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![]() N.E. BALCANI #563 - BALCANI 10 giugno 2002 SPECIALE TRAFFICO SIGARETTE / 4 CONTRABBANDO: OLTRE IL MONTENEGRO [Riportiamo qui sotto una serie di brevi notizie, che illustrano come il contrabbando di sigarette sia un'attività che non riguarda solo il Montenegro e che, secondo ogni indizio, attualmente è concentrata soprattutto in altri paesi della regione (in particolare Croazia, Grecia, Serbia e Kosovo). Da notare la prima notizia, uscita solo due giorni prima dello scoppo dello "scandalo Djukanovic", in cui si preannuncia una grande azione internazionale contro il contrabbando di sigarette] 1) UN "BULLDOG" CONTRO IL CONTRABBANDO DI SIGARETTE di Boris Oresic - ("Vjesnik" [Zagabria], 28 maggio 2002) **Un'azione con la quale si vogliono raccogliere nuove informazioni sulle dimensioni del contrabbando di sigarette nei Balcani e scoprire dove sono i magazzini illegali - Vi sono indizi secondo cui i principali focolai europei del contrabbando si troverebbero direttamente sui territori della Croazia, della Bosnia, della Serbia e del Kosovo** ZAGABRIA, 27 maggio - Sotto il nome di "Bulldog 2" il 15 giugno comincerà la più grande azione mai compiuta per combattere il contrabbando di sigarette sul territorio dell'Europa sudorientale. Come "Vjesnik" viene a sapere in via esclusiva, l'azione doganale internazionale verrà condotta sotto la supervisione della SECI (South East Cooperation Initiative), l'organizzazione promossa dagli Stati Uniti. La sede della SECI per la lotta contro la criminalità organizzata nell'Europa sud-orientale si trova a Bucarest. L'azione "Bulldog 2" verrà guidata da Marko Saric, funzionario della dogana di Spalato, il quale nella sua veste di rappresentante della Direzione delle dogane croate comincerà a lavorare dal 1 giugno a Bucarest. Secondo le parole del direttore della Direzione delle dogane presso il Ministero delle Finanze, Anton Uljar, l'obiettivo dell'azione è quello di acquisire nuove informazioni sulle dimensioni del contrabbando di sigarette nei Balcani. In particolare, esistono indizi secondo cui i focolai del contrabbando si trovano direttamente sui territori della Croazia, della Bosnia ed Erzegovina, della Serbia e del Kosovo. "In tali paesi probabilmente si trovano i magazzini illegali dai quali le spedizioni di sigarette vengono immesse nel mercato illegale. Tutti questi stati sono minacciati da tale fenomeno, perché i contrabbandieri non si preoccupano dei soggetti ai quali arrecano danno nel realizzare i loro profitti", spiega Uljar. Egli aggiunge che l'azione internazionale durerà alcuni mesi, nel corso dei quali le dogane seguirano i movimenti di ogni spedizione di sigarette. "La cosa essenziale," aggiunge Uljar, "è individuare le destinazioni dei carichi commerciali. Si tratta di camion il cui percorso segue tracciati legali, per esempio acquistando dal produttore, come la Fabbrica di tabacco di Rovigno, una quantità di sigarette destinate all'esportazione. Sulle sigarette destinate all'esportazione non vengono calcolati gli alti dazi e le rimanenti imposte. Dopo un po' di tempo, quando sono usciti legalmente dal paese in cui le sigarette sono state prodotte, si perde ogni traccia dei carichi. I servizi doganali di tutti i paesi dell'Europa sud-orientale, addestrati e attrezzati specialmente per questo compito, cercheranno di scoprire dove si trovano i magazzini illegali, vale a dire i luoghi in cui le sigarette acquistate legalmente entrano nell'illegalità". Affinché l'azione consegua il maggiore successo possibile, le dogane di questi paesi saranno reciprocamente collegate, grazie all'aiuto della SECI, da una rete computerizzata. Attraverso tale rete potranno scambiarsi in tempo reale informazioni sui movimenti dei camion che trasportano sigarette. 