Coordinamento regionale delle delegate e dei delegati Rsu della lombardia - 31 gennaio 2003

Introduzione alla discussione di Carelli Carlo - Rsu unilever Lodi

Abbiamo convocato questa riunione di coordinamento regionale delle delegate e dei delegati Rsu della Lombardia, perché sentiamo l’urgenza di avviare al più presto una forte iniziativa a sostegno del SI al prossimo referendum sull’estensione dell’art.18 a tutti i lavoratori.

 

Il referendum per l’estensione della giusta causa in caso di licenziamento è una occasione per rimette al centro del dibattito generale la questione dei diritti e contrastare così con maggiore efficacia l’offensiva con cui Governo e Padroni vogliono affermare una nuova e più pesante subordinazione del lavoro.

 

Una  battaglia che incrocia fronti di lotta altrettanto determinanti (contro la guerra, sull’occupazione, per i contratti, la nuova offensiva sulle pensioni) che sono e che dobbiamo mantenere strettamente collegati ai valori di civiltà che sta alla base di questo referendum.

 

Abbiamo finalmente la possibilità di dire che le leggi del mercato e della flessibilità non possono e non devono sovrastare il diritto alla dignità ed al rispetto di chi lavora.

 

Infatti questo referendum apre una battaglia che non potrà non avere conseguenze più generali. Partendo dai diritti, è possibile rilanciare con più efficacia anche l’iniziativa per liberare dalle subordinazioni che (grazie ad anni di politica concertativa) l’interesse di impresa è riuscito ad imporre pesantemente sulle normative che regolano il salario, il lavoro e la prestazione.

 

Non è un caso che Governo e Confindustria si siano così incattiviti verso questo referendum. Non è solo per la preoccupazione (tutta strumentale quanto infondata) che viene evocata di una ecatombe tra le piccole imprese. E’ il modello negoziale, è il processo di trasformazione delle relazioni sindacali e della contrattazione a cui i padroni mirano che viene messo in discussione dai principi che stanno alla base di questo referendum. Una vittoria del SI sarebbe un ostacolo non da poco all’affermazione di quel modello neocorporativo che le imprese vanno rivendicando per affermare una nuova e più efficace subordinazione del lavoro alle leggi del mercato e della flessibilità.

 

Non è un caso che anche dentro ai sindacati Confederali registriamo un inaccettabile imbarazzo verso questo referendum, perché una vittoria dei Si metterebbe in seria crisi le derive neocorporative che alcuni sindacati hanno esplicitamente intrapreso e le illusioni concertative che la Cgil ancora ripropone.

 

Avvertiamo quinti tutta intera l’importanza di questa battaglia. Sappiamo che da essa dipende l’affermazione di un diritto fondamentale ma anche che, assieme a questo, è tutto un sistema di relazioni sindacali che viene rimesso in discussione.

 

E' vero che vincere questo referendum non sarà come bere un bicchiere d'acqua, ma è vero che possiamo vincere. E ciò sarà tanto più possibile se il mondo del lavoro saprà essere protagonista e unito in tutte le sue componenti.

 

Solo così l'intera società (non solo il mondo del lavoro) potrà aderire, capire e sostenere gli obiettivi che vogliamo raggiungere. Solo così, solo vincendo il referendum, si aprirà anche la strada per un disegno di legge sull’estensione dei diritti sindacali.

 

Brevemente ribadisco quanto tutti già condividiamo, ossia che non è accettabile mettere in alternativa tra di loro la battaglia referendaria e una battaglia per una legge sull’estensione dei diritti sindacali che semmai ne uscirebbe rafforzata proprio da una vittoria del SI al referendum.

Ma è bene ribadire che anche una battaglia per una legge sull’estensione dei diritti deve e può essere condotta solo se ci si trova di fronte ad una proposta di legge condivisa, discussa ed approvata dai lavoratori. Nessuno può presumere di avere alcun mandato per una proposta di legge che non abbia ottenuto il consenso dei lavoratori che a questa legge sono interessati.

