Anno I Barcellona, 30.10.1901 1.

Insegnamento scientifico Insegnamento razionale

BOLLETTINO

DELLA ESCUELA MODERNA

LA ESCUELA MODERNA

I prodotti immaginativi dell'intelligenza, i concetti a priori, tutta la farragine di lucubrazioni fantastiche considerate verità e sinora imposte come criterio base per il comportamento dell'uomo, stanno subendo da moltissimo tempo, per una cerchia ri­stretta, la sconfitta da parte della ragione e lo scredito da parte della coscienza.

Al momento attuale, il sole non si limita ad illuminare le vette, ma è quasi luce meridiana che invade fino alle falde dei monti. La scienza, per fortuna, non è patri­monio di un ridotto gruppo di privilegiati; le sue irradiazioni benevole penetrano con maggiore o minore coscienza in ogni strato della società. Dappertutto dissipa gli erro­ri tradizionali; con il procedimento sicuro dell'esperienza e dell'osservazione, per­mette agli uomini di formare dottrine esatte, criteri reali, la ricerca sugli oggetti e le leggi che li regolano e al momento attuale, con autorità indiscussa, incontestabile, per il bene dell'umanità, perché abbiano fine una volta per sempre gli esclusivismi e i privilegi, si costituisce in direttrice unica della vita dell'uomo, impregnandola di un sentimento universale, umano.

Contando su forze modeste, però nel contempo con potente fede razionale e con un'attività che è ben lungi dal venire meno, quantunque vi si oppongano avversità di ogni sorta e grado, si è costituita la ESCUELA MODERNA. Il suo proposito è quel­lo di coadiuvare rettamente, senza concessioni ai procedimenti tradizionali, l'inse­gnamento pedagogico basato sulle scienze naturali. Questo metodo, nuovo ma l’uni­camente reale e positivo, ha sfondato in tutti gli ambienti del mondo civilizzato e ha avuto successo con innumerevoli lavoratori, di intelligenza superiore e dotati di spiri­to di sacrificio.

Non ignoriamo il nemico che ci circonda. Non ignoriamo gli indicibili pregiudizi di cui è pregna la coscienza sociale del paese. È creatura di una pedagogia medievale, soggettiva, dogmatica, che ridicolmente presume di costituire criterio infallibile. Non ignoriamo neppure che per legge ereditaria, confortata dalle suggestioni del ceto me­dio, le tendenze passive che vi sono connaturate già nei bambini in tenera età, si ac­centuano nei nostri giovani con rilievo straordinario.

La lotta è strenua, il lavoro è intenso, ma con la volontà costante e perpetua, unica provvidenza del mondo morale, siamo certi che otterremo il trionfo che perse­guiamo; che ricaveremo dei cervelli vivi, capaci di reagire; che le intelligenze dei no­stri allievi, quando si emancipano dalla tutela razionale del nostro Centro, continue­ranno ad essere nemici mortali dei pregiudizi; saranno intelligenze sostanziose, in grado di formare convincimenti ragionati, propri, personali, nei confronti di tutto ciò che sarà oggetto del pensiero.

Ciò non vuole dire che abbandoneremo il bambino, al suo esordio educativo, a formarsi concetti per contro proprio. Il procedimento socratico è erroneo se preso in senso strettamente letterale. La costituzione stessa della mente agli inizi del suo svi­luppo esige che l'educazione, in questa prima età della vita, sia ricettiva. L'insegnan­te assomiglia ai semi delle idee. E queste, quando con gli anni il cervello si rafforza, si sviluppano nei relativi fiori e frutti, in proporzione al grado di iniziativa e alla fisio­nomia caratteristica dell'intelligenza dell'allievo.

D'altra parte, è necessario manifestare che consideriamo assurdo il concetto dif­fuso che l'educazione basata sulle scienze naturali atrofizzi l'organo dell'idealismo. Lo consideriamo assurdo, diciamo, perché siamo convinti del contrario. Ciò che fa la scienza è correggerla, indirizzarla, sanare la sua funzione dandole il senso della real­tà. 11 fine ultimo dell'energia cerebrale dell'uomo è quello di produrre l'ideale con l'arte e con la filosofia, queste vaste generalizzazioni congetturabili. Ma affinchè l'ideale non degeneri in favola o in vaga illusione, e il congetturabile non sia edificio che si erge su fondamenta di sabbia, è necessario in modo assoluto che abbia per base sicura, incrollabile, le nozioni esatte e positive delle scienze naturali.

D'altra parte, non si educa integralmente l'uomo disciplinando la sua intelligen­za, ma trascurando il cuore e relegando la volontà. L'uomo, nell'unità del suo fun­zionalismo cerebrale, è un complesso; presenta vari aspetti fondamentali; è una ener­gia che osserva, un'emozione che rifiuta o accetta la comprensione e una volontà che cristallizza in azioni quanto percepisce e ama. È uno stato morboso che lotta contro le leggi dell'organismo umano, quello di creare un abisso dove dovrebbe esistere una sana e bella continuità. Nondimeno, è moneta corrente la differenza tra il pensare e il volere. Quante fatali conseguenze per sua causa! Basti solo vedere coloro che sono a capo della politica e di tutti gli ordini della vita sociale: sono profondamente influen­zati da tale pericoloso dualismo. Molti tra loro avranno senza dubbio facoltà mentali notevoli; possiederanno ricchezza di idee; finché capiranno l'orientamento reale e meraviglioso sotto ogni punto di vista che prepara la scienza alla vita degli individui e dei popoli. Ciò nondimeno, il loro smoderato egoismo, le comodità dei loro simili... tutto questo mischiato con l'elevatezza dei sentimenti tradizionali formeranno un im­permeabile tutt'intorno ai loro cuori attraverso il quale non potranno filtrare le idee progressive che si fanno avanti, e non si convertiranno in essenza di sentimento che, alla fin fine, è il propulsore, il determinante immediato del comportamento dell'uo­mo. Da qui deriva l'opposizione al progresso e il frapporre ostacoli all'efficacia delle idee; e come effetto di queste cause, lo scetticismo delle collettività, la morte dei po­poli e la giustificata disperazione degli oppressi.

Noi ci proponiamo, come fine ultimo della nostra missione pedagogica, che un solo individuo non presenti questa dualità di aspetto: quello vede la verità e il bene e li approva, l'altro che segue il male e lo impone. E poiché prendiamo a guida le scien­ze naturali, facilmente si comprenderà quanto segue: faremo in modo che le rappre­sentazioni intellettuali che la scienza suggerisce all'allievo, si convertano in essenza di sentimento, che egli le ami intensamente. Perché il sentimento, quando è intenso, pe-

netra e si diffonde in modo ineffabile nel più profondo dell'organismo umano, perfe­zionando e colorando il carattere della persona.

E come la vita pratica, la condotta dell'uomo, deve ruotare costantemente all'in­terno della cerchia del suo carattere, si ha di conseguenza che il giovane educato nella maniera indicata, quando si governerà in base alla propria conoscenza, convertirà la scienza, per il tramite del sentimento, in maestra unica e benefica della sua vita.

INAUGURAZIONE DELLA ESCUELA MODERNA

La mattina dell'8 settembre ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione della ESCUELA MODERNA.

Prima dell'ora designata, è iniziata l'accoglienza ai rappresentanti delle corpora­zioni scientifiche, economiche e operaie invitati alla cerimonia, che erano numerosi, e che sono subito andati ad occupare la parte del salone che era stata loro destinata.