2) LO SCANDALO DELLE SIGARETTE SCUOTE SEMPRE PIU' ANCHE LA BOSNIA di J. Blazevic - ("Nezavisne Novine" [Banja Luka], 5 giugno 2002) MOSTAR - Lo scandalo regionale del contrabbando di sigarette, secondo tutta una serie di opinioni, si è ampliato anche alla Bosnia. In Italia, il paese dove in pratica è cominciato lo scandalo del tabacco, poiché le autorità locali hanno avviato una vasta indagine per la perdita di quasi due miliardi di dollari dal bilancio statale, si attendono chiarimenti sul ruolo del presidente montenegrino Milo Djukanovic. Allo stesso tempo, la stampa italiana ha pubblicato rapporti della polizia dove viene menzionata la Fabbrica di tabacco di Mostar come uno dei luoghi dove sono state prodotte, anche illegalmente, le sigarette che attraverso il Montenegro venivano distribuite nella penisola appenninica. La stampa italiana sospetta che l'ex sindaco di Mostar, Safe Orucevic, sia il principale organizzatore della produzione e del contrabbando di sigarette illegali. La Fabbrica di tabacco di Mostar ha respinto con decisione l'esistenza di qualsiasi affare oscuro in relazione alla produzione e alla distribuzione di sigarette. In tale fabbrica, comunque, da più di un mese si trova un team di investigatori federali che cerca di trovare prove in relazione ai summenzionati sospetti. La dirigenza della fabbrica di Mostar afferma che gli investigatori non troveranno nulla di illegale. Anche la dirigenza della Fabbrica di tabacco di Capljin, sospettata anch'essa dalle strutture internazionali di produzione e distribuzione illegale di sigarette, ha smentito ogni legame con gli affari dietro le quinte relativi al contrabbando di sigarette. [...] 3) IL CONTRABBANDO AGGIRA IL MONTENEGRO di A. Diklic - ("Nezavisne Novine" [Banja Luka], 5 giugno 2002) BELGRADO - Zoran Zivkovic, il ministro degli interni jugoslavo, ha dichiarato che è un "segreto noto a tutti" che la Jugoslavia sia stata un territorio sul quale si svolgevano attività di contrabbando delle sigarette. "Ho confermato tale informazione anche in occasione della visita del procuratore speciale italiano per la lotta contro la mafia, che è stato in visita da noi alcune settimane fa", ha detto Zivkovic ai giornalisti di Belgrado. Egli ha aggiunto di avere chiesto all'ospite italiano in tale occasione se il canale Italia-Montenegro è ancora aperto, e la sua risposta è stata che il canale del contrabbando non passa più attraverso il Montenegro, ma si è spostato più a sud, fino al porto del Pireo, in Grecia. "Tale porto attualmente è un luogo in cui vi è una notevole attività di contrabbando del tabacco ed è un fatto del quale esistono conferme: secondo informazioni che abbiamo ricevuto ogni 15 giorni nel porto del Pireo viene intercettato qualche grosso trasporto illegale di sigarette", ha detto il ministro degli interni jugoslavo. Rispondendo alla domanda se l'indagine contro Milo Djukanovic, il presidente montenegrino, avviata dalla giustizia italiana, inciderà sui rapporti della Jugoslavia con l'Unione Europea e la comunità internazionale, egli ha detto di essere convinto che non potrà avere un influsso. "Si tratta di una classica indagine, e tutti vengono sottoposti a indagini. Lasciamo che i tribunali compiano il loro lavoro, sia qui che nel resto del mondo", ha detto Zivkovic. [...] [NOTA: Anche Giuseppe Scelsi, il magistrato che si sta occupando delle indagini sul contrabbando di sigarette e che avrebbe iscritto Djukanovic nel registro degli indagati, tempo fa aveva richiamato l'attenzione, in un'intervista concessa al settimanale montenegrino "Monitor" il 10 dicembre 1999, sul fatto che le rotte del contrabbando si stavano spostando dal Montenegro più a sud, verso l'Albania e la Grecia. Pur essendo costretto a essere parco nei particolari, essendo le indagini ancora in corso, Scelsi faceva notare come il contrabbando di sigarette sia comunque di origine italiana e abbia trovato rifugio all'inizio degli anni '90 in Montenegro grazie all'isolamento della federazione jugoslava in seguito alle sanzioni internazionali. Sempre in tale intervista, Scelsi riconosce che si è avviata una buona collaborazione tra autorità di Roma e di Podgorica, con la consegna di svariati boss, alcuni già bruciati, ma altri invece di primaria importanza, ma allo stesso tempo lascia intendere che in passato vi è stata una copertura da parte delle autorità montenegrine, senza diffondersi in particolari sul livello di tale copertura. In "Nezavisne Novine" di oggi, infine, si citano alcune dichiarazioni di John Robertson, capo delle dogane dell'UNMIK in Kosovo. Secondo Robertson esiste un'intensa attività di contrabbando anche all'interno degli stessi Balcani. Ciò è dovuto in parte, secondo il funzionario, ai livelli a volte drasticamente diversi di imposizione doganale da parte degli svariati paesi balcanici. Il traffico illegale di sigarette nei Balcani arreca grandi danni ai bilanci dei singoli stati e, secondo Robertson, il principali flussi di tale traffico illegale hanno come origine la Croazia, la Grecia, l'Albania e la Gran Bretagna - a.f.] (traduzioni di A. Ferrario) |