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Call center e Cgil,
lettera aperta a Epifani
Come dirigenti e
delegati della Cgil da tempo abbiamo denunciato l'accordo, in quanto
mette sulla strada centinaia di lavoratori da anni impiegati in
un'azienda che produce utili per milioni di euro grazie ai bassi
salari e alla ricattabilità della forza lavoro. Perché, allora, un accordo che dà mano libera per licenziare e per assumere altrettanti lavoratori cocoprò perpetuando così un sistema perverso basato sulla precarietà? Perché un accordo che deroga in peggio la legge 30 da noi tanto avversata? Perché un accordo che contraddice così platealmente il documento conclusivo del nostro congresso nazionale tenutosi a Rimini pochi mesi or sono? Perché questa azienda deve continuare a godere dell'impunità di cui ha beneficiato in tutti questi anni? Francamente non ce la sentiamo di accettare un accordo di tale natura soltanto perché sarebbe di emersione. Anche perché così non si emerge da nulla. Al contrario si affonda. Si affonda nel mare di critiche che provengono da quei giovani lavoratori e lavoratrici che di sindacato non vogliono più sentir parlare e con i quali persino noi, che da subito abbiamo avversato con tutte le nostre energie questo accordo, ormai fatichiamo a trovare dei canali di comunicazione. La nostra Organizzazione ha portato avanti e vinto la battaglia in difesa dell'art.18 per difendere la dignità dei lavoratori, per evitare che ci siano licenziamenti che colpiscano in maniera discriminatoria, chi soffre di malattie o chi molto più semplicemente sia scomodo all'azienda. Allora perché abbiamo dato carta bianca a questa azienda per togliere di mezzo quei lavoratori che vogliono difendere la propria dignità? Ieri, come tutte la altre volte, siamo stati davanti ai portoni di Atesia in occasione di uno sciopero indetto dal Collettivo Precari, le domande più ricorrenti erano: «Se la Cgil riconosce che questo accordo è sbagliato perché non ritira la firma? Perché ha richiesto di congelare l'accordo soltanto a seguito dell'ispezione del Ministero del Lavoro? Se questa ispezione non ci fosse stata allora l'accordo sarebbe andato bene?», e soprattutto «perché la Cgil non ha indetto lo sciopero per ottenere il reintegro dei lavoratori e delle lavoratrici a cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro?». Da tutte queste
domande che non trovano risposte esaurienti se ne può uscire solo in
un modo, facendo chiarezza, ritirando la firma dall'accordo e
indicendo mobilitazioni sino a ottenere il reintegro del posto di
lavoro per tutti coloro che sono stati ingiustamente licenziati,
costruendo insieme ai lavoratori una nuova piattaforma da validare
con referendum, garantendo tutela e diritti di fronte ai soprusi e
ai ricatti aziendali. Solo così ritroveremo un rapporto con le
migliaia di lavoratori e lavoratrici di Atesia. La Cgil ha la forza
necessaria alla bisogna, che trae origine dai milioni di iscritti e
iscritte che fanno del nostro Sindacato la più grande organizzazione
di massa del paese, è giunto il momento di metterla in campo. |