Di fronte al tavolo presidenziale e in prima fila, si vedevano i bambini e le bam­bine iscritti per primi, che formavano un gruppo interessante per la loro bellezza, la loro naturale allegria frenata da un senso di rispetto, e manifestando una certa impa­zienza di stabilire quella seducente franchezza che alla loro giovane età non compren­de e tanto meno accetta i soliti convenevoli; le file successive di posti e quelle ai lati erano occupate dalle famiglie degli allievi, e le altre dai suddetti rappresentanti.

Ha presieduto il fondatore, Sig. Ferrer Guardia, con ai lati la direttrice e il Sig. Salas Anton, quindi i professori e i membri della Giunta Consultiva.

Il Presidente dichiarò aperta la sessione, dedicando brevi parole di saluto ai bambini che costituiscono l'oggetto primario dell'istituzione la cui vita iniziava in quel momento, alle famiglie che ci onoravano con la loro fiducia, e per ultimo alle corporazioni che con le loro rappresentanze esaltavano la cerimonia, terminando con l'assicurazione che le belle e nobili speranze suscitate con la pubblicazione del nostro programma non sarebbero in nessun modo deluse.

Concessa la parola al giovane Sig. Peirò, come segretario della Giunta Consulti­va, è stata letta una memoria che riferiva sui lavori di organizzazione della Escuela, sulle difficoltà superate e sul coordinamento finale degli intenti fino ad arrivare al momento presente ad offrire il contributo alla diffusione della scienza, alla conoscen­za della verità e all'esercizio della giustizia.

I presenti accolsero quelle affermazioni con marcata manifestazione di accetta­zione e compiacenza.

Quindi il Sig. Salas Anton, con metodo, chiarezza e locuzione perfettamente in­tonata all'argomento, espone il concetto dominante e il sistema della ESCUELA MODERNA.

Non qui disse in uno spazio limitato da quattro pareti, ma in campo aper­to, dove si alternano boschi, giardini, orti, terre dedicate alla coltivazione dei cereali e ampi viali, avremmo dovuto riunirci per questa cerimonia, visto che siamo i conti­nuatori di quei grandi pedagoghi naturalisti che facevano consistere l'insegnamento nel contatto diretto dell'allievo con la natura e nel necessario affinamento dell'inse­gnante per evitare una falsa interpretazione dei sensi, differenziandoci totalmente dal

vecchio e screditato sistema che consiste nel riempire la memoria dei bambini di no­zioni defunte, maturate dalla sciocca autorità del pedante, schiavo sottomesso del dogma e dei suoi mandanti.

Questa dichiarazione ebbe un effetto positivo sui presenti. Sicuramente, quegli operai, delegati dai loro compagni e colleghi, lottatori entusiasti del proletariato mili­tante, vi vedevano un appoggio potente e una conferma delle loro speranze progressi­ste, perché non un applauso, ma un sospiro generale di soddisfazione ed un lampo di luce formato dal raggio del luminoso sguardo collettivo furono la manifestazione della loro approvazione.

Il Sig. Salas Anton proseguì analizzando e esponendo il nostro sistema, dimo­strando come si avvia a risolvere, in unità coscienti, ciascuna di quelle componenti di queste entità che sprezzantemente si chiamano la plebe, il volgo, la massa popolare, e per dimostrare che non si tratta di illusorio ottimismo, riferì il noto aneddoto del piantatore di palme a cui un utilitarista rinfacciava il fatto di piantare un albero del cui frutto che richiede per nascere più tempo di quanto non duri la vita umananon avrebbe potuto godere; e pronunciò parole di generoso altruismo per stimolare coloro che, con fede incrollabile nel progresso, manifestano il loro amore per l'uma­nità, non solo come entità vivente, ma estendendolo come debito di gratitudine alle generazioni passate per quanto fecero a beneficio del progresso e come pegno di soli­darietà alle generazioni future, sangue e vita nostri, che grazie al nostro lavoro po­tranno godere la pace e la giustizia-

Riteniamo inutile dettagliare ulteriormente il discorso del nostro buon amico Sig. Salas Anton, cosi come ci rendiamo conto che sarebbe impossibile per mancanza di spazio; aggiungeremo soltanto che ha svolto i suoi compiti in maniera totalmente soddisfacente per tutti, e la ESCUELA MODERNA non potrebbe avere esponente più valido in quella cerimonia di inaugurazione della sua vita.

Al termine, quando le manifestazioni di approvazione entusiasta non costituiva­no più ostacolo all'attenzione, risuonò una nutrita salve di applausi.

Il Sig. Ferrer Guardia, visibilmente emozionato al vedere risplendere e pieno di vita rigogliosa il pensiero di un vero filantropo, manifestato nelle sue ultime volontà e accettato come sacra missione e impegno d'onore, espresse i suoi ringraziamenti ai presenti, ai suoi collaboratori e a quanti si sono manifestati disposti ad aiutarlo nella sua opera; rivolse alcune osservazioni alle famiglie degli allievi, con l'intento di elimi­nare le preoccupazioni residue che potessero ancora avere in merito al nostro sistema di insegnamento, e dichiarò conclusa la cerimonia.

Con le più cordiali dimostrazioni di soddisfazione ed affetto da parte dei presen­ti, si conclude l'inaugurazione della ESCUELA MODERNA.

AL CORPO INSEGNANTE

Preliminari

Ritengo utile far precedere al programma dettagliato degli studi, le seguenti indi­cazioni pedagogiche relative all'educazione generale degli alunni.

In primo luogo, respingo l'errore universalmente ammesso della necessità di ap­plicare in una scuola una regola uniforme per tutti gli alunni. Vi si basano general­mente coloro che sostengono che, essendo assai diversi i caratteri dei bambini, un in­segnante che trattasse ciascuno secondo le sue tendenze individuali e impiegasse pa­role dolci con alcuni e un linguaggio severo con altri, apparirebbe ingiusto.

1. Forse parrebbe ingiusto; ma in realtà, se operasse secondo coscienza, applichereb­be nel suo senso più ampio i principi della giustizia e otterrebbe risultati assai fecon­di.

2. A chi apparirebbe ingiusto? A certi alunni e ai loro genitori prevenuti contro l'inse­gnante; però è certo che se vi è una professione nella quale vale il «fai ciò che devi» in modo imperativo, è quella dell'insegnamento. Un maestro non otterrà mai il benché minimo risultato nella sua classe se deve accapararsi incessantemente delle miserabili preoccupazioni dell'opinione pubblica; al contrario, deve essere al di sopra di ogni critica esteriore incompetente; la sua coscienza, i consigli di coloro che sono le sue guide naturali dal punto di vista dei suoi doveri professionali: questo è il suo unico criterio. D'altro canto, non bisogna dimenticare che un cattivo allievo si crede sem­pre trattato ingiustamente, per quanto si cerchi di fare in suo favore, e che è nella scuola che vale in particolare il detto: «È impossibile accontentare tutti quanti».

L'applicazione di una regola uniforme è il mezzo più ingiusto a cui si possa fare ricorso, proprio perché una stessa azione compiuta da bambini di caratteri diversi è ispirata da motivi diametralmente opposti, e per operare con efficacia con ciascuno di questi bambini occorre conoscerli. Da qui la necessità inevitabile per il professore di conoscere la natura intima di tutti i suoi alunni, e questa ricerca deve essere la cura costante, il fine ultimo di tutti i suoi sforzi.

Anche se sarebbe impossibile classificare i bambini in categorie perfettamente definite, si può nondimeno, considerando le tendenze caratteristiche di maggiore ri­lievo, raggrupparli nei seguenti modi:

Gli indifferenti Gli impulsivi I riflessivi I sensibili

Gli indifferenti, che non sono ne buoni ne cattivi, formano, purtroppo, la gran­de maggioranza della scolaresca pubblica: sono i docili, coloro che seguono la cor­rente. Se la classe è simpatica, se a capo di essa si incontrano alcuni allievi scelti che trascinano gli altri con il loro esempio, gli indifferenti saranno dei buoni allievi; com­piranno il loro dovere, non turberanno l'ordine e tutto il loro periodo scolastico tra­scorrerà in una pacifica mediocrità. Al contrario, se restano in contatto con compa­gni in disaccordo con il dovere, costituiranno la moltitudine di ammiratori che applaude o imita ogni cattiva azione.

