SENATO DELLA REPUBBLICA
XIII LEGISLATURA
N. 4641
DISEGNO DI LEGGE
approvato dalla Camera dei deputati il 31 maggio 2000 in un testo risultante
dalla unificazione dei disegni di legge
diniziativa dei deputati SCALIA (332); SIGNORINO, GIANNOTTI, MUSSI,
INNOCENTI, SERAFINI, MELANDRI, MANCINA, BOLOGNESI, BATTAGLIA, CACCAVARI, JANNELLI, LUMIA,
CHIAVACCI, PERUZZA, GAMBALE, LUCIDI, GIACCO, GATTO, RIZZA, BUFFO, LABATE e VIGNI (354);
PECORARO SCANIO (369); SAIA, NARDINI e VALPIANA (1484); LUMIA, POZZA TASCA e MANGIACAVALLO
(1832); CALDEROLI, ALBORGHETTI, APOLLONI, BALLAMAN, BALOCCHI, BAMPO, CÈ, CHINCARINI,
COLOMBO Paolo, DALLA ROSA, FONTAN, GAMBATO, RIZZI, RODEGHIERO, SANTANDREA, STEFANI,
STUCCHI e VASCON (2378); POLENTA, MATTARELLA, BIANCHI Giovanni, BRESSA, SORO, JERVOLINO
RUSSO, FIORONI, ALBANESE, BOCCIA, BORROMETI, CAMBURSANO, CANANZI, CASTELLANI, FRIGATO,
GIACALONE, MARINI, MERLO, MERLONI, MORGANDO, PEPE Mario, PISTELLI, PRESTAMBURGO, REPETTO,
RISARI, ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE, CARRATELLI Romano, SAONARA, SCANTAMBURLO,
TUCCILLO, VALETTO BITELLI, VOGLINO, VOLPINI e MOLINARI (2431); GUERZONI, RUZZANTE,
FAGGIANO e ROTUNDO (2625); LUCÀ, BIANCHI Giovanni, CHIUSOLI, LUCIDI, MASELLI, STELLUTI,
SAONARA, RIVA, BOVA, GAMBALE e ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE (2743); JERVOLINO RUSSO,
MATTARELLA, CAROTTI, BIANCHI Giovanni, FIORONI, POLENTA e GAMBALE (2752); BERTINOTTI,
COSSUTTA Armando, DILIBERTO, COSSUTTA Maura, SAIA, VALPIANA, BOGHETTA, BONATO, BRUNETTI,
BRUNO Eduardo, CANGEMI, CARAZZI, DE CESARIS, DE MURTAS, GALDELLI, GIORDANO, GRIMALDI,
LENTI, MALENTACCHI, MANTOVANI, MELONI, MICHELANGELI, MORONI, MUZIO, NARDINI, NESI,
ORTOLANO, PISAPIA, PISTONE, RIZZO Marco, ROSSI Edo, SANTOLI, STRAMBI e VENDOLA (3666); LO
PRESTI, TATARELLA, ALBONI, ALOI, AMATO, AMORUSO, ARMANI, BENEDETTI VALENTINI, BONO, BRUNO
Donato, BUONTEMPO, CARDIELLO, CARLESI, CARRARA Nuccio, CASCIO, COLA, CONTI, CUSCUNÀ, DEL
BARONE, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DIVELLA, FILOCAMO, FINO, FRAGALÀ, GALEAZZI, GARRA,
GASPARRI, GIORGETTI Alberto, LANDI, LUCCHESE, MANTOVANO, MANZONI, MARINACCI, MARTINI,
NAPOLI, NERI, PAMPO, PEPE Antonio, RALLO, RICCIO, RIZZO Antonio, SERRA, SIMEONE, TRINGALI,
URSO e PAOLONE (3751); ZACCHEO, GASPARRI, URSO, PACE Carlo, PACE Giovanni, CUSCUNÀ,
SELVA, CONTENTO, MESSA, PROIETTI, FRANZ, MAZZOCCHI, FINO, FRAGALÀ, PORCU, TRINGALI,
ALBONI, RASI, LOSURDO, LO PRESTI e ASCIERTO (3922); RUZZANTE (3945); BURANI PROCACCINI,
DIVELLA, FILOCAMO, MASSIDDA, CUCCU, BAIAMONTE e STAGNO dALCONTRES (5541)
(V. Stampati Camera nn. 332, 354, 369, 1484, 1832, 2378, 2431, 2625, 2743, 2752,
3666, 3751, 3922, 3945 e 5541)
e del disegno di legge
presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri
(PRODI)
e dal Ministro per la solidarietà sociale
(TURCO)
di concerto col Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica
(CIAMPI)
col Ministro dellinterno
(NAPOLITANO)
col Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali
(BASSANINI)
col Ministro della sanità
(BINDI)
col Ministro del lavoro e della previdenza sociale
(TREU)
col Ministro delle finanze
(VISCO)
col Ministro della pubblica istruzione e delluniversità
e della ricerca scientifica e tecnologica
(BERLINGUER)
e col Ministro per le pari opportunità
(FINOCCHIARO)
(V. Stampato Camera n. 4931)
Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza
il 1º giugno 2000
Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato
di interventi e servizi sociali
CAPO I
PRINCÌPI GENERALI DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI
Art. 1.
(Princìpi generali e finalità).
>tj;3> 1. La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema
integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità
della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene,
elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e
familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non
autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione.
>tj;3> 2. Ai sensi della presente legge, per "interventi e servizi
sociali" si intendono tutte le attività previste dallarticolo 128 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
>tj;3> 3. La programmazione e lorganizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali compete agli enti locali, alle regioni ed allo Stato ai sensi
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e della presente legge, secondo i principi
di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità,
copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità
dellamministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli enti locali.
4. Gli enti locali, le regioni e lo Stato, nellambito delle rispettive competenze,
riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli
organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle
fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato, degli enti
riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi
o intese operanti nel settore nella programmazione, nella organizzazione e nella gestione
del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
5. Alla gestione ed allofferta dei servizi provvedono soggetti pubblici nonchè, in
qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli
interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione,
organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni,
enti di patronato e altri soggetti privati. Il sistema integrato di interventi e servizi
sociali ha tra gli scopi anche la promozione della solidarietà sociale, con la
valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di
auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata.
6. La presente legge promuove la partecipazione attiva dei cittadini, il contributo delle
organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti per il
raggiungimento dei fini istituzionali di cui al comma 1.
>tj;3>7. Le disposizioni della presente legge costituiscono principi fondamentali ai
sensi dellarticolo 117 della Costituzione. Le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e di Bolzano provvedono, nellambito delle competenze
loro attribuite, ad adeguare i propri ordinamenti alle disposizioni contenute nella
presente legge, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti.
Art. 2.
(Diritto alle prestazioni).
1. Hanno diritto di usufruire delle prestazioni e dei servizi del sistema integrato
di interventi e servizi sociali i cittadini italiani e, nel rispetto degli accordi
internazionali, con le modalità e nei limiti definiti dalle leggi regionali, anche i
cittadini di Stati appartenenti allUnione europea ed i loro familiari, nonchè gli
stranieri, individuati ai sensi dellarticolo 41 del testo unico di cui al decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286. Ai profughi, agli stranieri ed agli apolidi sono
garantite le misure di prima assistenza, di cui allarticolo 129, comma 1, lettera h),
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
2. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha carattere di universalità. I
soggetti di cui allarticolo 1, comma 3, sono tenuti a realizzare il sistema di cui
alla presente legge che garantisce i livelli essenziali di prestazioni, ai sensi
dellarticolo 22, e a consentire lesercizio del diritto soggettivo a
beneficiare delle prestazioni economiche di cui allarticolo 24 della presente legge,
nonchè delle pensioni sociali di cui allarticolo 26 della legge 30 aprile 1969, n.
153, e successive modificazioni, e degli assegni erogati ai sensi dellarticolo 3,
comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
3. I soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o
parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico,
con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonchè
i soggetti sottoposti a provvedimenti dellautorità giudiziaria che rendono
necessari interventi assistenziali, accedono prioritariamente ai servizi e alle
prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali.
4. I parametri per la valutazione delle condizioni di cui al comma 3 sono definiti dai
comuni, sulla base dei criteri generali stabiliti dal Piano nazionale di cui
allarticolo 18.
5. Gli erogatori dei servizi e delle prestazioni sono tenuti, ai sensi dellarticolo
8, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ad informare i destinatari degli stessi
sulle diverse prestazioni di cui possono usufruire, sui requisiti per laccesso e
sulle modalità di erogazione per effettuare le scelte più appropriate.
Art. 3.
(Principi per la programmazione degli interventi e delle risorse del sistema integrato di
interventi e servizi sociali).
1. Per la realizzazione degli interventi e dei servizi sociali, in forma unitaria
ed integrata, è adottato il metodo della programmazione degli interventi e delle risorse,
delloperatività per progetti, della verifica sistematica dei risultati in termini
di qualità e di efficacia delle prestazioni, nonchè della valutazione di impatto di
genere.
