FERMARE LA GUERRA, ESTENDERE I DIRITTI Il documento conclusivo approvato dai 200 partecipanti alla riunione di Coordinamento regionale Lombardo delle delegate e dei delegati RSU Il coordinamento delle delegate e dei
delegati RSU della Lombardia ritiene necessario attivare una campagna a sostegno del
referendum per l'estensione dell'art.18. Esso rimette al centro del dibattito la questione
dei diritti, non in forma generica, ma individuando misure e referenti concreti: con la
vittoria del sì la vita di milioni di lavoratori cambierà positivamente, e si
ostacolerà in maniera significativa l'offensiva di Governo e Padroni. E in ogni caso la
battaglia referendaria è anche uno strumento per far crescere la partecipazione e la
consapevolezza dei lavoratori riguardo ai progetti complessivi del capitale. Siamo
consapevoli che vincere questo referendum non sarà semplice: ma le possibilità di
vittoria saranno direttamente proporzionali alle energie che il mondo del lavoro, in tutte
le sue componenti, saprà mettere in campo. Vi sono nei sindacati titubanze che ci paiono
incomprensibili: non ha senso contrapporre il referendum ad un disegno di legge. E' solo
vincendo il referendum che avremo la possibilità di imporre un disegno di legge che
estenda effettivamente i diritti. E poi: la difesa dei diritti ha caratterizzato
positivamente un anno di mobilitazioni: chiediamo coerenza a chi, in particolare la Cgil,
si è speso proprio su questo piano. Lattendismo non ha senso: il referendum ci
sarà. Non ci sono più alibi: si deve prendere posizione. Come delegate e delegati ci sentiamo
impegnati a sostenere la battaglia referendaria e a questo fine proponiamo di convocare in
tutte le province riunioni unitarie di delegate e delegati RSU per la costituzione di
coordinamenti provinciali che organizzino l'iniziativa nei luoghi di lavoro attraverso: a. la costituzione di comitati per il
SÌ nei luoghi di lavoro: la loro crescita e il loro coordinamento in unottica di
unità e apertura diventa il compito più urgente di questa fase. b. la promozione di assemblee nei
luoghi di lavoro in cui discutere il merito del referendum e il suo stretto collegamento
con le lotte contrattuali e la più generale battaglia per liberare il lavoro dalle
subordinazioni imposte dalle leggi del mercato c. la presentazione di ordini del
giorno di sostegno al referendum nelle assemblee sindacali e nelle strutture sindacali d. l'organizzazione di una diffusa
campagna di informazione e sensibilizzazione anche nelle piccole aziende dove non esiste
una presenza sindacale organizzata e dove una rete di delegate e delegati come la nostra
può svolgere un ruolo insostituibile di ricomposizione di una classe lavoratrice spesso
polverizzata. Come delegate e delegati riteniamo
che la manifestazione nazionale sui diritti del 15 marzo a Milano indetta dalla Cgil sia
un'ottima occasione per dare visibilità nazionale agli obiettivi di questo referendum.
Proprio la coincidenza con la campagna referendaria impone che questa manifestazione sia
allargata nella partecipazione e nell'organizzazione a tutti i soggetti sindacali oggi
impegnati sui diritti e che debba trasformarsi in un appuntamento unitario di convinto
sostegno al SÌ. Non sarebbe accettabile che una manifestazione convocata sui diritti
fosse reticente proprio su un diritto fondamentale quale il reintegro, per tutti, in caso
di licenziamento senza giusta causa. Per questo riteniamo che dalla manifestazione del 15
debba giungere un chiaro segnale a tutti gli elettori ad andare a votare ed a votare SÌ Proponiamo a tutte le delegate e i
delegati RSU della Lombardia e delle altre regioni, alla Fiom, alla sinistra sindacale
Cgil, ai sindacati di base, di costruire un appuntamento nazionale unitario, da
realizzarsi a Milano entro il 10 marzo prossimo per dare espressione alla forte richiesta
che la manifestazione del 15 si colleghi esplicitamente alla battaglia referendaria. Con la stessa determinazione diciamo
no alla guerra che si prepara. E pensiamo che questo NO sia fortemente intrecciato con il
nostro SÌ a maggiori diritti a favore dei lavoratori. È una guerra per l'egemonia
politica, territoriale ed economica a cui il mondo del lavoro si oppone fortemente. Essa
implica un'idea di subalternità alla logica del più forte, alla logica del profitto,
alla logica imperiale. Non a caso il governo che è corso a prestare i suoi servizi a
Bush, è lo stesso che sta conducendo un formidabile attacco ai diritti dei lavoratori. Sottolineiamo con soddisfazione che
oggi tutto il sindacato ha espresso un forte no alla guerra. A questo no, con coerenza,
devono seguire indicazioni chiare di mobilitazione e di lotta che portino a bloccare
questa guerra, senza limitarsi ad esprimere un dissenso morale. Da qui il nostro convinto
impegno a favore della partecipazione alla manifestazione di Roma del 15 febbraio,
qualificandola in senso radicalmente antiguerra, indipendentemente da qualsiasi
risoluzione dovesse uscire dallONU. In caso di guerra la risposta del mondo del
lavoro deve essere forte: lo sciopero generale nazionale immediato. E' un obiettivo da
portare subito nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali, e prepararci a lanciarlo dal
basso qualora dal sindacato non arrivassero indicazioni precise. Ciò significa anche
operare perché la rete di delegate e delegati che ci accingiamo a consolidare produca
informazione sulla guerra che si prepara. La battaglia referendaria e liniziativa
contro la guerra sono loccasione per attivare una rete che metta in campo una prassi
diversa, a partire dal basso e che disponga della capacità necessaria anche ad
intervenire nelle lotte oggi aperte contro i licenziamenti, coordinandole e
generalizzandole. Cè bisogno oggi in Lombardia di costruire un coordinamento di
queste situazioni dallAlfa di Arese, alla Postal Market, dalla Marzotto allOcean,
coinvolgendo le centinaia di punti di crisi della nostra regione superando la tendenza a
permanere in unottica aziendale. Con il doppio fine di sostenere queste lotte, ma
anche di farne terreno vertenziale nei confronti delle politiche di programmazione
industriale, di spesa e di bilancio della Lombardia per consentire politiche attive di
sostegno alloccupazione, dato il clamoroso fallimento del Patto per il lavoro
firmato da Regione, Cgil, Cisl e Uil. Referendum, guerra, occupazione sono
i nostri terreni immediati di azione che devono servire da volano per una nuova fase di
partecipazione e di lotta. |