Gli indifferenti non sanno chiedere ne fare nulla per se stessi; sono la piaga più funesta di una scuola come saranno in seguito la parte più pericolosa della società.

È evidente che l'insegnante deve applicare tutte le sue forze a vincere questa in­differenza, che spesso non suole essere altro che un'abitudine dello spirito che, insuf­ficientemente sollecitato dall'educazione familiare, si è consolidato in un certo senso in un abbandono dal quale i bambini si recuperano con difficoltà. È necessario, poi, attirare la loro attenzione in ogni modo, provocare le loro osservazioni, interessarli, in una parola. Essenzialmente per loro le lezioni devono essere attraenti e come un piacere costantemente offerto.

Gli impulsivi, molto diversi dai primi, seguono i movimenti di una immaginazio­ne molto viva e si trovano sottomessi ad ogni impulso, ad ogni sollecitazione del pia­cere. Sono, in linea di massima, nature franche ma irriflessive, che non si occupano di nulla oltre al momento presente; però occorre riconoscere che per loro anche il la­voro più arido può costituire un diversivo passeggero. La loro caratteristica è l'inco­stanza. (Si fa presente, di passaggio, che non è certo che tutti i bambini siano inco­stanti).

L'impulsivo dimentica completamente il dovere per immergersi nel gioco che lo attira. Poi, quando il piacere è calato, si accorge delle conseguenze della sua distra­zione e, poiché è buono e non manca di amor proprio, teme la meritata sgridata e pensa soltanto ad evitarla; allora con una certa frequenza ricorre a scuse problemati­che; così, dopo un giorno di assenza, lamenta invariabilmente un atroce mal di testa che, secondo lui, è la scusa per avere dimenticato la lezione.

E questo mal di testa non è poi tanto fittizio come si potrebbe credere: qui si ve­rifica uno strano fenomeno di suggestione meniate che è degno di esame. Comunque sia, e per censurabile che si giudichi il fatto di scusarsi con una menzogna, si può esse­re certi che non si tratta di una bugia premeditata; la prova sia nel torpore del bugiar­do: non lo può fingere. Questa menzogna si corregge facilmente; basta fare in modo che il colpevole caschi nella propria trappola e esporto un poco molto poco alle burle dei suoi compagni, approfittando subito della sua confusione per fargli osser­vare le conseguenze più gravi della sua colpa.

I bambini impulsivi sono sempre disposti ad ogni azione generosa, perfino eroi­ca, ed è necessario vigilarli costantemente perché non finiscano vittime della propria ardente immaginazione, stando attenti nel contempo di non sminuire in loro la gene­rosità innata; si tratta, poi, di insegnare loro di dominare per proprio conto le loro sensazioni. Il compito è difficile, d'accordo, però costituisce una ragione di più per dedicarvisi. Credo che questo tipo di bambino abbia in primo luogo bisogno di un af­fetto tenero, sostenuto; è piuttosto importante che i suoi difetti non gli vengano mai rinfacciati come delitti, ma come una piaga evidente che la debolezza della sua volon­tà espone ad ogni malanno.

Le nature riflessive sono quelle che meno abbondano, e lo si può concepire facil­mente trattandosi di bambini. Questi alunni hanno bisogno più di tutti gli altri di una educazione morale ben compresa; perché nulla è più facile, se la famiglia non attua bene la sua missione fin dal principio, che delle disposizioni tanto preziose di intelli­genza si trasformino nei sentimenti più perversi. I riflessivi sono disgraziatamente la culla degli ipocriti. Per un bambino la cui intelligenza privilegiata si manifesta prema­turamente e con risultati ricchi e abbondanti, se ne incontreranno cinquanta in cui ogni facoltà di attenzione e di riflessione sarà rivolta al fine di godere di ogni piacere possibile, anche a spese degli altri. L'inganno gli sembra una manifestazione di abili­tà, il cui godimento assaporano con soddisfazione, sia per l'oggetto che conseguono che per la convinzione che hanno raggiunto la supremazia sui loro compagni, e persino sull'insegnante di cui si burlano per renderlo ridicolo.


Il bambino iprocrita sembrerà il più attento degli alunni, il più preciso nel suo la­voro; però raggirerà un compagno compiacente perché risolva i suoi problemi e gli faccia i compiti scritti, ed avrà sempre una scenetta già pronta per ogni lezione non preparata o per scusare qualche suo difetto, perché bisogna tenere presente che le sue menzogne sono abili perché sa dare loro ogni apparenza della verità.

I gradi di ipocrisia sono molto variabili ed è una tendenza molto difficile da cor­reggere; occorre avere la capacità di amare, malgrado tutto, queste nature antipatiche per trovare in questo affetto per l'essere umano che si vuole salvare, i mezzi per conseguirlo. Il punto culminante per l'insegnante consiste nell'essere assolutamente insensibile all'opinione che si possa formare di lui questo genere di alunni, sforzan­dosi, senza parere preoccuparsi di essi, di non lasciarsi ingannare. È necessario op­porre la franchezza, la più completa lealtà alla sua doppiezza, non manifestare mai la vigilanza che si esercita su di lui, fare in modo che si convinca che si disprezzano le sue menzogne, che danneggiano soltanto lui stesso.

In quanto alle nature riflessive ne! senso buono della parola, non occorrono rac­comandazioni speciali, perché sono bambini che si educano da se stessi. Tutto ciò che si possa decidere nei loro confronti è che conviene assecondare i loro sforzi personali e dirigere le loro ricerche, badando in particolare di non fare nulla che possa far loro perdere la loro originalità.

I bambini sensibili sono numerosi e la loro sensibilità si manifesta in modi molto diversi. Questi bambini, per la maggior parte, sono di costituzione debole, a volte malaticcia. Alcuni sono vivaci ed eccessivi in tutte le loro azioni; altri sono sognatori e concentrati su se stessi; altri, infine, sono timidi fino all'eccesso, e sentendosi come emarginati in mezzo ai compagni, spesso passano per tonti per tutti coloro che non si impegnano per conoscerli. I bambini sensibili hanno bisogno, più degli altri, di avere fiducia in chi li guida, perché sono pronti ad aprire il cuore a chi gli manifesta bontà. È necessario osservarli, sottolineare le loro buone qualità, mostrare loro molto affet­to, perché è l'unica atmosfera nella quale si svilupperanno e dalla quale potranno ap­prendere in che modo la loro sensibilità possa essere utile al bene generale, evitando allo stesso tempo che si svii verso oggetti indegni della loro attenzione.

Per conoscere nei particolari ciascuno dei suoi discepoli, l'insegnante deve osser­varli sempre, soprattutto nei piccoli particolari, perché le questioni di dettaglio che sembrano più insignificanti sono di solito quelle che manifestano meglio il carattere di un bambino, giacché l'educazione si compone di sfumature molto delicate che si sovrappongono senza la minima stonatura. Per lui le ore di classe non sono il mo­mento più opportuno per le esplorazioni morali, perché qualunque sia il grado di in­dipendenza e di iniziativa che abbia concesso agli alunni, questi sono sempre circon­dati da un'atmosfera artificiale e si vedono obbligati ad un lavoro determinato. Il mezzo migliore di osservazione lo forniscono le ore di ricreazione, quando i bambini sono se stessi e rivelano inconsciamente il segreto delle loro inclinazioni naturali: la scelta dei loro giochi, il modo in cui si divertono, sono altrettanti segni preziosissimi per noi.