2. I soggetti di cui allarticolo 1, comma 3, provvedono, nellambito delle
rispettive competenze, alla programmazione degli interventi e delle risorse del sistema
integrato di interventi e servizi sociali secondo i seguenti principi:
a) coordinamento ed integrazione con gli interventi sanitari e dellistruzione
nonchè con le politiche attive di formazione, di avviamento e di reinserimento al lavoro;
b) concertazione e cooperazione tra i diversi livelli istituzionali, tra questi ed
i soggetti di cui allarticolo 1, comma 4, che partecipano con proprie risorse alla
realizzazione della rete, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a
livello nazionale nonchè le aziende unità sanitarie locali per le prestazioni socio-
sanitarie ad elevata integrazione sanitaria comprese nei livelli essenziali del Servizio
sanitario nazionale.
3. I soggetti di cui allarticolo 1, comma 3, per le finalità della presente
legge, possono avvalersi degli accordi previsti dallarticolo 2, comma 203, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, anche al fine di garantire unadeguata partecipazione
alle iniziative ed ai finanziamenti dellUnione europea.
4. I comuni, le regioni e lo Stato promuovono azioni per favorire la pluralità di
offerta dei servizi garantendo il diritto di scelta fra gli stessi servizi e per
consentire, in via sperimentale, su richiesta degli interessati, leventuale scelta
di servizi sociali in alternativa alle prestazioni economiche, ad esclusione di quelle di
cui allarticolo 24, comma 1, lettera a), numeri 1) e 2), della presente
legge, nonchè delle pensioni sociali di cui allarticolo 26 della legge 30 aprile
1969, n. 153, e successive modificazioni, e degli assegni erogati ai sensi
dellarticolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Art. 4.
(Sistema di finanziamento delle politiche sociali).
1. La realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si avvale
di un finanziamento plurimo a cui concorrono, secondo competenze differenziate e con
dotazioni finanziarie afferenti ai rispettivi bilanci, i soggetti di cui allarticolo
1, comma 3.
2. Sono a carico dei comuni, singoli e associati, le spese di attivazione degli
interventi e dei servizi sociali a favore della persona e della comunità, fatto salvo
quanto previsto ai commi 3 e 5.
>tj;2> 3. Le regioni, secondo le competenze trasferite ai sensi dellarticolo
132 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonchè in attuazione della presente
legge, provvedono alla ripartizione dei finanziamenti assegnati dallo Stato per obiettivi
ed interventi di settore, nonchè, in forma sussidiaria, a cofinanziare interventi e
servizi sociali derivanti dai provvedimenti regionali di trasferimento agli enti locali
delle materie individuate dal citato articolo 132.
4. Le spese da sostenere da parte dei comuni e delle regioni sono a carico, sulla base dei
piani di cui agli articoli 18 e 19, delle risorse loro assegnate del Fondo nazionale per
le politiche sociali di cui allarticolo 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni, nonchè degli autonomi stanziamenti a carico dei
propri bilanci.
5. Ai sensi dellarticolo 129 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
competono allo Stato la definizione e la ripartizione del Fondo nazionale per le politiche
sociali, la spesa per pensioni, assegni e indennità considerati a carico del comparto
assistenziale quali le indennità spettanti agli invalidi civili, lassegno sociale
di cui allarticolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, il reddito minimo
di inserimento di cui allarticolo 59, comma 47, della legge 27 dicembre 1997, n.
449, nonchè eventuali progetti di settore individuati ai sensi del Piano nazionale di cui
allarticolo 18 della presente legge.
Art. 5.
(Ruolo del terzo settore).
1. Per favorire lattuazione del principio di sussidiarietà, gli enti locali,
le regioni e lo Stato, nellambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui
agli articoli 18 e 19, promuovono azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti
operanti nel terzo settore anche attraverso politiche formative ed interventi per
laccesso agevolato al credito ed ai fondi dellUnione europea.
>tj;2> 2. Ai fini dellaffidamento dei servizi previsti dalla presente
legge, gli enti pubblici, fermo restando quanto stabilito dallarticolo 11,
promuovono azioni per favorire la trasparenza e la semplificazione amministrativa nonchè
il ricorso a forme di aggiudicazione o negoziali che consentano ai soggetti operanti nel
terzo settore la piena espressione della propria progettualità, avvalendosi di analisi e
di verifiche che tengano conto della qualità e delle caratteristiche delle prestazioni
offerte e della qualificazione del personale.
3. Le regioni, secondo quanto previsto dallarticolo 3, comma 4, e sulla base di un
atto di indirizzo e coordinamento del Governo, ai sensi dellarticolo 8 della legge
15 marzo 1997, n. 59, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, con le modalità previste dallarticolo 8, comma 2, della
presente legge, adottano specifici indirizzi per regolamentare i rapporti tra enti locali
e terzo settore, con particolare riferimento ai sistemi di affidamento dei servizi alla
persona.
4. Le regioni disciplinano altresì, sulla base dei principi della presente legge e degli
indirizzi assunti con le modalità previste al comma 3, le modalità per valorizzare
lapporto del volontariato nellerogazione dei servizi.
CAPO II
ASSETTO ISTITUZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI
SOCIALI
Art. 6.
(Funzioni dei comuni).
1. I comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi
sociali svolti a livello locale e concorrono alla programmazione regionale. Tali funzioni
sono esercitate dai comuni adottando sul piano territoriale gli assetti più funzionali
alla gestione, alla spesa ed al rapporto con i cittadini, secondo le modalità stabilite
dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come da ultimo modificata dalla legge 3 agosto 1999, n.
265.
2. Ai comuni, oltre ai compiti già trasferiti a norma del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, ed alle funzioni attribuite ai sensi dellarticolo
132, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, spetta, nellambito
delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19 e secondo la
disciplina adottata dalle regioni, lesercizio delle seguenti attività:
a) programmazione, progettazione, realizzazione del sistema locale dei servizi
sociali a rete, indicazione delle priorità e dei settori di innovazione attraverso la
concertazione delle risorse umane e finanziarie locali, con il coinvolgimento dei soggetti
di cui allarticolo 1, comma 5;
b) erogazione dei servizi, delle prestazioni economiche diverse da quelle
disciplinate dallarticolo 22, e dei titoli di cui allarticolo 17, nonchè
delle attività assistenziali già di competenza delle province, con le modalità
stabilite dalla legge regionale di cui allarticolo 8, comma 5;
c) autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi sociali e delle strutture
a ciclo residenziale e semiresidenziale a gestione pubblica o dei soggetti di cui
allarticolo 1, comma 5, secondo quanto stabilito ai sensi degli articoli 8, comma 3,
lettera f), e 9, comma 1, lettera c);
d) partecipazione al procedimento per lindividuazione degli ambiti
terri->j>toriali, di cui allarticolo 8, comma 3, lettera a);
e) definizione dei parametri di valutazione delle condizioni di cui
allarticolo 2, comma 3, ai fini della determinazione dellaccesso prioritario
alle prestazioni e ai servizi.
3. Nellesercizio delle funzioni di cui ai commi 1 e 2 i comuni provvedono a:
a) promuovere, nellambito del sistema locale dei servizi sociali a rete,
risorse delle collettività locali tramite forme innovative di collaborazione per lo
sviluppo di interventi di auto-aiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini
nellambito della vita comunitaria;
b) coordinare programmi e attività degli enti che operano nellambito di
competenza, secondo le modalità fissate dalla regione, tramite collegamenti operativi tra
i servizi che realizzano attività volte allintegrazione sociale ed intese con le
aziende unità sanitarie locali per le attività socio-sanitarie e per i piani di zona;
c) adottare strumenti per la semplificazione amministrativa e per il controllo di
gestione atti a valutare lefficienza, lefficacia ed i risultati delle
prestazioni, in base alla programmazione di cui al comma 2, lettera a);
d) effettuare forme di consultazione dei soggetti di cui allarticolo 1, commi
5 e 6, per valutare la qualità e lefficacia dei servizi e formulare proposte ai
fini della predisposizione dei programmi;
e) garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei
servizi, secondo le modalità previste dagli statuti comunali.
4. Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture
residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente
informato, assume gli obblighi connessi alleventuale integrazione economica.
Art. 7.
(Funzioni delle province).
>tj;3> 1. Le province concorrono alla programmazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali per i compiti previsti dallarticolo 15 della legge 8
giugno 1990, n. 142, nonchè dallarticolo 132 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112, secondo le modalità definite dalle regioni che disciplinano il ruolo delle
province in ordine:
a) alla raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e sulle risorse rese
disponibili dai comuni e da altri soggetti istituzionali presenti in ambito provinciale
per concorrere allattuazione del sistema informativo dei servizi sociali;
b) allanalisi dellofferta assistenziale per promuovere approfondimenti
mirati sui fenomeni sociali più rilevanti in ambito provinciale fornendo, su richiesta
dei comuni e degli enti locali interessati, il supporto necessario per il coordinamento
degli interventi territoriali;
c) alla promozione, dintesa con i comuni, di iniziative di formazione, con
particolare riguardo alla formazione professionale di base e allaggiornamento;
d) alla partecipazione alla definizione e allattuazione dei piani di zona.
Art. 8.
(Funzioni delle regioni).
1. Le regioni esercitano le funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo
degli interventi sociali nonchè di verifica della rispettiva attuazione a livello
territoriale e disciplinano lintegrazione degli interventi stessi, con particolare
riferimento allattività sanitaria e socio-sanitaria ad elevata integrazione
sanitaria di cui allarticolo 2, comma 1, lettera n), della legge 30 novembre
1998, n. 419.
