Riflessioni sul Congresso Cgil e sulle regole:

La strana teoria di Nicola Nicolosi

Ci si arrampica ai vetri quando non si sa più cosa fare o cosa dire.

Dopo aver cercato di dare dignità all'ormai famigerato "Patto precongressuale" spiegandolo come un atto dovuto a tutela di una cordata di compagni che tanto hanno fatto per la Cgil tutta (tentativo inutile visto che nel sentire comune quel patto non convince nessuno ed è ormai argomento preferito per battute anche nelle mense aziendali per quanto risulti esplicito il suo carattere di Patto correntizio), nascono in questi giorni nuove teorie per cercare di spiegare perchè sia giusto che una tesi che ha ottenuto il 20% dei consensi tra gli iscritti ad una associazione (in questo caso sindacale) debba avere una rappresentanza minore di una che ha ottenuto solo il 13%.

Qui la matematica semplice e le regole minime della democrazia non valgono, ed oggi, a spiegare questa nuova branca della scienza dei numeri e delle regole, ci pensa Nicolosi (Coordinatore Lombardo di Lavoro e Società) in un suo recente trattato presentato sotto forma di lettera al Manifesto.

Il suo ragionamento è semplicissimo.

Fanno bene a protestare quelli che denunciano come in Fiom a Milano, col 3,8% Lavoro e Società non si sia vista riconoscere un posto in segreteria, ma fanno male quelli che in FP a Milano (quelli di Rinaldini) protestano perchè anche a loro non è stato riconosciuto un posto in segreteria potendo vantare la stessa percentuale di consensi (anzi, a questi non è stato riconosciuto neppure un posto nel direttivo provinciale e neppure un rappresentante ai congressi di istanza superiore).

E poi ancora .... Il 20% di Rinaldini in Lombardia ha un peso specifico diverso dal 13% dei Pattiani, non solo perchè i Pattiani (ovviamente) sono di gran lunga più belli, ma anche e sopratutto perchè quel 20% è concentrato sopratutto in Fiom ed in due camere del lavoro. Quindi, visto che ad essere rappresentati nell'organizzazione non devono (in virtù di questa nuova teoria) essere le espressioni di voto degli iscritti ma le singole organizzazioni, una volta che si sia data una rappresentanza alla Fiom ed a una delle camere del lavoro dove le tesi di Rinaldini hanno ottenuto risultati significativi, basta ed avanza.

Nicolosi sorvola che anche per Lavoro e Società esiste una situazione analoga. Il grosso dei voti Lavoro e Società li ha presi nella Funzione pubblica, ed in una sola camera del lavoro (non esiste infatti, oltre a Milano, una camera del Lavoro dove i Pattiani abbiano avuto più consensi di quanti ne ha invece ricevuti Rinaldini).

Visto questo, rimane un mistero come Nicolosi arrivi a concludere che la Fiom è solo una parte della Cgil mentre Lavoro e Società, invece, rappresenta, una totalità.

Il tentativo di Nicolosi è praticamente quello di spiegare questo congresso riducendolo essenzialmente ad un confronto tra la Fiom e tutto il resto della Cgil. Ma così non è.

Le tesi di Rinaldini hanno ottenuto consensi importanti anche nelle altre categorie regionali, conquistando almeno un terzo dei consensi che Lavoro e Società presumeva di avere in ragione del confronto col congresso precedente. Infatti nella Filcams Lscr è scesa al 13% mentre Rinaldini ha ottenuto il 6%, nella Filcem come nella Fillea Lscr è scesa al 14% mentre Rinaldini conquista il 7%, nella Slc Lscr ottiene un 18%, mentre Rinaldini l'8%, per non parlare della scuola dove Lscr scende al 15% mentre Rinaldini conquista il 14%.

Ci sembrano percentuali di tutto rispetto che spiegano come non si possa ridurre il consenso alle tesi di Rinaldini solo alla Fiom. Il problema è semmai un'altro ed è che, in ragione di quel famigerato patto precongressuale, e della forte alleanza tra Lscr e la maggioranza della Cgil a queste percentuali è stata ridotto all'osso (in certi casi anche annullata) una rappresentanza nelle platee congressuali superiori.

E' questo che Nicolosi non dice. E cioè che la platea congressuale del congresso regionale non è stata formata sulla base dei reali consensi ottenuti ma sulla base di un comune intento tra LSCR e Maggioranza Cgil per bloccare o ridurre al lumicino il diritto delle tesi di Rinaldini ad avere una platea congressuale corrispondente ai consensi ottenuti, non solo in Fiom ma in tutte le altre categorie.