Come corollario, è della massima importanza concedere ai bambini la libertà completa di giocare come vogliono, con l'unica riserva che non facciano nulla di dan­noso per sé o per gli altri. Si fa presente che non devono annoverarsi nel numero delle cose dannose quelle che semplicemente infastidiscono l'insegnante, come, ad esem­pio, il rumore e le risate, perché il meglio è intervenire il meno possibile, neppure per proporre un gioco, a meno che la ricreazione non langua, nel quale caso è di ottimo effetto che l'insegnante si faccia bambino, si mescoli con gli alunni e li stimoli con il


proprio esempio. È assolutamente necessario che l'osservazione scrupolosa dell'inse­gnante si eserciti con la massima riserva, perché i bambini, quando si sentono osser­vati, smettono di essere sinceri; alcuni per timidezza, altri per affettazione.

È evidente che le osservazioni non devono rimanere sterili, e che l'insegnante de­ve approfittare degli incidenti di cui è testimone per infondere nell'intelligenza dei suoi alunni le verità sociali che sono importanti da conoscere e conviene mettere in pratica.

Si potrebbero prolungare oltre queste riflessioni; la materia è inesauribile; però ritengo inutile farlo qui, perché se mi rivolgo ad insegnanti che amano la loro profes­sione e animati dal desiderio di svolgerla con coscienza, è chiaro che eserciteranno il tatto necessario in tutte le circostanze e una semplice indicazione gli basta per trovare la buona via, e se al contrario gli fa difetto l'entusiasmo, se non vedono nelle loro funzioni altro che un mezzo di vita come se si trattasse di una delle tante carriere che gli uomini intraprendono per sopravvivere, che si ritirino; è indegno; centinaia di vo­lumi di consigli non li migliorerebbe di un iota.

OSSERVAZIONI GENERALI

Sul primo mese di lezioni

Per abituati che si sia all'insegnamento, e quantunque ogni anno scolastico pre­senti una fisionomia distinta, non si cessa di sentire una forte emozione quando si tratta di aprire una scuola in un paese che ci è sconosciuto.

Tutte le apprensioni dell'esploratore oltre a tutte le sue speranze ci assalgono in questi primi giorni di lavoro; perché in effetti si tratta di un'autentica esplorazione per la quale è necessario manifestare le stesse qualità di convinzione profonda, di pa­zienza incessante, di invincibile perseveranza, di spirito indagatore che caratterizzano coloro che si lanciano alla scoperta di nuovi paesi.

È impossibile in questi primi giorni formarsi un'opinione esatta degli alunni; pe­rò è opportuno saper rilevare una prima impressione, annotare meticolosamente le osservazioni di ogni genere che suscitano i primi giorni di lezione, e stabilire la carat­teristica di ogni alunno per potere dirigere l'azione che si deve esprimere nei loro con­fronti. Queste osservazioni, che il futuro subito notifica e modifica, serviranno dop­piamente:

1. Per orientare l'insegnante sulla sua classe;

2. Per insegnargli a rettificare il suo primo giudizio e sconfessare le opinioni precipi­tose.

Però prima di stabilire il bilancio dei nostri alunni, dobbiamo riferire alcuni fatti generali: il primo di questi è la differenza di intelligenza posta nel lavoro che si può ri­conoscere nei nostri allievi il primo giorno, e quelle che sussistono alla fine della setti­mana.

Tutti all'inizio si mostrano come spaventati, senza comprendere che cosa ci aspettiamo da loro e incapaci di seguirci nelle spiegazioni più elementari; lo stesso si osserva negli ultimi arrivati; però con il fatto che si nota una differenza tra gli uni e gli altri, senz'altro si è fatto progresso: è scomparsa la paura, si incomincia a rispon-

dere alle domande, viene rivolta più attenzione ai doveri. Questo progresso è ancora molto debole e forse non lo avremmo notato senza la presenza dei nuovi che ci hanno servito da termine di paragone; però infine progresso, ottenuto in sei giorni.

Purtroppo non possiamo soffermarci solo su questo fatto: il nostro primo mese di classe è stato caratterizzato anche da un atto di rigore: l'esclusione di un alunno. Il provvedimento, per quanto severo e penoso, era necessario; si trattava di una colpa tale, se l'avessimo perdonata, da distruggere per sempre la nostra opera. Quando ci si trova in presenza di un caso grave, è giusto riflettere prima di prendere una decisione. Se la colpa è di natura tale da non pregiudicare gli altri alunni, è nostro dovere conce­dere al colpevole un perdono condizionale per permettergli di riparare al mal fatto;

però se la colpa può mettere in pericolo la buona reputazione della scuola, se può in­fluenzare l'opinione e gettare discredito su un sistema di educazione nuovo nel paese e contro il quale si manifestano numerose preoccupazioni, non si deve esitare un solo momento a sacrificare l'alunno che l'ha commessa; l'interesse di uno solo non può in nessun caso sovrapporsi all'interesse generale.

A proposito di studi, avevamo l'intenzione di dedicare il mese di settembre all'esame degli alunni prima di classificarli, ma è bastato un giorno perché rivelassero la loro totale ignoranza e la classificazione che avevamo stabilito a partire dal giorno successivo si basa soprattutto sul grado di sviluppo intellettuale che abbiamo rilevato in ogni bambino.

Abbiamo stabilito tré classi:

Corso medio Seconda classe Prima

L'impressione che ci hanno fatto i nostri allievi nella prima settimana di lezioni e le disposizioni che hanno manifestato, sono risultate in generale soddisfacenti.

Adesso dobbiamo vedere se le due settimane successive hanno confermato le no­stre prime osservazioni, se si verifica un progresso o se dobbiamo modificare le no­stre prime impressioni.

Ci proponiamo di studiare queste due domande:

1. Abbiamo potuto stabilire l'ordine nelle classi, concedendo la libertà agli alunni? In caso negativo, che mezzi abbiamo impiegato?

2. Si è accentuato il progresso osservato nella prima settimana?

Alla prima domanda risponderemo che l'esperienza ci ha dimostrato una volta di più la grande distanza che esiste tra la teoria e la pratica; l'educazione liberale è ec­cellente a condizione che sia fatta con discernimento; se si vuole veramente che i bambini arrivino ad essere uomini liberi, è giusto cominciare facendo loro compren­dere e conoscere i loro doveri e non appena accettano la disciplina del lavoro, prima di esigere da loro un senso di responsabilità.

Ciascuno degli alunni e ciò non permette di più che un piccolo numero di ec­cezioni si è avvicinato a noi pieno di buona volontà; ma se ci fossimo limitati a te­nere un bei discorso per raccomandare la serietà, l'applicazione e il buon uso del tem­po, e in seguito avessimo scritto nelle aule scolastiche: «Gli alunni sono soggetti alla propria vigilanza e cura», la scuola si sarebbe trasformata in primo luogo in posto di ricreazione, dove si sarebbe praticata ogni forma di gioco, più o meno inoffensivo, e

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sarebbe subito finita in un campo di battaglia.

I bambini hanno bisogno di fare l'apprendistato della libertà come di tutto: in primo luogo, da piccolissimi in famiglia, è giusto insegnare loro, soprattutto, ad esempio, a scoprire una propria coscienza, ad ascoltarla e a rispettare i suoi dettami, il che costituisce la moralità dell'individuo; in seguito, a scuola, dove apprendono a vivere nella società; la libertà dell'individuo deve limitarsi entro i confini compatibili con la libertà comune.

