IL  RAGGIO  DELLA  MORTE

                                                                                                     di Franco Mari

forcema@katamail.com

                                                                                                                                         22   Agosto   2001

 

L’inizio del nuovo millennio sembra far rinascere un antico progetto militare, molto in voga negli anni ’30, vale a dire la realizzazione di un’arma dalla quale possa scaturire un raggio capace di bloccare a distanza i motori e di annientare le truppe nemiche. E’ il famoso “Raggio della Morte”.

   Con le dovute modifiche, prodotte da necessità contingenti alla nostra epoca, si è letto nei quotidiani nazionali nello scorso novembre che in Italia sarebbe allo studio la realizzazione di uno speciale laser che spara onde elettromagnetiche, capaci di bloccare i motori. L’arma, chiamata “raggio verde” sarebbe in corso di attuazione presso il Centro Interforze di Pisa, nata dallo studio di una perizia su un elicottero caduto in prossimità di un campo percorso dall’ Alta Tensione.

   E’ inoltre recente la notizia che esperti del Pentagono avrebbero deciso di stanziare quaranta milioni di dollari per il perfezionamento di uno progetto militare su un’arma a raggi d’energia elettromagnetica ad alta frequenza, capace di provocare un’intensa sensazione di calore e dolore, neutralizzando, in maniera innocua, la persona verso la quale sarebbe stata rivolta l’arma.

   Il primo progetto, quello italiano, sarebbe nato dalla necessità di tamponare l’immigrazione clandestina dall’Albania attraverso i famosi “scafisti”, mentre quello americano sarebbe scaturito dal bisogno di contenere i fenomeni di violenza cittadina.

   Le due notizie lasciano un po’ perplessi poiché la realizzazione di armi così avveniristiche avrebbe francamente richiesto un livello di segretezza più consistente e delle finalità applicative militari certamente diverse da quelle, seppur gravose, di semplice contenimento dell’immigrazione o dell’ordine pubblico.

   La realtà, invece, sembra destinata a far rivivere un copione già conosciuto nel secolo scorso e mirante alla mitizzazione del famoso “Raggio della Morte”.

  Cerchiamo allora, tornando indietro nel tempo, di focalizzare meglio il problema.

     Alla vigilia della seconda Guerra Mondiale in Italia è sempre più consistente la voce che Guglielmo Marconi fosse riuscito ad elaborare e costruire una nuova arma a dir poco micidiale, capace non solo di bloccare a distanza ogni sorta di mezzo meccanico motorizzato, ma anche di procurarne la distruzione.

   Immaginiamo quale valenza politica e militare poteva avere all’epoca una notizia del genere. Settimo Albalustro, fedele collaboratore dello scienziato scriveva nel 1974 nel suo libro che ”la notizia non si smentiva sui giornali, probabilmente perché procurava uno stato d’animo più tranquillo ed un senso di sicurezza in tante famiglie che avevano i loro figli sotto le armi”.

   Cosa realmente celassero queste notizie non c’è dato sapere. Si era, secondo alcuni, concretamente lavorato su un’arma micidiale e poi non ceduta al Regime per volontà dello stesso Marconi, il quale ha sempre fermamente dichiarato: ” le mie invenzioni sono per salvare l’umanità non per distruggerla” o forse l’invenzione stessa non è stata portata a termine per la prematura scomparsa dello scienziato? Oppure, come sostengono in molti, si trattava di semplici, per così dire, esperimenti d'emissioni di raggi a microonde finalizzati per la localizzazione d'oggetti in movimento?

   Sicuramente negli ultimi anni Marconi sperimentò delle particolari onde, dimostrando come queste avessero degli effetti su componenti elettrici, tali da causare il blocco di generatori, di motori a scoppio, mentre i motori diesel, non utilizzando la combustione elettrica, ne rimanevano esenti. E’ molto strano, però, che tali studi e ricerche non si siano mai ritrovati, neanche dopo la guerra.

   Rachele Mussolini, in una sua autobiografia, riferisce che un pomeriggio del giugno del 1936 stava recandosi in macchina col suo autista presso una piccola proprietà agricola di Ostia. Benito, informato a pranzo dello stesso giorno, aveva consigliato alla moglie di percorrere quel tratto autostradale fra le 15 e le 15,30 poiché a quell’ora avrebbe visto qualcosa di sorprendente!

   Alle 15,10, infatti, a circa metà del percorso, improvvisamente la loro auto e tutte le altre nella zona si fermarono senza alcun motivo per più di 25 minuti. Erano stati coinvolti una trentina di automezzi in un tratto di strada di circa 200 metri, interessando entrambe le corsie. Alcuni autisti cercavano di controllare sia la quantità di benzina nei serbatoi sia la prestazione delle candele, ma non c’era nulla d'evidente che giustificasse quella sosta forzata, sennonché  alle 3,35 tutti i motori ripresero a funzionare come d’incanto.