Quindi, ciò che Nicolosi cerca di fare non è spiegare una nuova intelligente teoria della rappresentanza (in questo si arrampica agli specchi), ma giustificare e nascondere una gestione congressuale mirata tutta al massacro dei consensi che Rinaldini andava a conquistare nelle altre categorie.

Ci dimentichiamo le urne aperte per ore anche dopo il termine delle assemblee di base ?, o le liste bloccate, o le strane argomentazioni con cui si sono respinte le autocandidature, o le originali e stravaganti motivazioni con cui si è andati a frantumare i congressi di base di importanti realtà (vedi comune di Milano) ?. Il tutto con l'obiettivo dichiarato di predeterminare le platee congressuali. Ovviamente tutto questo è successo fuori dalla Fiom dove Lscr poteva vantare un potente apparato sostenuto ed appoggiato in questa battaglia contro Rinaldini da una maggioranza che aveva in questo piena comunanza di obiettivi.

E' questo che ha prodotto questa anomala platea congressuale regionale e non il voto degli iscritti che è invece stato preso per i fondelli in nome di una difesa di interessi di cordata quale ormai Lscr è diventata.

In fin dei conti l'interesse della cordata Pattiana non era quello di aumentare i propri consensi ma di impedire alle tesi di Rinaldini di vedersi riconosciuti i propri.

Basti vedere come è andato il congresso regionale della Lombardia. Ad un certo punto la Maggioranza (che mirava ad una conclusione unitaria del congresso regionale), proponeva che venisse riconosciuta alla tesi di Patta ed a quelle di Rinaldini una pari dignità (26 delegati a testa nel direttivo regionale). Nicolosi aveva tutto da guadagnarci visto che partiva da un consenso del 13%, inferiore al 20% di Rinaldini, ma ha respinto la proposta perchè non prevedeva che le tesi di Rinaldini fossero rappresentate invece in una percentuale inferiore a quella di Lscr (e qui il patto precongressuale torna a fare capolino altro che le strane teorie che ora Nicolosi propone nella sua lettera al manifesto). E' questo che ha portato alle liste contrapposte grazie alle quali Lscr ha ottenuto meno di quanto poteva ma, grazie alla anomala conformazione della platea congressuale, di più di quanto poteva a quel punto ottenere Rinaldini.

E questa non è scienza della matematica e delle regole rivisitata e scoperta dalle nuove e strane teorie di Nicolosi, questa è stata esplicitamente una operazione di potere.

Ma le anime candide devono immediatamente mascherare il loro essere burocratico e, immediatamente dopo, Nicolosi propone al Manifesto di sorvolare su queste polemiche valorizzando invece i contenuti programmatici.

Già ... ma cosa dice Nicolosi sulla questione del furto del Tfr? o dell'accordo sulle Telecomunicazioni? o sullo sfascio delle Poste in Lombardia (il cui smantellamento e privatizzazione si sta compiendo anche grazie ad accordi regionali firmati dalle categorie della Cgil)?, o sulla trasformazione in Spa (a Monza) o agenzie speciali (a Milano) degli uffici pubblici per l'impiego ? o sulla privatizzazione dei servizi (acqua-rifiuti) che sta trovando in Lombardia un nuovo slancio grazie alle nuove società di multiservizi proposte e sostenute un po da tutte le forze politiche ?

A dire il vero non lo sappiamo .... di quali contenuti programmatici allora parla Nicolosi ??? Ma si sa, ora c'è il congresso, la conquista dei posti, l'accreditamento e prossimo scioglimento di Lscr nella nuova maggioranza. I contenuti programmatici vengono dopo.

2 febbraio 2006   - Coordinamento RSU

 

CGIL
Non siamo vasi comunicanti
NICOLA NICOLOSI *


Cara direzione, che la vostra redazione sostenga le tesi di Rinaldini in questo XV Congresso Cgil come se fossero un documento alternativo e che si «pensi male del patto tra i dodici segretari nazionali» può essere legittimo, ma ciò non può inficiare la corretta informazione. Quello che non è accettabile, soprattutto per quelle centinaia e migliaia di compagni e compagne che quotidianamente da più di trent'anni vi leggono e sono azionisti o sostenitori, è che la sinistra sindacale di Lavoro e Società esca sistematicamente infamata e bistrattata, senza avere parità nell'espressione delle ragioni di cui è portatrice dentro alla dialettica sindacale. Viene quasi da appellarsi alla par condicio.

