COSTRUIAMO UNA PIATTAFORMA CONTRATTUALE 1998-2001 CHE RISPONDA ALLE ESIGENZE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DELL’UNIVERSITA’

Il seguente documento è stato discusso ed approvato dal Comitato degli Iscritti della CGIL Università e vuol essere un contributo al dibattito sul rinnovo del CCNL dell’Università che sarà affrontato con le lavoratrici e i lavoratori nelle Assemblee decentrate di Ateneo che si terranno prossimamente.

Valorizziamo il Contratto nazionale per uniformare i trattamenti negli Atenei; rivendichiamo assunzioni stabili e a salario pieno, le 35 ore settimanali a parità di salario, adeguati aumenti di retribuzione, i diritti normativi e sindacali.

Premessa

Il contratto nazionale è scaduto da un anno ed a fronte di questo non abbiamo visto una lira di "vacanza contrattuale".

A suo tempo ci era stato detto dalle segreterie nazionali che, vista l'irrisorietà della cifra in questione, calcolata su livelli inflattivi bassi - molto inferiore a quella che riscuotemmo lo scorso contratto in un periodo di inflazione alta -, valeva la pena soprassedere e recuperare il tutto come "costi contrattuali" al momento della stipula.

Adesso però, essendo passato un anno e prevedendo altri mesi certi di ritardo, vale sicuramente la pena di rivedere la questione. Per quanto pochi possano essere sono comunque soldi dei lavoratori.

Considerato inoltre come si è svolta la discussione sugli altri contratti finora sottoscritti nel pubblico impiego, e il nostro non sembra avere diversa sorte, questo contratto rischia di caratterizzarsi per una sola cosa per quanto rilevante: il nuovo ordinamento professionale. Dalla discussione sono assenti tutte quelle parti "normative" da recuperare, da migliorare e su cui intervenire per correggere gli orrori del contratto precedente. Non ultimo la consapevolezza che a causa dell’accordo del 23 luglio '93, riconfermato nel "patto sociale" del 22-12-98, nessun contratto di categoria, pubblico o privato, può effettuare una politica di recupero salariale idonea a riallineare gli stipendi ai costi realmente sostenuti dai lavoratori per affrontare una situazione in cui pur ad inflazione – ci dicono - bassa, tutto aumenta considerevolmente a partire dai servizi e dai beni di prima necessità.

La battaglia per adeguati aumenti tabellari deve tornare ad essere all'ordine del giorno nel rinnovo del contratto nazionale, ricucire il gap fra stipendi bassi (ampiamente sotto il livello di povertà accertato) e stipendi che questa soglia toccano o superano di poco.

La gestione budgettaria degli Atenei, che in pratica li ha trasformati - anche grazie alla legge sull'autonomia - in Aziende, avrebbe dovuto innescare una nuova dinamica in cui le mancate risorse "centrali" dovevano essere compensate attraverso una contrattazione integrativa piena, senza alcun limite se non quelli imposti dal bilancio di ogni singolo Ateneo. Tale nuovo assetto delle relazioni sindacali nel pubblico impiego doveva scaturire dalla privatizzazione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti in tutto assimilabili ai lavoratori del mondo privato. In realtà della privatizzazione del rapporto di lavoro abbiamo visto fino ad oggi soltanto l'aspetto negativo nella comparazione al privato, con l'abbattimento anche pesante di tutta una serie di istituti normativi preesistenti senz'altro più favorevoli, mentre le "garanzie" di estendere la possibilità di tutela sindacale a tutte le condizioni lavorative delle persone, compresa l'organizzazione del lavoro, si è rivelata fittizia e asfissiata nelle maglie delle materie "riserva di legge".

Tutto questo fa parte della storia del precedente contratto che non a caso fu respinto con voto referendario dalla categoria.

La strategia del nuovo contratto nella bozza di piattaforma proposta ai lavoratori

La proposta di piattaforma manca innanzi tutto di un riferimento alle "idee forza" che devono caratterizzare ogni contratto. Il rinnovo contrattuale non può essere solamente l'occasione per ridisegnare il Nuovo Ordinamento Professionale in quanto questo è se mai un preminente interesse della controparte. Il contratto Nazionale deve dare strumenti per:

- Lotta per l'occupazione che sia accompagnata ed intimamente connessa ad una riorganizzazione del lavoro che consenta la migliore e più qualificata utilizzazione delle risorse e della professionalità dei lavoratori.

- Lotta contro il precariato nella consapevolezza che la sempre maggiore utilizzazione da parte dell'Università di questi rapporti di lavoro nuociono non solo agli interessi dei lavoratori, ma anche a quelli dell'Amministrazione in quanto incidono negativamente sulla qualità dei servizi erogati. Il lavoro che si svolge nelle Università, essendo per sua natura specializzato e caratterizzato da professionalità tra loro estremamente diversificate, trova la maggior tutela nella stabilità dei rapporti di lavoro.