Però questa opera sociale della scuola costituirebbe già di per sé un compito deli­cato, anche se si suppone che tutti i bambini abbiano ricevuto in seno alla propria fa­miglia una prima buona educazione; a maggior ragione ci è difficile rinunciare ad ogni disciplina se, come suole avvenire, nella quasi totalità ignorano ciò che è co­scienza e dignità personale e non comprendono che devono lavorare se non nel caso in cui la loro pigrizia e superficialità non attirano su di loro qualche castigo.

È poi imperiosamente necessario stabilire in una scuola una regola quanto più ampia e leggera possibile, però abbastanza forte da non poterla violare impunemente.

È necessario, nondimeno, fare dei proprio meglio affinchè questa autorità non si presti mai all'equivoco. Ciò che si deve rispettare è il lavoro, l'autorità del dovere, non la volontà dell'insegnante; piuttosto, al contrario, il maestro deve essere il primo a dare l'esempio, evitando che i bambini possano attribuirgli un atto arbitrario qualsiasi a loro favore. A tali condizioni, gli alunni accettano con piacere questa regola, che serve per orientarli e guidarli, piuttosto che per obbligarli; li si abitua a verificare per proprio conto le loro azioni e si può prevedere i! giorno in cui, senza pericolo, gli si potrà affidare la propria gestione.

Perciò, pretendere che senza preparazione i bambini sappiano gestirsi quando con molta frequenza si vedono degli uomini che non lo sanno fare, si pretende una cosa tanto impossibile quanto sarebbe l'insegnare lo scibile in una sola lezione.

Per stabilire l'ordine nella scuola ci è stata necessaria una regola e una vigilanza precisa; però il nostro mezzo di azione principale consiste nel non lasciare gli alunni senza occupazione e nell'interessarli in un lavoro sufficientemente variato.

Alla seconda domanda possiamo rispondere senza ottimismo che ci hanno sod­disfatti i progressi ottenuti e soprattutto la buona volontà con cui lavorano i nostri al­lievi. Non c'è uno solo, neppure tra i più refrattari, che alla fine della settimana non abbia finito per seguire le lezioni con piacere.

Riassumendo, possiamo concludere questa prima memoria dicendo che le nostre speranze si sono rafforzate e ci auguriamo un buon futuro.

C. Jacquinet

PRIMA CLASSE PREPARATORIA

Spiegazione dell'impiego del tempo MATTINA - dalle ore 9 alle 9-1/4: Rivista - Ordine nella classe

La «rivista» per verificare lo stato di pulizia è molto importante nelle classi pre­paratorie; su questo punto l'insegnante non tollera la benché minima negligenza, vi­gilando perché tutti gli alunni abbiano un aspetto impeccabile, sia per quanto riguar­da la persona che per quanto riguarda l'abbigliamento. Però, poiché questa rassegna, come per tutto ciò che riguarda l'educazione, richiede molto tatto, per essere efficace deve essere minuziosa senza degenerare in vessazione. Ho visto dei maestri che per ec­cesso di zelo hanno commesso colpe aravi a questo proposito.

Per raggiungere lo scopo desiderato, si rivolgerà particolare impegno nello spie­gare bene agli alunni il primo giorno di lezione i vantaggi della pulizia e gli inconve­nienti della sporcizia, sia nel suo senso letterale che applicandolo per estensione alla morale, usando a tale fine, è ovvio, un linguaggio alla portata del suo giovane audito­rio; allo stesso tempo si avvertirà i bambini che ogni giorno, mattino e sera, si esami­neranno la testa, il viso e le mani. Una volta fatta questa visita si eviterà l'adozione di un tono severo e non si farà ricorso al rinvio a casa del delinquente col pretesto che si vada a pulire, perché l'effetto sarebbe il contrario di quello che si vuole ottenere, e la cosa più probabile sarebbe che il castigato con questo mezzo non farebbe più ritorno in classe per tutto il giorno, il che sarebbe peggio, giacché la cosa più necessaria è l'as­sistenza e la precisione degli alunni. Conviene mostrare ammirazione per la lentezza del bambino che non sa essere pulito e che deve essere spedito dall'economa che gli insegni a lavarsi, tenuto conto che è molto vantaggioso obbligarlo a farlo da solo.

Per quanto riguarda i vestiti è necessaria la massima circospezione, perché il di­fetto notato può essere dovuto alle circostanze. È preferibile prendere nota di quanto si osserva e comunicarlo alla direzione della scuola, astenendosi da ogni richiamo e biasimo all'alunno, e la direzione, che ha maggiori contatti con la famiglia, si infor­merà e agirà di conseguenza.

L'insegnante, nelle sue spiegazioni alla classe, insisterà con frequenza sui concet­ti dell'igiene del corpo e della pulizia, esponendo i vantaggi dei bagni, dei lavaggi ge­nerali, ecc. e inoltre, se possibile, raccomando il sistema che ho visto praticare in di­versi paesi europei, dove la scuola si assume l'incarico di portare gli alunni a fare il bagno almeno una volta alla settimana.

Il passaggio in rivista deve avere luogo fuori dall'aula, per esempio nella sala ri­creazione quando il tempo lo richiede, non permettendo l'accesso all'aula se non ai bambini giudicati degni di mettervi piede.

Ciò mi porta a parlare di un sentimento che raccomando all'insegnante di sapere ispirare con efficacia all'alunno: il rispetto per l'aula. È necessario, indispensabile, che i bambini comprendano tutta l'importanza di ciò che la scuola significa e, data la loro tenera età, questo sentimento si deve manifestare in modo alquanto materiale. Per esempio, si potrà parlare in classe, ma mai gridare; è necessario tenere sempre un atteggiamento corretto e vietare senza alcuna tolleranza le pose trascurate e languide, e considerando che l'insegnamento migliore è sempre quello dell'esempio, il maestro farà la massima attenzione per non incorrere negli errori che deve cercare di eliminare nei bambini: sempre in posa corretta, non manifesterà mai debilitazione ne stanchez­za, ne si mostrerà mai vittima del caldo o del freddo; però se malgrado tutto è sogget-

to a soffrire di questi eventi, quando questi si fanno sentire in maniera eccessiva, è preferibile che si assenti un momento dalla classe, questa essendo una concessione estrema di cui un buon maestro non abuserà mai. Lo ripeto, il maestro deve mostrare costantemente il dominio di sé e disprezzare questi inconvenienti come cose insignifi­canti, a maggior ragione in quanto in numerose occasioni, anziché trattarsi di una ve­ra sofferenza, è semplicemente una cattiva abitudine di cui è opportuno liberarsi ad ogni costo, cosa facile con un po' di buona volontà costantemente sostenuta.

Raccomando parimente che si ispiri nell'alunno l'amore per la sua classe: che badino tutti che non vi sia carta sul pavimento, ne libri disordinatamente sparsi sui banchi, ne macchie di colori sul pavimento o sulle pareti; ogni oggetto di cui si sia fat­to uso dovrà essere collocato meticolosamente al suo posto prima di prenderne un al­tro e se sorge la necessità di indicare qualcosa su una carta geografica o su un quadro, si farà uso di una bacchetta speciale destinata a tale scopo e non si toccherà nulla con il dito.

Passando ad un altro ordine di idee di importanza capitale, conviene che gli alunni non usino come proprietà particolare nessuno dei materiali della scuola: pen­ne, matite, lavagnette, ecc. saranno ripartiti tra i bambini per la durata della lezio­ne e in seguito si porranno in cassetti speciali, vietando l'ingresso e l'uso di oggetti provenienti dall'esterno. Anche i giocattoli saranno messi in comune e non si tollere­rà che un bambino strappi un giocattolo dalle mani di un altro che lo abbia preso per primo e tanto meno si permetterà che un bambino conservi un giocattolo dopo aver­ne presi degli altri. Ciò abituerà gli alunni a considerare le cose necessarie alla vita co­me dominio di tutti e tenderà a fare sì che scompaia questo orribile istinto di proprie­tà contro il quale tanto si deve lottare. Per la stessa ragione l'insegnante non assegne­rà agli alunni un posto fisso nella classe; ciascuno occuperà un posto così come capi­ta.