L'articolo di Manuela Cartosio del 28/1 dal titolo «Mantova fatale per la Cgil» è una delle ultime perle di una serie di articoli che, sulla base dell'enfatico assunto «una testa, un voto», scelgono di reiterare un concetto che non legge e non spiega la dinamica congressuale per quello che è nella realtà, né in Lombardia, né a Torino, né, se non vi sarà un'impennata deontologica, rispetto a quanto accadrà nell'assise finale di Rimini a marzo.

La «mostruosità» è rappresentata dal fatto che si vuole la soppressione di quella sinistra sindacale che in questi ultimi vent'anni si è sempre caratterizzata per il suo profilo programmatico e per l'autonomia dai partiti, senza cedere alla mistificazione del pluralismo tra le strutture che rappresentano una concezione oligarchica e aristocratica della democrazia sindacale.

Infatti è abbastanza semplice capire perché al 40 per cento andato alle tesi Rinaldini a Torino siano corrisposti solo 21 delegati (contro i 22 di Lavoro e Società) e al 19 per cento in Lombardia solo 13 delegati (contro i 18 di Lavoro e Società).

Sostanzialmente in questo congresso le tesi non servono per misurare la rappresentanza, seppure su questo aspetto si sia scatenata un'aspra divergenza nella sinistra sindacale per via della dichiarata volontà, da parte di Rinaldini, di contestare la scelta unitaria compiuta dalla stragrande maggioranza dell'area di Lavoro e Società, a fronte della mancata presentazione di un documento alternativo da parte di alcuni compagni, causa il mancato raggiungimento delle firme necessarie a tal fine nel mese di luglio del 2005. Pertanto la conta sulle tesi, se determina un elevato consenso numerico nella Fiom che è motivato da una forte presenza burocratica, non si può tradurre automaticamente in un elevato numero di delegati per le platee congressuali regionali, perché le stesse sono vincolate al rapporto con il numero degli iscritti e composte dall'articolazione di tutte le categorie regionali e di tutte le camere del lavoro provinciali. Detto altrimenti: la Fiom è una parte e non il tutto della Cgil, perciò l'articolazione confederale fa premio nel numero di delegati eletti complessivamente per Lavoro e Società rispetto ai delegati eletti nella Fiom o nella camera del lavoro di Brescia per le tesi di Rinaldini.

Non vi è dunque nessuna anomalia o alterazione della rappresentanza, bensì siamo di fronte a una mistificazione bella e buona da parte di un'oligarchia che retoricamente parla di democrazia, ma nei fatti non accetta il responso democratico del percorso congressuale.

E' falso il concetto «una testa un voto»; le singole tesi possono rappresentare, metaforicamente, altre parti del corpo ma non la testa.

In quanto alle offese di Zipponi, ricordiamo ai lettori e alle lettrici di questo giornale che questo campione della democrazia si è distinto per il suo autoritarismo discriminatorio nei confronti di una giovane compagna di Lavoro e Società nell'elezione della segreteria Fiom di Milano, rea di aver sostenuto opinioni diverse rispetto al suo segretario «generale». E' questa vicenda che noi consideriamo «mostruosa»! Inoltre è ovvio che quando si raggiunge una sintesi politica ne debba conseguire anche una organizzativa rispetto alla quale i compagni e le compagne che rappresentano a pieno titolo la sinistra sindacale devono poter svolgere a tutti i livelli il loro ruolo dirigente.

Comunque, per concludere, i compagni e le compagne di Lavoro e Società della Lombardia, «camminano eretti» e non si lasciano condizionare da un'élite sindacale che sempre più guarda alla politica secondo la logica dei vasi comunicanti.

Chiediamo alla direzione di questo quotidiano di affrontare la vicenda congressuale valorizzando i contenuti programmatici: la lotta alla precarietà, la questione salariale,le privatizzazioni, il ruolo pubblico in economia, il sistema previdenziale, lo stato sociale, i diritti dei migranti, la democrazia sindacale e il ruolo delle Rsu per trasferire sovranità ai delegati eletti. Sono questi alcuni dei temi che sollecitiamo, per le polemiche c'è sempre tempo; a voi il compito della corretta informazione.

*Lavoro e Società Cgil Lombardia