Il nostro NO ad un accordo di gestione degli esuberi che non da prospettiva per il nostro futuro. Si percorrono vecchie strade delle dismissioni e dello "spezzatino".

 

L’accordo, "buono" per Telecom e la Borsa, è pagato dai lavoratori, si è costruito e si è concluso nel vuoto di democrazia.

Non si è voluto costruire un percorso democratico perché il semplice coinvolgimento dei lavoratori avrebbe potuto determinare una condizione di conflitto, modificando una trattativa impostata principalmente sulla logica di scambio, gestita centralmente con un ruolo riduttivo delle R.S.U e del Coordinamento e l’assenza dei lavoratori, con l’obiettivo principale di affrontare solo il problema degli esuberi denunciati dalla "nuova" Italtel.

Si è subito il ricatto della dirigenza aziendale e della Telecom, con l’illusione che l’ulteriore "sacrificio" di oltre 1200 posti di lavoro spingano Cisco finalmente all’accordo, mentre si spera in un sostegno da Telecom all’intesa e al "piano di rilancio" presentato, in cambio del guadagno che otterrà dalla vendita delle azioni di un’azienda "rivalutata" con l’espulsione dei lavoratori.

Non s'intravede un futuro di ciò che è rimasto di un'azienda strategica, che doveva essere" core business per il paese".

Per affrontare il futuro la vicenda italtel doveva ridivenire "questione nazionale". Si poteva, come da noi proposto, costruire con i lavoratori una piattaforma generale.

Una piattaforma con richieste capaci di coinvolgere ancora il Governo nella sorte di quanto rimasto d'Italtel, in grado di chiamare in causa l’azionista Telecom per la sua politica improntata sull’aspetto finanziario. Con un presupposto considerato da tutti inizialmente indispensabile; avere conoscenza del nuovo partner e del suo progetto industriale, nonché dell'assetto azionario di Italtel.

ITALTEL con quest'accordo, non riconquisterà il valore strategico nel settore delle telecomunicazioni e nel campo dell’ICT; ovvero nella filiera produttiva che unisce l’industria mediatica e elettronica, servizi informativi e formativi e sistema radio televisivi. Si poteva tentare, come da noi proposto, di ricostruire una mobilitazione, per ottenere che in Italia ci fosse un gruppo produttore e competitore globale nel campo ITC; un polo informatico-tecnologico in cui la "nuova" Italtel doveva essere parte indispensabile per l’innovazione e lo sviluppo industriale. Così, invece, c’è il rischio di un'ITALTEL destinata ad un continuo inesorabile ridimensionamento.

Vorremmo sbagliare

Quest'accordo dai due tempi e dallo scambio ineguale, che si affida, vedi il comunicato nazionale di FIM-FIOM-UILM, alla speranza che avvenga l’accordo con Cisco (che consideriamo indispensabile ma di per sé non sufficiente), alla speranza che il gruppo dirigente assuma, a differenza del passato, un ruolo positivo e responsabile, alla speranza che i sacrifici non siano inutili, assomiglia troppo a quelli precedenti.

Oggi, meno di ieri con Siemens non sono state costruite le condizioni "oggettive" e i presupposti concreti per ridare ruolo e funzione a Italtel.

Si è alimentato la cultura di divisione con l’illusione di "morte tua vita mia".

Riteniamo sbagliato rapportarsi all’accordo in modo riduttivo come fanno altri delegati e sindacalisti. I percorsi individuati per la mobilità dei lavoratori, considerati in esubero dall’azienda, non possono essere un metro adeguato per giudicare la positività dell’accordo. E’ bene comunque ricordare che, con l’accordo, centinaia di lavoratori subiranno il ricatto della cassa integrazione per 2 anni, se non decidono di recidere il loro rapporto di lavoro con Italtel.

Peraltro, per Castelletto con l’accordo si lascia aperto il problema di circa 100 lavoratori senza requisiti per la mobilità considerati esuberi, il problema dei lavoratori dei circuiti stampati (ex tecnoelettronica) per i quali c’è l’esternalizzazione e la sistemazione degli oltre 200 lavoratori del Consorzio Sistemi Informativi e non solo.

Il sindacato non ha voluto tentare di esercitare un ruolo propositivo e unificante tra i settori e tra tutti i lavoratori.

Giudichiamo, quindi, l’accordo negativo sull’aspetto decisivo del rilancio; questo si basa su di un partner che ancora non c’è, sullo sviluppo di nuovi prodotti e il potenziamento della ricerca più come speranza che condizione concreta, e senza un assetto societario (i nuovi padroni) delineato. Un salto nel buio della speranza!

Oggi Italtel è in forte ritardo nei prodotti di accesso alle reti e servizio dati (Internet in particolare). Sappiamo le qualità e i limiti del possibile partner Cisco, fornitore strategico per soluzione di rete e società tra le migliori in materia di assistenza e di consulenza che commercializza prodotti di terzi. Cisco offre al mercato dei prodotti non complementari ma in "competizione" con quelli di Italtel. Cosa succederà dei prodotti innovativi che si stanno sviluppando in Ricerca e Sviluppo quando Cisco e i Fondi controlleranno Italtel?

Cosa e come si realizzerà quella produzione e commercializzazione dei nuovi prodotti previsti nell’accordo sindacale?

In sintesi

L’accordo siglato, che pur ha respinto il tentativo provocatorio dell’azienda che aveva presentato un'ipotesi iniziale irricevibile, lascia aperti tutti i problemi per il futuro dei lavoratori della produzione e della ricerca e sviluppo.

Il sindacato e le R.S.U. hanno subito una sorte di pericolosa rassegnazione, dedicando la totalità delle energie verso la politica del "meno peggio". Una politica che non ha saputo difendere nel recente passato l’integrità di Italtel.

Certo, molte sono le difficoltà per esercitare una giusta azione sindacale, le condizioni dopo la sconfitta subita pesa, ma si è rinunciato in partenza di fare qualcosa in più e di meglio per responsabilità di una politica sindacale inadeguata e subalterna alla logica dell’impresa.

Siamo convinti della necessità di rafforzare e migliorare il sindacato attraverso la partecipazione e l’adesione dei lavoratori, ma perché ciò avvenga molte cose devono e possono essere cambiate. Questo è l’obiettivo dei delegati FIOM-CGIL che fanno riferimento all’area programmatica "Alternativa Sindacale".

La mancanza di democrazia anche nell’atto conclusivo.

FIM-FIOM-UILM nazionali e il Coordinamento Italtel hanno deciso di sottoporre l’intesa solo al giudizio delle R.S.U., escludendo il voto dei lavoratori e delle lavoratrici. Nella R.S.U. di Castelletto la nostra proposta di sottoporre l’intesa al giudizio dei lavoratori con un voto referendario è stata accolta. Nel rispetto delle regole democratiche, che altri non hanno perseguito, noi, delegati in dissenso con i contenuti dell’accordo e al metodo seguito, ci atterremo alle decisioni della maggioranza esercitando il mandato ricevuto dai lavoratori.

Riteniamo importante che i lavoratori e le lavoratrici utilizzino quest'occasione, partecipando alle votazioni esprimendo con il NO un giudizio negativo complessivo sull’intesa, non solo sul merito e sul metodo perseguito, ma anche nei confronti di una linea sindacale che dobbiamo insieme cambiare.

Milano, 8 febbraio 2000 I delegati FIOM-CGIL Italtel dell’area "Alternativa Sindacale"