OLD E NEW ECONOMY UNA NUOVA STRATEGIA SINDACALE PER LA TUTELA E LA DIGNITA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI
Stiamo vivendo nel pieno di una trasformazione mondiale delle leggi che regolano leconomia, con sviluppi preoccupanti per le condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, non solo in Italia, ma nellintero pianeta. Subiamo una vera e propria campagna di persuasione attraverso i media, dellirreversibilità del fenomeno che comporta un inevitabile arretramento delle condizioni lavorative. La grande economia mondiale ha, secondo questo pensiero, il compito di ricostruire il nuovo mondo, dove il profitto è il "verbo" dogni scelta, e dove è data allinteresse economico lassolutezza e la priorità rispetto ai bisogni della collettività e anche dello Stato sovrano.. Gli elementi che caratterizzano questa teoria sono l'espansione dei sistemi informatizzati, delle telecomunicazioni e dei mezzi dinformazione. Noi oggi vogliamo lanciare una sfida allinterno della CGIL per uninversione di rotta rispetto alla strategia fin ad oggi adottata, vogliamo capire, studiare e costruire una cultura del sindacato e della rappresentanza attraverso un analisi che parta dal lavoro e dalle necessità delle lavoratrici e dai lavoratori e che ridefinisca obbiettivi, forme di aggregazione e di tutela. Occorre, quindi, comprendere immediatamente i punti dello scontro in atto tra il capitale e le masse lavoratrici ed individuare le strategie unificanti, per la difesa della dignità e dei diritti dei lavoratori. Dobbiamo conquistare subito condizioni minime di salario e di diritti, in una strategia Europea che operi unazione contrattuale di livellamento medio tra i lavoratori nella comunità. Lobbiettivo di ricomposizione di una forza organizzata che come soggetto del mondo del lavoro ridefinisca la sua rappresentanza sindacale e politica. Oggi in Italia si sta consumando una battaglia sottovalutata da tutto il movimento sindacale e dai partiti della sinistra. E doveroso comprendere le ragioni del NO dei lavoratori al contratto di Armonizzazione Telecom. E doveroso portare alla verifica dei lavoratori interessati il nuovo contratto di settore TLC. E un obbligo di democrazia sindacale che non può essere surrogato dai Direttivi Sindacali Nazionali delle Categorie coinvolte. La strategia confederale scelta per la definizione degli ambiti contrattuali in cui far confluire tutta la contrattazione Italiana esistente è senzaltro da BOCCIARE in quanto tende a livellare al minimo i diritti, le normative ed i salari con una forte precarizzazione del lavoro e a concedere alle Aziende ampi margini di discrezionalità. Con questa filosofia si può prevedere in una nuova contrattazione europea il rischio di ulteriori peggioramenti. Centrale nella nostra lotta resta una ricomposizione di nuove categorie contrattuali che rispondano ai reali bisogni e alle reali rivendicazioni del mondo del lavoro. Questa battaglia non può vedere la perdita del potere dacquisto dei salari, non può vedere una assurda diversificazione di trattamenti salariali diversi tra vecchi e nuovi lavoratori. Non dimentichiamo quanto le imprese italiane hanno ottenuto nella contrattazione degli ultimi 8 anni grazie allaccordo del 23 luglio 1993 (politica della concertazione). Già questo produce ampi margini dimpresa in un mercato che ci deve vedere soggetti che puntano alla qualità nellofferta e non competere sul costo più basso della manodopera, sapendo che già è molto ampia la fetta di agevolazioni che lo Stato offre allimprese in termini fiscali e normativi.
Milano, 10 novembre 2000 |