- Lotta per la riduzione dell'orario di lavoro come strumento per aumentare l'occupazione e migliorare la qualità della vita.

- Soluzione dei problemi relativi ai rapporti tra Università e S.S.N. Il nodo irrisolto dei rapporti fra Università e Facoltà di Medicina, tra questa e le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, i conseguenti problemi relativi all'utilizzazione dei lavoratori dell'Università nelle strutture dei Policlinici o delle Aziende Miste, sono problemi che la categoria si trascina di contratto in contratto e la cui mancata soluzione impedisce di porre mano in modo serio e credibile ai problemi delle risorse per l'Università, al razionale inquadramento e utilizzazione del personale docente e ricercatore e dello stesso personale tecnico-amministrativo.

Per quanto riguarda infine il problema dell'ordinamento professionale riteniamo necessario lavorare per costruire una piattaforma che risponda a tre requisiti:

Questi obiettivi non li troviamo affatto nella bozza di piattaforma..

Sappiamo che la struttura della piattaforma è stata il frutto di reiterati tentativi unitari con CISL e UIL, che questi tentativi sono falliti in particolare sull'ordinamento professionale, tanto che a metà febbraio si è aperto il confronto con l’ARAN senza una piattaforma unitaria. La domanda di fondo rimane comunque la stessa: con questa piattaforma, così com'è, si può ottenere un contratto giusto per i lavoratori ed utile per il ruolo dell'Università Pubblica? La risposta è ancora no!

Va cambiata la strategia di fondo.

Alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Università va data un'effettiva possibilità di modificare e/o integrare le rivendicazioni contrattuali. Considerata l’esperienza del contratto passato sarebbe veramente inaccettabile mettere i lavoratori di fronte al fatto compiuto, di fronte a un contratto che non si può modificare, per poi chiamarli, attraverso il referendum a esprimere un Sì! o un No!, un prendere o lasciare che nella sostanza negherebbe la libera discussione sui contenuti della piattaforma contrattuale che stanno tanto a cuore dei lavoratori.

Riteniamo apprezzabile, per quanto doverosa, la scelta della Segreteria nazionale SNUR-CGIL di disporre, se possibile unitariamente, la consultazione preventiva dei lavoratori sui contenuti della piattaforma; questo dovrebbe produrre negli Atenei un movimento emendativo in grado di rimetterne in discussione i contenuti normativi ed economici.

Dov'è secondo noi che la piattaforma è debole?

Prima di tutto su un equivoco di fondo: Conclusi gli incontri con l’ARAN su una ipotesi di "nuovo ordinamento professionale" è stato evidenziato come questo "nuovo ordinamento" è in realtà il contratto di lavoro. Una operazione, ci è stato detto, a costo zero! Riteniamo a tal proposito che non è possibile una ristrutturazione aziendale a costo zero! Evidentemente c’è il rischio di avallare l’obiettivo dei rettori, di coloro che rappresentano la reale controparte in Ateneo, che è quello di ottenere una flessibilità complessiva del personale, una flessibilità da lungo tempo ricercata, visto le "rigidità" del mansionario, oltretutto senza costi contrattuali aggiuntivi.

Il nuovo ordinamento professionale non può essere considerato una conquista in sé, e comunque non è una conquista per i lavoratori. Ormai da anni siamo in costante contrazione di organico su tutto il territorio nazionale con una difficoltà oggettiva di assicurare i servizi; in mancanza di risorse umane, strumentali ed economiche il nuovo ordinamento professionale "più flessibile" diventa l'obiettivo della controparte e non dei lavoratori!

Questo va detto chiaramente e non si può essere ambigui nei confronti dei lavoratori su questo punto: in mancanza di adeguate risorse il nuovo ordinamento professionale rappresenta una sconfitta per i lavoratori in servizio, ma anche per la rivendicazione di nuove assunzioni.

Non è difficile immaginare che nella strategia della controparte sia presente l'obiettivo di pagare il nuovo ordinamento professionale con i soldi dei lavoratori stessi, pretendendo di dirottare su questa voce parti importanti del trattamento accessorio (se non tutto) in vigore negli Atenei.

Questa strategia deve essere preventivamente neutralizzata e deve essere politicamente chiaro che l'unico beneficio reale del precedente contratto (art.42) non può essere utilizzato, se non in minima parte, per operazioni diverse da quelle a suo tempo previste.

Quindi diventa centrale la battaglia sulle risorse che devono permettere, attraverso adeguati strumenti normativi, di produrre sistematiche operazioni di riqualificazione e riposizionamento professionale dei lavoratori in tutti gli Atenei dentro il nuovo contenitore che sarà il nuovo ordinamento professionale e, attraverso il necessario confronto sull'organizzazione del lavoro, di individuare le necessità e predisporre gli idonei percorsi formativi.

