzazione dei permessi aziendali
retribuiti («par», ndr), si mettono su una strada
impraticabile. Dovrebbero aver capito ormai che
questa insistenza fa solo perdere tempo, anche a
loro. E credo che non convenga sottovalutare la
reazione che produrrebbe, di fronte alle nostre
disponibilità dichiarate, il fallimento della
trattativa. A quel punto la scelta di Federmeccanica
- e della Confindustria, che è intervenuta più volte
pesantemente - avrebbe il significato di far saltare
il contratto nazionale. Se ciò accadrà, dovranno
assumersene tutte la responsabilità per le
conseguenze. De resto prevedo già che da lunedì, in
giro, la situazione sarà molto vivace.
Pezzotta torna a parlare di «riforma del sistema
contrattuale» secondo un modello che mantiene il
livello del contratto nazionale, ma depotenziato,
mentre andrebbe «rafforzato» il livello aziendale,
per venire incontro alle differenze territoriali e
aziendali.
Non è dubbio che ci sia stato un tentativo della
Confindustria di utilizzare il rinnovo del biennio
economico dei metalmeccanici per affermare
sull'orario di lavoro - che non è piccola cosa - ciò
che sta scritto nel documento di Confindustria
presentato due mesi fa. E' evidente che quella che
ci è stato chiesto - sulla riduzione di ruolo delle
rsu, ndr - non rappresenta solo un indebolimento del
contratto nazionale, ma anche la negazione del ruolo
della contrattazione aziendale nella gestione dl
tempo di lavoro. A quel punto non si capisce più
cosa cosa contrattano le rsu all'interno delle
aziende. Una volta annullato il ruolo delle rsu
l'orario può diventare qualsiasi cosa. L'aver
raggiunto una posizione assolutamente unitaria su
questo ci consente di andare al tavolo con più
forza.
Come vedi i risultati del congresso della Cgil,
anche in vista delle nomine dei gruppi dirigenti?
Mi sono potuto occupare poco delle vicende
congressuali. Registro un andamento, anche in
termini di partecipazione, territorialmente molto
differenziato. Stranamente, i dati degli ultimi
giorni sono quelli che danno una partecipazione più
elevata, con risultati diversi da quelli acquisiti
in altre regioni. Farò una valutazione quando avrò
risultati disaggregati più precisi. Rimane il fatto
che c'è stato un voto, che ha espresso un pluralismo
diverso da quello del passato. In molte regioni del
nord le «tesi» hanno superato ampiamente il 20%, in
alcune camere del lavoro non irrilevanti come Reggio
Emilia, Brescia, Cosenza e altre hanno addirittura
prevalso; a Torino hanno preso il 40%. Credo sia un
dato assolutamente importante e positivo. Questo
voto va rispettato a tutti i livelli. Mi riserverò
di valutare se le platee dei delegati e degli
organismi dirigenti, ecc, rispetteranno
politicamente, non «automaticamente», l'espressione
del voto.
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