2. Allo scopo di garantire il costante adeguamento alle esigenze delle comunità
locali, le regioni programmano gli interventi sociali secondo le indicazioni di cui
allarticolo 3, commi 2 e 5, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
promuovendo, nellambito delle rispettive competenze, modalità di collaborazione e
azioni coordinate con gli enti locali, adottando strumenti e procedure di raccordo e di
concertazione, anche permanenti, per dare luogo a forme di cooperazione. Le regioni
provvedono altresí alla consultazione dei soggetti di cui agli articoli 1, commi 5 e 6, e
10 della presente legge.
3. Alle regioni, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, spetta in particolare lesercizio delle seguenti funzioni:
a) determinazione, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, tramite le forme di concertazione con gli enti locali interessati, degli
ambiti territoriali, delle modalità e degli strumenti per la gestione unitaria del
sistema locale dei servizi sociali a rete. Nella determinazione degli ambiti territoriali,
le regioni prevedono incentivi a favore dellesercizio associato delle funzioni
sociali in ambiti territoriali di norma coincidenti con i distretti sanitari già operanti
per le prestazioni sanitarie, destinando allo scopo una quota delle complessive risorse
regionali destinate agli interventi previsti dalla presente legge;
b) definizione di politiche integrate in materia di interventi sociali, ambiente,
sanità, istituzioni scolastiche, avviamento al lavoro e reinserimento nelle attività
lavorative, servizi del tempo libero, trasporti e comunicazioni;
c) promozione e coordinamento delle azioni di assistenza tecnica per la istituzione
e la gestione degli interventi sociali da parte degli enti locali;
d) promozione della sperimentazione di modelli innovativi di servizi in grado di
coordinare le risorse umane e finanziarie presenti a livello locale e di collegarsi
altresì alle esperienze effettuate a livello europeo;
e) promozione di metodi e strumenti per il controllo di gestione atti a valutare
lefficacia e lefficienza dei servizi ed i risultati delle azioni previste;
f) definizione, sulla base dei requisiti minimi fissati dallo Stato, dei criteri
per lautorizzazione, laccreditamento e la vigilanza delle strutture e dei
servizi a gestione pubblica o dei soggetti di cui allarticolo 1, commi 4 e 5;
g) istituzione, secondo le modalità definite con legge regionale, sulla base di
indicatori oggettivi di qualità, di registri dei soggetti autorizzati allesercizio
delle attività disciplinate dalla presente legge;
h) definizione dei requisiti di qualità per la gestione dei servizi e per la
erogazione delle prestazioni;
i) definizione dei criteri per la concessione dei titoli di cui allarticolo
17 da parte dei comuni, secondo i criteri generali adottati in sede nazionale;
l) definizione dei criteri per la determinazione del concorso da parte degli utenti
al costo delle prestazioni, sulla base dei criteri determinati ai sensi dellarticolo
18, comma 3, lettera g);
m) predisposizione e finanziamento dei piani per la formazione e
laggiornamento del personale addetto alle attività sociali;
n) determinazione dei criteri per la definizione delle tariffe che i comuni sono
tenuti a corrispondere ai soggetti accreditati;
o) esercizio dei poteri sostitutivi, secondo le modalità indicate dalla legge
regionale di cui allarticolo 3 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nei
confronti degli enti locali inadempienti rispetto a quanto stabilito dagli articoli 6,
comma 2, lettere a), b) e c), e 19.
4. Fermi restando i principi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, le regioni
disciplinano le procedure amministrative, le modalità per la presentazione dei reclami da
parte degli utenti delle prestazioni sociali e leventuale istituzione di uffici di
tutela degli utenti stessi che assicurino adeguate forme di indipendenza nei confronti
degli enti erogatori.
>tj;3> 5. La legge regionale di cui allarticolo 132 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112, disciplina il trasferimento ai comuni o agli enti locali delle
funzioni indicate dal regio decreto - legge 8 maggio 1927, n. 798, convertito dalla legge
6 dicembre 1928, n. 2838, e dal decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9, convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 marzo 1993, n. 67. Con la medesima legge, le regioni
disciplinano, con le modalità stabilite dallarticolo 3 del citato decreto
legislativo n. 112 del 1998, il trasferimento ai comuni e agli enti locali delle risorse
umane, finanziarie e patrimoniali per assicurare la copertura degli oneri derivanti
dallesercizio delle funzioni sociali trasferite utilizzate alla data di entrata in
vigore della presente legge per lesercizio delle funzioni stesse.
Art. 9.
(Funzioni dello Stato).
1. Allo Stato spetta lesercizio delle funzioni di cui allarticolo 129
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonchè dei poteri di indirizzo e
coordinamento e di regolazione delle politiche sociali per i seguenti aspetti:
a) determinazione dei principi e degli obiettivi della politica sociale attraverso
il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali di cui allarticolo 18;
>tj;2> b) individuazione dei livelli essenziali ed uniformi delle
prestazioni, comprese le funzioni in materia assistenziale, svolte per minori ed adulti
dal Ministero della giustizia, allinterno del settore penale;
>tj;2> c) fissazione dei requisiti minimi strutturali e organizzativi per
lautorizzazione allesercizio dei servizi e delle strutture a ciclo
residenziale e semiresidenziale; previsione di requisiti specifici per le comunità di
tipo familiare con sede nelle civili abitazioni;
d) determinazione dei requisiti e dei profili professionali in materia di
professioni sociali, nonchè dei requisiti di accesso e di durata dei percorsi formativi;
>tj;2> e) esercizio dei poteri sostitutivi in caso di riscontrata
inadempienza delle regioni, ai sensi dellarticolo 8 della legge 15 marzo 1997, n.
59, e dellarticolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
f) ripartizione delle risorse del Fon->j>do nazionale per le politiche
sociali secondo i criteri stabiliti dallarticolo 20, comma 7.
2. Le competenze statali di cui al comma 1, lettere b) e c), del presente
articolo sono esercitate sentita la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; le restanti competenze sono esercitate secondo
i criteri stabiliti dallarticolo 129, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112.
Art. 10.
(Istituzioni pubbliche di assistenza
e beneficenza).
1. Il Governo è delegato ad emanare, entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante una nuova
disciplina delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) di cui alla
legge 17 luglio 1890, n. 6972, e successive modificazioni, sulla base dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a) definire linserimento delle IPAB che operano in campo socio-assistenziale
nella programmazione regionale del sistema integrato di interventi e servizi sociali di
cui allarticolo 22, prevedendo anche modalità per la partecipazione alla
programmazione, secondo quanto previsto dallarticolo 3, comma 2, lettera b);
b) prevedere, nellambito del riordino della disciplina, la trasformazione
della forma giuridica delle IPAB al fine di garantire lobiettivo di unefficace
ed efficiente gestione, assicurando autonomia statutaria, patrimoniale, contabile,
gestionale e tecnica compatibile con il mantenimento della personalità giuridica
pubblica;
c) prevedere lapplicazione ai soggetti di cui alla lettera b):
1) di un regime giuridico del personale di tipo privatistico e di forme contrattuali
coerenti con la loro autonomia;
2) di forme di controllo relative allapprovazione degli statuti, dei bilanci annuali
e pluriennali, delle spese di gestione del patrimonio in materia di investimenti, delle
alienazioni, cessioni e permute, nonchè di forme di verifica dei risultati di gestione,
coerenti con la loro autonomia;
d) prevedere la possibilità della trasformazione delle IPAB in associazioni o in
fondazioni di diritto privato fermo restando il rispetto dei vincoli posti dalle tavole di
fondazione e dagli statuti, tenuto conto della normativa vigente che regolamenta la
trasformazione dei fini e la privatizzazione delle IPAB, nei casi di particolari
condizioni statutarie e patrimoniali;
e) prevedere che le IPAB che svolgono esclusivamente attività di amministrazione
del proprio patrimonio adeguino gli statuti, entro due anni dalla data di entrata in
vigore del decreto legislativo, nel rispetto delle tavole di fondazione, a principi di
efficienza, efficacia e trasparenza ai fini del potenziamento dei servizi; prevedere che
negli statuti siano inseriti appositi strumenti di verifica della attività di
amministrazione dei patrimoni;
f) prevedere linee di indirizzo e criteri che incentivino laccorpamento e la
fusione delle IPAB ai fini della loro riorganizzazione secondo gli indirizzi di cui alle
lettere b) e c);
g) prevedere la possibilità di separare la gestione dei servizi da quella dei
patrimoni garantendo comunque la finalizzazione degli stessi allo sviluppo e al
potenziamento del sistema integrato di interventi e servizi sociali;
h) prevedere la possibilità di scioglimento delle IPAB nei casi in cui, a seguito
di verifica da parte delle regioni o degli enti locali, risultino essere inattive nel
campo sociale da almeno due anni ovvero risultino esaurite le finalità previste nelle
tavole di fondazione o negli statuti; salvaguardare, nel caso di scioglimento delle IPAB,
leffettiva destinazione dei patrimoni alle stesse appartenenti, nel rispetto degli
interessi originari e delle tavole di fondazione o, in mancanza di disposizioni specifiche
nelle stesse, a favore, prioritariamente, di altre IPAB del territorio o dei comuni
territorialmente competenti, allo scopo di promuovere e potenziare il sistema integrato di
interventi e servizi sociali;
i) esclusione di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Sullo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 sono acquisiti i pareri della
Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, e delle rappresentanze delle IPAB. Lo schema di decreto legislativo è
successivamente trasmesso alle Camere per lespressione del parere da parte delle
competenti Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta giorni dalla data di
assegnazione.
