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Nel periodo 1991/94 si passa a una fase di disoccupazione assistita

Nel 1991 il colpo mortale inferto dalla legge 223 elimina il fondamento del sistema di stabilità della occupazione. La 223 toglie agli "esuberi" la tutela della "titolarità del posto di lavoro" e "libera" l'azienda dal loro reintegro obbligatorio.
Ma i rapporti di forza tra capitale e lavoro rendono problematica la immediata eliminazione di quella tutela occupazionale.

La questione viene risolta da un apposito pasticcio sindacale neocorporativo, secondo il quale:

In questo modo finisce il sistema di stabilità dell'occupazione e si passa ad una fase di disoccupazione assistita. (vedi SCHEDA 4 riquadro B)

Nella strategia padronale della liberalizzazione del lavoro la disoccupazione assistita è una breve tappa che giunge rapidamente a maturità con gli accordi neocorporativi del 31 luglio 92 e del 23 luglio 93 (vedi SCHEDA 5) e le relative leggi finanziarie.


Nel periodo 1994/96 la disoccupazione assistita viene attaccata

Ma la guerra di concorrenza impone al capitale nazionale due obiettivi:

  1. libertà di assumere/licenziare
  2. libertà di ridurre il costo del lavoro.

Quindi i padroni da un lato incassano i soldi degli ammortizzatori sociali, dall'altro attaccano i programmi di spesa per gli interventi di assistenza alle diverse forme di licenziamento.

Anche la disoccupazione assistita è ora attaccata. La pressione per una totale liberalizzazione della prestazione è ripresa prima dal governo Berlusconi (piano Mastella) e poi dal governo tecnico Dini (primo pacchetto Treu). Tanto il primo quanto il secondo tentano di ridisegnare istituti come i contratti di formazione lavoro e le assunzioni a termine stagionali e precarie, prevedendone la massima estensione e collegandoli a salario ridotto, defiscalizzazione, decontribuzione, ecc..

Soprattutto pongono ufficialmente all'ordine del giorno il lavoro interinale.

La definitiva deregolamentazione delle condizioni e delle forme della prestazione non riesce, però ad affermarsi nel periodo 1994/95.

Il governo Berlusconi è travolto dalla lotta di classe in difesa delle pensioni.

Il governo Dini, a causa della rigidità sindacale prodotta dalle resistenze interne alla CGIL, è costretto a sospendere la sua azione. Dini ha anzi dovuto replicare l'intervento assistenziale, coprendo con la finanziaria 95, un ulteriore aggiornamento della legge 223, anche se viene introdotta una ulteriore liberalizzazione con la "riduzione delle potenzialità dei contratti di solidarietà, l'indebolimento del collocamento pubblico e la flessibilizzazione degli ingressi lavorativi".

Il governo Prodi infine porta a compimento il declino della fase di disoccupazione assistita.

Nell'accordo per il lavoro del 24 settembre 1996 (che sarebbe meglio chiamare accordo per la precarizzazione concertata del lavoro), i punti più significativi riguardanti le normative occupazionali sono vere e proprie attuazioni dei due obiettivi del capitale nazionale:

libertà di assunzione e licenziamento, libertà di ridurre il costo del lavoro. (vedi SCHEDA 6)

Le proposte della commissione Onofri (istituita dal governo Prodi), integrate col pacchetto Treu seconda edizione, mettono in evidenza le due linee guida dell'Ulivo per la precarizzazione dell'occupazione.

La prima linea prevede la definitiva liquidazione della fase di disoccupazione assistita che, come dice il documento Onofri concludendo il capitolo su "le politiche del lavoro", si realizzerà con il completo abbandono della spesa sociale passiva, o puramente risarcitoria (ossia con la fine degli ammortizzatori sociali e la conseguente completa efficacia della libertà di licenziamento).

La seconda linea prevede una forte accelerazione della flessibilizzazione e precarizzazione dell'occupazione che, in base alle relazioni parlamentari di Treu e alle conclusioni della commissione Onofri, si realizzerà attraverso la introduzione di "schemi giuridici utilizzati dall'impresa per acquisire lavoro, caratterizzati da crescente flessibilità e mirati ad elevare in maniera significativa le convenienze nel rapporto tra domanda ed offerta di lavoro" (Treu) coniugati con la riorganizzazione dei "servizi per l'impiego realizzando una spesa sociale più attiva volta ad accrescere le opportunità di incontro tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro" (Onofri). (vedi SCHEDA 7)

Abbiamo visto le condizioni (1960-96) del salario diretto, in termini di occupazione, orario, lavoro e contrattazione. Studiamo ora tali condizioni in termini di struttura contrattuale e retribuzione.



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