9-1/4 a 9-3/4: Interrogazione sul lavoro del giorno precedente

Questo è un lavoro molto importante, perché occorre collegare in maniera conti­nua il lavoro della vigilia con quello del giorno seguente e, in linea di. massima, tutto ciò che gli alunni hanno appreso deve allacciarsi saldamente a ciò che ci si propone di insegnare loro in seguito. Questa interrogazione non ha soltanto lo scopo di esercita­re la memoria dei bambini, ma piuttosto è essenzialmente quello di inculcare l'abitu­dine di non fare nulla senza rendersi perfettamente conto di ciò che fanno. In pratica, durante la lezione un bambino può essersi distratto o può avere capito male; obbli­gandolo a tornare indietro, deve riflettere, indagare, mettere in gioco le facoltà attive della sua intelligenza, e il professore può completare il suo insegnamento con spiega­zioni sui punti oscuri della sua lezione allo stesso tempo in cui insegna a conoscere la misura dell'ingegno dei suoi alunni, ottenendo a volte che una cosa considerata diffi­cile venga compresa immediatamente, mentre un'altra che sembrava semplicissima, troppo per richiedere una spiegazione, è rimasta incerta o ha dato origine a una falsa nozione.

Non esito, poi, a considerare questo lavoro di revisione come il più importante del giorno, sia per gli alunni che per il maestro, perché costituisce un campo ampio e fertile di esperienze personali; per questo un bravo insegnante deve rivolgervi la sua massima attenzione.

Non si creda cosa facile questo lavoro: si tratta per mezzo di esso di creare qual­cosa di vivo e concreto, che si imprima nell'essenza morale degli alunni, conservando il suo carattere di ricordo sommario. La pratica chiarirà i semplici consigli cui ho ac­cennato senza potermi estendere oltre, limitandomi ad aggiungere che il maestro deve variare ampiamente i suoi modi di interrogazione per mantenere vivo l'interesse in tutta la classe; così una volta interrogherà individualmente, altre volte lascerà parlare chi lo chiede, a chiunque tocchi, il che, gestito bene, non produce confusione e serve da stimolo all'auditorio. Tutto ciò è questione di tatto e di abilità professionale.

La mia ultima raccomandazione consiste nell'evitare di interrogare sempre gli stessi individui e di mettere in evidenza i «soggetti brillanti»; è opportuno, al contra­rio, rivolgersi preferibilmente ai bambini lenti per obbligarli a uscire allo scoperto e mettersi in attività e anche questo va fatto con tatto perché il bambino non sospetti che il maestro lo perseguiti: esistono alunni che tendono a credere che l'insistenza per ottenere da loro un risultato è una violenza ingiusta e di conseguenza si chiudono ostinatamente in un mutismo ribelle. La conoscenza preventiva del punto esatto oltre il quale non deve esercitare i suoi sforzi costituisce per l'insegnante l'arte per eccellen­za che deve acquisire ad ogni costo.

Dalle 9-3/4 alle 10: Ricreazione - Dalle 10 alle 10-1/2: Esercizi manuali

È comprensibile che dopo una lezione tanto impegnativa, gli alunni sentano la necessità di godere un po' di tempo libero; l'insegnante aprirà la gabbia agli uccellini per un quarto d'ora, permettendo loro di fare tutto il rumore e il movimento che de­siderano (senza escludere l'imitazione di gridi di animali). Dopo di che, quando lo stormo si è calmato, entrerà in aula ordinatamente e silenziosamente. Si procederà quindi con un esercizio manuale, facendo appello alla doppia capacità di invenzione e di esecuzione dei bambini. Questi esercizi sono molto vari, spaziando dal disegno alla lavagna ai cubetti per costruzione, passando per la tessitura, la piegatura e il rita­glio dei fogli con le dita.

Non fisseremo un giorno per ogni esercizio, ma lasceremo che i bambini si scel­gano liberamente quel che piace loro; solo, con un po' di abilità, l'insegnante sugge­rirà in modo da influenzare la scelta degli alunni, allo scopo di introdurre della varie­tà nel lavoro. All'atto pratico, dopo avere preparato anticipatamente due o tré eserci­zi, proporrà ai bambini l'adozione di uno; e ci si regolerà in modo che risulti la prefe­renza per quello che si giudica il più adatto. Poi, illustrando con l'esempio, il primo comincerà a lavorare davanti a tutti, incitandoli a giudicare chi fa le cose meglio. Che allegria quando i bambini superano il maestro! Il che succede spesso, grazie alla fles­sibilità delle loro dita e all'attività della loro fresca e inesauribile immaginazione. Il maestro applaudirà francamente, badando attentamente che i meno fortunati non ci rimangano male, mostrando loro amorevolmente ciò che avrebbero dovuto fare e dando loro la speranza di una migliore riuscita per la prossima volta. E non permette­rà agli altri un trionfo eccessivamente manifesto, ricordando loro altre lezioni nelle quali i loro compagni gli sono stati o sono superiori, cercando di farli comprendere che possiedono attitudini diverse che, dando a ciascuno un'abilità speciale, rendono tutti uguali per talento e utilità.

Dalle 10-1/2 alle 11: Lezione delle cose

La lezione delle cose è adatta soltanto agli alunni della classe preparatoria. Sotto questo modesto titolo è compresa una moltitudine di nozioni su ciò che è necessario sapere nella vita, e nel contempo è la migliore ginnastica per l'intelligenza. La sua ela­sticità permetterà di adattarla completamente ai bambini che l'ascoltano e di variarla in modo che non risulti mai pesante o noiosa.

Non esito ad affermare che la lezione delle cose è la forma più difficile di inse­gnamento perché costituisce la forma ideale di lezione; si può stare sicuri che l'inse­gnante il quale sappia tenere una lezione delle cose ha veramente dominato la cono­scenza della pedagogia.

In effetti, non si tratta di parlare per un certo tempo, il più chiaramente possibi­le, su un argomento qualsiasi preso dal programma e basta: bisogna anche che i bam­bini riflettano sulle cose che si vogliono loro insegnare, che si faccia loro dire tutto ciò che sono in grado di scoprire per propria esperienza; e poiché ogni oggetto che fissa la nostra attenzione può essere considerato sotto mille aspetti diversi, è necessa­rio sapere sottolineare quelli che possano interessare un auditorio infantile, quelli sui quali possiedono una qualche nozione. Non importa tanto che i bambini conoscano cose nuove, quanto piuttosto fissare nelle loro menti ciò che già sanno e insegnare lo­ro a rendersi conto di tutto quanto li circonda, a non lasciar passare nulla con indiffe­renza, perché i fatti più comuni meritano di essere esaminati da vicino. Quante sco­perte interessanti si possono suggerire loro di fare sulle diverse parti del corpo, la ca­sa, la città, gli animali che vivono intorno a noi e le piante che si raccolgono nei cam­pi! Mi ricordo di un ometto di cinque anni che, meravigliato e felice, venne una mat­tina a dirmi che i papaveri di cui aveva raccolto un enorme mazzo durante la sua ulti­ma passeggiata avevano curato la tosse di sua madre. Quale ottimo tema per una le­zione?

Infatti, senza dimenticare l'ordine del programma, non si devono sprecare gli avvenimenti che possono fornire spunti utili alle lezioni. Il maestro non esiterà a spo­stare la lezione preparata se per una circostanza imprevista se ne presenta un'altra da non trascurare.

