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CONOSCERE LE LINEE DELL'OFFENSIVA BORGHESE:
Struttura contrattuale e retribuzione
| 1998, si prepara l'attacco decisivo per la riduzione/precarizzazione retributiva |
Consideriamo ora come lo schieramento borghese vo- glia imporre la riduzione /precarizzazione retributiva.
L'attacco alla retribuzione si sta sviluppando
secondo linee generali concretamente praticate, però con
la massima elasticità contrattuale.
Linee generali
La riduzione della spesa costituisce l'obiettivo essenziale che la Confindustria vuole ottenere con la riduzione retributiva, il risparmio di lavoro e il massimo sfruttamento degli occupati residui.
La Confindustria vuole imporre le seguenti regole:
Queste regole causeranno il totale cambiamento della com- posizione retributiva. In particolare produrranno:
) finalizzati
ad aumentare la sottomissione dei lavoratori.
Massima elasticità contrattuale
I padroni mostrano la massima elasticità nella loro azione. Sono consapevoli infatti che il mantenimento nel tempo della concertazione svilupperà necessariamente i cambiamenti retributivi e le regole cui mirano. Possono quindi derogarvi, se lo ritengono economicamente utile. Così il livello del salario individuale o collettivo può anche essere relativamente elevato, purchè la sua crescita sia scambiata con accordi immediatamente più vantaggiosi.
È il caso dell'elasticità mostrata da Federchimica nel rinnovo contrattuale di categoria. I padroni chimici sono disposti anche a derogare al limite salariale della politica dei redditi, in cambio del contratto delle flessibilità, col quale vogliono prevedere e normare tutte le diverse modalità di subordinazione della prestazione di lavoro alle necessità dell'impresa.
Il contratto delle flessibilità fissa una lista di:
Si tratta di un sistema concettualmente ordinato secondo l'idea di menù, cui l'azienda può accedere in ogni momento con semplici intese applicative di condizioni già concordate in sede nazionale.
In definitiva la Federchimica vuole la predeterminazione e la assoluta esigibilità della flessibilità minimizzando i vincoli di livello aziendale.
Federchimica propone inoltre:
| Al momento la trattativa dei chimici è sospesa dato che il suo merito "interferirebbe" con lo scontro parlamentare sulla legge delle 35 ore 1998, si prepara l'attacco decisivo per la riduzione/ precarizzazione retributiva. |
LA RISPOSTA DEI LAVORATORI
Dall'analisi fin qui svolta ricaviamo una discreta conoscenza delle condizioni di scontro fino al 97 e dell'offensiva borghese contro il salario diretto (orario-occupazione e retribuzione) che caratterizzerà il 98 e che si trasformerà, a fine anno, in una nuova aggressione contro il salario indiretto e previdenziale, chiudendo il ciclo di riduzione onnilaterale del salario.
Il capitale deve agire così. Se vuole valorizzarsi onnilateralmente ed accumularsi adeguatamente, deve colpire particolarmente (come ora su salario diretto, orario, occupazione, retribuzione) per ridurre globalmente le voci che formano il reddito salariale, il salario sociale globale di classe.
Una adeguata risposta di classe dovrà quindi essere altrettanto onnilaterale e dovrà unificare la lotta su tutti i capitoli dell'attuale scontro particolare con lo scontro salariale globale, proprio a partire dal capitolo centrale della riduzione dell'orario di lavoro.
Dovrebbe essere relativamen te semplice
definire tale risposta di classe.
tre errori sul salario diretto
Prima però dobbiamo affrontare tre errori che riguardano l'attuale scontro particolare su salario diretto, orario, occupazione e retribuzione. Si tratta dei tentativi sindacali di scambiare:
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1° errore: scambio orario contro salario
Nei convegni dei sindacalisti realprogressisti si sostengono le seguenti posizioni:
Questi sindacalisti realprogressisti, propugnatori della riduzione d'orario resa compatibile dallo scambio orario contro salario, sostengono implicitamente che la classe dei padroni, in difficoltà economiche a causa degli alti salari, non può pagare il costo della riduzione d'orario. Dunque secondo loro è la classe lavoratrice che, arricchita da un reddito sia individuale (paga singola o salario diretto) che collettivo (massa salariale o salario sociale globale di classe) superiore a quanto le sarebbe necessario, deve concertare, con i padroni e con i loro ragionieri governativi, l'autofinanziamento della riduzione d'orario, rinunciando in parte alle sue laute paghe.
