C O M U N I C A T O

La chiusura del contratto nazionale di lavoro dei poligrafici rappresenta, per i suoi contenuti, lo sviluppo coerente delle logiche che hanno presieduto alla stipula del contratto precedente.

Mentre nelle dichiarazioni ufficiali, nelle discussioni che lo hanno preceduto s’indicava come obbiettivo di questo contratto il contenimento e l’inversione dei processi che avevano determinato la caduta secca dei livelli occupazionali, bloccando l’utilizzo indiscriminato della 416, la proliferazione dei service, la terziarizzazione, i risultati ottenuti vanno nella direzione opposta. Nella sostanza di fronte ad un aumento della quota dell’8,50% al 10,75 a carico delle Aziende, per il Fondo Casella si aprono varchi enormi, dal lato della flessibilità del lavoro e del salario con pesanti penalizzazioni per i nuovi assunti. Scaricando, di fatto, su questi e sui lavoratori in produzione i costi del contratto attraverso:

  1. la riduzione del monte salari, è bene ricordare che le 86500 lire in due anni null’altro sono se non la copertura dell’inflazione programmata e quindi non rappresentano termini reali alcun aumento di reddito per i lavoratori, mentre il taglio di due festività, la riduzione dei costi dello straordinario dopo la 2 ora e la soppressione dell’EDR ne costituiscono un taglio secco!
  2. L’introduzione dei salari d’ingresso con la riduzione fino al 40% per i nuovi assunti.
  3. L’introduzione nel settore poligrafico di larghi margini di utilizzo di tutte le forme di lavoro flessibile e precario; temporaneo, a tempo determinato, part time che costituiscono la base per l’allargamento delle forme di lavoro meno tutelate che le Aziende andranno sicuramente ad utilizzare nel breve periodo a man bassa, magari dopo aver prepensionato i lavoratori con contratto a tempo indeterminato.

La contropartita; il finanziamento del FONDO CASELLA attraverso il quale sono state gestite le ristrutturazioni fatte in questi anni diventa così lo strumento attraverso il quale non solo si garantiscono le future riduzioni occupazionali del settore, ma anche il grimaldello attraverso cui introdurre forti divisioni fra i lavoratori e l’oggetto di uno scambio iniquo, tutto a favore delle Aziende, che apre la strada ad ulteriori processi di precarizzazione del lavoro poligrafico.

Ancora una volta si ribadiscono le scelte di politica sindacale che in questi anni nel nome della competitività delle imprese, e della concertazione si sono tradotte in aumenti dei profitti aziendali, in cali occupazionali e nella riduzione dei redditi da lavoro.

Questa ipotesi di contratto non è emendabile, essa va respinta con durezza.

Quindi invitiamo le segreterie nazionali a ritirare la firma da questa Ipotesi di Accordo, riaprire la vertenza, sottoporre ogni ulteriore decisione al voto vincolante di tutti i lavoratori, indicando la necessità di battersi per la riduzione degli orari di lavoro, come strada per mantenere ed ampliare l’occupazione anche nel settore poligrafico, tutelando tutti i lavoratori in eguale misura.

Ridurre gli orari contro l’uso indiscriminato della legge 416, ridurre gli orari per migliorare la qualità della vita contro la fatica del lavoro notturno, ridurre gli orari per creare nuova occupazione.

 

RSU Corriere della Sera Padova

Claudio Lorenzin-Enrico Toffanello