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Congresso Fiom Il congresso Fiom si è infine chiuso, come prevedibile, con tre liste alternative sulle quali il voto ha prodotto un rafforzamento nei numeri del direttivo nazionale della categoria delle posizioni che fanno riferimento a Rinaldini. Le liste che fanno capo ad Epifani ed a Patta hanno avuto risultati inferiori a quelli che in commissione elettorale erano state loro proposte per evitare una conta sulle liste alternative. Ma che Epifani e Patta volessero comunque la conta era chiaro e questo per due ragioni precise: La relazione di apertura di Rinaldini (reperibile anche sul nostro sito) ha avuto il pregio di indicare chiaramente alcune questioni a tutta la Cgil, proponendo scelte sulle quali la linea di Epifani ancora oggi continua a tergiversare, in modo particolare sui temi relativi alla revisione dei modelli contrattuali e del sistema delle regole. Ma Epifani non poteva comunque accettare che la Fiom portasse al congresso Cgil anche una analisi critica sulle coerenze contrattuali della Cgil (vedi rinnovi nelle altre categorie) e che, forte della sua stessa pratica, portasse la questione del referendum come strumento in mano ai lavoratori per decidere sulle piattaforme e sugli accordi contrattuali. Epifani ha avuto modo di esprimere il proprio disagio verso le posizioni Fiom nel suo intervento al congresso e lo ha poi concretizzato sostenendo la presentazione di una lista alternativa degli uomini che in Fiom fanno riferimento a lui. Chiara anche la critica di Rinaldini al patto precongressuale tra i 12 segretari confederali ed esplicita la richiesta di regole che impediscano in futuro forzature di questo genere, anche nelle modalità di voto che mai come in questo congresso (aggiungiamo noi) sono state così vistosamente e forzatamente adattate a garantire i risultati che i firmatari del Patto si erano prefissi. Lavoro e Società che all'efficacia di quel Patto ha delegato la propria sopravvivenza come cordata organizzata (e ormai ridotta ad una corrente interna alla nuova maggioranza Cgil), doveva seguire Epifani nella critica alla Fiom e doveva quindi portare il suo contributo al tentativo di indebolire le posizioni di Rinaldini. Da qui la decisione di presentare una lista alternativa pur sapendo che i numeri non gli avrebbero dato ragione, decisi a seguire fino in fondo Epifani al quale (come da tempo vanno chiedendo) dovrà essere garante della loro sopravvivenza e della tenuta del Patto prfecongressuale.
Il congresso Fiom è stato un buon congresso, dove si è discusso veramente e dove si sono gettate le basi per una discussione che non potrà non coinvolgere tutta la Cgil. Basta fare un giro sui siti delle categorie della Cgil per vedere i le varie relazioni introduttive ai congressi di categoria per capire la differenza. Tutte queste relazioni hanno puntato esclusivamente a celebrare se stessi e la grande Cgil. Solo il congresso Fiom (che a quanto pare ha più a cuore la Cgil di tanti altri che si limitano a vantarsene) ha avuto il coraggio di porre questioni vere, quelle su cui la Cgil dovrà decidere nei prossimi mesi e lo ha fatto a partire dai bisogni dei lavoratori e dal coraggio di una spregiudicata verifica dell'esperienza precedente.
La conclusione del congresso Fiom, con il pesante attacco di Epifani e con la decisione di presentare liste alternative a difesa degli accordi tra le burocrazie e non in riferimento al reale consenso avuto tra gli iscritti, ripropone tutta intera la delicatezza del prossimo congresso nazionale confederale. Ormai è chiaro che la nuova maggioranza (Epifani e Lavoro e Società) hanno bisogno di un congresso che legittimi quel mandato in bianco che gli serve per gestire le prossime mediazioni con Cisl e Uil, prima che con Confindustria, così come è chiaro che le tesi alternative (primo firmatario Rinaldini) chiedono invece che il congresso sia chiamato a discutere ed a decidere subito la linea con cui la Cgil dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Ma è chiaro anche che questo confronto non si limiterà al merito. Già lo abbiamo visto nel corso del congresso a partire da quelli di base. La nuova maggioranza vuol il controllo della Cgil e quindi la battaglia per dare alle varie posizioni in campo la giusta rappresentatività si riproporrà anche nelle votazioni sui gruppi dirigenti della Cgil nazionale.
Nei prossimi giorni avremo modo di ragionare meglio sul prossimo congresso nazionale confederale. ma quanto avvenuto fino ad oggi ci porta a riconfermare la giustezza della decisione di Rinaldini di presentare le sue tesi alternative senza le quali avremmo subito un congresso solo celebrativo delle attuali burocrazie. Più precisamente questo congresso dimostra che le questioni di linea, e di tenuta democratica presenti in Cgil non saranno risolte solo nei giorni della prossime assise nazionale convocata a Rimini, ma che rimarranno problemi aperti anche e sopratutto dopo il congresso e questo porta la sinistra sindacale in Cgil a cominciare a riflettere sulla necessità di darsi una struttura ed una piattaforma programmatica per continuare questa battaglia.
10 febbraio 2006 - coordinamento rsu
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