È vero invece che tutti i dati dicono il contrario; dicono che sia il salario diretto, sia il salario globale sono diminuiti per le riduzioni di paga e di occupazione e che i redditi diversi dal lavoro dipendente (profitti, rendite) sono aumentati. Per loro questo non conta molto. Infatti, subordinati come sono alle tesi padronali
hanno finito con il realizzare nella concertazione nazionale (dei CCNL) ed in quella aziendale (degli accordi di fabbrica), lo scambio orario e occupazione contro salario ed ora sono costretti a realizzarlo anche nella concertazione generale con Governo e Confindustria.
Naturalmente i padroni alimentano con ogni mezzo que- sto percorso concertativo. Infatti quando la linea difensiva dei lavoratori sarà piegata alla logica di questo assurdo baratto, si produrrà un crescente indebolimento della classe, fino al completo abbandono della richiesta di riduzione dell'orario. I padroni sanno be ne che una classe lavoratrice logorata e ricattata sul piano salariale non potrà mai sostenere una battaglia per la riduzione d'orario e per l'occupazione.
Inoltre la concertazione dello scambio
"orario contro salario" impedisce e rompe l'unità
di lotta sui tre fronti di difesa del salario diretto: 35 ore,
rinnovi contrattuali, accordo di luglio.
2° errore: scambio orario contro flessibilità e produttività
Nei loro convegni i sindacalisti realprogressisti dicono che:
La teorizzazione montante di questa linea ha prodotto una marea di nuovi convegni per confermare la "geniale" contrattazione intelligente di riduzione d'orario.
All'opposto, la applicazione di questa linea, invece di creare occupazione, ha trasformato in profitti il lavoro risparmiato con la maggiore efficienza e produttività derivata dai nuovi regimi di orario. In pochissimi casi la riduzione d'orario contrattuale ha inciso sul tempo di lavoro giornaliero o settimanale. Il più delle volte è stata legata a turnazioni, e sistemi d'orario plurisettimanali, mensili, annuali, ecc..
Così la riduzione d'orario per l'occupazione si è trasforma nel suo contrario, cioè in uno strumento che riduce il lavoro socialmente necessario alla produzione.
Dietro questa linea si nasconde la strategia borghese per l'allungamento della giornata lavorativa e l'aumento del grado di sfruttamento della forza lavoro con ogni mezzo possibile (straordinari, flessibilità, turni ecc.). Dobbiamo quindi denunciare il cedimento ulteriore che si nasconde dietro le disponibilità sindacali a scambiare orario contro flessibilità e produttività.
I padroni sanno bene che una classe lavoratrice ricattata, divisa ed indebolita da una legislazione del lavoro basata sulla flessibilità (C.F.L., contratti di apprendistato, lavoro interinale, lavoro parasubordinato, lavori atipici), fatica a sostenere una battaglia sia per la riduzione di orario e l'occupazione, sia per il salario. La lotta per l'occupazione è prima di tutto lotta generale e di classe. Solo una lotta generale per la riduzione generalizzata a 35 ore dell'orario a parità di salario e di lavoro, senza scambi e baratti, può oggi rispondere efficacemente agli attacchi del capitale.
Una articolazione della riduzione dell'orario
che neghi una base oraria ridotta in modo generalizzato o addirittura
si contrapponga a tale riduzione oraria generalizzata, frantuma
le capacità difensive dei lavoratori, mistificando lo scontro
di classe attraverso la falsa ragionevolezza di risposte aziendali
immediate e particolari.
3° errore: scambio salario contro produttività
Di marea in marea i convegni dei sindacalisti realprogressisti sono diventati una alluvione devastante. L'iterazione teorica della concertazione ha snaturato il senso stesso della contrattazione salariale, che non è più fondata sulla lotta per un equo salario (adeguato cioè a garantire la produzione e riproduzione sociale della classe dei venditori di forza lavoro), ma sul sostegno alla produttività e al profitto, considerati come i giusti della lotta e della contrattazione della forza lavoro.
Così quote crescenti di salario perdono ogni legame con i bisogni dei lavoratori e sono scambiate con la realizzazione di obiettivi di produttività e redditività. Questa linea ormai egemone nelle organizzazioni sindacali, fa perdere al salario il suo carattere di grandezza sociale per farlo diventare, in gran parte, un incentivo erogato in funzione di una disponibilità da parte della forza lavoro ad adeguarsi alle necessità di capitale, a condividerne gli obiettivi.
All'attacco borghese per la totale flessibilizzazione dell'occupazione e della prestazione lavorativa e per la riduzione/subordinazione del salario alla produttività, i lavoratori non possono rispondere in modo frammentario, ma devono organizzare una difesa complessiva su tre linee vertenziali :