Balcani


Home

Serbia-Montenegro

est@ecn.org

I Balcani


NOTIZIE EST #364 - SERBIA/MONTENEGRO
7 novembre 2000


SCHELETRI NELL'ARMADIO E CADAVERI "PULITI"

[Seguono due notizie in breve, ma entrambe importanti, dal quotidiano "Danas" di oggi. Il primo riguarda lo sciopero in atto per ottenere, tra le altre cose, che il contratto di vendita di quote della Telekom serba all'italiana STET e alla greca OTE venga reso pubblico, il secondo l'occultamento delle prove degli eccidi compiuti nel '99 in Kosovo]

I LAVORATORI DELLA TELEKOM IN SCIOPERO: VOGLIAMO VEDERE IL CONTRATTO DI VENDITA A STET E OTE
di O.R. - ("Danas", 7 novembre 2000)


Belgrado - "Non siamo entrati in sciopero per interrompere il sistema delle telecomunicazioni. In conformità al contratto collettivo rispetteremo il livello minimo di lavoro, ma se saremo costretti a interrompere completamente le attività, il pubblico ne verrà informato in tempo", è stato dichiarato ieri in una conferenza stampa comune del sindacato indipendente dei lavoratori delle Poste e Telecomunicazioni (PPT) della Serbia "Nezavisnost" e del Sindacato della Telekom Srbija. Leonard Bobisud, presidente del sindacato indipendente dei lavoratori delle PPT "Nezavisnost" ha comunicato ai giornalisti che, vista l'identicità delle rispettive richieste, i due sindacati coordineranno le loro azioni. "Nella seduta congiunta di ieri abbiamo formato un comitato di coordinazione formato da otto membri che lavoreranno attivamente affinché vengano accettate le richieste che i direttori generali delle PTT e della Telekom, Aleksa Jokic e Milos Nesovic, nonché i membri dei Consigli di Amministrazione di tali due imprese, vengano immediatamente rimossi dal loro incarico e che all'opinione pubblica e ai dipendenti venga reso accessibile il contratto di vendita della Telekom [si fa riferimento alle quote vendute alla STET e alla OTE nel 1997 - N.d.T.]", ha detto Bobisud. Egli ha affermato che al governo della Serbia è stato dato un termine di quarantotto ore per soddisfare le richieste degli scioperanti. Dopo lo scadere del termine, è stato detto, "verrà effettuato un blocco delle direzioni di PPT e Telekom e forse dello stesso governo". Secondo le sue parole, i sindacati intraprenderanno "ogni msura legittima affinché dall'azienda vengano allontanate tutte le persone che la hanno portata alla rovina". "Se il governo non rimuoverà dal loro incarico le dirigenze, le costringeremo noi a firmare le dimissioni", ha concluso Bobisud. Secondo le parole di Zoran Mrvaljevic, presidente del Sindacato della Telekom Srbija, stanno scioperando circa tremila lavoratori. "Terremo duro sulle nostre richieste", ha affermato. Egli ha ricordato che lo sciopero dei lavoratori della Telekom è stato rimandato dopo le promesse del Governo di rimuovere dalle loro funzioni nel più breve tempo i dirigenti dell'azienda. Mrvaljevic ha fatto riferimento al contratto di vendita della Telekom, affermando che "ai cittadini deve essere reso conto di tale operazione. Sono stati promessi grandi stipendi ai lavoratori, ma tutto si è trasformato in un'operazione mafiosa", ha detto.


IN SERBIA, LE PRIME TESTIMONIANZE SULL'OCCULTAMENTO DELLE PROVE DEGLI ECCIDI COMPIUTI IN KOSOVO
di S. B. - ("Danas", 7 novembre 2000)


Belgrado - Durante il processo a tre membri dell'Esercito Jugoslavo, il capitano di 1a classe Dragisa Petrovic e i riservisti Nenad Stamenkovic e Tomic Jovic, per l'uccisione di due civili albanesi alla fine di marzo dell'anno scorso, che si svolge di fronte al tribunale militare di Nis, è accaduto per la prima volta che un giudice della Serbia abbia aperto la questione della "pulizia" in Kosovo, informa il Fondo per il Diritto Umanitario. In un suo comunicato di ieri il Fondo riferisce che il giudice che presiede il processo, il colonnello Radenko Miladinovic, in occasione dell'udienza tenuta il 1 novembre scorso ha chiesto a un testimone, il riservista Nebojsa Dimitrijevic, cosa significa quanto egli ha scritto nel suo diario e cioè: "due persone sono state pulite". Dimitrijevic ha risposto che significa che i loro cadaveri sono stati bruciati. Secondo le dichiarazioni degli imputati e del testimone rese nel processo e durante le indagini, dopo l'entrata nel villaggio di Gorna Susica il 27 marzo 1999 da parte del battaglione dell'Esercito jugoslavo comandato da Dragisa Petrovic, agli abitanti di nazionalità albanese è stato ordinato di andarsene. Feriz Krasniqi ha rifiutato, affermando di avere una moglie immobilizzata e di non potere andare da nessuna parte. Il capitano Petrovic ha allora ordinato ai riservisti Nenad Stamenkovic, Tomic Jovic e Nebojsa Dimitrijevic di uccidere Feriz e sua moglie Rukija. Nella formazione dell'Esercito jugoslavo entrata nel villaggio si trovava a quanto pare un'unità addetta a fare sparire i cadaveri e a "bruciarne fino alla totale distruzione" i resti. [Il testo integrale in inglese del comunicato molto più particolareggiato del Fondo Umanitario (Humanitarian Law Center) di Belgrado è stato diffuso il 7 novembre dalla mailing-list "Decani" e lo potete trovare nel relativo archivio: http://www.egroups.com/group/decani/]