 

Siamo infatti preoccupati per il merito delle linee su cui oggi vengono discusse ipotesi di legge in questo senso. Nulla fa oggi pensare che ci si trovi di fronte a proposte condivisibili. Sia da parte dell’Ulivo che da parte della Cgil vengono avanzate ipotesi che si rifanno alla vecchia ipotesi “ Ichino - De benedetti” che di fatto moneitizzano il licenziamento senza giustificato motivo.

 

Per questo rimane fondamentale e senza alternativa l’occasione referendaria che abbiamo conquistato con la campagna di raccolta delle firme.

 

E’ quindi importante per noi fare chiarezza e ciò deve avvenire portando fino in fondo la discussione nei sindacati per battere le posizioni di chi manifesta imbarazzo se non addirittura una incomprensibile contrarietà verso l’occasione referendaria, riproponendo in alternativa a ciò ipotesi tutte coerenti a quelle illusioni concertative che anche la pratica concreta e quotidiana hanno ormai dimostrato fallimentari per l’interesse dei lavoratori.

 

Come delegate e delegati Rsu dobbiamo chiedere coerenza a questi compagni, a quelli della Cgil in particolare, verso una battaglia per l'estensione dei diritti che ha visto il movimento sindacale impegnato negli ultimi mesi in importanti lotte e mobilitazioni.

 

E’ quindi indispensabile produrre un largo coinvolgimento del mondo del lavoro sulla prossima battaglia referendaria, in primo luogo attraverso la convocazione di assemblee in tutti i luoghi di lavoro a sostegno del SI all’estensione del diritto di reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

 

Come di diceva prima, l’estensione dei diritti è parte centrale di quella che dovrà essere una piattaforma generale che, vincendo sul piano dei diritti arrivi ad estendere questa battaglia ai contenuti delle lotte contrattuali, per l’occupazione, contro lo sviluppo della precarietà e della flessibilità, contro la guerra. E ciò non può essere sostenuto senza una larga partecipazione di tutti i lavoratori, e senza l’esercizio di una prassi democratica di formazione delle decisioni dalle quali far derivare i comportamenti e le linee sindacali.

Per questo dobbiamo pretendere la convocazione di assemblee in tutti i luoghi di lavoro e, nel caso promuoverle come Rsu, anche la dove dovessimo incontrare una indisponibilità sindacale a riguardo.

 

Dobbiamo affermare l’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro, il diritto e l’esigibilità per tutti i lavoratori di avere momenti di discussione, di decisione, quando si tratta dei loro diritti e delle loro condizioni di lavoro. Nessuno più, nel sindacato, deve assumere posizioni senza averne avuto esplicito mandato da parte dei lavoratori. E questo deve valere non solo per le piattaforme contrattuali ma anche, come oggi, sui diritti.

 

Siamo quindi impegnati a sostenere la prossima battaglia referendaria ma dobbiamo condurre la nostra iniziativa perché si produca, a partire dai luoghi di lavoro, una forte e convinta partecipazione dei lavoratori, a cui dobbiamo arrivare, sia con l’informazione, con la sensibilizzazione, ma soprattutto con l’attivazione di tutti quegli strumenti di partecipazione e mobilitazione che oggi sono disponibili, in primo luogo le assemblee.

 

Per fare questo dobbiamo organizzare il nostro intervento, proponendolo a tutti i delegati Rsu, non solo a quelli oggi che sono riuniti in questa riunione di coordinamento regionale delle delegate e dei delegati Rsu di sostegno al referendum.

 

Quello che proponiamo già per i prossimi giorni è di andare alla convocazione in tutte le province di riunioni unitarie, le più larghe possibili, di delegate e delegati Rsu per la costituzione di coordinamenti provinciali delle Rsu di sostegno all’iniziativa nei luoghi di lavoro…….

 

1.      per proporre, e organizzare la costituzione di comitati per il SI in tutti i l luoghi di lavoro dove ciò sia immediatamente possibile

2.      per richiedere e, dove già possibile, promuovere come Rsu assemblee di luogo di lavoro in cui discutere il merito della battaglia referendaria

3.      per promuovere la presentazione di ordini del giorno di sostegno al referendum da sottoporre alla discussione ed alla votazione da parte dei lavoratori ed in cui chiedere una adesione convinta anche delle organizzazioni sindacali. Ordini del giorno da presentare anche nei luoghi della discussione all’interno delle strutture sindacali.