Questa priorità deve essere l'elemento di confronto duro in particolare con la CRUI. Deve essere chiaro per la controparte che mettere a disposizione risorse locali esigibili dalla contrattazione rappresenta l'unica soluzione realistica e possibile per permettere il funzionamento degli Atenei e che il rinnovo contrattuale deve porsi tale obiettivo, costituendo un apposito fondo in ogni singolo Ateneo che sia finalizzato al finanziamento di queste iniziative.

Non saremo di fronte a costi contrattuali nazionali eccedenti gli accordi del luglio '93, ma si darebbe corpo finalmente alle sempre citate, e raramente sostanziate, risorse aggiuntive degli Atenei da mettere in gioco per la soluzione dei problemi che si manifestano come priorità. Non esiste al momento urgenza maggiore in tutte le Università.

In pratica proponiamo una manovra a fotocopia dell'ex art. 42 del CCNL 94/97, adeguatamente quantificata e che sia realizzabile ed esigibile in ogni Ateneo, dalle Alpi alle Isole: il contratto snello e garantista di cui si parlava.

Un altro punto di debolezza della piattaforma è di dedicarsi, secondo una consuetudine del passato, a mettere il "carro (soggetti beneficiari) davanti ai buoi (soggetti della contrattazione: RSU)" predeterminando la soluzione di problemi collettivi solo per gruppi "professionali". Ci riferiamo alla norma di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato per gli "articoli 19" con profilo di medico universitario.....e tutti gli altri? Lo sanno le nostre Segreterie Nazionali che la corsa dei Rettori al tempo determinato, e comunque ai contratti precari, è partita da tempo ed in tutti gli Atenei la battaglia di resistenza del sindacato è al limite?

Così come quando si parla del personale di area tecnico-scientifica da inserire nel nuovo profilo di "tecnico di ricerca" perché prevedere requisiti restrittivi e aprioristici invece di lasciare alla contrattazione integrativa il compito di individuare criteri che sappiano tenere conto delle situazioni concrete e reali di professionalità del personale? Ed ancora perché inserire a domanda in detto profilo i laureati in medicina di settimo ed ottavo livello? Non ce ne possono essere altri di livello inferiore? Noi pensiamo di sì.

Nel CCNL quando si parla di modalità di scorrimento verticale nelle fasce si dovrebbero stabilire tempi massimi e garanzie di scorrimento per tutto il personale; alla contrattazione integrativa deve essere lasciata la possibilità di ridurre i tempi in rapporto alla formazione ed autoformazione del personale di ogni singolo Ateneo, altrimenti si creano rigidità che di fatto impediranno alle neocostituite RSU di contrattare davvero l'organizzazione del lavoro.

Le modalità di scorrimento verticale prevedano pure un meccanismo a regime a tutela dei non occupati ma nella fase di vigenza, perlomeno di questo contratto, va prevista la possibilità di derogare fino al 100% dagli obblighi della riserva: non è possibile né economicamente realistico bandire 100 posti per riposizionare (leggi risarcire) 50 lavoratori interni!

Va combattuta la logica della ormai famosa sentenza del Consiglio di Stato che sembra impedire l'espletamento di corsi/concorsi interni alle pubbliche amministrazioni.

Da parte nostra abbiamo fatto uno sforzo per elaborare un progetto di riposizionamento professionale di tutto il personale di Ateneo nel "nuovo ordinamento" da applicare nel contesto della contrattazione integrativa attraverso il coinvolgimento dei lavoratori.

Le relazioni sindacali

. Rimane comunque il fatto che il Contratto nazionale è subordinato all’accordo del 23 luglio ’93 e al "patto sociale " del 22-12-98 che, per i gravi vincoli che pongono, andrebbero superati. I costi dei due livelli di contrattazione, nazionale e di Ateneo, non possono sottostare al vincolo del tasso di inflazione programmata. I miglioramenti economici e anche normativi dei lavoratori non possono essere sacrificati alle compatibilità economiche del governo e del padronato.

L’aver presentato una piattaforma povera, l’aver limitato le richieste normative, spesso lasciate in via esclusiva alla contrattazione integrativa, svela la tendenza a ridimensionare l’importanza del contratto nazionale.

Il Contratto nazionale di lavoro non può essere svuotato altrimenti cosa avverrà negli Atenei più poveri, e dove il sindacato è debole?

Bisogna uscire da questa situazione e percorrere la strada che porta a uniformare i trattamenti economici e normativi dei lavoratori nei vari Atenei.