   Rachele, la sera stessa, appena ritornò a Villa Torlonia, venne a sapere dal marito di essersi trovata nel bel mezzo di un esperimento segretissimo, frutto di un’invenzione di Marconi, ma ancora in fase sperimentale. Mussolini aggiunse anche che se lo scienziato italiano “completerà” la sua opera ed erano già in molti a chiamarla “raggio della morte” l’Italia avrebbe avuto, in caso di guerra, un’arma invincibile.

   Dopo alcune settimane dall’esperimento sull’autostrada per Ostia, Marconi avrebbe condotto una prova ancora più importante dal punto di vista militare nel cielo di Orbetello, dove sarebbero stati bloccati in volo due aerei radiocomandati.

   Queste notizie riportate nel libro “Mussolini Sans Masque - Fayard  - Parigi - 1973” ci hanno indotto a telefonare alla giornalista e scrittrice Anita Pensotti, alla quale Rachele Mussolini, deceduta nel 1979, concesse moltissimo tempo per una vasta raccolta autobiografica. Ma la giornalista non ricorda di aver ascoltato tali episodi.

  Questo, però, non dissipa il dubbio che Marconi non si sia interessato al cosiddetto raggio della morte. Il progetto più importante che lo scienziato approfondì negli anni ’30 fu la ricerca sulle microonde per via della loro spiccata direzionalità e quindi idonee alla riservatezza delle comunicazioni.

   Durante il ’34-’35 gli esperimenti continuarono in tutta segretezza in previsione d'eventuali sviluppi di tipo militare, e fu a questo punto che nacquero le prime voci sul raggio della morte.     

   Altro particolare curioso fu che durante gli esperimenti si accorsero che se un oggetto attraversava il fascio d’onda, questo subiva un ritorno e poteva essere captato da un apparecchio ricevente posto vicino a quello trasmittente. Marconi era sulla strada dell’apparecchio Radar.

   Alcune prove si svolsero all’aperto dove osservatori e giornalisti notarono come certi emettitori erano direzionati verso automezzi militari in movimento che a tratti si fermavano, probabilmente per manovre preordinate, ma tale comportamento determinò l’amplificarsi delle voci sul famoso raggio che bloccava i motori.

   Di ufficiale c’è solo la smentita dello stesso Marconi sul New York Herald, edito a Parigi, del 25 giugno 1935, mentre si dimostrò molto più possibilista nel gennaio del 1937 quando fu intervistato da Stephan Lorant per l’Illustrazione Italiana.

  Marconi non dedicò molto tempo a questo progetto, i suoi impegni di rappresentanza erano sempre più fitti e gravosi ed inoltre la sua salute peggiorò.

   A questo punto viene spontanea una domanda: potrebbe essere stato questo il periodo in cui, sperimentando con le microonde e cercando di capire l’essenza del fenomeno del “disturbo di ritorno”, fosse venuto casualmente a conoscenza del raggio della morte, probabilmente aumentando la potenza ed agendo su altri parametri delle emissioni elettromagnetiche?

   Lo scrittore Mario La Stella riteneva che Marconi, nonostante le smentite, continuasse in gran segreto i suoi esperimenti a Sestri Levante, dove era ormeggiato il suo yacht abitazione “Elettra”.

   Dopo la sua morte circolarono notizie secondo le quali egli avrebbe affidato “misteriosi segreti” ad una sua collaboratrice.

   Nel libro di R. De Felice “Mussolini il Duce” è considerata reale la possibilità che Marconi fosse arrivato alla costruzione di un'arma del genere e dopo essersi consigliato con il Santo Padre non consegnò al Duce la sua invenzione. Mussolini nel ’37 stava per convincere Marconi a cambiare decisione, ma improvvisamente lo scienziato morì portando la sua scoperta nella tomba.

   Il dubbio che si trattasse realmente di una “arma a raggi” non si è ancora risolto.

   Peter Kolosimo, in un articolo sul Giornale dei Misteri del dicembre 72, scrive che Marconi avrebbe potuto sperimentare su certi tipi di onde elettromagnetiche ad altissima potenza, disturbando le normali funzioni del cervello umano, provocando una specie di pazzia temporanea agente sia sui piloti sia su altri combattenti. A dimostrazione di ciò basta ricordare come gli stormi di uccelli rimangono disorientati quando attraversano da vicino le traiettorie dei radar. Ma tali   apparecchi, commenta Kolosimo, non sono tuttavia pensabili e non sono mai stati prodotti. Diverso è il discorso sugli apparecchi che producono il blocco dei motori, esperimenti del genere furono effettuati all’epoca anche in Germania ed in Gran Bretagna, rilevandosi assolutamente non proponibili, in quanto grosse e pesanti attrezzature non superavano la gittata di 25-30 metri.