4.      per organizzare una diffusa campagna di informazione e sensibilizzazione anche nelle piccole aziende e in quelle realtà dove non esiste una presenza sindacale organizzata.

 

E’ un programma di minima che è però necessario avviare da subito, adattandolo alle varie situazioni. Per questo l’organizzazione di assemblee provinciali delle delegate e dei delegati Rsu rappresenta il primo passo da organizzare.

 

L’obiettivo più impegnativo che dobbiamo poi realizzare è quello di dare una visibilità nazionale della partecipazione del mondo del lavoro a sostegno degli obiettivi di questo referendum.

La  manifestazione nazionale sui diritti, indetta dalla Cgil per il prossimo 15 marzo a Milano deve diventare l’occasione per questa visibilità.

 

Parliamo di una manifestazione che così come è congeniata potrebbe rappresentare un passaggio delicato per la riuscita della nostra battaglia referendaria. Per come sono oggi messe le cose, con questa manifestazione la Cgil sembra che voglia giocare un generico invito alla lotta per i diritti in generale, dove manca nella maniera più assoluta un rapporto con la scadenza referendaria, quasi a volerne sottolineare l’ininfluenza e l’inutilità, per riproporre di contro un percorso tutto legislativo.

 

Da ciò ne deriverebbe un messaggio ambiguo e pericoloso perché verrebbe visto dall’elettorato come una presa di distanza della Cgil dal referendum. Una dimostrazione di divisione, di non unità, di non convinzione nello stesso mondo del lavoro rispetto ad un referendum che invece lo dovrebbe riguardare direttamente.

 

E’ chiaro che noi non condividiamo la posizione che oggi la maggioranza della Cgil sostiene e soprattutto non condividiamo la scelta di una manifestazione che ha le caratteristiche che la Cgil intende dargli.

 

Proprio la coincidenza con la campagna referendaria, e la coerenza di questa campagna con le lotte degli ultimi mesi, imporrebbe che questa manifestazione si schierasse esplicitamente e positivamente a sostegno del SI, allargandosi nella partecipazione e nell’organizzazione a tutti i soggetti sindacali oggi impegnati sui diritti, diventando e trasformandosi in un appuntamento unitario di forte e convinto sostegno al SI all’estensione a tutti di quello che è il diritto a non essere licenziati senza giustificato motivo.

 

E’ per questo che noi dobbiamo lavorare. Non sarebbe comprensibile ai lavoratori, che, in una fase così importante della lotta per i diritti, una manifestazione nazionale venga solo genericamente orientata in questo senso, lasciando tutta aperta l’ambiguità di una posizione sindacale che deve risolversi invece, ora che il referendum è stato ufficialmente ammesso e convocato, in un forte sostegno per il SI all’estensione di un diritto.

 

L’iniziativa che dobbiamo avviare in tutti i territori ed in tutti i luoghi di lavoro, per portare tutto il sindacato a sostenere il SI al referendum deve anche spingere perché la manifestazione del 15 marzo si trasformi quindi in un appuntamento unitario e di esplicito sostegno al referendum. E’ anche dimostrando una convinta determinazione ed unità del mondo del lavoro su una battaglia così importante, che possiamo convincere tutti gli elettori ad andare a votare al referendum ed a votare SI.

 

Riteniamo questo un passaggio importante della nostra battaglia referendaria e un obiettivo condiviso da molti, da tutti quei soggetti che già ora sono impegnati per il SI.

 

Proponiamo quindi che dalla riunione di oggi parta un preciso appello in questa direzione.

 

A tutti i delegati Rsu della Lombardia, ai delegati Rsu delle altre regioni che hanno  organizzato per i prossimi giorni assemblee e riunioni analoghe alla nostra di oggi, alla Fiom, alla sinistra sindacale Cgil, ai sindacati di base, ai comitati per il SI che si vanno a costituire in tutti i territori, proponiamo di costruire assieme un forte appuntamento unitario, una grande assemblea nazionale da realizzarsi a Milano entro il 10 marzo prossimo da cui fare emergere forte la richiesta che la manifestazione del 15 marzo assuma le caratteristiche da noi auspicate e si colleghi esplicitamente alla battaglia referendaria ed al suo sostegno.

