Tutto comincia giovedì 23 gennaio a Bologna, a due passi da piazza Maggiore.
È qui, presso la libreria Feltrinelli di piazza Galvani, che si è
verificato un fatto in sé banale e privo di grossa rilevanza: un cliente
carico di bagagli che all'uscita fa scattare il sistema elettronico antitaccheggio
uno dei vari riflessi dell'esistenza carceraria cui siamo tutti condannati ,
un commesso esagitato che lo insegue, gli si aggrappa al braccio e alla valigia,
inizia a strillare, ad invocare i poliziotti di quartiere, a fare un baccano
tale da indurre il cliente a tornare sui suoi passi. Ma ecco che dalle sue borse
saltano fuori alcuni libri: "Troppi!", deve aver pensato il commesso
il quale passa dalla esagitazione al livore, chiama la polizia e le consegna
il temibile ladro. Nulla di particolare, si dirà. Un innocuo furtarello,
di quelli che accadono tutti i giorni e che si concludono solitamente con una
denuncia a piede libero destinata ad annegare nei meandri della burocrazia giudiziaria
o al massimo a venire assorbita dal paracadute legale chiamato condizionale.
E invece no. In realtà si tratta solo dell'antefatto di una vicenda che,
per restare in tema letterario, si potrebbe quasi definire kafkiana. L'ingordo
bibliofilo è infatti un nome noto alle forze dell'ordine. È un
anarchico. Peggio, è un anarchico insurrezionalista. Peggio ancora, è
uno di quelli che per due volte un impomatato magistrato di Roma ha cercato
invano di condannare.
E così un episodio in sé insignificante si avvia a diventare il
punto di partenza dell'ennesima farsa inquisitoriale, con la Digos intenzionata
a rivaleggiare coi Ros nella elaborazione dei teoremi più assurdi. Sì,
perché poche ore dopo mentre l'anarchico troppo amante di libri si trova
ancora ospite involontario della Questura gli uomini della Digos vanno a bussare
senza mandato alla sua porta di casa, in provincia di Asti, dove sequestrano
due computer contenenti, testualmente, "un'ingente quantità di corrispondenza
elettronica avvenuta per via e-mail tra i nominati in oggetto e i destinatari
sulla quale emergono note riconducibili all'area di appartenenza e cartelle
contenenti documentazione informatica sulle manifestazioni del Global Forum
di Genova e Firenze", numerose carte e indi consegnano alla sua allibita
compagna un verbale in cui si sostiene udite, udite! che i libri prelevati alla
Feltrinelli "dalle prime analisi sono risultati simili a quelli impiegati
quale parte dei plichi esplosivi inviati nel dicembre scorso a diversi uffici
della compagnia aerea spagnola "Iberia", attentati rivendicati da
sedicenti gruppi anarchici insurrezionalisti...".
C'è poco da ridere e da ridire: effettivamente un libro assomiglia a
un libro. Persino la Digos se n'è accorta, e fin "dalle prime analisi"!
E poi, diciamolo, in un mondo ricco solo di immagini sgargianti, troppa passione
per i libri non può che essere sospetta.
Nel frattempo l'anarchico bibliofilo viene incriminato per furto aggravato,
trascorre la notte in guardina e viene rilasciato il pomeriggio seguente con
grande delusione del prode commesso, presente in aula per soddisfare la propria
sete di vendetta da un giudice sordo alle sollecitazioni forcaiole del magistrato
incaricato. La data del processo viene fissata per il prossimo 25 febbraio.
Infine libero, l'anarcobibliofilo fa ritorno a casa ma le sue speranze in un
lungo sonno ristoratore vengono infrante la mattina seguente dagli agenti della
Digos. Due perquisizioni in meno di 48 ore per qualche libro non pagato? Il
mandato è firmato dal pm bolognese Valter Giovannini il quale afferma
di essere alla ricerca di "piante topografiche... e indirizzi di librerie
di Bologna e altre città". Tutto qui? Per avere misura della pretestuosità
di simili parole basta pensare che la perquisizione è guidata da un agente
mascherato ("il nostro Diabolik", lo chiama affettuosamente un suo
collega) dalla corporatura massiccia ma dai modi garbati; che gli agenti recuperano
una telecamera posta in precedenza sul muro di casa; che mostrano una strana
predilezione per le finestre spalancate (uno-due-tre, prova microfono); e che
sono particolarmente interessati alla corrispondenza con detenuti e alle pubblicazioni
anarchiche sarde (che distribuiscono su un divano accanto a varie cartine stradali
europee per riprenderle con una videocamera in una lenta sequenza che farà
la gioia dell'Emilio Fede di turno). Dopo oltre cinque ore tolgono il disturbo
portandosi dietro sì piantine stradali e indirizzi, ma soprattutto materiale
propagandistico e documentazione varia.