3. Le regioni adeguano la propria disciplina ai principi del decreto legislativo di cui
al comma 1 entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto
legislativo.
Art. 11.
(Autorizzazione e accreditamento).
>tj;3> 1. I servizi e le strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale a
gestione pubblica o dei soggetti di cui allarticolo 1, comma 5, sono autorizzati dai
comuni. Lautorizzazione è rilasciata in conformità ai requisiti stabiliti dalla
legge regionale, che recepisce e integra, in relazione alle esigenze locali, i requisiti
minimi nazionali determinati ai sensi dellarticolo 9, comma 1, lettera c),
con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, sentiti i Ministri interessati e la
Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281.
2. I requisiti minimi nazionali trovano immediata applicazione per servizi e strutture
di nuova istituzione; per i servizi e le strutture operanti alla data di entrata in vigore
della presente legge, i comuni provvedono a concedere autorizzazioni provvisorie,
prevedendo ladeguamento ai requisiti regionali e nazionali nel termine stabilito da
ciascuna regione e in ogni caso non oltre il termine di cinque anni.
3. I comuni provvedono allaccreditamento, ai sensi dellarticolo 6, comma 2,
lettera c), e corrispondono ai soggetti accreditati tariffe per le prestazioni
erogate nellambito della programmazione regionale e locale sulla base delle
determinazioni di cui allarticolo 8, comma 3, lettera n).
4. Le regioni, nellambito degli indirizzi definiti dal Piano nazionale ai sensi
dellarticolo 18, comma 3, lettera e), disciplinano le modalità per il
rilascio da parte dei comuni ai soggetti di cui allarticolo 1, comma 5, delle
autorizzazioni alla erogazione di servizi sperimentali e innovativi, per un periodo
massimo di tre anni, in deroga ai requisiti di cui al comma 1. Le regioni, con il medesimo
provvedimento di cui al comma 1, definiscono gli strumenti per la verifica dei risultati.
Art. 12.
(Figure professionali sociali).
1. Con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, da emanare entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con i
Ministri della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, della pubblica istruzione e
delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica, sulla base dei criteri e
dei parametri individuati dalla Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai sensi dellarticolo 129, comma 2, del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono definiti i profili professionali delle
figure professionali sociali.
2. Con regolamento del Ministro per la solidarietà sociale, da emanare di concerto con
i Ministri della sanità e delluniversità e della ricerca scientifica e tecnologica
e dintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti:
a) le figure professionali di cui al comma 1 da formare con i corsi di laurea di
cui allarticolo 6 del regolamento recante norme concernenti lautonomia
didattica degli atenei, adottato con decreto del Ministro delluniversità e della
ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509;
b) le figure professionali di cui al comma 1 da formare in corsi di formazione
organizzati dalle regioni, nonchè i criteri generali riguardanti i requisiti per
laccesso, la durata e lordinamento didattico dei medesimi corsi di formazione;
c) i criteri per il riconoscimento e la equiparazione dei profili professionali
esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea di cui al comma 2, lettera a),
sono definiti dalluniversità ai sensi dellarticolo 11 del citato regolamento
adottato con decreto del Ministro delluniversità e della ricerca scientifica e
tecnologica 3 novembre 1999, n. 509.
4. Restano ferme le disposizioni di cui allarticolo 3-octies del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, introdotto dallarticolo 3 del decreto
legislativo 19 giugno 1999, n. 229, relative ai profili professionali dellarea
socio-sanitaria ad elevata integrazione socio-sanitaria.
>tj;3> 5. Ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con decreto dei Ministri per la solidarietà sociale, del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e per la funzione pubblica, da emanare entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate,
per le figure professionali sociali, le modalità di accesso alla dirigenza, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
6. Le risorse economiche per finanziare le iniziative di cui al comma 2 sono reperite
dalle amministrazioni responsabili delle attività formative negli stanziamenti previsti
per i programmi di formazione, avvalendosi anche del concorso del Fondo sociale europeo e
senza oneri aggiuntivi a carico dello Stato.
>lead>Art. 13.
(Carta dei servizi sociali).
>tj;2> 1. Al fine di tutelare le posizioni soggettive degli utenti, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la solidarietà
sociale, dintesa con i Ministri interessati, è adottato lo schema generale di
riferimento della carta dei servizi sociali. Entro sei mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ciascun ente
erogatore di servizi adotta una carta dei servizi sociali ed è tenuto a darne adeguata
pubblicità agli utenti.
2. Nella carta dei servizi sociali sono definiti i criteri per laccesso ai
servizi, le modalità del relativo funzionamento, le condizioni per facilitarne le
valutazioni da parte degli utenti e dei soggetti che rappresentano i loro diritti, nonchè
le procedure per assicurare la tutela degli utenti. Al fine di tutelare le posizioni
soggettive e di rendere immediatamente esigibili i diritti soggettivi riconosciuti, la
carta dei servizi sociali, ferma restando la tutela per via giurisdizionale, prevede per
gli utenti la possibilità di attivare ricorsi nei confronti dei responsabili preposti
alla gestione dei servizi.
>tj;2> 3. Ladozione della carta dei servizi sociali da parte degli erogatori
delle prestazioni e dei servizi sociali costituisce requisito necessario ai fini
dellaccreditamento.
CAPO III
DISPOSIZIONI PER LA REALIZZAZIONE DI PARTICOLARI INTERVENTI DI INTEGRAZIONE E SOSTEGNO
SOCIALE
>lp;18d>Art. 14.
(Progetti individuali per le persone disabili).
1. Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui
allarticolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nellambito della vita
familiare e sociale, nonchè nei percorsi dellistruzione scolastica o professionale
e del lavoro, i comuni, dintesa con le aziende unità sanitarie locali,
predispongono, su richiesta dellinteressato, un progetto individuale, secondo quanto
stabilito al comma 2.
2. Nellambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18
e 19, il progetto individuale comprende, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le
prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i
servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con
particolare riferimento al recupero e allintegrazione sociale, nonchè le misure
economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed
esclusione sociale. Nel progetto individuale sono definiti le potenzialità e gli
eventuali sostegni per il nucleo familiare.
>tj;3> 3. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la
solidarietà sociale, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, sono definite, nel rispetto dei principi di tutela della
riservatezza previsti dalla normativa vigente, le modalità per indicare nella tessera
sanitaria, su richiesta dellinteressato, i dati relativi alle condizio->j>ni
di non autosufficienza o di dipendenza per facilitare la persona disabile
nellaccesso ai servizi ed alle prestazioni sociali.
Art. 15.
(Sostegno domiciliare per le persone anziane non autosufficienti).
1. Ferme restando le competenze del Servizio sanitario nazionale in materia di
prevenzione, cura e riabilitazione, per le patologie acute e croniche, particolarmente per
i soggetti non autosufficienti, nellambito del Fondo nazionale per le politiche
sociali il Ministro per la solidarietà sociale, con proprio decreto, emanato di concerto
con i Ministri della sanità e per le pari opportunità, sentita la Conferenza unificata
di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, determina
annualmente la quota da riservare ai ser->j>vizi a favore delle persone anziane non
autosufficienti, per favorirne lautonomia e sostenere il nucleo familiare
nellassistenza domiciliare alle persone anziane che ne fanno richiesta.
2. Il Ministro per la solidarietà sociale, con il medesimo decreto di cui al comma 1,
stabilisce annualmente le modalità di ripartizione dei finanziamenti in base a criteri
ponderati per quantità di popolazione, classi di età e incidenza degli anziani,
valutando altresí la posizione delle regioni e delle province autonome in rapporto ad
indicatori nazionali di non autosufficienza e di reddito. In sede di prima applicazione
della presente legge, il decreto di cui al comma 1 è emanato entro novanta giorni dalla
data della sua entrata in vigore.
3. Una quota dei finanziamenti di cui al comma 1 è riservata ad investimenti e progetti
integrati tra assistenza e sanità, realizzati in rete con azioni e programmi coordinati
tra soggetti pubblici e privati, volti a sostenere e a favorire lautonomia delle
persone anziane e la loro permanenza nellambiente familiare secondo gli indirizzi
indicati dalla presente legge. In sede di prima applicazione della presente legge le
risorse individuate ai sensi del comma 1 sono finalizzate al potenziamento delle attività
di assistenza domiciliare integrata.
4. Entro il 30 giugno di ogni anno le regioni destinatarie dei finanziamenti di cui al
comma 1 trasmettono una relazione al Ministro per la solidarietà sociale e al Ministro
della sanità in cui espongono lo stato di attuazione degli interventi e gli obiettivi
conseguiti nelle attività svolte ai sensi del presente articolo, formulando anche
eventuali proposte per interventi innovativi. Qualora una o più regioni non provvedano
allimpegno contabile delle quote di competenza entro i tempi indicati nel riparto di
cui al comma 2, il Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con il Ministro della
sanità, sentita la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n 281, provvede alla rideterminazione e riassegnazione dei
finanziamenti alle regioni. Art. 16.
(Valorizzazione e sostegno
delle responsabilità familiari).
1. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali riconosce e sostiene il ruolo
peculiare delle famiglie nella formazione e nella cura della persona, nella promozione del
benessere e nel perseguimento della coesione sociale; sostiene e valorizza i molteplici
compiti che le famiglie svolgono sia nei momenti critici e di disagio, sia nello sviluppo
della vita quotidiana; sostiene la cooperazione, il mutuo aiuto e lassociazionismo
delle famiglie; valorizza il ruolo attivo delle famiglie nella formazione di proposte e di
progetti per lofferta dei servizi e nella valutazione dei medesimi. Al fine di
migliorare la qualità e lefficienza degli interventi, gli operatori coinvolgono e
responsabilizzano le persone e le famiglie nellambito dellorganizzazione dei
servizi.
2. I livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili nel territorio nazionale,
di cui allarticolo 22, e i progetti obiettivo, di cui allarticolo 18, comma 3,
lettera b), tengono conto dellesigenza di favorire le relazioni, la
corresponsabilità e la solidarietà fra generazioni, di sostenere le responsabilità
genitoriali, di promuovere le pari opportunità e la condivisione di responsabilità tra
donne e uomini, di riconoscere lautonomia di ciascun componente della famiglia.
3. Nellambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali hanno priorità:
a) lerogazione di assegni di cura e altri interventi a sostegno della
maternità e della paternità responsabile, ulteriori rispetto agli assegni e agli
interventi di cui agli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, alla legge 6
dicembre 1971, n. 1044, e alla legge 28 agosto 1997, n. 285, da realizzare in
collaborazione con i servizi sanitari e con i servizi socio - educativi della prima
infanzia;
b) politiche di conciliazione tra il tempo di lavoro e il tempo di cura, promosse
anche dagli enti locali ai sensi della legislazione vigente;
c) servizi formativi ed informativi di sostegno alla genitorialità, anche
attraverso la promozione del mutuo aiuto tra le famiglie;
d) prestazioni di aiuto e sostegno domiciliare, anche con benefici di carattere
economico, in particolare per le famiglie che assumono compiti di accoglienza, di cura di
disabili fisici, psichici e sensoriali e di altre persone in difficoltà, di minori in
affidamento, di anziani;
e) servizi di sollievo, per affiancare nella responsabilità del lavoro di cura la
famiglia, ed in particolare i componenti più impegnati nellaccudimento quotidiano
delle persone bisognose di cure particolari ovvero per sostituirli nelle stesse
responsabilità di cura durante lorario di lavoro;
f) servizi per laffido familiare, per sostenere, con qualificati interventi e
percorsi formativi, i compiti educativi delle famiglie interessate.
4. Per sostenere le responsabilità individuali e familiari e agevolare
lautonomia finanziaria di nuclei monoparentali, di coppie giovani con figli, di
gestanti in difficoltà, di famiglie che hanno a carico soggetti non autosufficienti con
problemi di grave e temporanea difficoltà economica, di famiglie di recente immigrazione
che presentino gravi difficoltà di inserimento sociale, nellambito delle risorse
disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, i comuni, in alternativa a
contributi assistenziali in denaro, possono concedere prestiti sullonore,
consistenti in finanziamenti a tasso zero secondo piani di restituzione concordati con il
destinatario del prestito. Lonere dellinteresse sui prestiti è a carico del
comune; allinterno del Fondo nazionale per le politiche sociali è riservata una
quota per il concorso alla spesa destinata a promuovere il prestito sullonore in
sede locale.
5. I comuni possono prevedere agevolazioni fiscali e tariffarie rivolte alle famiglie con
specifiche responsabilità di cura. I comuni possono, altresì, deliberare ulteriori
riduzioni dellaliquota dellimposta comunale sugli immobili (ICI) per la prima
casa, nonchè tariffe ridotte per laccesso a più servizi educativi e sociali.
6. Con la legge finanziaria per il 2001 sono determinate misure fiscali di agevolazione
per le spese sostenute per la tutela e la cura dei componenti del nucleo familiare non
autosufficienti o disabili. Ulteriori risorse possono essere attribuite per la
realizzazione di tali finalità in presenza di modifiche normative comportanti
corrispondenti riduzioni nette permanenti del livello della spesa di carattere corrente.
Art. 17.
(Titoli per lacquisto di servizi sociali).
>tj;3> 1. Fermo restando quanto previsto dallarticolo 2, commi 2, i
comuni possono prevedere la concessione, su richiesta dellinteressato, di titoli
validi per lacquisto di servizi sociali dai soggetti accreditati del sistema
integrato di interventi e servizi sociali ovvero come sostitutivi delle
prestazio->j>ni economiche diverse da quelle correlate al minimo vitale previste
dallarticolo 24, comma 1, lettera a), numeri 1) e 2), della presente legge,
nonchè dalle pensioni sociali di cui allarticolo 26 della legge 30 aprile 1969, n.
153, e successive modificazioni, e dagli assegni erogati ai sensi dellarticolo 3,
comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
>tj;3> 2. Le regioni, in attuazione di quanto stabilito ai sensi
dellarticolo 18, comma 3, lettera i), disciplinano i criteri e le modalità
per la concessione dei titoli di cui al comma 1 nellambito di un percorso
assistenziale attivo per la integrazione o la reintegrazione sociale dei soggetti
beneficiari, sulla base degli indirizzi del Piano nazionale degli interventi e dei servizi
sociali.
>lead>CAPO IV
STRUMENTI PER FAVORIRE IL RIORDINO DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI
Art. 18.
(Piano nazionale e piani regionali
degli interventi e dei servizi sociali).
1. Il Governo predispone ogni tre anni il Piano nazionale degli interventi e dei
servizi sociali, di seguito denominato "Piano nazionale", tenendo conto delle
risorse finanziarie individuate ai sensi dellarticolo 4 nonchè delle risorse
ordinarie già destinate alla spesa sociale dagli enti locali.
2. Il Piano nazionale è adottato previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro per la solidarietà sociale, sentiti i Ministri interessati. Sullo
schema di piano sono acquisiti lintesa con la Conferenza unificata di cui
allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nonchè i pareri degli
enti e delle associazioni nazionali di promozione sociale di cui allarticolo 1,
comma 1, lettere a) e b), della legge 19 novembre 1987, n. 476, e successive
modificazioni, maggiormente rappresentativi, delle associazioni di rilievo nazionale che
operano nel settore dei servizi sociali, delle organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative a livello nazionale e delle associazioni di tutela degli utenti. Lo schema
di piano è successivamente trasmesso alle Camere per lespressione del parere da
parte delle competenti Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta giorni
dalla data di assegnazione.
3. Il Piano nazionale indica:
a) le caratteristiche ed i requisiti delle prestazioni sociali comprese nei livelli
essenziali previsti dallarticolo 22;
b) le priorità di intervento attraverso lindividuazione di progetti
obiettivo e di azioni programmate, con particolare riferimento alla realizzazione di
percorsi attivi nei confronti delle persone in condizione di povertà o di difficoltà
psico-fisica;
c) le modalità di attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali
e le azioni da integrare e coordinare con le politiche sanitarie, dellistruzione,
della formazione e del lavoro;
d) gli indirizzi per la diffusione dei servizi di informazione al cittadino e alle
famiglie;
e) gli indirizzi per le sperimentazioni innovative, comprese quelle indicate
dallarticolo 3, comma 4, e per le azioni di promozione della concertazione delle
risorse umane, economiche, finanziarie, pubbliche e private, per la costruzione di reti
integrate di interventi e servizi sociali;
f) gli indicatori ed i parametri per la verifica dei livelli di integrazione
sociale effettivamente assicurati in rapporto a quelli previsti nonchè gli indicatori per
la verifica del rapporto costi - benefici degli interventi e dei servizi sociali;
g) i criteri generali per la disciplina del concorso al costo dei servizi sociali
da parte degli utenti, tenuto conto dei principi stabiliti dal decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 109;
h) i criteri generali per la determinazione dei parametri di valutazione delle
condizioni di cui allarticolo 2, comma 3;
i) gli indirizzi ed i criteri generali per la concessione dei prestiti
sullonore di cui allarticolo 16, comma 4, e dei titoli di cui
allarticolo 17;
l) gli indirizzi per la predisposizione di interventi e servizi sociali per le
persone anziane non autosufficienti e per i soggetti disabili, in base a quanto previsto
dallarticolo 14;
m) gli indirizzi relativi alla formazione di base e allaggiornamento del
personale;
>tj;3> n) i finanziamenti relativi a ciascun anno di vigenza del Piano
nazionale in coerenza con i livelli essenziali previsti dallarticolo 22, secondo
parametri basati sulla struttura demografica, sui livelli di reddito e sulle condizioni
occupazionali della popolazione;
o) gli indirizzi per la predisposizione di programmi integrati per obiettivi di
tutela e qualità della vita rivolti ai minori, ai giovani e agli anziani, per il sostegno
alle responsabilità familiari, anche in riferimento allobbligo scolastico, per
linserimento sociale delle persone con disabilità e limitazione dellautonomia
fisica e psichica, per lintegrazione degli immigrati, nonchè per la prevenzione, il
recupero e il reinserimento dei tossicodipendenti e degli alcoldipendenti.
4. Il primo Piano nazionale è adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
5. Il Ministro per la solidarietà sociale predispone annualmente una relazione al
Parlamento sui risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati dal Piano nazionale,
con particolare riferimento ai costi e allefficacia degli interventi, e fornisce
indicazioni per lulteriore programmazione. La relazione indica i risultati
conseguiti nelle regioni in attuazione dei piani regionali. La relazione dà conto
altresì dei risultati conseguiti nei servizi sociali con lutilizzo dei
finanziamenti dei fondi europei, tenuto conto dei dati e delle valutazioni forniti dal
Ministro del lavoro e della previdenza>j> sociale.
