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Dopo settimane di ritardo rispetto ai tempi canonici sono finalmente stati ufficializzati i dati conclusivi delle assemblee precongressuali della Cgil. Per troppo tempo si sono aspettati i risultati delle assemblee delle regioni mancanti (prevalentemente quelle del Sud) che, pur segnando una minore presenza di addetti e di iscritti si sospettava che alla fine avrebbero abbassato i dati relativi al confronto tra le varie tesi così come queste erano state determinate dai risultati nelle regioni del Nord. Ciò non di meno le tesi alternative di Rinaldini confermano un buon risultato (15%) a livello nazionale (rafforzato dagli ottimi risultati in alcune regioni, sopratutto del nord dove i consensi hanno toccato il 20% - 30%) e si conferma il calo di consensi alle posizioni di Lavoro e Società (arrivata al 10%), permettendo comunque alla cordata Pattiana di tirare un sospiro di sollievo rispetto alla ben più pesante debag subita in importanti regioni del centro-nord. Si può quindi dire, pensando ora ai congressi regionali e nazionali (Confederali e di Categoria) e nonostante lo spostamento di peso nei risultati prodotto da questi dati ritardatari da parte di alcune regioni, che nel dibattito congressuale esce confermato come in Cgil permangano proposte e risposte diverse rispetto alla sua linea contrattuale ed ai temi della democrazia e rappresentanza. Non è poco se leggiamo questo alla luce della forte blindatura subita da questo congresso, in realtà tutto orientato a difesa dei delicati equilibri su cui si procedeva nella formazione della nuova maggioranza in Cgil forte dell'assorbimento nelle sue file di gran parte degli apparati della ex minoranza di Lavoro e Società. Ciò nonostante le tesi alternative di Rinaldini sono riuscite a tenere aperte le contraddizioni in un congresso che si pensava essenzialmente celebrativo della ritrovata unità della Cgil, e la crisi di rappresentanza di Lavoro e Società ripropone ancora più concretamente l'urgenza di ripensare ad una nuova sinistra sindacale in Cgil. Non è poco se pensiamo a questi risultati come prodotto di un iter congressuale estremamente defaticante e difficile, dove in diverse categorie tutto il peso del lavoro a sostegno delle tesi alternative di Rinaldini è stato sostenuto solo da delegati e delegate di luogo di lavoro, con scarsa agibilità, senza il sostegno di alcun apparato, per di più ostacolati da ogni sorta di difficoltà messa in campo da chi invece voleva relegare il consenso alle tesi di Rinaldini nella sola Fiom come a voler ridurre il confronto congressuale solo ad una questione tra Fiom e Cgil. Non è poco sopratutto se si confronta lo scarto di consensi tra le tesi alternative di Rinaldini e quella di Patta, il quale si trova ora smentito nei confronti di un patto precongressuale che non ha trovato riscontri in termini di rappresentanza congressuale nei consensi espressi dagli iscritti, e che può ora pretendere solo in nome, appunto, del carattere pattizzio e correntizio di quell'accordo.
Così infatti sta già rivendicando. Nel suo
comunicato immediatamente successivo alla publicizzazione dei dati
da parte della commissione nazionale di garanzia, Patta si è
affrettato a sminuirne il valore per ricordare invece a tutti che il
congresso dovrà ora essere deciso solo dai delegati della platea
congressuale (quelli decisi in ragione del Patto precongressuale) e
non dal rispetto del voto degli iscritti.
Tra poco si aprirà la fase dei congressi
regionali e nazionali (confederali e categoriali). Dai verbali delle
commissioni di garanzia emerge chiaramente quali sono, a tutti i
livelli, i rapporti tra i consensi ottenuti dalle varie tesi a
confronto.
Il Congresso è stato aperto. Gli iscritti sono
stati chiamati a votare ed hanno espresso col voto il loro consenso.
Le Commissioni di garanzia a tutti i livelli hanno certificato i
risultati. Questo è il vero congresso.
Il Patto precongressuale è un'altra cosa. E' una
operazione di potere, che non bisogna smettere di denunciare e di
combattere.
5-1-06
Coordinamento rsu |