Collettivo contre la Prison en Belgique
Belgio, ottobre 2003

Si è appena creato in Belgio il collettivo contre La Prison; è apparso ieri venerdì 24 ottobre 2003 per la prima volta al Palazzo di Giustizia di Liegi. Alle 9 il detenuto Marc Sontrop, membro prigioniero del Collettivo, doveva essere giudicato dalla 6a corte d'appello per un'accusa di incendio. Mentre cominciava la distribuzione dei pamphlets al pubblico, avvocati, giornalisti (molto numerosi a causa della causa Colls), i poliziotti ci hanno subito interrogato, identificato e ci hanno proibito di distribuire i volantini. Dopo un breve alterco verbale, ci hanno strappato i pamphlets (un giornalista che ne aveva uno in mano è rimasto perplesso quando un poliziotto l'ha strappato anche a lui) e ce li hanno gettati per terra, proibendoci anche di distribuire per la strada quelli che ci restavano. Abbiamo chiesto di nuovo il motivo di questa violazione del diritto di espressione e abbiamo avuto questa semplice risposta: disturbo della quiete pubblica. Ecco come, con il pretesto della "sicurezza", tutti i nostri diritti vengono beffati sia dentro che fuori dal carcere!
Il processo d'appello di Marc Sontrop è stato rinviato a venerdì 7 novembre.
Per maggiori informazioni su Marc Sontrop e il suo (i suoi) casi, è disponibile una documentazione dettagliata, e potrete contattare il Collettivo contre La Prison:

CCLP
36, rue du Berger
1050 Bruxelles
0485/154674
abaslaprison@hotmail.com

Ecco il testo del volantino che abbiamo distribuito:

Collettivo contro il carcere

Chi siamo?
Siamo alcune persone fuori e dentro che si sono ritrovati intorno al prigioniero Marc Sontrop per prendere le sue difese e lottare con lui, e con tutt* i prigionier* che si rivoltano e si battono. Contro le condizioni troppo spesso disumane nel carcere e il silenzio imposto ai prigionieri - per "dire" il carcere. Contro il crimine e il fiasco sociale che è il carcere fin dal suo inizio di due secoli orsono, contro lo scandalo che la sua sola esistenza rappresenta - per l'abozione del carcere.

Sostenere Marc Sontrop,
perché il suo percorso non fa che illustrare lo stato del sistema giudiziario e penitenziario in Belgio. All'età di 51 anni, Marc ha fatto 35 anni dentro e fuori dal carcere. E furono 30 anni di lotte. In tutti questi anni Marc non ha mai smesso di denunciare le ingiustizie sociali nelle quali si è imbattuto. Nei periodi di libertà si è impegnato in numerose azioni sociali, sempre con l'obiettivo di sostenere le vittime del sistema in cui viviamo. (È stato attivo nel CAP, nel CADIP, nell'associazione Accueil et Hebergement, in Dire la Prison, ...) L'anno scorso è stato di nuovo arrestato in conseguenza di una pesante condanna per un incendio, un atto di rivolta perché gli fosse resa giustizia in una causa di successione di cui era vittima. La Giustizia ha rifiutato di tenere conto della dimensione sociale del suo gesto; era più facile farlo passare per pazzo e, non riuscendo questo, condannarlo a 4 anni. Marc disturba con la sua lotta e la sua conoscenza del sistema giudiziario, cosa che gli vale l'accanimento di alcuni nel tenerlo dietro le sbarre, per fiaccare la sua resistenza. Per rimediare a questa ingiustizia e permettergli di continuare a combattere nelle migliori condizioni, la sua liberazione ci sembra una necessità indiscutibile e legittima.

Dire La Prison
perché i prigionieri possano loro stessi esprimersi e difendersi contro le menzogne e i fantasmi che circondano il carcere, disumanizzano i detenut* e legittimano l'esistenza del sistema carcerario e delle sue realtà brutali, gli abusi, le assurdità. Si è molto parlato di carceri negli ultimi mesi, ma la voce dei prigionieri non è mai stata sentita. Bisogna dare la parola ai prigionieri! Noi vogliamo fare una breccia nel muro del silenzio e creare uno spazio di libertà dove i prigionieri possano parlare, tra loro e con l'esterno. Bisogna informare i detenuti e i loro familiari sui diritti dei prigionieri (se ce ne sono!) sulle lotte che sono state portate avanti nel passato e che ancora si portano avanti oggi, sulle avanzate che si sono già fatte, malgrado tutto, e sulle nuove prospettive che si aprono.

Abolizione del carcere
perché il carcere è "un crimine e un fiasco sociale", perché la sua stessa esistenza è uno scandalo nella società che si pretende "umana", "civile", "democratica". Si è spesso detto che il carcere ha due obiettivi: difendere l'ordine pubblico (diminuire la "criminalità") e risocializzare. Tutti lo sanno: nei suoi due obiettivi il carcere è un fiasco totale. Il carcere non reinserisce i detenuti, anzi: esso distrugge i legami sociali e tutto quello che resta di umano nei prigionieri. E non impedisce ai crimini di essere commessi: la recidiva ne è la prova. Il carcere non risponde dunque a nessuno degli scopi che si prefigge di raggiungere. E questo da due secoli e a dispetto di tutte le riforme. Non si possono umanizzare le carceri, introdurre diritti nelle carceri: le esigenze di sicurezza mettono sempre i diritti in pericolo, necessariamente. Alla fine il carcere è il luogo per eccellenza del diritto di Stato, e serve a un solo scopo: la difesa di una società basata sulla disuguaglianza sociale, in cui la miseria dell'uno è la condizione per la ricchezza dell'altro. Il diritto di Stato e la Giustizia ci impongono valori che non sono i nostri; noi vogliamo un'altra società basata sull'uguaglianza e la libertà sociale, dove la libertà dell'uno è la condizione della libertà dell'altro. È con questa prospettiva che vogliamo cominciare a pensare il carcere e la sua scomparsa!
L'unica soluzione è l'abolizione totale di tutte le forme di imprigionamento. Bisogna osare e immaginare una società senza carcere. Bisogna creare un altro mondo!
In un primo tempo il collettivo si limiterà a un lavoro di informazione dentro-fuori e viceversa. Invieremo ai detenut* che lo desiderano tutte le possibili informazioni riguardanti le carceri, alle quali non hanno accesso. Faremo circolare e pubblicare le testimonianze o gli articoli che vengono dai detenut*. Così intratterremo eventualmente della corrispondenza più personale con i detenut* che lo desiderino.
Il collettivo ha bisogno del vostro aiuto sia all'esterno che dall'interno. Solo insieme potremo diventare una forza per cambiare questo mondo. Invitiamo tutti i prigionier* , i loro amici(che), e familiari, a contattarci, o, meglio ancora, a partecipare al collettivo:

CCLP
36, rue du Berger
1050 Bruxelles
0485/154674
abaslaprison@hotmail.com

Marc Sontrop
Prison de Verviers
81, Chaussée de Heusy
4800 Verviers
Belgique