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Note sulla storia del movimento anarchico a Genova nel dopoguerra*


Premessa

Fare la storia di questi ultimi sessant'anni, anche se in un ambito limitato come quello genovese e restringendo l'oggetto al movimento anarchico, è complesso per diversi ordini di motivi: in primo luogo per la scarsa distanza temporale (dal punto di vista storiografico, ovviamente) da quegli avvenimenti; in secondo luogo perché chi scrive - in parte - li ha vissuti e quindi c'è il rischio di confondere memorialistica (con il suo carico di parzialità ed emotività) con l'oggettività dei fatti; in terzo luogo, infine perché - particolarmente negli anni '70 - i ritmi erano diversi, frenetici rispetto ad oggi, e, guardando indietro ci si districa con difficoltà in quel turbinio di avvenimenti che sembrano oggi appiattiti gli uni sugli altri, mentre allora marcavano profonde trasformazioni. Fatta questa debita premessa passo a tentare di riassumere, molto a grandi linee, la storia del movimento anarchico genovese nel secondo dopoguerra.


1 - Antefatto: l'avvento del fascismo, la lotta antifascista, la resistenza

Nei primi anni '20 l'opposizione anarchica alle squadre fasciste è costata al movimento anarchico la distruzioni di sedi e giornali, l'arresto, il ferimento e l'uccisione di molti militanti. Voglio solo ricordare a questo proposito l'assalto fascista alla Camera del Lavoro di Sestri Ponente (a forte maggioranza anarcosindacalista) che - benché questa fosse difesa strenuamente e a lungo dagli operai - porta alla sua distruzione. Ricordo ancora l'uccisione da parte di squadre fasciste dei libertari Pierino Pesce e Primo Palmini e del sindacalista, Ardito del popolo, Cesare Rossi. Ricordo, in ultimo, l'arresto, l'imprigionamento e l'invio al confino di decine di militanti anarchici e anarcosindacalisti.
L'opposizione al fascismo da parte degli anarchici è costante e decisa per tutto il ventennio. Decimati dal confino e dal Tribunale Speciale, essi continuano a combattere contro il fascismo in Italia, nell'emigrazione e in Spagna dal '36 al '39.

Alla caduta del regime fascista nel 1943, gli anarchici genovesi sono tra i primi ad organizzare la resistenza armata contro nazisti e repubblichini (la brigata Malatesta si costituisce addirittura verso la metà di quello stesso settembre del '43) pagando un prezzo molto alto di morti e deportati nei lager nazisti.
Le brigate SAP anarchiche "Malatesta" (operante a Pegli e nel Ponente) e "Pisacane" (Cornigliano), i distaccamenti libertari "Pietro Gori" (Sestri Ponente), "Gastone Cianchi" (Genova centro), "Gaggero" (Voltri) e "Levante" (Nervi), i nuclei libertari nelle brigate SAP garibaldine, le squadre d'azione della Federazione Comunista Libertaria nei principali stabilimenti del ponente raccolgono, alla vigilia dell'insurrezione, oltre quattrocento uomini armati, che danno il loro contributo nei giorni dal 24 al 27 aprile 1945.

Gli anarchici inoltre partecipano ai principali CLN di quartiere (Voltri, Prà, Pegli, Cornigliano, S.P.D'Arena, Pontedecimo, Genova Centro, Fegino e in provincia Rossiglione e Sestri Levante) e di azienda (Ansaldo Fossati, Cantieri Ansaldo, S.Giorgio, ILVA Campi, Allestimento Navi, SIAC Pontedecimo, Bagnara, Piaggio, ILVA Voltri, Ansaldo Cerusa, ecc.) dandovi il loro attivo contributo.
Più volte viene richiesta la partecipazione al CLN Ligure durante la fase cospirativa. Richiesta, che potrebbe essere considerata discutibile sul piano politico, ma assolutamente legittima perché avrebbe sanzionato una presenza anarchica quantitativamente e qualitativamente superiore a quella di altre forze politiche del CLNL (come ad esempio liberali e repubblicani). Questa richiesta
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