| La validità delle ragioni che ci hanno portato a sostenere ed organizzare il referendum per lestensione dellarticolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti rimangono interamente valide. Sapevamo
tutti che sarebbe stata una battaglia in salita la cui riuscita era tuttaltro che
scontata. Il 25% del quorum non ci soddisfa e non rende giustizia neppure ai più
pessimisti che si sarebbero accontentati di un 30%. Come già
molti hanno osservato il risultato referendario dimostra comunque come forte e convinta
sia stata la risposta della parte più sindacalizzata del mondo del lavoro e della parte
del paese che è stata convinta, dalle lotte degli ultimi due anni sui diritti, sulla
centralità di questa battaglia anche oltre i confini del mondo del lavoro. Certo il
risultato dimostra anche che la parte più sindacalizzata del mondo del lavoro (quella
protagonista delle ultime grandi mobilitazioni generali e contrattuali) non intercetta
ancora in modo organico il vasto mondo di lavoro precario che ancora non trova suoi
concreti momenti di riscatto, coscienza ed organizzazione. Ha
inoltre contribuito non poco il fatto che le reciproche contaminazioni che si sono
determinate tra movimenti e mondo del lavoro non si siano estese anche ad un quadro
politico (centrosinistra) che assurdamente si è schierato per il fallimento di questa
battaglia. Una decisione che a guardare i numeri
non è stata sostenuta da gran parte dellelettorato di sinistra (gli 11 milioni di
voti per il SI rappresentano infatti i 2/3 della somma dei voti che alle ultime elezioni
politiche hanno preso assieme Prc ed Ulivo). Del
mancato risultato di questa battaglia le forze moderate del centro sinistra portano una
grave responsabilità che è ancor più evidente nella sua tragicità se consideriamo che
ora le forze della destra ed il padronato riprenderanno con ancora più arroganza la loro
offensiva contro i diritti e contro il mondo del lavoro. Una offensiva a cui il centro
sinistra sembra non saper rispondere combattuto come è dalla rincorsa a posizioni che lo
rendano interlocutore efficace e credibile dellinteresse imprenditoriale. Una
vittoria al referendum avrebbe concretamente favorito la capacità del mondo del lavoro e
delle forze progressiste di respingere loffensiva di autunno di Confindustria e
Governo sui diritti, sulle pensioni e sulla contrattazione. Ciò che
ora dobbiamo aspettarci è invece una rinnovata aggressività ed arroganza delle forze di
destra e dei padroni a cui dovremo comunque rispondere a partire dahli 11 milioni di voti
che nella battaglia per il SI si sono riconosciuti ma anche sostenendo un grosso lavoro di
intercettazione ed organizzazione dei lavoratori precari. Uno
scenario questo che rende ancora più evidente la necessità di una sinistra sindacale, in
Cgil soprattutto, ed un suo più forte coordinamento con il sindacalismo di base. Soprattutto
è quindi indispensabile evitare che i riposizionamenti in Cgil, favoriti anche da una
ripresa delliniziativa della destra interna, portino ad un disarmo dellorganizzazione
verso la ricerca di occasioni di ricostruzione di una unità sindacale con Cisl e Uil sul
piano da loro scelto, ossia quello della deriva neocorporativa. Non dobbiamo sottovalutare come permangano in Cgil, sopratutto sulle politiche contrattuali, posizioni e prassi contrattuali assolutamente non condivisibili, che tra l'altro impantanano l'iniziativa dell'organizzazione in una situazione di "bilico" tra i richiamo alle illusioni concertative e scadimenti sulla deriva neocorporativa Dopo il
voto referendario rimane quindi tutta aperta lurgenza, per la sinistra sindacale in
Cgil di unampia discussione con lobiettivo di ridefinire compiti e strategie
contrattuali su cui tenere alta liniziativa per impegnare tutta la Cgil verso una
definitiva qualificazione di quel cambio di rotta che era e rimane lobiettivo
della nostra battaglia congressuale Una discussione che non è sufficiente realizzare nella stretta cerchia di un coordinamento nazionale dell'area che ormai spesso dimostra di non avere capacità di rappresentanza delle varie espressioni dell'area, sopratutto delle delegate e dei delegati, da tempo esclusi dalla possibilità di esercitare una verifica ed una possibilità di incidenza sulle scelte degli apparati dell'area programmatica. Per questo riproponiamo l'urgenza di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell'area e di percorsi anche a livello territoriale e categoriale che ne preparino lo svolgimento. Una discussione che deve avere all'ordine del giorno la questione delle politiche contrattuali ma anche delle regole che l'area deve darsi per rilanciare la partecipazione della sua base militante nell'organizzazione e nella gestione dell'area. 18 giugno
2003
Il
Coordinamento RSU
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