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Il Congresso Cgil si fa ormai con gli avvocati Un avvocato, per
conto di Gian Paolo Patta ha consegnato, alla segreteria Cgil
Lombardia ed a quella Nazionale, una lettera formale che sembra
chiedere l'annullamento del congresso Fiom di Milano. Diciamo
"sembrerebbe" perchè in realtà non conosciamo il testo esatto di
quella lettera. Ne parliamo per sentito dire anche perchè, chi ha
avuto la possibilità di vederla non si sbottona più di tanto, sia
per evitare di smascherare tutto il "ridicolo" che il fatto ha in
se, sia per evitare che la cosa esca dai bui corridoi
dell'organizzazione e diventi di dominio pubblico.
Per quel che conosciamo noi, in Fiom a Milano tutto può fare Patta meno che fare la vittima. In
Fiom a Milano i Pattiani hanno potuto fare le assemblee di base per
illustrare la loro tesi, hanno preso i loro consensi ed
hanno ottenuto un livello di rappresentanza negli organismi
proporzionale ai consensi ottenuti.
Comunque, a guardare le
cose da vicino, la stranezza non sta nel fatto che un iscritto alla Cgil (come Patta) possa rivendicare una verifica sulla conduzione di
un congresso, quanto il fatto che questo diritto, previsto e
regolato dal regolamento, sia stato messo in campo attraverso una
iniziativa legale.
Ma perchè la lettera degli avvocati ? E qui cominciamo a guardare le
cose con maggiore attenzione. Strano, inoltre, che ad aprire questo contenzioso a scoppio ritardato sulla validità del congresso Fiom di Milano non sia stata Lavoro e Società Milanese, ma in prima persona il titolare nazionale della cordata assistito da un suo legale. La cosa rende evidente come il contenzioso non riguardi nè il congresso Fiom Milanese, ne il congresso Cgil Milanese, quanto quello regionale lombardo e quello nazionale. Il Congresso regionale Lombardo è infatti un passaggio delicato per il progetto Pattiano di uscire indenne da questo congresso. La Lombardia è oggi uno dei principali punti di forza della cordata Pattiana, ma in Lombardia le tesi di Rinaldini hanno ottenuto il 20% mentre quelle di Patta il 13%. Logica vorrebbe che alle tesi di Rinaldini dovrebbe andare una presenza nel direttivo regionale ed un peso nella nuova segreteria superiore a quella di Lavoro e Società. Ma ciò mette in discussione il Patto precongressuale e di definirebbe come un pericoloso precedente anche rispetto al congresso nazionale, dove pure Patta ha un consenso decisamente inferiore a quanto ottenuto dalle tesi di Rinaldini.
Ci scuserà Patta se pensiamo male, ma ancora una volta l'oggetto del
contendere è la sua richiesta, alla Cgil tutta, di fare il congresso
non sui dati usciti dalle assemblee ma in rispetto dell'accordo
precongressuale che Patta ha preteso per aderire alla nuova
maggioranza. Con una maggioranza che non riesce a garantire alla cordata Pattiana tutto quel potere burocratico che essa pretende, dovendo per forza di regolamento riconoscere alle tesi di Rinaldini una adeguata rappresentanza (sicuramente superiore a quella Pattiana) ecco che si spiega il colpo di testa di Patta di andare per vie legali. Il messaggio sublimale dietro alla messa in pista di uno studio legale potrebbe essere "muoia sansone con tutti i filistei", oppure "... attenti che sfascio tutto". Staremo a vedere gli sviluppi della cosa, sperando che la lettera dell'avvocato di Patta sia pubblicizzata e resa pubblica, e sperando che il congresso Cgil non finisca in commedia, tra un corpo elettorale che ha espresso con chiarezza i suoi consensi, ed un gruppo di burocrati che, sorvolando sul fatto che un congresso c'è stato, batte i piedi per vedersi riconosciuto un potere che non ha e che non può pretendere in ragione di regolamento.
Intanto sarà bene completare l'elenco di tutte le palesi
trasgressioni del regolamento che i sostenitori delle tesi di
Rinaldini hanno subito in diversi territori e categorie giusto
perchè, se ormai la pratica non è più quella di andare per
commissioni di garanzia ma per vie legali, ci si possa attrezzare
per tempo ed adeguarsi ai nuovi tempi e modi inaugurati con
l'iniziativa di Patta. 15 gennaio 2005 Il coordinamento Rsu
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