Chi siamo? Siamo delegate/i e militanti della CGIL scuola di
Milano che hanno votato contro gli ultimi due contratti raccogliendo firme e mozioni (come
quella dell'assemblea dei delegati del febbraio scorso) per contrastarli, che hanno
contribuito ad organizzare e hanno partecipato alle manifestazioni e agli scioperi contro
l'art.29 (concorsone), che si stanno articolando a livello locale per tessere una rete di
delegate/i RSU che possa far fronte ai poteri sempre più forti dei dirigenti scolastici.
Scriviamo queste righe per rendere chiara, pubblica e trasparente la nostra posizione in
vista del prossimo congresso CGIL, ed anche il tipo di lavoro alla base che intendiamo
svolgere al di là della scadenza congressuale.
La vittoria della destra colloca il nostro sindacato in una
situazione assai particolare. La CGIL è vista dall'attuale governo e dai suoi referenti
sociali (Confindustria in primo luogo) come il nemico da battere, non tanto per le idee e
la pratica dei suoi dirigenti, quanto per ciò che il nostro sindacato rappresenta
socialmente: la più grande organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori in Italia.
La vicenda della vertenza FIOM e quella dei contratti a termine stanno a testimoniare la
volontà dell'esecutivo di isolare il nostro sindacato, il che significa isolare la gran
parte delle delegate e dei delegati più combattivi sui posti di lavoro. La CGIL si trova
impreparata a questo appuntamento: da troppo tempo era abituata a contare sulla
concertazione, un metodo che consentiva una ritirata lenta e graduale dalla linea di
difesa dei diritti.
Questa situazione è particolarmente pesante nella scuola. Nessun
altro gruppo dirigente di categoria è stato così in sintonia con la propria controparte
negli anni passati. Questa complicità ha compromesso l'immagine del nostro sindacato agli
occhi di gran parte delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, e solo la presenza
capillare di delegate/i riconosciute/i e stimate/i sui posti di lavoro ha permesso che
ciò non si traducesse in una sconfitta in occasione delle elezioni RSU. Le nostre
colleghe e i nostri colleghi sentono che le riforme (e i tentativi di riforma) sono
passate sulla testa delle persone (compresi genitori e studenti) senza alcun serio
tentativo di coinvolgimento. Eppure noi pensiamo che nelle scuole esista un sapere diffuso
e prezioso che avrebbe potuto efficacemente essere utilizzato per riformare in positivo la
nostra scuola. Particolarmente irresponsabile appare, dal punto di vista strettamente
sindacale, il sostegno dato all'aumento di poteri di dirigenti e responsabili
amministrativi: oggi le RSU possono assai poco contro dirigenze particolarmente
maldisposte verso la negoziazione.
La stessa presenza delle RSU in un contesto di scarsi poteri di
bilanciamento nei confronti della dirigenza e di una organizzazione sindacale troppo
verticistica, fa sì che la CGIL riesca sì a portare avanti a livello centrale una certa
attività di consulenza, ma in alcun modo a gestire, seguire, consigliare le delegate e i
delegati circa la vertenzialità interna ai posti di lavoro, sempre più complessa visto
l'aumento della conflittualità. Eppure questo dovrebbe essere il principale ruolo di un
sindacato.
Abbiamo bisogno di un'altra maniera di fare sindacato. Soprattutto
ora, di fronte ai disegni spaventosi della destra: la devolution, quindi la distruzione di
un sistema pubblico nazionale di insegnamento, le elargizioni alle scuole private,
l'aumento di poteri ai dirigenti scolastici, gli attacchi frontali ai precari e agli ATA.
Per reggere l'attacco che in parte si sta già dispiegando, occorre cambiare questo
sindacato, perché solo un sindacato profondamente in sintonia con la propria base, e
quindi da questa rispettato e legittimato, può sperare di fermare la destra, anche
attraverso la mobilitazione.
Un sindacato diverso, dunque.
Un sindacato che difenda tutti. I primi segni della tattica
della destra sono già visibili: isolare tutti i settori deboli dal grosso della
categoria, costituita, ancora, da insegnanti di ruolo. Diciamo chiaramente che ci pare
scandalosa la mancanza di iniziativa del nostro sindacato nella difesa di pezzi della
nostra categoria: a) i precari, che, come sempre, hanno dovuto autorganizzarsi al di fuori
delle strutture sindacali per poter dar vita a forme di protesta visibili; chiediamo che
la CGIL dia spazi, supporto e legittimità a queste strutture costruendo l'alleanza con
chi ha la fortuna di non essere più precario b) il personale ATA: non solo è stato
penalizzato dall'ultimo contratto, ma è stata abbandonata a se stessa una sua parte
consistente, quella proveniente dagli enti locali; chiediamo tra l'altro che il nostro
sindacato si opponga strenuamente al disegno della destra di dividere il personale ATA
creando al suo interno delle gerarchie c) la formazione professionale: appare incredibile
che questo settore, dopo anni, sia ancora senza contratto e senza che il sindacato abbia
attuato delle forme efficaci di contrasto della controparte.