Anche se l'orario d'insegnamento prevede mezz'ora per la lezione delle cose, l'insegnante cambierà esercizio se si accorge che la classe si annoia e pur essendo vero che è dal maestro stesso che dipende il dare alla sua lezione l'animazione sufficiente per trattenere l'attenzione dei bambini, ci sono momenti di lassitudine generale e in questi momenti l'insegnante e gli allievi si stancherebbero inutilmente a insistere con un esercizio pesante. I bambini non apprendono se non ascoltano con piacere: questa è una verità di cui tutti i maestri si devono rendere conto.

Dalle 11 alle 11-1/4: Ricreazione - Dalle 11-1/4 alle 11-3/4: Esercizio manuale

Qui si tratta di esercizi di cui si è già parlato; è poi inutile insistere; basti osserva­re che il secondo esercizio manuale deve essere di genere diverso dal precedente; per esempio, se prima si è fatta la tessitura o la costruzione, ora disegneranno alla lava­gna. È noto il piacere che dimostrano i bambini a maneggiare la matita o la penna;

per questi primi tentativi che hanno per oggetto l'educazione della mano e della vista,

il maestro proporrà il disegno di un oggetto semplice, familiare agli alunni, che mo­strerà loro precisando le forme generali e nel contempo tracciando uno schizzo facile da imitare; quindi passerà di banco in banco indicando i difetti che debbono correg­gere, rinnovando con i suoi consigli il lavoro troppo informe, cercando sempre di fa­re coraggio e stimolare lo sforzo personale.

Una volta terminato il suo schizzo, ogni alunno è lasciato libero di seguire la propria immaginazione e di tracciare sulla lavagnetta quanto la sua fantasia gli detta. Il maestro applaudirà la scoperta di idee felici e si arriva alla fine delle lezioni del mat­tino.

I/IGIENE DELL'INFANZIA -1

Assolutamente convinti che è indispensabile inculcare precetti che, togliendosi dalla routine stabilita, possiedono fondamenta scientifiche, vogliamo segnalare nella forma più breve e chiara possibile il modo di evitare i pericoli che presenta lo svilup­po dell'infanzia, attenendoci per il momento all'alimentazione, giacché questo è il punto primordiale e l'unico importante durante questo periodo e dal quale dipende la robustezza fisica e la resistenza organica che l'individuo può opporre a difesa da ulte­riori contingenze di ordine patologico e cosmico a cui può trovarsi sottoposto.

Avviene, purtroppo, che questa parte dell'igiene è non soltanto trascurata ma addirittura la mancanza di istruzione popolare viene ad essere sostituita da pregiudizi e abitudini materne che rendono difficoltoso in modo marcato non soltanto lo svi­luppo infantile ma anche i consigli da parte di persone competenti, al punto che ne deriva una costante lotta per eliminare la convinzione di pregiudizi e fornire quanto è necessario all'infanzia senza turbare il suo perfetto sviluppo per concetti malintesi.

Non mancherà di sicuro chi con la massima convinzione ci mostra esempi di bambini che appaiono relativamente robusti senza essere stati alimentati con metodi igienici, al contrario, con autentiche porcherie e con brodaglie indigeste preconizzate per il volgo non solo come alimenti di alto nutrimento ma addirittura come panacea infallibile per la cura di innumerevoli infermità; però occorre tenere presente nell'enumerazione di questi casi, che potremmo chiamare dei «paradossi biologici», che la resistenza organica ereditaria è un fattore importantissimo per la vita successi­va e che grazie a questa non sono stati sconfitti o hanno contratto qualcuna delle in­fermità croniche che sono la piaga dell'infanzia.

Non sempre è l'ignoranza delle regole a motivare la cattiva alimentazione, esi­stono anche altre ragioni che fanno parte dell'ordine sociologico. Nei centri indu­striali, in questi nuclei del lavoro, la schiavitù economica a cui si trova sottomessa la donna e in particolare la madre durante l'allattamento è un altro fattore importante di cui tenere conto.

In effetti, oltre alla deficienza nutritiva, la madre operaia si trova in uno stato di inquietudine costante e a volte separata a grande distanza dal suo piccolo, affidato a mani mercenarie e che può vedere soltanto per quel breve istante in cui lo deve allat­tare; che effetto possono produrre sul latte l'inquietudine e le ansie da cui si trova af­flitta? Tutti sappiamo il risultato, deficienza di calcio, deficienza che induce a passa­re all'alimentazione solida anzitempo sia per quanto riguarda la necessità gastrica del bambino sia per motivi economici della famiglia.

Dr. J. Peirò (continua)

PUBBLICAZIONI DELLA ESCUELA MODERNA

Un insegnamento puramente scientifico e razionale come quello che questa isti­tuzione si propone di sviluppare, richiede un materiale adeguato, senza mescolanze di nessun genere ne debolezze nei confronti dei convenzionalismi imperanti.

Esaminata con criterio imparziale e da persone competenti la letteratura pedago­gica spagnola e buona parte di quella straniera prima di riconoscere il suo merito, la stessa è risultata manchevole per il nostro obiettivo, perché dove non appare la preoccupazione settaria, appare invece quella patriottica o politica, tutta contraria all'integrità dell'essere morale umano che in ogni occasione deve ostentare la propria personalità per essere degno della propria volontà e responsabilità.

Questa deficienza ha ispirato la creazione di una biblioteca che sotto la modesta denominazione che ci fa da epigrafe, comprenda tutti i libri necessari per un insegna­mento veramente positivo, inaugurata già con la prima parte del «Compendio de Hi-storia Universal» (Compendio di Storia Universale) di Clemencia Jacquinet, la cui prefazione che è tutto un programma rivelatore di un criterio con cui non solo si offre al bambino il flusso più puro di verità storica, ma con cui gli uomini possono rettificare i propri errori in tema di una materia tanto importante riproduciamo qui di seguito:

PREFAZIONE

Nel presentare agli insegnanti questo primo volume di Storia universale, giudi­chiamo necessario far presente come intendiamo lo studio della storia.

In passato si intendeva per storia il rapporto tra le guerre e la cronologia dei rè, riducendosi a una glorificazione della forza alla quale si mescolava opportunamente una apologià religiosa, dalla quale non si ricavava nessun insegnamento utile. Al con­trario, molte menti giovanili si appassionavano alla fama dei conquistatori delle cui virtù e gloria si cantavano tanto le lodi e avveniva che più di un crimine fu il risultato di uno studio che si considerava destinato unicamente a istruire le nuove generazioni con l'esperienza di quelle passate.

Nella nostra epoca, sarà una quindicina d'anni, ha avuto inizio il metodo di dare la maggiore importanza alla storia della civiltà, lasciando a parte la storia politica.

Il tentativo era lodevole e rispondeva ad una necessità imperiosa. Ma cosa si in­tendeva sotto il nome di storia della civiltà? Si tratta di esporre gli sforzi degli uomi­ni, di tutti gli uomini, nella loro marcia ascendente verso un avvenire migliore? No. Non è partita col darci il funzionamento e i diversi mezzi di governo; l'estensione del commercio, ossia, lo sfruttamento dell'uomo da parte del capitale, l'asservimento al denaro; ci parla anche molto delle elucubrazioni altamente fantastiche dei fondatori delle religioni e della loro supposta azione benefica sull'umanità.

In questo nuovo genere di storia la civiltà si è ridotta fino a non vedere altro che la storia dei conduttori dei popoli, non quella dei popoli stessi, e nelle sue concezioni più esasperate, come previsione dell'avvenire non supera che a malapena il livello del­le repubbliche attuali.

