| L'intervento di Massimo Vecchione (Rsu
corpo forestale della provincia di Torino) fatto al coordinamento nazionale dei Social
Forum (Bologna 3 marzo 2002) per illustrare il documento presentato alla assemblea dal
Coordinamento nazionale delle Rsu Dico subito che come Coord.to Naz.le RSU ci riconosciamo pienamente nel documento finale di Porto Alegre e quindi nel patto di lavoro per la costituzione del Forum Sociale Italiano e nella proposta delle sue modalità organizzative formulata dal Brescia Social Forum. Guardate che però per noi dire questo non è davvero un passaggio rituale: pone invece il problema di avviare già da questa seconda giornata un approfondimento particolare della discussione di ieri. Proponiamo una riflessione: lesistenza di questo movimento con le sue modalità peculiari è uninnovazione profonda della pratica politica e sociale. Con unavvertenza: quando parla di sindacato, questo movimento tende subito a costruire la propria auto-rappresentazione come soggetto generale di sviluppo dellopposizione politica per non sostituirsi alle forme organizzate sindacali già esistenti. E questo è giusto perché conferma la scelta inclusiva e non prevaricatrice del movimento, ma nello stesso tempo non coglie un problema centrale, e cioè che la ricostruzione del conflitto sociale passa oggi più che mai per la ricostruzione delle pratiche sindacali. In questo senso, come scriviamo nel documento che distribuiremo in assemblea dopo questo intervento, proponiamo "di dare più forza ad un Coordinamento Nazionale delle Delegate e dei Delegati RSU, per avviare la costruzione di un Forum Sindacale che sia uno strumento di collegamento della pluralità di espressioni presenti nel movimento". E qui torniamo al nodo dellinnovazione: occorre appunto che lo spirito che anima la lotta contro la globalizzazione irrompa con forza anche nel movimento sindacale. Noi proponiamo la centralità di una modalità fondamentale delle pratiche sindacali: la costruzione dal basso di una piattaforma contro le deleghe del governo alternativa alla concertazione e al modello neo-corporativo, che qui a Bologna il 1° dicembre e a Milano l11 gennaio abbiamo già delineato, incentrandola sulla riconquista di un riallineamento periodico e automatico delle retribuzioni e delle pensioni allinflazione reale, contro il libro bianco e per lestensione dello statuto dei lavoratori alle lavoratrici e ai lavoratori precari e alle aziende sotto i 15 dipendenti, contro lallungamento delletà lavorativa e i fondi pensione, contro la privatizzazione di scuola e sanità, per la difesa dello stato sociale e dei diritti dei migranti e delle migranti, contro uneconomia di guerra finanziata con la riduzione dei salari e dello stato sociale, ma anche per il diritto al reddito sociale inteso come strumento di resistenza alla precarizzazione del lavoro e come elemento di ricomposizione sociale. Condividiamo quindi la proposta di una forte visibilità per una giornata di lotta ai precari il 5 aprile contro il ricatto del lavoro flessibile e le nuove forme di sfruttamento della prestazione lavorativa. Tutto questo sapendo che lassunzione di questo punto di vista complessivo implica come obbiettivo generale il diritto alla consultazione sugli accordi, cioè la conquista di una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro senza "se" e senza "ma". Ma mentre lo sciopero del 15 febbraio ha reso visibili i contenuti di questa piattaforma, possiamo dire che per noi lo sciopero del 5 aprile va costruito assumendo e diffondendo questi contenuti come i contenuti di una piattaforma insieme anti-liberista e anti-concertativa su cui caratterizzare la nostra partecipazione alla manifestazione nazionale del 23 marzo, contro ogni ipotesi di trattativa a perdere sullart. 18 e sulle deleghe. Non si tratta dunque semplicemente di riportare in piazza le nostre moltitudini, poichè senza immettere il proprio potenziale direttamente sul terreno sindacale, il movimento contro la globalizzazione in questo momento si confonderebbe con quello dei palavobis e dei girotondi, rischiando esattamente lesodo nel corto-circuito istituzionale di cui parlava giustamente ieri Agnoletto. MA SAREBBE ALTRETTANTO SBAGLIATO SOTTOVALUTARE LA CENTRALITA DEL MOVIMENTO COME IL LUOGO UNITARIO IN CUI FAR CRESCERE LA DIMENSIONE DI MASSA DELLA LINEA ANTI-CONCERTATIVA. Noi oggi infatti possiamo vincere sul terreno della lotta, cioè sul terreno della modifica dei rapporti di forza nella società, e su questo definire una prospettiva vincente del movimento come soggetto dellopposizione politica. Per questo motivo, e ho concluso, rilanciamo lidea di unarticolazione sindacale del movimento stesso, e proponiamo come base di discussione e di iniziativa comune lidea della costruzione del Forum Sindacale.
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