 

Un impegno che deve comunque portarci a rendere forte e visibile all’interno di quella manifestazione la determinazione e l’unità di tutti i lavoratori a sostegno del SI al referendum, trasformando e qualificando di fatto il messaggio che al paese deve arrivare da quella manifestazione.

 

Su questa ipotesi dobbiamo lavorare da subito, a partire dalle iniziative provinciali che andremo ad articolare nei prossimi giorni, portando questa proposta alle assemblee che altre Rsu stanno organizzando nelle altre regioni, alla Fiom, alla sinistra sindacale in Cgil, ai sindacati di base ed alla fitta rete di comitati per il SI che si stanno costituendo ovunque nel paese.

 

 

Il percorso referendario incrocia inevitabilmente anche la questione della Guerra. Una guerra per l’egemonia politica, territoriale ed economica a cui il mondo del lavoro si oppone, anche per il portato di valori che la guerra comporta. Un’idea di subalternità alla legge del più forte, di intangibilità dell’interesse e del punto di vista della rendita e del profitto che si manifesta anche nelle sempre maggiori subordinazioni che si vuole imporre al mondo del lavoro ed alla società in generale.

 

Il nostro NO alla guerra è forte e chiaro, e vogliamo sottolineare con soddisfazione come, a differenza di guerre precedenti oggi tutto il sindacato abbia espresso il suo dissenso.

Ma dobbiamo evitare anche sulla guerra, una assenza di indicazioni precise di lotta e di mobilitazione del mondo del lavoro che rischia di ridurre l’opposizione alla guerra ad un semplice, anche se importante, atteggiamento di dissenso morale.

 

Condividiamo la proposta da più parti avanzata di lavorare per costruire una risposta internazionale sei sindacati alla guerra, ma ciò non esclude che in caso di guerra la risposta del mondo del lavoro deve essere forte ed immediata. E questa risposta non può che essere lo sciopero generale nazionale immediato.

Un obiettivo questo che va da subito portato alla discussione in tutti i luoghi di lavoro ed in tutte le sedi sindacali.

Dobbiamo sin da ora prepararci a costruire un primo appuntamento assieme a tutto il più vasto movimento oggi impegnato contro la guerra, nelle ore dell’inizio del conflitto che l’america ed i suoi alleati hanno già deciso in dispregio del diritto internazionale.

Dobbiamo lavorare per una forte partecipazione del mondo del lavoro alle manifestazioni contro la guerra convocate per il prossimo 15 febbraio

Ma dobbiamo da subito rivendicare lo sciopero generale e preparaci a lanciarlo dal basso qualora dal sindacato non arrivassero indicazioni precise in questo senso.

Non dobbiamo avere titubanze a riguardo. Il mondo del lavoro deve manifestare chiaramente il suo NO alla guerra e chiedere le dimissioni del Governo che, in dispregio alla nostra stessa Costituzione, ha già deciso il suo assenso alla guerra.

 

Il nostro impegno contro la guerra deve intrecciarsi, anche organizzativamente col nostro lavoro a sostegno del referendum, non solo perché probabilmente i due fronti coincideranno temporalmente ma anche perché sono in gioco i diritti, quelli del lavoro, e quelli che la propensione alla guerra di fatto calpesta.

 

In definitiva, dai compiti che la situazione ci mette di fronte e dal modo con cui proponiamo di organizzare la nostra iniziativa, ne deriva anche un percorso di rilancio dell’iniziativa sindacale dal basso, per rilanciare e qualificare un nuovo protagonismo delle rappresentanze sindacali di base.

 

Tutto quello di cui abbiamo parlato incrocia inevitabilmente altre questioni di non poco conto, in primo luogo quelle legate alla democrazia partecipativa e la lotta contro un modello sindacale che manifesta tutti i sui limiti e fallimenti e la sua inadeguatezza a far fronte alle attuali condizioni dello scontro tra Capitale e Lavoro.

 

Siamo di fronte ad una fase contradditoria. Mentre si manifesta con sempre più brutalità il carattere dell’offensiva padronale, il sindacato Confederale non riesce a dare rappresentatività a quella maggiore voglia di partecipazione e di disponibilità alla lotta che il mondo del lavoro esprime.