6. Le regioni, nellesercizio delle funzioni conferite dagli articoli 131 e 132 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e dalla presente legge, in relazione alle
indicazioni del Piano nazionale di cui al comma 3 del presente articolo, entro centoventi
giorni dalladozione del Piano stesso adottano nellambito delle risorse
disponibili, ai sensi dellarticolo 4, attraverso forme di intesa con i comuni
interessati ai sensi dellarticolo 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive
modificazioni, il piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, provvedendo in
particolare allintegrazione socio-sanitaria in coerenza con gli obiettivi del piano
sanitario regionale, nonchè al coordinamento con le politiche dellistruzione, della
formazione professionale e del lavoro.
>lead>Art. 19.
(Piano di zona).
>tj;3> 1. I comuni associati, negli ambiti territoriali di cui
allarticolo 8, comma 3, lettera a), a tutela dei diritti della popolazione,
dintesa con le aziende unità sanitarie locali, provvedono, nellambito delle
risorse disponibili, ai sensi dellarticolo 4, per gli interventi sociali e
socio-sanitari, secondo le indicazioni del piano regionale di cui allarticolo 18,
comma 6, a definire il piano di zona, che individua:
a) gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonchè gli strumenti e i
mezzi per la relativa realizzazione;
b) le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e
professionali, i requisiti di qualità in relazione alle disposizioni regionali adottate
ai sensi dellarticolo 8, comma 3, lettera h);
c) le forme di rilevazione dei dati nellambito del sistema informativo di cui
allarticolo 21;
d) le modalità per garantire lintegrazione tra servizi e prestazioni;
e) le modalità per realizzare il coordinamento con gli organi periferici delle
amministrazioni statali, con particolare riferimento allamministrazione
penitenziaria e della giustizia;
f) le modalità per la collaborazione dei servizi territoriali con i soggetti
operanti nellambito della solidarietà sociale a livello locale e con le altre
risorse della comunità;
g) le forme di concertazione con lazienda unità sanitaria locale e con i
soggetti di cui allarticolo 1, comma 4.
>tj;3>2. Il piano di zona, di norma adottato attraverso accordo di programma, ai
sensi dellarticolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni,
è volto a:
a) favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e
prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse locali di
solidarietà e di auto-aiuto, nonchè a responsabilizzare i cittadini nella programmazione
e nella verifica dei servizi;
b) qualificare la spesa, attivando risorse, anche finanziarie, derivate dalle forme
di concertazione di cui al comma 1, lettera g);
c) definire criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun comune, delle
aziende unità sanitarie locali e degli altri soggetti firmatari dellaccordo,
prevedendo anche risorse vincolate per il raggiungimento di particolari obiettivi;
d) prevedere iniziative di formazione e di aggiornamento degli operatori
finalizzate a realizzare progetti di sviluppo dei servizi.
3. Allaccordo di programma di cui al comma 2, per assicurare ladeguato
coordinamento delle risorse umane e finanziarie, partecipano i soggetti pubblici di cui al
comma 1 nonchè i soggetti di cui allarticolo 1, comma 4, e allarticolo 10,
che attraverso laccreditamento o specifiche forme di concertazione concorrono, anche
con proprie risorse, alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali previsto nel piano.
Art. 20.
(Fondo nazionale per le politiche sociali).
1. Per la promozione e il raggiungimento degli obiettivi di politica sociale, lo
Stato ripartisce le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali.
2. Per le finalità della presente legge il Fondo di cui al comma 1 è incrementato di
lire 106.700 milioni per lanno 2000, di lire 761.500 milioni per lanno 2001 e
di lire 922.500 milioni a decorrere dallanno 2002. Al relativo onere si provvede
mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2000-2002, nellambito dellunità previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica per lanno 2000, allo scopo utilizzando
quanto a lire 56.700 milioni per lanno 2000, a lire 591.500 milioni per lanno
2001 e a lire 752.500 milioni per lanno 2002, laccantonamento relativo al
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica; quanto a lire 50.000
milioni per lanno 2000 e a lire 149.000 milioni per ciascuno degli anni 2001 e 2002,
laccantonamento relativo al Ministero della pubblica istruzione; quanto a lire 1.000
milioni per ciascuno degli anni 2001 e 2002, le proiezioni dellaccantonamento
relativo al Ministero dellinterno; quanto a lire 20.000 milioni per ciascuno degli
anni 2001 e 2002, le proiezioni dellaccantonamento relativo al Ministero del
commercio con lestero.
3. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
4. La definizione dei livelli essenziali di cui allarticolo 22 è effettuata
contestualmente a quella delle risorse da assegnare al Fondo nazionale per le politiche
sociali tenuto conto delle risorse ordinarie destinate alla spesa sociale dalle regioni e
dagli enti locali, nel rispetto delle compatibilità finanziarie definite per
lintero sistema di finanza pubblica dal Documento di programmazione
economico-finanziaria.
5. Con regolamento, da emanare ai sensi dellarticolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, il Governo provvede a disciplinare modalità e procedure uniformi per
la ripartizione delle risorse finanziarie confluite nel Fondo di cui al comma 1 ai sensi
delle vigenti disposizioni di legge, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) razionalizzare e armonizzare le procedure medesime ed evitare sovrapposizioni e
diseconomie nellallocazione delle risorse;
b) prevedere quote percentuali di risorse aggiuntive a favore dei comuni associati
ai sensi dellarticolo 8, comma 3, lettera a);
c) garantire che gli stanziamenti a favore delle regioni e degli enti locali
costituiscano quote di cofinanziamento dei programmi e dei relativi interventi e prevedere
modalità di accertamento delle spese al fine di realizzare un sistema di progressiva
perequazione della spesa in ambito nazionale per il perseguimento degli obiettivi del
Piano nazionale;
d) prevedere forme di monitoraggio, verifica e valutazione dei costi, dei
rendimenti e dei risultati degli interventi, nonchè modalità per la revoca dei
finanziamenti in caso di mancato impegno da parte degli enti destinatari entro periodi
determinati;
e) individuare le norme di legge abrogate dalla data di entrata in vigore del
regolamento.
6. Lo schema di regolamento di cui al comma 5, previa deliberazione preliminare del
Consiglio dei ministri, acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è trasmesso
successivamente alle Camere per lespressione del parere da parte delle competenti
Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta giorni dalla data di
assegnazione. Decorso inutilmente tale termine, il regolamento può essere emanato.
7. Il Ministro per la solidarietà sociale, sentiti i Ministri interessati,
dintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, provvede, con proprio decreto, annualmente alla
ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, tenuto conto
della quota riservata di cui allarticolo 15, sulla base delle linee contenute nel
Piano nazionale e dei parametri di cui allarticolo 18, comma 3, lettera n).
In sede di prima applicazione della presente legge, entro novanta giorni dalla data della
sua entrata in vigore, il Ministro per la solidarietà sociale, sentiti i Ministri
interessati, dintesa con la Conferenza unificata di cui al citato articolo 8 del
decreto legislativo n. 281 del 1997, adotta il decreto di cui al presente comma sulla base
dei parametri di cui allarticolo 18, comma 3, lettera n). La ripartizione
garantisce le risorse necessarie per ladempimento delle prestazioni di cui
allarticolo 24.
8. A decorrere dallanno 2002 lo stanziamento complessivo del Fondo nazionale per le
politiche sociali è determinato dalla legge finanziaria con le modalità di cui
allarticolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni, assicurando comunque la copertura delle prestazioni di cui
allarticolo 24 della presente legge.
9. Alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui allarticolo 24,
confluiscono con specifica finalizzazione nel Fondo nazionale per le politiche sociali
anche le risorse finanziarie destinate al finanziamento delle prestazioni individuate dal
medesimo decreto legislativo.
10. Al Fondo nazionale per le politiche sociali affluiscono, altresì, somme derivanti da
contributi e donazioni eventualmente disposti da privati, enti, fondazioni,
organizzazioni, anche internazionali, da organismi dellUnione europea, che sono
versate allentrata del bilancio dello Stato per essere assegnate al citato Fondo
nazionale.
>tj;3> 11. Qualora le regioni ed i comuni non provvedano allimpegno contabile
della quota non specificamente finalizzata ai sensi del comma 9 delle risorse ricevute nei
tempi indicati dal decreto di riparto di cui al comma 7, il Ministro per la solidarietà
sociale, con le modalità di cui al medesimo comma 7, provvede alla rideterminazione e
alla riassegnazione delle risorse, fermo restando lobbligo di mantenere invariata
nel triennio la quota complessiva dei trasferimenti a ciascun comune o a ciascuna regione.
Art. 21.
(Sistema informativo dei servizi sociali).
>tj;3> 1. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni istituiscono un
sistema informativo dei servizi sociali per assicurare una compiuta conoscenza dei bisogni
sociali, del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali e poter disporre
tempestivamente di dati ed informazioni necessari alla programmazione, alla gestione e
alla valutazione delle politiche sociali, per la promozione e lattivazione di
progetti europei, per il coordinamento con le strutture sanitarie, formative, con le
politiche del lavoro e delloccupazione.
2. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è
nominata, con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, una commissione tecnica,
composta da sei esperti di comprovata esperienza nel settore sociale ed in campo
informativo, di cui due designati dal Ministro stesso, due dalla Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, due dalla Conferenza
Stato-città e autonomie locali. La commissione ha il compito di formulare proposte in
ordine ai contenuti, al modello ed agli strumenti attraverso i quali dare attuazione ai
diversi livelli operativi del sistema informativo dei servizi sociali. La commissione è
presieduta da uno degli esperti designati dal Ministro per la solidarietà sociale. I
componenti della commissione durano in carica due anni. Gli oneri derivanti
dallapplicazione del presente comma, nel limite massimo di lire 250 milioni annue,
sono a carico del Fondo nazionale per le politiche sociali.
3. Il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto, su proposta del Ministro
per la solidarietà sociale, sentite la Conferenza unificata di cui allarticolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e lAutorità per linformatica
nella pubblica amministrazione, definisce le modalità e individua, anche nellambito
dei sistemi informativi esistenti, gli strumenti necessari per il coordinamento tecnico
con le regioni e gli enti locali ai fini dellattuazione del sistema informativo dei
servizi sociali, in conformità con le specifiche tecniche della rete unitaria delle
pubbliche amministrazioni di cui allarticolo 15, comma 1, della legge 15 marzo 1997,
n. 59, tenuto conto di quanto disposto dallarticolo 6 del citato decreto legislativo
n. 281 del 1997, in materia di scambio di dati ed informazioni tra le amministrazioni
centrali, regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Le regioni, le
province e i comuni individuano le forme organizzative e gli strumenti necessari ed
appropriati per lattivazione e la gestione del sistema informativo dei servizi
sociali a livello locale.
4. Gli oneri derivanti dallapplicazione del presente articolo sono a carico del
Fondo nazionale per le politiche sociali. Nellambito dei piani di cui agli articoli
18 e 19, sono definite le risorse destinate alla realizzazione del sistema informativo dei
servizi sociali, entro i limiti di spesa stabiliti in tali piani.
CAPO V
INTERVENTI, SERVIZI ED EMOLUMENTI ECONOMICI DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI
SOCIALI
Sezione I
Disposizioni generali.
Art. 22.
(Definizione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).
1. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali si realizza mediante
politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando
servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la
definizione di percorsi attivi volti ad ottimizzare lefficacia delle risorse,
impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte.
2. Ferme restando le competenze del Servizio sanitario nazionale in materia di
prevenzione, cura e riabilitazione, nonchè le disposizioni in materia di integrazione
socio-sanitaria di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, gli interventi di seguito indicati costituiscono il livello essenziale
delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi secondo le
caratteristiche ed i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale,
nei limiti delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, tenuto conto delle
risorse ordinarie già destinate dagli enti locali alla spesa sociale:
a) misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito e servizi di
accompagnamento, con particolare riferimento alle persone senza fissa dimora;
b) misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di
persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita
quotidiana;
c) interventi di sostegno per i minori in situazioni di disagio tramite il sostegno
al nucleo familiare di origine e linserimento presso famiglie, persone e strutture
comunitarie di accoglienza di tipo familiare e per la promozione dei diritti
dellinfanzia e delladolescenza;
d) misure per il sostegno delle responsabilità familiari, ai sensi
dellarticolo 16, per favorire larmonizzazione del tempo di lavoro e di cura
familiare;
e) misure di sostegno alle donne in difficoltà per assicurare i benefici disposti
dal regio decreto-legge 8 maggio 1927, n. 798, convertito dalla legge 6 dicembre 1928, n.
2838, e dalla legge 10 dicembre 1925, n. 2277, e loro successive modificazioni,
integrazioni e norme attuative;
f) interventi per la piena integrazione delle persone disabili ai sensi
dellarticolo 14; realizzazione, per i soggetti di cui allarticolo 3, comma 3,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, dei centri socio-riabilitativi e delle
comunità-alloggio di cui allarticolo 10 della citata legge n. 104 del 1992, e dei
servizi di comunità e di accoglienza per quelli privi di sostegno familiare, nonchè
erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie;
g) interventi per le persone anziane e disabili per favorire la permanenza a
domicilio, per linserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di
accoglienza di tipo familiare, nonchè per laccoglienza e la socializzazione presso
strutture residenziali e semiresidenziali per coloro che, in ragione della elevata
fragilità personale o di limitazione dellautonomia, non siano assistibili a
domicilio;
h) prestazioni integrate di tipo socio-educativo per contrastare dipendenze da
droghe, alcol e farmaci, favorendo interventi di natura preventiva, di recupero e
reinserimento sociale;
i) informazione e consulenza alle persone e alle famiglie per favorire la fruizione
dei servizi e per promuovere iniziative di auto-aiuto.
3. Gli interventi del sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui al comma
2, lettera c), sono realizzati, in particolare, secondo le finalità delle leggi 4
maggio 1983, n. 184, 27 maggio 1991, n. 176, 15 febbraio 1996, n. 66, 28 agosto 1997, n.
285, 23 dicembre 1997, n. 451, 3 agosto 1998, n. 296, 31 dicembre 1998, n. 476, del testo
unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e delle disposizioni sul
processo penale a carico di imputati minorenni, approvate con decreto del Presidente della
Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, nonchè della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per i
minori disabili. Ai fini di cui allarticolo 11 e per favorire la
deistituzionalizzazione, i servizi e le strutture a ciclo residenziale destinati
allaccoglienza dei minori devono essere organizzati esclusivamente nella forma di
strutture comunitarie di tipo familiare.
4. In relazione a quanto indicato al comma 2, le leggi regionali, secondo i modelli
organizzativi adottati, prevedono per ogni ambito territoriale di cui allarticolo 8,
comma 3, lettera a), tenendo conto anche delle diverse esigenze delle aree urbane e
rurali, comunque lerogazione delle seguenti prestazioni:
a) servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e
consulenza al singolo e ai nuclei familiari;
b) servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personali e
familiari;
c) assistenza domiciliare;
d) strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali;
e) centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario.
Sezione II
Misure di contrasto alla povert>cm1>à e riordino degli emolumenti economici
assistenziali.
Art. 23.
(Reddito minimo di inserimento).
1. Larticolo 15 del decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, è sostituito
dal seguente:
"Art. 15. (Estensione del reddito minimo di inserimento). 1. Il
Governo, sentite la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, riferisce al Parlamento, entro il 30 maggio 2001, sullattuazione
della sperimentazione e sui risultati conseguiti. Con successivo provvedimento
legislativo, tenuto conto dei risultati della sperimentazione, sono definiti le modalità,
i termini e le risorse per lestensione dellistituto del reddito minimo di
inserimento come misura generale di contrasto della povertà, alla quale ricondurre anche
gli altri interventi di sostegno del reddito, quali gli assegni di cui allarticolo
3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e le pensioni sociali di cui
allarticolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni".
2. Il reddito minimo di inserimento di cui allarticolo 15 del decreto legislativo
18 giugno 1998, n. 237, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, è definito
quale misura di contrasto della povertà e di sostegno al reddito nellambito di
quelle indicate allarticolo 22, comma 2, lettera a), della presente legge.
Art. 24.
(Delega al Governo per il riordino degli emolumenti derivanti da invalidità civile,
cecità e sordomutismo).
1. Il Governo è delegato ad emanare, entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, nel rispetto del principio della separazione tra
spesa assistenziale e spesa previdenziale, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, un decreto legislativo recante norme per il riordino degli assegni e
delle indennità spettanti ai sensi delle leggi 10 febbraio 1962, n. 66, 26 maggio 1970,
n. 381, 27 maggio 1970, n. 382, 30 marzo 1971, n. 118, e 11 febbraio 1980, n. 18, e
successive modificazioni, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) riclassificazione delle indennità e degli assegni, e dei relativi importi, che
non determini una riduzione degli attuali trattamenti e, nel complesso, oneri aggiuntivi
rispetto a quelli determinati dallandamento tendenziale degli attuali trattamenti
previsti dalle disposizioni richiamate dal presente comma. La riclassificazione tiene
inoltre conto delle funzioni a cui gli emolumenti assolvono, come misure di contrasto alla
povertà o come incentivi per la rimozione delle limitazioni personali, familiari e
sociali dei portatori di handicap, per la valorizzazione delle capacità funzionali
del disabile e della sua potenziale autonomia psico-fisica, prevedendo le seguenti forme
di sostegno economico:
1) reddito minimo per la disabilità totale a cui fare afferire pensioni e assegni che
hanno la funzione di integrare, a seguito della minorazione, la mancata produzione di
reddito. Il reddito minimo, nel caso di grave disabilità, è cumulabile con
lindennità di cui al numero 3.1) della presente lettera;
2) reddito minimo per la disabilità parziale, a cui fare afferire indennità e assegni
concessi alle persone con diversi gradi di minorazione fisica e psichica per favorire
percorsi formativi, laccesso ai contratti di formazione e lavoro di cui al
decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
dicembre 1984, n. 863, e successive modificazioni, alla legge 29 dicembre 1990, n. 407, e
al decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1994, n. 451, ed a borse di lavoro di cui al decreto legislativo 7 agosto 1997, n.
