REFERENDUM - Disciplina dei licenziamenti

 

Per abrogare, fermo restando il risarcimento patrimoniale, la riassunzione obbligatoria e forzosa nei licenziamenti individuali, non viziati da motivo illecito o discriminatorio, vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro.

 

QUESITO

"Volete voi che sia abrogata la legge 20 maggio 1970, n. 300, recante "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento" e successive modificazioni, limitatamente all'Articolo 18 ?".

 COMMENTO

Il referendum (n.14) proposto dai radicali per abrogare, fermo restando il risarcimento patrimoniale, l'obbligo di riassunzione del lavoratore licenziato, vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro nelle piccole imprese ha come obiettivo "la rimozione della materiale impossibilità di licenziare nelle imprese con più di 15 dipendenti".La "materiale impossibilità" secondo i radicali consiste nel fatto che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che il referendum propone di abolire) prevede che "in caso di licenziamento il giudice può decretare la reintegrazione, annullando il provvedimento di licenziamento e tutte le sue conseguenze, senza tener conto del fatto che con il licenziamento diviene chiara la rottura di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore, fattore determinante per la vita delle imprese di minori dimensioni".

Dunque, da un lato non è impossibile licenziare (purché vi sia preavviso e giusta causa) dall’altro è giusto sanzionare i licenziamenti illegittimi. Inoltre il problema che i radicali sollevano, quello del rapporto fiduciario, sono loro stessi ad ammettere che si pone solo fino a certe dimensioni (fissate oggi dalla legge in 15 dipendenti). Il successo del referendum, invece, determinerebbe (sono Pannella-Bonino stessi a ammetterlo nel loro materiale di propaganda) "per tutte le imprese [indipendentemente dalla soglia dimensionale] il regime vigente per quelle che non superano i 15 dipendenti, per le quali la "sanzione" prevista per il datore di lavoro consiste nella riassunzione (comunque meno onerosa del reintegro) o, in alternativa, nella corresponsione di una indennità monetaria pari a 2,5-6 volte la retribuzione mensile. Dunque è chiaro che, al di là del fatto che (come dichiarano nella loro propaganda) "è chiaro che il referendum intende aprire uno scontro" e che "è altrettanto chiaro che, successivamente, il legislatore dovrebbe intervenire" e che "per le grandi imprese con centinaia o migliaia di dipendenti potrebbe ancora essere concepibile una normativa simile a quella attuale", rientra nella piena libertà di iniziativa politica dei radicali di Pannella-Bonino aprire uno scontro con l’obiettivo di colpire i lavoratori (e le persone oneste che rispettano le leggi) nel nostro paese, purchè sia chiaro quali conseguenze avrebbe per la libertà del lavoro e della impresa l’approvazione dei loro referendum: cancellare lo stato di diritto nei rapporti di lavoro; strizzare l’occhio all’Italia della illegalità e della sopraffazione.