AZIONI AL VENTO

mentre l’azienda distribuisce azioni "carta" con logiche discriminatorie, chiede cassa integrazione e cancella gli impegni, i progetti assunti con l’ultimo accordo sindacale.

In questi mesi abbiamo distribuito più di un documento di riflessione, di giudizio e di proposta per realizzare una PIATTAFORMA SINDACALE INTEGRATIVA.

Per le passate esperienze e le cocenti delusioni non eravamo tranquilli sul futuro occupazionale e neppure sulla realizzazione dei piani aziendali, presenti nell’accordo sindacale del 28 gennaio 2000. Denunciavamo, anche, il pericolo di trasformare Italtel da azienda produttrice a venditrici di prodotti altrui, da patrimonio italiano ad azienda americana.

Purtroppo i fatti sembrano darci ragione!

Nell’incontro del 15 gennaio in Assolombarda la Direzione ha richiesto un accordo "ponte" sulla cassa integrazione di circa 4 settimane per i primi tre mesi, per molti lavoratori diretti di tutti gli stabilimenti. La richiesta è motivata per le forti dissaturazioni derivate "dall’incomprensibile" politica di tagli adottata dalla Telecom su UT.

La baldanza sull’autonomia e sul ruolo dei dirigenti dove è finita?

La novità, però, riguarda la scelta di abbandonare il manifatturiero; in altre parole si prospetta la vendita degli stabilimenti di SMCV e di Palermo, con la necessità di soluzione per i diretti e indiretti collegati alla produzione e ai prototipi di Castelletto.

In sostanza ci troviamo di fronte ad una Direzione che disconosce e cambia il piano triennale sottoscritto nell’accordo sindacale. Lo stesso piano, accettato con contraddizioni e difficoltà dal sindacato, viene, di fatto, cancellato non solo nei tempi ma nei contenuti.

I progetti, le prospettive e gli impegni definiti sono già messi in discussione, ora si attendono i cambiamenti, le riorganizzazioni allo "studio" dei nuovi padroni.

Nello stesso momento si "regalano" azioni e si avviano le stock option.

Si tratta a questo punto di riflettere sugli obiettivi e le finalità di quest'operazione.

Pensiamo che il sindacato, la Fiom non possano limitarsi alla semplice informazione, ma fare chiarezza verso questa politica distributrice di "sogni" individuali.

Dal punto di vista della direzione aziendale ci sono finalità ideologiche-culturali (legare all'azienda, con gradi di coinvolgimento differente tra dirigenti, alti livelli, livelli medio-bassi) ed economiche (sostituzione del risparmio forzoso del TFR in esaurimento con quello della partecipazione azionaria, crea le condizioni per portare la Italtel alla quotazione in borsa).

Non crediamo, dal punto di vista sindacale, che questa nuova "moda italianizzata" proveniente dall’America possa diventare in qualche misura uno strumento per la democrazia economica.

Siamo di fronte ad una operazione ideologica –finanziaria.

Si devono smascherare gli elementi di strumentalizzazione; il lavoratore azionista non è un investitore ma un risparmiatore, rimane privato di qualsiasi potere nei confronti delle scelte economiche e industriali della società. Questo non significa non utilizzare per principio le offerte vantaggiose, le condizioni privilegiate rispetto a quelle di mercato.

Si tratta di non assecondare ma contrastare le finalità ideologiche e le scelte discriminatorie.

Con la distribuzione, l’azienda si pone in alternativa al sindacato; è un "moderno", ingannevole e discriminatorio sistema premiante, che si aggiunge a quello degli aumenti di "merito" e agli una-tantum.

Con un elemento negativo aggiuntivo; con la spartizione delle azioni da 1, 2 e 4 milioni (ipotetici) si sono individuati i settori e i lavoratori che secondo i programmi aziendali saranno le risorse per il futuro, mortificando altri che sinora hanno contribuito in molti modi a costruire Italtel e la sua ricchezza. Siamo di fronte ad una scelta non accettabile sotto molti aspetti.

Forte contrattazione collettiva per "prosciugare" il budget salariale.

Siamo di fronte al tentativo, anche, di ridurre il peso del salario collettivo e contrattato dal sindacato. A molti è bene ricordare che le azioni non sono "soldi" disponibili per i bisogni dell’oggi, che la forza del lavoratore deriva dalle sue capacità professionali e dalle leggi del mercato, ma soprattutto dalle conquiste e dall’azione collettiva di ieri e di oggi.

Il salario contrattuale e molti diritti senza le lotte degli anni passati sarebbero al limite della sussistenza.

Se continueremo non fare nulla sarà sempre peggio!

Ormai da molto tempo, oltre 10 anni, che i lavoratori e il sindacato non avanzano richieste salariali, nonostante la continua perdita economica in generale e incrementata in azienda dalla maturazione al minimo della quota accantonata.

In Italtel, come sta avvenendo in altre aziende compresa la Siemens, si deve presentare una vertenza sindacale, impostata su adeguate richieste salariali e normative, sulle professionalità e sul diritto e sulle condizioni di lavoro.

Occorre ridurre il potere di discrezionalità aziendale: possiamo definire collettivamente i riferimenti e le modalità anche sugli aumenti di "merito", ma soprattutto dobbiamo ripristinare una equa distribuzione collettiva della ricchezza prodotta, intervenendo sulla quota accantonata e sul terzo elemento e il premio aziendale fermi dal 1989/90.

Altrimenti l’azienda continuerà a intervenire sempre più con logiche e criteri che rafforzano il suo potere, riducendo il sindacato a strumento marginale e da utilizzare strumentalmente. Noi vorremo cambiare rotta, ripensare e rinnovare il modo di fare sindacato in un’azienda a conduzione americana.

Ai lavoratori chiediamo un impegno per realizzare collettivamente e con il sindacato la difesa e il miglioramento delle loro condizioni e del lavoro.

 

Milano, 20 gennaio 2001 Delegati R.S.U. FIOM-CGIL

( riferimento a "LavoroSocieta" )