280, da utilizzare anche temporaneamente nella fase di avvio al lavoro e da revocare al
momento dellinserimento definitivo;
3) indennità per favorire la vita autonoma e la comunicazione, commisurata alla gravità,
nonchè per consentire assistenza e sorveglianza continue a soggetti con gravi limitazioni
dellautonomia. A tale indennità afferiscono gli emolumenti concessi, alla data di
entrata in vigore della presente legge, per gravi disabilità, totale non autosufficienza
e non deambulazione, con lo scopo di rimuovere lesclusione sociale, favorire la
comunicazione e la permanenza delle persone con disabilità grave o totale non
autosufficienza a domicilio, anche in presenza di spese personali aggiuntive.
Lindennità può essere concessa secondo le seguenti modalità tra loro non
cumulabili:
3.1) indennità per lautonomia di disabili gravi o pluriminorati, concessa a titolo
della minorazione;
3.2) indennità di cura e di assistenza per ultrasessantacinquenni totalmente dipendenti;
b) cumulabilità dellindennità di cura e di assistenza di cui alla lettera a),
numero 3.2), con il reddito minimo di inserimento di cui allarticolo 23;
c) fissazione dei requisiti psico-fisici e reddituali individuali che danno luogo
alla concessione degli emolumenti di cui ai numeri 1) e 2) della lettera a) del
presente comma secondo quanto previsto dallarticolo 1, comma 1, secondo periodo, del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109;
d) corresponsione dei nuovi trattamenti per coloro che non sono titolari di
pensioni e indennità dopo centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del decreto
legislativo, prevedendo nello stesso la equiparazione tra gli emolumenti richiesti nella
domanda presentata alle sedi competenti ed i nuovi trattamenti;
e) equiparazione e ricollocazione delle indennità già percepite e in atto nel
termine massimo di un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo;
f) disciplina del regime transitorio, fatti salvi i diritti acquisiti per coloro
che già fruiscono di assegni e indennità;
g) riconoscimento degli emolumenti anche ai disabili o agli anziani ospitati in
strutture residenziali, in termini di pari opportunità con i soggetti non ricoverati,
prevedendo lutilizzo di parte degli emolumenti come partecipazione alla spesa per
lassistenza fornita, ferma restando la conservazione di una quota, pari al 50 per
cento del reddito minimo di inserimento di cui allarticolo 23, a diretto beneficio
dellassistito;
h) revisione e snellimento delle procedure relative allaccertamento
dellinvalidità civile e alla concessione delle prestazioni spettanti, secondo il
principio della unificazione delle competenze, anche prevedendo listituzione di uno
sportello unico; revisione dei criteri e dei requisiti che danno titolo alle prestazioni
di cui al presente articolo, tenuto conto di quanto previsto dallarticolo 4 della
legge 5 febbraio 1992, n. 104, dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 157, nonchè
dalla Classificazione internazionale dei disturbi, disabilità ed handicap
International classification of impairments, disabilities and handicaps (ICIDH),
adottata dallOrganizzazione mondiale della sanità; definizione delle modalità per
la verifica della sussistenza dei requisiti medesimi.
>tj;3> 2. Sullo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 sono acquisiti
lintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nonchè i pareri degli enti e delle associazioni
nazionali di promozione sociale di cui allarticolo 1, comma 1, lettere a) e b),
della legge 19 novembre 1987, n. 476, e successive modificazioni, delle organizzazioni
sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale e delle associazioni di tutela
degli utenti. Lo schema di decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere
per lespressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, che
si pronunciano entro trenta giorni dalla data di assegnazione.
Art. 25.
(Accertamento della condizione economica del richiedente).
1. Ai fini dellaccesso ai servizi disciplinati dalla presente legge, la
verifica della condizione economica del richiedente è effettuata secondo le disposizioni
previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto
legislativo 3 maggio 2000, n. 130.
Art. 26.
(Utilizzo di fondi integrativi per prestazioni sociali).
1. Lambito di applicazione dei fondi integrativi previsti dallarticolo
9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, comprende
le spese sostenute dallassistito per le prestazioni sociali erogate nellambito
dei programmi assistenziali intensivi e prolungati finalizzati a garantire la permanenza a
domicilio ovvero in strutture residenziali o semiresidenziali delle persone anziane e
disabili.
>lead>CAPO VI
DISPOSIZIONI FINALI
Art. 27.
(Istituzione della Commissione di indagine sulla esclusione sociale).
1. È istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Commissione di
indagine sulla esclusione sociale, di seguito denominata "Commissione".
2. La Commissione ha il compito di effettuare, anche in collegamento con analoghe
iniziative nellambito dellUnione europea, le ricerche e le rilevazioni
occorrenti per indagini sulla povertà e sullemarginazione in Italia, di promuoverne
la conoscenza nelle istituzioni e nellopinione pubblica, di formulare proposte per
rimuoverne le cause e le conseguenze, di promuovere valutazioni sulleffetto dei
fenomeni di esclusione sociale. La Commissione predispone per il Governo rapporti e
relazioni ed annualmente una relazione nella quale illustra le indagini svolte, le
conclusioni raggiunte e le proposte formulate.
3. Il Governo, entro il 30 giugno di ciascun anno, riferisce al Parlamento
sullandamento del fenomeno dellesclusione sociale, sulla base della relazione
della Commissione di cui al comma 2, secondo periodo.
4. La Commissione è composta da studiosi ed esperti con qualificata esperienza nel campo
dellanalisi e della pratica sociale, nominati, per un periodo di tre anni, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la
solidarietà sociale. Le funzioni di segreteria della Commissione sono assicurate dal
personale del Dipartimento per gli affari sociali o da personale di altre pubbliche
amministrazioni, collocato in posizione di comando o di fuori ruolo nelle forme previste
dai rispettivi ordinamenti. Per ladempimento dei propri compiti la Commissione può
avvalersi della collaborazione di tutte le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, degli enti pubblici, delle regioni e degli enti locali. La
Commissione può avvalersi altresí della collaborazione di esperti e può affidare la
effettuazione di studi e ricerche ad istituzioni pubbliche o private, a gruppi o a singoli
ricercatori mediante convenzioni.
5. Gli oneri derivanti dal funzionamento della Commissione, determinati nel limite massimo
di lire 250 milioni annue, sono a carico del Fondo nazionale per le politiche sociali.
Art. 28.
(Interventi urgenti per le situazioni
di povertà estrema).
1. Allo scopo di garantire il potenziamento degli interventi volti ad assicurare i
servizi destinati alle persone che versano in situazioni di povertà estrema e alle
persone senza fissa dimora, il Fondo nazionale per le politiche sociali è incrementato di
una somma pari a lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 2001 e 2002.
2. Ai fini di cui al comma 1, gli enti locali, le organizzazioni di volontariato e gli
organismi non lucrativi di utilità sociale nonchè le IPAB possono presentare alle
regioni, secondo le modalità e i termini definiti ai sensi del comma 3, progetti
concernenti la realizzazione di centri e di servizi di pronta accoglienza, interventi
socio-sanitari, servizi per laccompagnamento e il reinserimento sociale.
>tj;3> 3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
con atto di indirizzo e coordinamento deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta
del Ministro per la solidarietà sociale, dintesa con la Conferenza unificata di cui
allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti i
criteri di riparto tra le regioni dei finanziamenti di cui al comma 1, i termini per la
presenta->j>>tj;3>zione delle richieste di finanziamento dei progetti di cui
al comma 2, i requisiti per laccesso ai finanziamenti, i criteri generali di
valutazione dei progetti, le modalità per il monitoraggio degli interventi realizzati, i
comuni delle grandi aree urbane per i quali gli interventi di cui al presente articolo
sono considerati prioritari.
4. Allonere derivante dallattuazione del presente articolo, pari a lire 20
miliardi per ciascuno degli anni 2001 e 2002, si provvede mediante corrispondente
riduzione delle proiezioni per gli anni 2001 e 2002 dello stanziamento iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2000-2002, nellambito dellunità previsionale di base
di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica per lanno 2000, allo scopo
parzialmente utilizzando laccantonamento relativo al Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica.
Art. 29.
(Disposizioni sul personale).
1. La Presidenza del Consiglio dei ministri è autorizzata a bandire concorsi
pubblici per il reclutamento di cento unità di personale dotate di professionalità ed
esperienza in materia di politiche sociali, per lo svolgimento, in particolare, delle
funzioni statali previste dalla presente legge, nonchè in materia di adozioni
internazionali, politiche di integrazione degli immigrati e tutela dei minori non
accompagnati. Al predetto personale non si applica la disposizione di cui
allarticolo 12, comma 1, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59. Le
assunzioni avvengono in deroga ai termini ed alle modalità di cui allarticolo 39
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.
2. Allonere derivante dallattuazione del comma 1, pari a lire 2 miliardi
per lanno 2000 e a lire 7 miliardi annue a decorrere dallanno 2001, si
provvede a valere sul Fondo nazionale per le politiche sociali, come rifinanziato ai sensi
dellarticolo 20 della presente legge.
Art. 30.
(Abrogazioni).
1. Alla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati
larticolo 72 della legge 17 luglio 1890, n. 6972, e il comma 45 dellarticolo
59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
2. Alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui allarticolo 10
è abrogata la disciplina relativa alle IPAB prevista dalla legge 17 luglio 1890, n. 6972.
Alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui allarticolo 24 sono
abrogate le disposizioni sugli emolumenti economici previste dalle leggi 10 febbraio 1962,
n. 66, 26 maggio 1970, n. 381, 27 maggio 1970, n. 382, 30 marzo 1971, n. 118, e 11
febbraio 1980, n. 18, e successive modificazioni.
>ic>>pc;35>
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