   Le voci sull’ipotetico strumento che produce il “Raggio della Morte” sono però antecedenti di almeno una diecina di anni, poiché la novità di quest’invenzione spetterebbe ad un eccentrico personaggio che porta il nome di Harry Grindell Matthews, nato in Inghilterra nel 1880 e educato a Bristol nel College Merchant Ventures.

   A 19 anni partecipò come volontario alla guerra Anglo-Boera dove fu ferito per ben due volte.

Tornato in patria poté dedicarsi a tempo pieno ai suoi interessi nel campo scientifico con studi sull’elettricità, sulla trasmissione della luce, sulla radiotelefonia e sulla sonorizzazione di pellicole cinematografiche.

   Inventò fra l’altro una specie di “drone marino” teleguidato per mezzo di raggi luminosi, sfruttando le proprietà fotosensibili del selenio e guidando la barca robot da una distanza di cinque miglia.

   Il governo inglese aveva già messo gli occhi sull’operato di questo personaggio e non tardò a stanziare anche delle discrete somme per lo studio di "Torpedini aeree” che avrebbero dovuto dare la risposta britannica agli Zeppelin.

   La vera svolta si ebbe nel 1924 quando Grindell Matthews divulgò la notizia al mondo di avere inventato un singolare raggio che riusciva a bloccare i motori in movimento. Si trattava di un congegno elettrico, sicuramente nato da precedenti studi fatti da Nikola Tesla e finalmente realizzati e portati a termine dall’esuberante inventore inglese.

   Lo stesso Tesla, aveva dedicato molti studi su come teletrasportare l’energia elettrica basandosi, come lui affermava, su un principio di fisica completamente nuovo. Un simile apparato sarebbe stato anche in grado di produrre elevati effetti nocivi. Lo scienziato croato, verso la fine dei suoi anni, diceva ripetutamente d'essere pronto a divulgare la sua scoperta, ma di tutto ciò n'è rimasta solo la promessa.

   Diversamente la scoperta di Matthews era stata mostrata pubblicamente, produceva un raggio invisibile, in modo sconosciuto, che, oltre alla proprietà di arrestare i motori a scoppio, poteva far esplodere a distanza delle miscele detonanti, far saltare in aria le cartucce, far arrossare il filamento di una lampadina elettrica senza che in questa circolasse altra corrente, infine uccidere insetti e piccoli roditori che rimanevano stecchiti dopo soli pochi secondi d’esposizione.

   L’inventore chiedeva ad uno spettatore di mettere in moto una motocicletta posta a diversi metri, puntava successivamente il suo congegno ed immediatamente si arrestava il motore. Inoltre se la moto stava sul cavalletto, allontanando la direzione dei raggi, questa riprendeva regolarmente a funzionare.

   Anche la dimostrazione con la miscela detonante otteneva una notevole spettacolarità, perché oltre ad incendiarsi produceva addirittura un insieme di raggi scintillanti simile ad uno spettacolo pirotecnico.

   Ma senz’altro l’effetto che maggiormente riusciva a sconvolgere la mente umana, e direi anche quella dei militari dell’epoca, era l’azione letale sui roditori.

   L’arresto dei motori, le esplosioni e la morte fece giustamente coniare il termine di "Raggio Malefico o Raggio Mortale". Con armi di questo tipo si sarebbero dovute rivedere completamente le tattiche di guerra, anzi sicuramente non ce ne sarebbero più state, poiché la nazione che avesse avuto un simile armamento le avrebbe vinte sul nascere.

   La notizia, all'epoca, suscitò grande scalpore e in Italia ne parlò la stampa specializzata come la rivista quindicinale di radioelettricità "Radiofonia". Furono intervistati illustri personaggi del mondo scientifico come il fisico Orso Mario Corbino, allora senatore, il quale si dichiarò alquanto scettico sulla possibilità di trasmettere energia coi raggi e non intravedeva alcuna conseguenza nel settore bellico. Così anche ampie riserve furono fatte dal Senatore Guglielmo Mengarini, ingegnere elettrotecnico, mentre un suo collega, il Senatore Luigi Luiggi, ingegnere del genio civile, esaltò la genialità del Matthews e padre Gianfranceschi, che fu il primo direttore di Radio Vaticana, ammise che un fondo di realtà ci sarebbe dovuta essere.