 

Da un lato Cisl e Uil risucchiati dalla deriva neocorporativa esplicitata con la loro scelta di aderire al Patto per l’Italia, disarmano il mondo del lavoro sostenendo un modello sindacale sempre più burocratico e disarticolando l’efficacia ed il funzionamento delle rappresentanze elette dai lavoratori nei luoghi di lavoro.

 

Dall’altro, al di la di posizionamenti apprezzabili su parole d’ordine ovviamente condivisibili nella loro genericità, e al di la di significative esperienze come quella sostenuta dalla Fiom, la Cgil ripropone un modello concertativo che non può che produrre gli stessi fallimenti che abbiamo registrato in tutti questi anni, sulla prestazione, sull’occupazione, sul salario, sui diritti. Ne è un esempio proprio l’indisponibilità verso questo referendum e la qualità della proposta di legge che la maggioranza della Cgil di appresta a presentare in materia di allargamento dei diritti che si risolve unicamente in una monetizzazione degli stessi.

 

La nostra lotta è quindi anche per un cambiamento del modello sindacale e ciò deve e può avvenire rilanciando l’iniziativa dal basso, affermando il protagonismo delle delegate e dei delegati Rsu e del diritto da parte dei lavoratori di avere loro rappresentanze unitarie, liberamente elette nei luoghi di lavoro.

 

Con la battaglia referendaria e l’iniziativa contro la guerra, sostenuta sulla base del programma che oggi stiamo discutendo, pensiamo proprio all’attivazione di una rete che a partire dalle delegate e dai delegati Rsu rimetta in campo con la forza di cui saremo capaci queste istanze di cambiamento e di protagonismo.

 

Dobbiamo cioè pensare di utilizzare questa rete, che proponiamo di costruire a partire dalle prossime riunioni provinciali, anche per mettere in campo una prassi diversa, dal basso.

E abbiamo delle urgenze a cui dobbiamo saper rispondere.

In primo luogo quella sull’occupazione e la capacità di trasformare in lotta generale le tante lotte oggi aperte contro i licenziamenti.

 

Non è una cosa in più, ma una iniziativa ed una proposta di lavoro da realizzare e costruire nel solco della nostra iniziativa sul referendum.

 

C’è bisogno, oggi, in Lombardia di arrivare alla costruzione di un coordinamento regionale delle lotte oggi aperte contro i licenziamenti, Dall’Alfa di Arese, alla Postal Market, alla Marzotto, all’Ocean, sono centinaia i punti di crisi in regione Lombardia.

 

Non si tratta solo di fare e promuovere un coordinamento di sostegno alle lotte (Anche).

Si tratta soprattutto di dare sbocco vertenziale a queste lotte su quei terreni che sono comuni.

 

Mi riferisco a quello che si dovrebbe essere capaci di avanzare, come obiettivi, nei confronti delle politiche di programmazione industriali della Regione e delle politiche di bilancio che possono permettere politiche attive di sostegno all’occupazione.

Si tratta cioè di evidenziare come “il Patto per lo sviluppo” firmato da Cgil Cisl e Uil assieme alla regione, alle associazioni imprenditoriali ed a tante associazioni di lobby presenti nel territorio regionale, si stia sempre più dimostrando come strumento fallimentare di intervento sindacale sui temi del lavoro e dell’occupazione.

Il Patto per lo sviluppo è chiaramente orientato solo a sostegno dello sviluppo del mercato del lavoro precario e flessibile e non produce alcun effetto benefico sulle attuali situazioni di sofferenza occupazionale.

 

Su queste cose dovremo ragionare con maggiore efficacia ma è indubbio che, a partire dal coordinamento di tutte le aziende oggi esposte a riduzione occupazionale, deve partire una forte richiesta di una vertenza, anche regionale, per modificare le politiche di programmazione, di spesa e di bilancio della regione Lombardia., alla quale dobbiamo poter rivendicare vere ed efficaci politiche di sostegno all’occupazione, per la trasformazione del lavoro precario in lavoro stabile, per interventi anche di politica industriale che sostengano la qualificazione del tessuto industriale lombardo contro quei processi di disimpegno e di frantumazione che oggi invece stanno alla base della crisi industriale regionale.

