Regolarità congressuali:

La crociata di Patta, condotta con lo squillar di trombe del suo avvocato, si è infine dimostrata per quello che è. Una bella trattativa, nella migliore tradizione di chi ormai pensa ad una organizzazione in correnti.

Sulla materia in oggetto, il titolo di un giornale potrebbe suonare così:
Trovato in extremis un accordo tra le diverse correnti della Cgil per permettere il proseguimento del congresso Cgil senza ulteriori intoppi.

Già, ma un accordo su che cosa ? Sappiamo solo che Patta, deluso dai risultati nazionali sulla sua tesi congressuale, preoccupato dalla sempre maggiore difficoltà di pretendere l'applicazione di quel patto congressuale sul quale aveva basato il futuro della sua cordata, preoccupato altresì degli eventuali esiti dei ricorsi e delle proteste sulla gestione di diversi congressi a lui favorevoli, aveva negli ultimi giorni messo in campo una vera e propria forzatura, mettendo in campo una minaccia di ricorso per vie legali sulla validità del congresso Fiom di Milano.

Una forzatura che mirava chiaramente (vedi nostro precedente comunicato) a minacciare "tuoni e fulmini" se non si fosse arrivati ad un accordo che salvaguardasse in qualche modo le sia pur ridimensionate aspettative del progetto Pattiano.
Così è che urgentemente si riunisce la segreteria nazionale Cgil alla quale pure Rinaldini fa pervenire una nota di protesta nei confronti delle forzature di Patta. Ovviamente nessuno sa cosa esattamente si sia detto nel corso di quella segreteria ma tant'è che, immediatamente dopo, la commissione nazionale di garanzia per il congresso fa decadere tutte le delibere territoriali sulla irregolarità del congresso della Fiom di Legnano (dove i Pattiani hanno fatto il pieno ricorrendo ai soliti bizzarri accorgimenti denunciati dalla commissione regionale di garanzia). Cosa che, a quanto pare, ha convinto Patta a far cadere il suo ricorso legale contro il congresso della Fiom Milanese.

Giustamente, a questo punto, due membri della commissione di garanzia della Cgil Lombardia (quella che aveva ravvisato con un voto a maggioranza le irregolarità sulla gestione dei congressi a Legnano) alzano la voce e si chiedono a cosa servono, a questo punto, regolamento e commissioni di garanzia congressuali, se basta un accordo di segreteria per decidere se un congresso è buono o meno. (vedi lettera aperta di Tanzi e Bonati)

Il fatto è che questo congresso, come da regolamento, ha chiamato gli iscritti a votare ed a esprimere così un loro preciso indirizzo su quella che deve essere la linea della Cgil e sulla formazione dei nuovi gruppi dirigenti dell'organizzazione, ma molti (in rappresentanza delle varie cordate) sembrano ora impegnati esclusivamente sul come trovare argomentazioni più o meno plausibili, per sorvolare su questo voto e riaffermare quelle conclusioni congressuali definite in base agli affidamenti reciproci sanciti nel patto precongressuale tra Patta (l'ex minoranza) e la precedente maggioranza congressuale della Cgil.
Il fatto è che le burocrazie, come spesso succede, impegnate a costruire conclusioni congressuali compatibili con i loro obiettivi, cadono in errori e palesi trasgressioni dei  regolamenti tanto che devono poi rispondere di queste irregolarità di fronte alle commissioni di garanzia (quelle votate e costituite in Cgil per garantire lo sviluppo democratico del confronto congressuale), ma poi succede, visto che ormai e sempre più le burocrazie percepiscono se stesse come il "sale della terra", che queste provino fastidio quando vengono "beccate" e subito aprono trattative per arrivare a "sanatorie" o "condoni" minacciandosi a vicenda se una corrente non dovesse accettare di coprire l'altra.
Gli iscritti, nel frattempo, rimangono convinti di essere stati chiamati a decidere, tutelati in questo loro diritto dal regolamento congressuale. Qualcuno ha, per esempio, spiegato agli iscritti alla Cgil di Legnano in che casino sono finiti e che cosa sia effettivamente successo sopra le loro teste ???. Eppure i protagonisti di questo congresso dovevano essere loro e non l'avvocato di Patta.

Abbiamo già espresso le nostre ragioni sulla singolarità del ricorso ad uno studio legale da parte di Patta sulle presunte irregolarità nel congresso Fiom di Milano, ma Patta ora , oltre che spiegare pubblicamente i contenuti e le ragioni di questa sua iniziativa, dovrebbe spiegare cosa lo ha portato a ritirare il ricorso e per quali motivi. Si era forse sbagliato ? Aveva esagerato nel valutare quelle irregolarità ?. Oppure ha ottenuto qualcosa in cambio ?

Che questo congresso fosse nato già in un contesto paradossale, sulla base cioè di un Patto tra privati (12 iscritti alla Cgil), mai discusso nè votato dal direttivo nazionale, lo avevamo già denunciato (vedi nota del coord. rsu di luglio 2005 e lettera aperta a firma di delegati rsu di agosto 2005).
Il percorso congressuale ha poi dimostrato come, nonostante il congresso fosse convocato su un documento unitario arricchito da tre tesi alternative, il tutto si sia risolto in uno scontro di potere teso a favorire l'affermarsi della nuova maggioranza retta su quel patto precongressuale, ed in ciò si sia risolto (fuori dalla Fiom) in una vera e propria guerra al massacro (giocata sulla base di originali e bizzarre interpretazioni del regolamento congressuale) delle posizioni che non si riconoscevano completamente nel progetto di questa nuova maggioranza.
La triste conclusione dell'iniziativa legale avviata da Patta, dimostra ora, e smaschera completamente, come ormai a farla da padrona in Cgil non siano i processi decisionali ed i regolamenti, ma le correnti organizzate. Che queste siano legate a formazioni politiche o a cordate di burocrazia sindacale nulla cambia.

Tutto quanto è avvenuto in questi mesi dimostra l'urgenza di aprire in Cgil un vero confronto per salvaguardare la democraticità ed il carattere partecipativo dell'organizzazione e per contrastare l'affermarsi di un modello correntizio esclusivamente legato alle burocrazie, di cui lo scioglimento di Lavoro e Società nella nuova maggioranza è parte integrante.

Già in diversi congressi di base e territoriali è stato approvato un ordine del giorno che va in questo senso, partendo dalla richiesta che i centri regolatori definiscano le proposte sugli organismi non già sulla base del patto precongressuale tra i 12 segretari confederali ma sulla base del voto degli iscritti sulle tesi congressuali (vedi il testo dell'ordine del giorno).
Già Rinaldini ha in una sua lettera chiesto il rispetto del voto degli iscritti. (vedi lettera - pdf).

In questa direzione bisogna continuare, presentando l'ordine del giorno di cui sopra in tutti i congressi territoriali e regionali, fino a portare anche al congresso nazionale l'urgenza di ribadire il carattere democratico e partecipativo della Cgil e chiedere una scelta esplicitamente rispettosa del voto congressuale degli iscritti.

17 gennaio 2005

Il Coordinamento rsu