NO AL TERRORISMO – FERMIAMO LA GUERRA

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La guerra iniziata ieri con i bombardamenti sull'Afghanistan per i mezzi utilizzati, per la situazione geopolitica in cui interviene, per la gestione militare e politica concentrata nelle mani degli USA va ben oltre una operazione di polizia internazionale.
La rivendicazione televisiva di Bin Laden degli attentati in USA ed il delirante programma da lui enunciato di destabilizzare il mondo islamico per una guerra di religione contro l'occidente usando strumentalmente la questione palestinese e le difficili condizioni di vita di parte delle masse islamiche è un pericolo mortale per la pace mondiale, per la convivenza pacifica di popoli e culture, per la stessa lotta dei palestinesi e dei popoli dei paesi sottosviluppati.
Proprio per questo la lotta contro questo nuovo terrorismo globalizzato deve essere eminentemente politica, essere gestita da istituzioni internazionali quali l'Onu, e deve contemplare un uso della forza subordinato all'obiettivo politico di rimuovere le cause politiche e sociali sulle quali fa leva la strategia terrorista per ricercare consenso.
La guerra non è lo strumento efficace per lo smantellamento delle rete terrorista, per rimuovere complicità e connivenze; la guerra oltre l'inevitabile costo di vite umane innocenti tra la popolazione civile può sortire l'effetto di allargare il conflitto, di rafforzare i settori integralisti, di trascinare gran parte del pianeta in una situazione di conflitto generalizzato e prolungato che oltre a nuovi lutti e rovine di dimensioni oggi non prevedibili, come sempre nelle guerre, si scaricherebbe sulle popolazioni e sui più deboli.
Per questo la guerra va fermata, va ridato ruolo all'Onu come sede nella quale affrontare i problemi della lotta al terrorismo, della legalità e giustizia internazionale, sia sul piano politico con una azione tesa a risolvere pacificamente e con giustizia i principali punti di tensione internazionale a partire da quello palestinese, sia con una modifica dei meccanismi economici internazionali in direzione dello sviluppo delle zone arretrate del pianeta a partire da un piano straordinario immediato di aiuti alimentari e sanitari.
E' quindi necessaria una forte mobilitazione per fermare la guerra realizzando la più ampia convergenza su questo obiettivo.
La CGIL si deve fare parte dirigente di questo movimento mobilitando immediatamente le proprie strutture, promuovendo iniziative per conquistare a questi obiettivi non soltanto i lavoratori ma la gran parte della popolazione italiana.


Roma 9 Ottobre 2001
Lavoro Società – cambiare rotta