| Per una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro Nel giugno 1995, un giudizio popolare (sostenuto anche da un parere favorevole della Corte Costituzionale) sul quesito referendario sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale apriva la strada al varo di una legge che rendesse esigibili questi diritti nei luoghi di lavoro. Il risultato del referendum popolare poneva quindi il legislatore (Governo e Parlamento) di fronte al compito di stabilire norme certe ed esigibili per lelezione delle Rsu nei luoghi di lavoro, per garantire la loro capacità di rappresentare la libera espressione di voto dei lavoratori unitamente al loro diritto alla contrattazione, e per lesercizio della democrazia nei luoghi di lavoro in modo tale da rendere certa e vincolante la partecipazione diretta dei lavoratori alla approvazione degli accordi sindacali. A distanza di 6 anni, nonostante le tante promesse da parte del quadro politico, nonostante le tante iniziative che rivendicavano lemanazione di una legge, nulla è stato fatto. Ciò è ancor più grave perché, come spesso già denunciato, i ritardi di questa legge vanno imputati alle pressioni esercitate esplicitamente dalle forze padronali ed alla debolezza del quadro politico che, diviso anche nelle forze che sostenevano la maggioranza di Governo, ha di fatto derogato agli impegni derivanti dal dare forma legislativa al risultato del referendum lasciando che tutte le proposte di legge venissero lasciate languire tra veti e pregiudiziali, che avevano come unico obiettivo quello di bloccare e snaturare le varie proposte di legge in materia. Ciò è ancora più grave perché, mentre tra titubanze, incertezze e scarsa autonomia dalla Confindustria il Legislatore non è riuscito in 6 anni a dare alcuno sbocco ad una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro, lo stesso Legislatore (in soli 7 giorni di discussione) ha potuto e voluto legiferare sulle norme antisciopero che proprio le forze più ostili allaffermazione di una forte rappresentanza e di una vera democrazia nei luoghi di lavoro, avevano rivendicato e voluto. Noi, delegate e delegati RSU, attivisti sindacali continuiamo a ritenere che una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro sia un irrinunciabile ed importante strumento per sostenere e rilanciare liniziativa sindacale, dando forza e potere contrattuale e di rappresentanza proprio a quei soggetti (i delegati e le delegate liberamente eletti) che determinano immediatamente la vita e la funzione del sindacato nei luoghi di lavoro. Continuiamo a ritenere che il voto delle lavoratrici e dei lavoratori debba essere libero e vincolante nellelezione dei loro rappresentanti e per decidere sulle scelte e sugli accordi sindacali. Per questo non smettiamo di lottareper una legge che renda esigibili e certi questi diritti La prossima fine di questa Legislatura non fa venire meno questo nostro obiettivo. Un obiettivo che vogliamo anzi rilanciare chiamando le forze Politiche ad un impegno esplicito affinchè nei programmi della prossima campagna elettorale la questione di una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro sia indicata tra le priorità della prossima legislatura. Questo perché, tra laltro, riteniamo che non ci possa essere riforma democratica dello Stato e riforma degli assetti istituzionali ed elettorali della rappresentanza politica lasciando fuori dalla porta la democrazia nei luoghi di lavoro, cioè le norme che regolano lesercizio della democrazia sindacale e la sua rappresentatività tra i lavoratori. Invitiamo quindi le RSU, le delegate ed i delegati di luogo di lavoro, gli attivisti sindacali, i sindacalisti ad aderire a questo appello ed a sostenere e partecipare alliniziativa di mobilitazione a sostegno di una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale nei luoghi di lavoro mercoledì 14 febbraio 2001 a Roma dalle ore 11 - presidio davanti alla sede del Parlamentro in P.zza Montecitorio dalle ore 14 - tavola rotonda e incontro con le forze politiche
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