   La sorte volle che Grindell Matthews e la sua macchina diabolica non avessero successo, in Gran Bretagna c’era stato l’interessamento dell’allora Ministero dell’Aviazione, ma la sua invenzione non decollò perché non convinse più di tanto e fu quindi bocciata.

   Secondo alcuni il motivo sarebbe da ricercare non nel fatto che la macchina non funzionasse, ma solo nella non praticità del mezzo perché di portata assai limitata, diciotto metri per arrestare i motori, far detonare gli esplosivi e per l’azione letale sui piccoli roditori. E’ troppo poco per un utilizzo in campo bellico dove sarebbero state necessarie delle portate notevolmente superiori.

   Secondo altri e tra questi il fisico francese Langevin, allora membro dell’Accademia delle Scienze, si prospettò l’ipotesi di una frode totale. Il Matthews avrebbe semplicemente usato un raggio luminoso su delle cellule fotoelettriche stimolando degli elettromagneti e innescando ingegnosi giochi scientifici abilmente preparati. Tale ipotesi rimane semplicemente una congettura, anche se non dobbiamo dimenticare come lo stesso Matthews in precedenza fece degli esperimenti telecomandando a distanza dei “droni marini” con l’utilizzo di alcune fotocellule.

   Il dubbio della mistificazione non è stato mai risolto ed all’epoca l’opinione pubblica già immaginava fantasmagorici scenari di difesa, potendosi finalmente abbattere aerei e dirigibili in volo nel breve istante dell’accensione del raggio e quindi creare una fitta rete difensiva sulle grandi metropoli, nelle quali nessun aereo nemico avrebbe potuto sganciare il loro carico esplosivo.

   Dalla storia sappiamo, invece, che tutto ciò non avvenne, forse sarebbero serviti dei forti finanziamenti che non ci furono, forse quel congegno era solo un piccolo giocattolo dimostrativo che non sarebbe mai potuto crescere.

   L’unica cosa concreta che la macchina diabolica aveva causato al suo scopritore fu una grave lesione che si procurò ad un occhio ed a nulla valse il suo viaggio presso una famosa clinica oculistica di New York nel luglio del 1924. La risposta fu che i potenti raggi misteriosi avevano compromesso seriamente la funzionalità del suo occhio sinistro.

   Nel marzo 1925 ritornò in Inghilterra e riferì di aver venduto il suo brevetto agli Stati Uniti e che stava per trasferirsi in quel paese.

   Da allora non si sentì parlare molto di Grindell Matthews fatta eccezione per alcune piccole invenzioni, come ad esempio le proiezioni di luci pubblicitarie dirette sulle nuvole.

   Solo nel 1935 si venne a sapere che stava lavorando per il Governo britannico in un bunker sotterraneo armato e difeso fino ai denti per la realizzazione della difesa della città di Londra da eventuali attacchi aerei nemici. Due anni più tardi ampliò le sue ricerche per il rilevamento di sommergibili ad una distanza di 30 miglia.

   Morì nel Settembre 1941 a Clydach – Inghilterra.

   In seguito le bombe tedesche avrebbero ripetutamente attaccato Londra senza che alcun raggio mortale o altre invenzioni avessero impedito la furia devastante delle esplosioni nemiche.

 

Bibliografia:

Mario La Stella - Guglielmo Marconi - Ed Aurora - Milano - 1937

Ugo Maraldi - Dal cannonissimo al raggio mortale - Bompiani - 1939

Mario La Stella - Il raggio della Morte - De Carlo - Roma - 1942

Rachele Mussolini - Mussolini Sans Masque - Fayard - Parigi - 1973 (tradotto in Italia: Mussolini  privato - Rusconi - Milano - 1980)

Settimo Albalustro - Guglielmo Marconi nel mio ricordo - Roma - 1974

R. De Felice - Mussolini il Duce - Torino – 1981

Antonio Spinosa - Mussolini il fascino di un dittatore - Arnoldo Mondadori Editore - 1989

Robert Lomas - L'uomo che ha inventato il XX secolo - Newton e Compton Editori - Roma - 2000

Domenica del Corriere - Anno 1924: 18 maggio, 29 giugno, 31 agosto

Peter Kolosimo - Il raggio della Morte - Giornale dei Misteri - Dicembre 1972

Claudio Asciuti - Guglielmo Marconi e il raggio della Morte -Giornale del Misteri- Novembre 1992

La Nazione - 13 novembre 2000

La Macchina del Tempo - Settembre 2001

 

[Un ringraziamento per alcune ricerche bibliografiche va all’amico Giampaolo Pintore di Viterbo]

     Guglielmo Marconi

Nicola Tesla