Questi, per adesso, i fatti i cui sviluppi non sono facili da prevedere ma nemmeno
difficili da immaginare. E queste, per adesso, alcune conclusioni che non possono
che imporsi da sé.
Che la proprietà sia un furto non lo ha di certo scoperto Proudhon. In
realtà il desiderio di un mondo in cui tutto sia a disposizione di tutti
è fonte di secolari rivolte nonché musa di ricorrenti utopie.
Naturalmente gli artificieri di questo ordine sociale pretendono che l'assenza
di proprietà sia solo un mito preistorico o una illusione futuristica.
Come dimostrazione ci ricordano tutta la miseria del presente in cui regna la
peste del profitto. Inutile negare che gli oggetti hanno perduto il loro valore
d'uso in favore di quello di scambio e che oggi siamo circondati da merci destinate
ad essere comprate e vendute. Dal possesso si è passati alla proprietà,
dalla prodigalità si è passati al calcolo ed il commercio ha ridotto
il dono ad una eccezione da praticare solo nelle festività. Ma questo
lungo processo di addomesticamento non è avvenuto senza resistenze. Ciò
che l'occhio vede la mano afferri è fin dal medioevo il grido di battaglia
di chi aspira a una società senza denaro. Nessun comandamento divino,
nessun articolo di codice penale la coscienza moderna di una umanità
senza più coscienza riuscirà mai a frenare l'assalto al banchetto
della vita. Ieri come oggi come domani.
Nel caso specifico, i libri vanno considerati alla stregua del pane. Non a caso
sono stati definiti "il cibo dell'anima". Fuori dall'immonda retorica
pubblicitaria, questa constatazione stabilisce in modo inequivocabile la necessità
di questi beni particolari la cui mancanza contribuisce a generare idiozia,
ottusità, grettezza. Alimenti vitali, i libri nutrono la mente e nutrono
il cuore. Sottrarre questo nettare a chi se ne serve solo per nutrire il proprio
conto in banca è sotto tutti i punti di vista un gesto indispensabile
e incalcolabile.
Alla Feltrinelli, a questo colosso dell'editoria la cui legge impone che il
prezzo di copertina sia enormemente superiore al suo costo effettivo; a questa
Feltrinelli che con l'acquisto della catena di librerie gestita da RCS Libri
ha raggiunto il monopolio assoluto del mercato con 74 negozi in tutta Italia;
a questa Feltrinelli che tradisce ogni giorno di più lo spirito anticapitalista
del suo fondatore, rivoluzionario morto sotto un traliccio per l'esplosione
della sua bomba; a questa Feltrinelli disponibile a pubblicare tutto, dagli
scrittori russi proibiti ai cabarettisti televisivi passando per anarchici e
rivoltosi, ben sapendo che l'opinione pubblica che conta è una sola,
quella della Borsa; a questa Feltrinelli i cui profitti sono talmente minacciati
dalle briciole che le vengono strappate da aver aperto oltre 40 nuovi punti
vendita negli ultimi anni; a questa Feltrinelli che apprezza i ladri e i fuorilegge
solo sulla carta ma nella realtà si affretta a consegnarli "alle
corde annodate" (Villon) della polizia; a questa Feltrinelli ipocrita,
voltagabbana, avida e sbirresca noi dichiariamo guerra.
Letteratura per letteratura, già uno scrittore licantropo faceva notare
che "il grande commercio depreda il negoziante, il negoziante depreda il
bottegaio, il bottegaio depreda l'artigiano, l'artigiano depreda l'operaio e
l'operaio muore di fame". Dopo più di un secolo, cosa è cambiato?
E proprio oggi, in un momento in cui sempre più persone si ritrovano
in mezzo a una strada, inutili anche come operai da sfruttare, cosa si opporrà
alla fame di dignità e alla sete di uguaglianza? Il rispetto per la proprietà
privata? Forse che i poveri dovranno rispettare la ricchezza dei privilegiati
come i privilegiati rispettano la miseria dei poveri? Fino a quando? Quando
l'adempimento degli obblighi sociali non riuscirà più a compensare
la mancanza delle gioie della vita, quanti commessi esagitati o sbirri patentati
dovranno essere sguinzagliati a protezione degli incassi? O pensate che sia
possibile soddisfare in eterno il ventre ed il cuore con discinte letterine
e campionati di calcio più belli del mondo?
Letteratura per letteratura, già si ode il monito di un noto scrittore
ladro: "Ruba, niente a che vedere con la ciotola del mendicante".
Alcuni ladri anarchici
Fonte: El Paso mailing list, http://www.ecn.org/elpaso, 4 febbraio 2003