L’attacco militare ordinato dal presidente degli Stati Uniti nei confronti dell’Iraq è un grave atto di aggressione nei confronti di un paese sovrano, che non trova nessuna giustificazione politica né giuridica.
Ciò è ancor più grave in quanto effettuato attraverso la totale delegittimazione dell’ONU, dei sui organismi, e del suo segretario Kofi Annan.
Appare ormai chiaro che la di là del giudizio che si dà sul regime di Bagdad, questo bombardamento come le sanzioni economiche che affamano il popolo iracheno, nulla hanno a che fare con la "pace" e "la democrazia" ne tantomeno con il diritto internazionale, ma è del tutto evidente che serve a tutelare in questa zona gli interessi degli USA ( e delle multinazionali) attraverso la destabilizzazione politica e la pressione militare.
Pensiamo che tutte le forze democratiche, sia sociali che politiche, debbano mobilitarsi per opporsi alla "politica della guerra", difendendo invece l’autodeterminazione dei popoli.
Il Governo Italiano deve esprimere chiaramente la propria contrarietà all’aggressione statunitense.
Deve operare perché l’ONU assume di nuovo il ruolo centrale nello scenario politico internazionale.
Deve dare un segnale chiaro da subito non rispettando più l’embargo economico attuato nei confronti del popolo iracheno, e proponendo ai patners europei di prendere analoga decisione.
Il presidente Clinton deve inoltre assumersi la responsabilità davanti al mondo di aver voluto, anche per sviare l’attenzione dai suoi " rapporti impropri", ordinare un "vero e proprio" massacro di vittime innocenti.
I morti di Bagdad non sono meno gravi di quelli del Kossovo o della Bosnia per cui l’opinione pubblica mondiale si è tanto scandalizzata.
Roma 17 dicembre 1998