Genova ha dimostrato che i valori della sinistra, della democrazia e della solidarietà non sono stati sconfitti. Genova ha dimostrato chi sono oggi i veri nemici della democrazia e delle libertà. Genova ha dimostrato che uniti possiamo vincere

Il governo ha realizzato le provocazioni che si aspettava. Un morto, oltre 600 feriti e quasi 300 arresti tra i manifestanti del GSF. Con il provocatorio assalto notturno al GSF ha ora fatto un passo avanti....tentare di criminalizzare ed assimilare il GSF e tutte le forze in campo a Genova ai prezzolati provocatori, la stessa strategia con cui si cerca di marginalizzare ed isolare quelle forze sindacali che si oppongono alla deriva nerocorporativa che il nuovo Governo vuole imporre anche sul terreno delle relazioni sindacali.
Si è lavorato scientificamente per questa ipotesi. E' da mesi che si sta parlando su tutti gli organi di stampa degli "anarchici insurrezionalisti" che si preparavano a mettere a ferro e fuoco la città di Genova.
Le "potenti" forze di Polizia e di intelligence che da mesi si stanno preparando all'evento non sono state capaci di contrastare 200-300 manifestanti che per due giorni hanno incendiato auto, cassonetti, distrutto banche, vetrine e tutto quello che avevano attorno in modo indisturbato.
Chi era presente a Genova non può non aver notato come le forze dell'ordine abbiano fatto di tutto per spingere i prezzolati provocatori verso i presidi dove erano allocati i manifestanti del Genoa Social Forum e verso il corteo. Ogni qual volta il servizio d'ordine dei manifestanti tentava di respingere i sedicenti anarchici mostrando la propria estraneità nei loro confronti la Polizia ha caricato tutti in modo indiscriminato. A guardar le cose da vicino non si può non ricavare l'impressione che tutto sia stato parte di una chiara tattica che mirava ad utilizzare questi provocatori per reprimere il movimento che si era dato appuntamento a Genova.

Troppi elementi e testimoniane dimostrano che tra i così detti "black block" si sono mossi infiltrati e provocatori di professione.
Non ci sono dubbi che quello a cui si è assistito è una tragica riproposizione della "strategia della tensione" organizzata in grande stile da un governo di destra cinico e ipocrita che fingendo di contrattare con i manifestanti politici ha invece avviato la sua strategia di riduzione dei diritti e delle libertà.

La responsabilità totale dei fatti di Genova va attribuita completamente al Governo che ha gestito tutta la vicenda col chiaro obiettivo di umiliare la contestazione e di impedirne lo svolgimento. Le provocazioni successive, come quelle degli attacchi inutili e gratuiti ai cortei anche quando stavano ormai ritirandosi e l'assalto notturno alla sede del GSF col tentativo di criminalizzarne la struttura sono un mmessaggio chiaro ed esplicito di chi vuole impedire che una contestazione così ampia abbia modo di svilupparsi ulteriormente.
I fatti di Genova e quanto sta ora succedendo dimostrano l'errore della maggioranza del gruppo dirigente della Cgil che non ha aderito al movimento ed alla manifestazione contro il G8, e non ha compreso il livello di attacco, come d'altronde avviene sui temi del lavoro e del salario, alla stessa democrazia nel nostro paese. Su temi così importanti, che sottintendono tutti gli elementi dell'attacco attualmente aperto contro lo stesso sindacato,  il principale sindacato italiano ha la responsabilità di non aver legittimato e garantito, con la propria presenza, l'incolumità di migliaia di lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione anche su convocazione della Fiom, di diverse Camere del lavoro, della sinistra sindacale Cgil e dei sindacati di base, ma ha anche la responsabilità di non aver favorito quella unità di obiettivi che stanno alla base della lotta per il lavoro ed il salario e la lotta contro la globalizzazione.
Responsabilità che va delineata anche per l'assurdo comportamento dei DS che hanno abbandonato la piazza, cedendo alla prima provocazione del Governo, non riconoscendo e non legittimando la portata e la validità del movimento in campo e non comprendendo la portata dello scontro politico e sociale che ha come posta la stessa democrazia.

Genova ha reso chiaro a tutti quella che è la posta in gioco.

Attorno agli obiettivi di democrazia e di libertà bisogna rilanciare oggi, urgentemente, una piattaforma che abbia alla testa il movimento operaio e le sue organizzazioni e che sappia aprire, sostenere ed aiutare l'organizzazione di un movimento più ampio.

Approviamo la proposta el GSF di una grande manifestazione a Roma a Novembre, ma questa non deve essere una iniziativa isolata. Dobbiamo, legare gli obiettivi anti-globalizzazione alle lotte dei lavoratori sui contratti e dobbiamo costruire un punto di iniziativa unitaria che abbia al proprio centro la difesa dello stato sociale e della democrazia a partire dalle lotte contro la finanziaria del Governo Berlusconi.

A partire dalla Sinistra Sindacale in Cgil, dalla Fiom, dalle Camere del Lavoro di Brescia e dalle altre che hanno aderito, bisogna subito lavorare per portare tutta la Cgil su questa necessità non più rinviabile, cominciando col chiedere a tutta la Cgil  l'adesione al GSF ed alla manifestazione di Novembre. Per questo tutti, anche la Cgil, devono abbandonare i classici comportamenti settari, e dichiarare la disponibilità a lavorare assieme ai sindacati di base ed alle varie anime del movimento anti-globalizzazione per una piattaforma da contrapporre alle politiche liberiste di questo Governo ed al suo agire antidemocratico.

La stessa assemblea della sinistra sindacale il prossimo 13 settembre deve calare nella battaglia congressuale anche questo obiettivo.

Solo l'unità di movimento, solo l'unità tra gli studenti, i giovani, i lavoratori, può sconfiggere il disegno di questo Governo e garantire quegli spazi di libertà che ogni giorno di più vengono chiusi e compromessi.

Come Coordinamento nazionale delle Rsu proponiamo che la manifestazione già convocata a Novembre dal GSF, coerentemente con gli obiettivi anti-globalizzazione, abbia al proprio centro anche una piattaforma unitaria contro la finanziaria del Governo Berlusconi, per la difesa e l'ampliamento dello stato sociale, dei diritti, delle tutele e delle libertà.

23 luglio 2001

Il Coordinamento nazionale delle delegate e dei delegati eletti nelle RSU