Va individuato un numero complessivo minimo di addetti al di sotto del quale il sistema universitario nazionale, inteso appunto come un insieme coordinato di servizi che costituiscono l'offerta pubblica per l'istruzione universitaria, non può andare. Insomma un organico base incrementabile dagli Atenei sulla base dei bisogni crescenti e ducumentati in un quadro di flessibilità economica e gestionale dell'occupazione che tuttavia non faccia mai ricorso all'utilizzazione dei rapporti precari per risolvere esigenze di funzionamento del sistema universitario nazionale. Bisogna contrattare di quante unità di personale aumenta l'occupazione con la riduzione a 35 ore dell'orario settimanale avendo cura di reprimere ed azzerare lo straordinario.

E' inaccettabile quanto previsto in piattaforma relativamente ai Policlinici e alle Strutture Sanitarie Convenzionate. L'applicazione dell'art. 53 in una formula e con modalità così minimaliste somigliano molto ad una denuncia unilaterale dei vecchi contratti a causa della manifesta incapacità del Sindacato a farli rispettare. L'applicazione in pochi atenei di quanto previsto nel CCNL del 1994/97 perpetuerebbe una disparità di trattamento ed una differenziazione dei trattamenti economici e normativi del personale addetto definitivamente confermandola ed affermandola. Cedimenti così grandi rendono la piattaforma incompatibile con la sua funzione perequativa delle differenze tra gli Atenei e fanno del Contratto Nazionale uno strumento che sancisce e cristallizza, legittimandole, le diseguaglianze.

Questa è la strada da percorrere per migliorare e sviluppare i servizi nelle Università.

Dal punto di vista sindacale rivendicativo:

  1. Vanno aumentate le ore per la partecipazione del personale alle assemblee ad almeno 20 ore annue per dipendente.
  2. I permessi retribuiti per gravi motivi vanno estesi dagli attuali 3 ad almeno 6 l’anno, un diritto da estendere anche ai lavoratori precari con contratto a termine.
  3. Va specificato come il permesso retribuito preso a qualsiasi titolo dà diritto al trattamento accessorio, diritto che spetta anche ai lavoratori precari.
  4. Va pretesa la piena applicazione della legislazione che tutela i lavoratori portatori di handicap e i non vedenti prevedendo la possibilità di ulteriori miglioramenti in sede di contrattazione integrativa.
  5. Il periodo di astensione facoltativa dal lavoro per la lavoratrice madre, o in alternativa al lavoratore padre, è esteso fino al compimento dei sei anni del bambino.
  6. Va rigettata la normativa che prevede la decadenza dal servizio per il dipendente malato cronico per i casi di lunghe malattie in cui non emerge l’inabilità del lavoratore.
  7. L’aumento salariale deve essere assai più cospicuo di quello proposto.
  8. Va ripristinata la retribuzione individuale di anzianità. Gli Atenei che non hanno ancora pagato l’anzianità maturata al 31 dicembre 1996 vanno obbligati al pagamento degli arretrati; l’Università deve inoltre riconoscere l’anzianità lavorativa svolta presso altre amministrazioni pubbliche.
  9. Va prevista la possibilità di ottenere l’anticipo sulla liquidazione.
  10. In sede locale andrà prevista la possibilità di ottenere un prestito per l’acquisto della prima casa o per altre necessità urgenti del lavoratore.

Molte altre cose ci sarebbero da dire a partire dalla "previdenza complementare", sul "telelavoro" (che non deve diventare occasione di lavoro precario o esternalizzato) e quant’altro, oltre alle tante questioni ancora aperte e da risolvere rispetto all’applicazione del precedente contratto.

Anche per quanto riguarda il punto sulle relazioni sindacali deve emergere con più forza la volontà della piattaforma di aprire la contrattazione integrativa a 360 gradi.

Il principio generale deve essere che tutto ciò che riguarda il rapporto di lavoro deve poter essere regolato attraverso la contrattazione integrativa, nella logica che ciò che prevede il Contratto nazionale rappresenta il minimo esigibile e che su ogni materia deve essere possibile assestare trattamenti migliorativi rispetto al CCNL, sia in materia di tipologia oraria che di permessi retribuiti, che di ogni altra questione che possa trovare una giusta soluzione nell'ambito dei rapporti di forza fra le parti.

In buona sostanza questa proposta deve essere migliorata, emendata con la discussione e il contributo di proposte e delle idee delle lavoratici e dei lavoratori degli Atenei.

L'ossatura può essere salvata, ma senza una caratterizzazione politica piena che indichi i punti irrinunciabili delle richieste della categoria e che ponga le controparti davanti a scelte obbligate non partiremmo per niente col piede giusto.

Queste nostre riflessioni dovranno investire anche le altre OO.SS. Questa volta non saranno ammessi "scambi". Vi ricordate la questione dei "lettori" nel contratto scorso?!

Ci auguriamo una battaglia dura, anche incerta e difficile, ma alla luce del sole.

Il Comitato degli iscritti alla CGIL Università

Firenze, 4 marzo 1999