Un sindacato che difenda la scuola pubblica. Siamo una
categoria speciale: i figli e le figlie dei lavoratori e delle lavoratrici delle altre
categorie sono nostri allievi. Abbiamo il dovere di essere in prima linea nella difesa
democratica di una scuola pubblica alla portata di tutte/i. Per questo si devono cercare
le più ampie alleanze sindacali, politiche e sociali per raggiungere questo fine,
abbandonando un certo settarismo di organizzazione che, visti i pericoli che corriamo, non
ha alcun senso. La CGIL deve essere motore dell'unità contro la destra, a partire dalle
RSU, a qualsiasi sigla appartengano. E anche per questo la CGIL non deve legare la difesa
della scuola pubblica alla difesa della riforma dei cicli che, a giusto titolo, si è
meritata una enorme impopolarità nella scuola. Di vere riforme ha bisogno la
scuola pubblica, ad esempio della riduzione del numero di allievi per classe. Occorre
tornare a dire cose antiche: sulla scuola pubblica si deve investire, e magari tagliare
sulla difesa e gli armamenti. E cose meno antiche: la CGIL deve difendere la
collegialità, perché la scuola non può essere un'azienda, e si deve frenare e invertire
il dilagare onnipotente dei dirigenti scolastici.
Un sindacato degli iscritti e dei delegati e non dei funzionari.
Ci siamo abituati ad una organizzazione piramidale che non è oggi in grado di reggere
l'offensiva che si prepara. Non serve un gruppo di funzionari chiusi in Camera del Lavoro
separati da una massa di delegati sostanzialmente abbandonati a se stessi. Per questo si
deve decentrare. A livello di zona le/i delegati/e devono potersi incontrare, confrontare,
aumentando così le proprie competenze. Non devono essere convocati di tanto in tanto per
ascoltare qual è la linea, ma al contrario devono costituire l'istanza principale sulla
quale il sindacato costruisce le proprie politiche. I direttivi sono eletti una volta ogni
4-5 anni: un sindacato non è un parlamento, troppe cose cambiano troppo in fretta, e gli
organismi dirigenti devono verificare costantemente il proprio mandato promuovendo
assemblee, dibattiti, consultazioni vincolanti, ecc. Inoltre, essere funzionario è in
troppi casi divenuto un mestiere. Chi è distaccato da molti anni finisce,
indipendentemente dalla sua volontà iniziale, per perdere i contatti con il vissuto
quotidiano dei lavoratori e delle lavoratrici, non vive più sulla sua pelle le
contraddizioni del lavoro, e finisce per non comprendere più i bisogni di chi è tutti i
giorni a scuola. Per questo i distaccati devono ruotare, per questo devono essere
distaccati a metà tempo. È necessaria poi una forte coerenza tra il linguaggio della
politica sindacale e le pratiche vigenti, non solo durante i congressi ma in tutta la fase
che li precedono: in altre parole dobbiamo rigettare il ricorso al sindacalese e ai
tecnicismi che avviliscono la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici e riducono
il dibattito a un affare interno per pochi "specialisti".
Spesso i congressi sono momenti poco limpidi dove molti movimenti
si danno per fini poco nobili, come la conservazione e la conquista di spazi di potere
fini a se stessi. Siamo consapevoli di questo pericolo. E appunto per questo abbiamo
deciso di sostenere la battaglia di Lavoro e Società, che unisce le varie minoranze del
sindacato e che presenta un documento alternativo, a partire da un pronunciamento
autonomo, come pezzo di base di questo sindacato, come base attenta, responsabile che non
dà deleghe in bianco e che vuole cambiare sul serio questo sindacato. Ci impegnamo a
farlo comunque, a partire dalla base, indipendentemente dall'esito congressuale
Luciano Andreotti (delegato LS Cremona), Giancarlo
Benazzi (delegato ITSOS Steiner, Milano), Vittorio Ciocca (delegato elem. di Gaggiano),
Michele Corsi (delegato ITSOS, Milano), D'Alessio Alberico (delegato IP Correnti), Thomas
Jurich (attivista sindacale ITT Gentileschi), Giuliana Masiero (attivista sindacale ITT
Gentileschi), Danilo Molinari (delegato ITC Gadda, Paderno Dugnano), GianMaria Pavan
(direttivo cgil scuola Milano), Ragone Agostino (delegato Elpaf Don Calabria), Stefania
Susani (elem. Quasimodo, Coordinamento tempo pieno), Emiliano Zaniboni (direttivo naz.
cgil scuola)