 

Siamo certamente impegnati su tanti fronti, ma è facendo quel che già dobbiamo fare, sul referendum e contro la guerra, che può e deve essere messa in campo anche la convocazione di un momento di incontro, di coordinamento tra tutte le aziende oggi in lotta per l’occupazione in Lombardia. Un appuntamento che pensiamo di collocare nel pieno della campagna referendaria e che deve nascere già nella convocazione delle prossime riunioni provinciali delle delegate e dei delegati Rsu.

 

Vista l’urgenza delle cose riteniamo che queste riunioni provinciali (su referendum e guerra) vadano convocate entro i primi 20 giorni di febbraio. In queste riunioni dobbiamo organizzare la nostra iniziativa su referendum e guerra sulla base delle cose qui proposte, ma possiamo anche cominciare a contattare le Rsu di tutte le aziende oggi coinvolte in processi di dismissione e ristrutturazione dando loro un appuntamento per i primi di marzo in una riunione regionale di coordinamento per definire un programma comune di lavoro, sapendo che anche la lotta per il lavoro e per l’occupazione è strettamente legata alla questione dei diritti.

 

In sintesi:

 

·         L’obiettivo che ci vogliamo dare è quello di attivare una rete, la più diffusa possibile  di coordinamenti di delegate e delegati Rsu per sostenere la campagna referendaria nei luoghi di lavoro.

 

·         Entro i primi 20 giorni di febbraio proponiamo che si vada alla convocazione di assemblee provinciali delle delegate e dei delegati Rsu, aperte anche ai lavoratori immigrati ed ai lavoratori precari, per definire il programma locale che si ritiene più adeguato ad attivare le risorse disponibili per

1.     Costituire il maggior numero di comitati per il SI nei luoghi di lavoro

2.     Per organizzare il maggior numero di assemblee

3.     Per presentare ordini del giorno a sostegno del referendum e contro la guerra in tutti i luoghi di lavoro ed in tutte le sedi del dibattito sindacale

4.     per organizzare una campagna di informazione e sensibilizzazione anche nelle piccole aziende dove non esiste una presenza sindacale

5.     per organizzare iniziative mirate anche sui temi del lavoro precario e sullo stretto legame tra campagna sui diritti e contrasto allo sviluppo del lavoro precario

6.     per proporre che, in stretto collegamento alla campagna referendaria, le rsu delle aziende in crisi , assieme ai lavoratori precari, aderiscano alla proposta di costituzione di un coordinamento regionale, da convocare entro i primi di marzo, per l’avvio di una serie di iniziative tese a definire un piano vertenziale anche nei confronti della regione Lombardia sui temi del lavoro e delle politiche di sostegno all’occupazione

 

·         da questa riunione proponiamo che parta un appello alle rsu di tutte le altre regioni, alla Fiom, alla sinistra sindacale Cgil, ai sindacati di base, ai comitati per il SI, per una grande assemblea nazionale unitaria da tenersi a Milano prima della prevista manifestazione del prossimo 15 marzo con l’obiettivo di dimostrare la consistenza dell’adesione del mondo del lavoro alla campagna per il SI al referendum e di qualificare e trasformare la manifestazione indetta dalla sola Cgil in una manifestazione unitaria, esplicitamente orientata a sostegno dell’estensione a tutti del diritto al reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

 

Proponiamo quindi che alla fine di questa riunione di coordinamento regionale, e dopo la discussione che faremo, venga approvato un documento da portare come materiale di discussione e di lavoro in tutte le assemblee provinciali che dovranno essere convocate nelle varie provincie.

 

In conclusione…. Un’ultima cosa

Il 3 febbraio la Cgil Lombardia tiene una assemblea regionale con la presenza del suo segretario nazionale Epifani. Anche se l’iniziativa riguarda solo i delegati Cgil crediamo che sia necessario che in quell’occasione sia forte e visibile un punto di vista altro rispetto a quanto la maggioranza della Cgil va invece sostenendo. Invitiamo quindi tutti i delegati Cgil qui presenti a fare in modo di esserci perché quell’assemblea può essere una prima occasione per far sentire la nostra richiesta di un chiaro ed esplicito sostegno per il SI da parte della Cgil.