T.I.I.T.ANIC: S.O.S. INFORMATICA

Un appello per impedire lo smantellamento
di un settore industriale strategico per il Paese

L’informatica di Telecom rischia di essere smantellata: a distanza di pochi mesi dalla costituzione di T.I.I.T., il Comparto informatica di Telecom Italia, è cominciata l’operazione di scomposizioni e ricomposizioni aziendali, di spostamenti di quote societarie e cambiamenti di ragione sociale che, in breve tempo, rischia di portare alla disgregazione del più importante presidio nazionale nel settore dell’IT.

T.I.I.T.: contenitore o sistema industriale?

Telecom Italia Information Technology: 44 società, più di 12.000 dipendenti, 4.300 miliardi di ricavi, 20% del mercato nazionale dei servizi IT. Il piano industriale di TIIT, recentemente approvato dal CdA, definisce un semplice contenitore che consente a Telecom di razionalizzare i settori immediatamente utili per le tlc e di tenere insieme questo mosaico di imprese fino al momento della vendita all'asta.

Un’operazione finanziaria

Qui non si tratta di mettere in discussione l’assioma per cui le scelte manageriali debbano produrre valore per l’azionista, si tratta invece di capire quanto sia pressante per Colaninno l’urgenza di ripianare i debiti accumulati nella scalata a Telecom. Non siamo infatti di fronte a strategie di investimento e di integrazione per il Comparto ma ad un piano industriale che si presenta come una sommatoria di operazioni parziali e contraddittorie, incoerenti rispetto ai proclami di rilancio industriale e condizionate da una logica prettamente finanziaria.

Un metodo pericoloso

Il metodo usato da Telecom, nel caso dell’informatica, si esplicita in due momenti diversi. In una prima fase si procede al sezionamento delle attività e nella seconda fase alla loro disarticolazione: per le attività più specificatamente collegate alle tlc si mantiene il collegamento con la casa madre, per altre si punta al collocamento in borsa, con la speranza di cavalcare l’onda buona della net-economy, e tutto il resto, espropriato dei centri di eccellenza, si mette sul mercato.

Spezzatino senza futuro

Appiattimento sull’indotto Telecom, scommessa borsistica, polverizzazione del presidio territoriale e vendita all’asta: queste soluzioni sono tutte accomunate dalla perdita della massa critica e delle sinergie necessarie al confronto con un mercato in rapida evoluzione e dalla incertezza delle prospettive a media e lunga scadenza. Si tratta di un progetto industriale privo di prospettive e non è difficile intuire il pericolo che, dopo il ritocco organizzativo, Telecom intenda procedere a una serie di dismissioni.

Una prospettiva diversa

L’ICT è un processo industriale complesso, che si regge su una gamma vasta e articolata di professionalità e competenze e che si nutre di ricerca applicata, di convergenza di tecnologie, di osmosi di mercati diversi. Lo sviluppo di questo settore può essere sostenuto solo da una decisa politica di investimento e integrazione che preservi e rafforzi la dimensione industriale, il grado di coesione e le sinergie della rete di imprese che costituiscono il Comparto.

Con questo appello ci rivolgiamo a donne e uomini della società civile, del mondo della cultura e della ricerca, delle istituzioni e a tutti coloro che credono ad uno sviluppo economico e sociale qualitativamente fondato, che non condanni il nostro paese al ruolo di sub-fornitore di economie più forti.

Chiediamo anche il sostegno e l’adesione alle altre RSU, alle strutture sindacali locali e nazionali, a tutti coloro che, per l’impegno maturato nel mondo del lavoro, possano condividere l’importanza di questa battaglia.

Senza una forte e significativa presenza in uno dei settori tecnologici più avanzati sarà pesantemente compromessa l'autonomia dello sviluppo italiano nei prossimi anni.

FIM, FIOM, UILM e Coordinamento nazionale RSU Gruppo FINSIEL

 

Prime adesioni: Pierre Carniti, Augusto Graziani, Bruno Morandi, Gabriele Polo, Marco Revelli.

Per leggere l’appello completo e per aderire: sito internet www.tiitanic.it