Da parte nostra concepiamo la storia della civiltà in modo assai diverso: parten­do dagli uomini al loro apparire sulla terra, ci sforziamo di ricostruire la vita reale con tutte le sue lotte, i suoi fermenti e i suoi progressi; cerchiamo anche di rivelare la malizia di tutti gli sfruttatori: guerrieri, legislatori, sacerdoti e tutto l'insieme degli in­ganni che i popoli, i sinceri, coloro che lavorano, hanno subito, ci forniscono materia di insegnamento completo e severo che istruisca le nuove generazioni nella conoscen­za dei loro doveri autentici: che sia una scuola di fratellanza universale, un impegno di pace per gli uomini d'onore e un motivo di terrore e paura per tutti coloro che in­tendono asservire i propri simili.

Ma perché questo insegnamento dia tutti i suoi frutti, non bisogna iniziarlo pri­ma del momento in cui l'intelligenza dei bambini e il loro senso critico si sono svilup­pati in misura sufficiente per comprendere uno studio di ragionamento puro. Consi­gliamo addirittura che si elimini la storia dalle classi preparatorie. Intorno agli undici o dodici anni, quando gli alunni hanno acquisito la facoltà di osservazione, sarà tem­po di parlare loro degli uomini che li precedettero e che prepararono loro il cammino.

Qui ci fermiamo: la nostra intenzione consiste nell'indicare il nostro metodo, non nello svilupparlo; ci resta da dire che accoglieremo con gratitudine tutte le osser­vazioni e le critiche che ci saranno rivolte e che nella continuazione di questo lavoro ci impegneremo in particolare modo a non perdere d'occhio in nessun momento il sentimento altamente liberale e sincero che deve dominare in una storia universale dell'uomo.

CI. Jacquinet

A questo primo volume, sotto lo stesso nome di «Compendio de Historia Uni-versal», seguiranno:

Seconda parte: L'impero romano fino alla composizione dell'Europa attuale Terza parte: I tempi moderni fino all'indipendenza degli Stati Uniti Quarta parte: La rivoluzione francese e le sue conseguenze Quinta parte: Dal 18 brumaio ai nostri giorni.

Alternandosi e successivamente a questa pubblicazione appariranno libri di scienza e di letteratura, affidati a persone competenti e soprattutto di probità scienti­fica, che mai sottometteranno la verità innocente e abbandonata all'errore potente e adulato.

Per raggiungere questo obiettivo la ESCUELA MODERNA, che non è un'im­presa industriale e che non agisce a scopo di lucro pur dovendo adattarsi a una razio­nale economia, ha ricche risorse e garantisce il soddisfacimento degli impegni che qui assume.

Si trova in vendita nelle principali librerie.

SEZIONE INFANTILE

Pioggia di effimere

Le effimere sono quei graziosi insetti simili alle farfalle, la cui vita alata dura sol­tanto un giorno.

Il corpo, delicato e fragile, si prolunga posteriormente per le appendici codali; la bocca è poco sviluppata perché questo insetto, data la sua breve esistenza, non man­gia. Ha quattro ali, come la farfalla, e quelle posteriori sono di un quarto più piccole di quelle anteriori.

Però, se l'effimera vive poco e non mangia, lo stesso non vale per la sua larva, che vive tré anni nell'acqua ed è molto carnivora.

Le effimere vivono sulle rive dei corsi d'acqua e dei laghi, dove le si vede alla se­ra formare autentiche nubi che i pescatori chiamano di manna.

Ecco ciò che a questo proposito dice Réaumur, che le ha osservate minuziosa­mente:

«Si immagini una nevicata forte, quando i fiocchi sono più grandi e cadono con maggiore rapidità: neppure allora ci si può fare un'idea della nube di effimere che ci circondava. Appena si rimaneva un minuto nello stesso punto (una scala sul bordo dell'acqua), il gradino su cui si stava si copriva di effimere formando una cappa di uno spessore non inferiore ai due o tré pollici... La luce della torcia produceva uno spettacolo assai diverso da quello di un acquazzone; era qualcosa di veramente incan­tato... Non si possono concepire sfere, per complicate che le si visualizzino, in cui rientra un numero tanto infinito di circoli e nastri come quella che aveva per centro la mia luce; quella era una serie infinita di infiniti che si incrociavano in ogni direzione... Ogni nastro era formato da una fila continua di effimere e pareva una cinta di argento, incorniciata da circoli e perfettamente stagliata, una cinta formata da triangoli equilateri, uniti in modo che l'angolo dell'uno poggiasse sulla base di quello davanti, il tutto con movimento di una rapidità inconcepibile».

Scopoli riferisce che le effimere che risalgono ogni anno dal lago di Lav, in Car-niole, sono tanto numerose da fungere da concime e vengono gettate a carri sulla ter­ra per fertilizzarla.

In riva al Theis, affluente del Danubio, sono chiamate poeticamente dagli un­gheresi i fiori del Theis.

(Dr. Beauregard)

ANTICHITÀ DEI GIOCHI DEI BAMBINI

Vi siete mai chiesti, cari bambini, chi ha inventato questi giochi che tanto vi piac­ciono e come giocavano nei tempi passati le bambine e i bambini che sono diventati i nostri antenati?

Gli stessi giochi che vi divertono al giorno d'oggi furono inventati in epoca tanto remota che è impossibile determinarla. I bambini preistorici avevano fischietti d'os­so, ne più ne meno del povero bambino contadino il cui padre non ha di che vivere.

Ho davanti agli occhi una raccolta di disegni che risalgono al medioevo, sarebbe a dire, al secolo XI, in cui si vedono bambini giocare alle bocce e con le trottole, che fanno volare aquiloni, che si dondolano sull'altalena e che si sforzano di prendere con la bocca, tenendo le mani incrociate sulla spalle, un ficodindia che un compagno fa penzolare da una canna continuamente agitata, mentre canticchia la formula «Al higuì, al higuì, con la mano no, con la bocca sì!». La corda per saltare, il cerchio da rotolare, il carrettino, anche se quest'ultimo non era come si usa oggi e che non con­tiene altro, ma una cassa trascinata tirandola con una cordicella, entravano molto nei giochi dei vostri predecessori.

La bambola, mie care bambine, questa vostra delizia a cui attribuite la vita e an­che le vostre virtù e i vostri difetti, e con le quali vi permettete di parodiare le vostre mamme, costituivano trastullo anche per le bambine greche e romane.

In Germania, ai tempi del Medioevo, nacquero le prime bambole articolate: era­no queste delle dame serie, che salutavano e danzavano con la aggraziata severità dell'epoca.

Le marionette, o Juan de las Vinas o burattini, erano pure note: appese a corde incrociate, i bambini le manovrano tirando l'estremità dei fili.

Qui mi fermo per oggi: mi si accuserà di occupare troppo tempo dell'orario sco­lastico e il signor direttore mi sgriderà. Fino al prossimo numero, amiche ed amici miei, cercherò di scoprire cose buone e belle da raccontarvi.

Amiga

DOMANDE E RISPOSTE

Che forma si deve dare a un pasticcino che si vuole avvolgere in un nastro di car­ta tagliata di lunghezza invariabile, perché sia la maggiore possibile?

Cosa sono i camini della terra? Dove si trovano?

Quali sono: la pianta, l'animale e l'uomo più utili?

E i più dannosi?

Le soluzioni all'ESCUELA MODERNA.

Tra breve si inaugureranno le conferenze domenicali annunciate nel program­ma.

Sebbene siano sorte alcune difficoltà nell'organizzazione per conciliare i desideri dei signori conferenzieri con le loro occupazioni quotidiane, le informazioni che pos­sediamo ci permettono di nutrire le più rosee speranze per il loro esito.