|
Decine e decine di assemblee con sonore bocciature, limitata
partecipazione dei lavoratori, risultati parziali comunicati
con eccessivo anticipo, quando ancora i dati definitivi non
erano stati ufficializzati (60% di favorevoli). E' la
denuncia dello Snater, il sindacato nazionale autonomo delle
telecomunicazioni e radiotelevisioni dopo la consultazione
dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil sull'ipotesi
di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro
siglata qualche settimana fa. Insomma, una brutta pagina di
sindacalismo. «Snater ha registrato in decine e decine di
assemblee - si legge in un comunicato - una sonora
bocciatura, a volte a grande maggioranza, a questo
contratto, in particolare intere sedi di lavoro composte da
centinaia e centinaia di colleghi hanno espresso quasi
all'unanimità un fermo no al rinnovo contrattuale. Inoltre,
Cgil, Cisl e Uil non hanno neanche voluto dare visibilità
alla consultazione assembleare dei lavoratori; se così fosse
stato, avrebbero almeno pubblicizzato (magari su un sito
internet ufficiale) i risultati delle consultazioni tenutesi
in ogni posto di lavoro, dando a tutti i lavoratori
possibilità di riscontrarne i dati». Va detto che la
semplice consultazione è qualcosa di molto diverso dal
referendum. Nella consultazione non c'è un vero e proprio
voto ma una alzata di mano al termine di una assemblea.
Spesso questa alzata di mano viene fatta quando i lavoratori
rimasti sono pochi. Uno dei punti più contestati di questo
accordo è la parte salariale che prevede sia una vacanza
contrattuale che una vigenza che entra a regime con estremo
ritardo. In questo modo il "saldo" effettivo che entra in
busta paga non supera i sessanta euro.
«Incombe l'interrogativo se le aziende avevano l'ok fin
dall'inizio - sottolinea il segretario nazionale dello
Snater Fulvio Macchi - visto che in dicembre, con un'ipotesi
contrattuale in sospeso, è sparita dalla busta paga
l'indennità di vacanza contrattuale». Nell'accordo si è
superato il riferimento settimanale per l'orario di lavoro
inserendo il riferimento al monte ore lavoro da prestare
sull'arco dei sei mesi (con possibilità di derogare all'anno
in contrattazione aziendale e si è deciso di andare a
regolare tutti quegli strumenti previsti dalla legge 30 che
risultavano più utili alle imprese lasciando fuori solo il
lavoro a chiamata e poco altro. In realtà dentro c'è
l'apprendistato (quasi a vita vista la lunghezza della sua
possibile durata e le soglie di età coinvolte) e il
contratto di inserimento che nel settore è molto usato come
arma di ricatto nei confronti dei giovani. Il no all'accordo
è stato espresso anche dal Prc che ha invitato i sindacati a
un momento di riflessione generale su un settore che sta
producendo ricchezza per tutti meno che per i lavoratori.
|