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Coordinamento Rsu - Prime
valutazioni sull'accordo metalmeccanici
La conclusione della trattativa
per il rinnovo del Ccnl metalmeccanico ripropone la necessità di una
vera svolta nella linea contrattuale del sindacato confederale, e
della Cgil in primo innanzitutto.
Una valutazione sull'accordo per il rinnovo del contratto
metalmeccanici deve partire necessariamente dalle due questioni
principali che sono:
Il Salario. Anche se
nominalmente si può apprezzare come alla fine si sia riusciti ad
ottenere un aumento pari alla cifra di 100 euro medie (che
rappresentava il limite simbolico attraverso il quale misurare la
tenuta sindacale rispetto alle pretese di Federmeccanica) è facile
concludere come, per effetto degli scaglionamenti, del ritardo
rispetto alla scadenza del contratto (la tantum non riesce a
coprire lo scarto di valore perso) e dello slittamento di 6 mesi
della durata contrattuale, alla fine il montante salariale
effettivamente percepito sia inferiore a quanto prevede lo stesso
accordo del 23 luglio in materia di recupero del potere d'acquisto
delle retribuzioni.
Sulle flessibilità. Se è vero
che sulle flessibilità, più che sul salario, Federmeccanica aveva
giocato molto in questo rinnovo contrattuale, il risultato propone
in realtà una mediazione che probabilmente non soddisfa nessuno, nè
i padroni, nè quanti, sopratutto in Fiom, puntavano ad un rifiuto
tou-court di qualsiasi disponibilità. In definitiva ciò che
l'accordo propone in materia di orario è un'apertura di principio
sulle casistiche di ricorso alla flessibilità (aggiungendo alle
necessità della stagionalità anche quelle delle ragioni produttive e
di mercato) ma
mantenendo inalterato (e non è stato facile) il tetto delle 64 ore annue e l'efficacia del
potere contrattuale delle Rsu in materia di distribuzione degli
orari (articolo 5 del contratto) che i
padroni volevano sfondare e rimuovere. Sul recepimento della legge
30 e sulle varie tipologie di lavoro, l'accordo propone praticamente
un nulla di fatto nell'immediato, rimandando la materia al lavoro di
una commissione paritetica ed a una verifica entro il giugno 2006.
Rinvio che, se ha contribuito a sbloccare il contratto, non risolve
il problema che necessariamente si ripresenterà tal quale nei
prossimi mesi e su cui sarà bene già da ora aprire una discussione
per evitare che ciò che non è entrato dalla porta entri fra qualche
mese dalla finestra. Unica materia regolamentata, per quanto
riguarda il mercato del lavoro, è l'apprendistato sul quale si è
ottenuto perlomeno che almeno il 70% dei contratti di apprendistato
vengano consolidati a fine percorso con assunzioni a tempo
indeterminato..
Quello che ne esce è, in definitiva, una mediazione che contiene
formalmente elementi che permettono di dire a sindacati e
Federmeccanica di non essere stati costretti a subire l'una le
pressioni dell'altro, ma che dimostrano per altro la difficoltà vera
nella quale questo rinnovo si è dovuto muovere.
Non possiamo infatti affermare che sia mancata la determinazione
sindacale (sopratutto della Fiom) a tenere sulla piattaforma
iniziale. Così come non si può dire che sia mancata una convinta
adesione dei lavoratori alle lotte, anzi. Il dato vero di questo
accordo (che se pur con i suoi evidenti elementi di debolezza ha
retto meglio di altri accordi alle pressioni concertative ed a quelle delle controparti padronali) è che è stato
portato avanti in un
contesto dove altre categorie andavano a firmare accordi che, in
materia di flessibilità e legge 30 sopratutto, finivano per dare
ragione a Federmeccanica, permettendole di provarci a mettere in
campo il solito giochino di una Fiom intransigente ed indisciplinata
rispetto al resto del sindacalismo confederale.
E
qui sta il dato vero, e non nuovo, da sollevare. I lavoratori
metalmeccanici saranno ora chiamati a valutare ed a dare il
loro giudizio sull'accordo attraverso procedure partecipative
sicuramente più trasparenti e democratiche di quanto altre categorie
pratichino. Ma a tutti, non solo ai lavoratori metalmeccanici,
compete una valutazione più generale sulla debolezza della linea
sindacale in generale che, incapace di prendere atto dei disastri
che la linea concertativa ha prodotto e continua a produrre, ed
indisponibile a sottoporsi a critica e verifica per definire una
vera svolta, ha di fatto messo in un angolo una categoria
che, pur con tutti i limiti che gli vanno riconosciuti, ci ha
perlomeno provato a mettere in campo una pratica contrattuale
diversa.
E' evidente a tutti (e questi ultimi 4 anni di contrattazione nei
metalmeccanici lo dimostrano) che non si può pensare che la Fiom da
sola sia in grado di mutare il quadro delle relazioni sindacali e le
forme attuali della subordinazione del lavoro al nuovo e più
aggressivo regime dei mercati. Ciò che ha pesato negativamente sul
rinnovo dei metalmeccanici è sopratutto la mancanza di una prassi e
di una linea diversa e generalizzata in tutte le altre categorie, e
quindi anche l'essere venuta meno, in Cgil, di una sinistra
sindacale che tenesse aperta in tutte le categorie una battaglia
contro le disponibilità concertative..
Per questo anche il congresso Cgil non può non tenere conto di
questi problemi. In fin dei conti anche questa vicenda dimostra la
bontà della tesi 8a (primo firmatario Rinaldini) che pone al centro
della discussione congressuale la necessità di una diversa linea
generale in materia di contrattazione, una linea che non può
risultare facilmente sostenibile se isolata solo in alcune categorie
o territori ma che deve affermarsi, appunto, come linea generale
dell'intera organizzazione.
19
gennaio 2005
Coordinamento Rsu
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