Dietro le sbarre del carcere di Buoncammino un altro dramma si è consumato
nel silenzio.
La maggior parte dei detenuti è sieropositiva e pone gravi problemi nella
vita quotidiana.
Samuele Pili aveva assunto farmaci, moltissimi: era imbottito di antidepressivi.
E il pubblico ministero Paolo de Angelis ha aperto un’inchiesta per omicidio
colposo contro ignoti.
Sì è ancora lontani dal legare la somministrazione dei medicinali
alla responsabilità di qualcuno nella morte del ventinovenne detenuto
di Capoterra trovato morto a letto domenica mattina dai suoi compagni di cella,
nel carcere di Buoncammino.
Ma, a questo punto, il magistrato procederà con una serie di accertamenti,
se non altro per escludere un caso di malasanità all’interno dell’istituto
penitenziario dove il giovane, con problemi di fegato e di cuore, scontava una
condanna definitiva per rapina.
L’autopsia, eseguita avant’ieri mattina da Francesco Paribello,
ha escluso l’ipotesi di morte violenta - omicidio e suicidio - e anche
l’overdose di sostanze stupefacenti; ha invece scoperto che il detenuto
aveva assunto una dose abbondante di antidepressivi che potrebbero aver provocato
uno sconquasso in un fisico già debilitato da un passato di tossicodipendenza.
Le indagini dovranno ora accertare se siano stati i farmaci a provocare la morte,
in caso positivo bisognerà valutare se la somministrazione dei medicinali
lasci spazio all’ipotesi della responsabilità di qualcuno.
Il passo non è certo breve: intanto quel tipo di medicinale in sé
non è dannoso, e poi potrebbe essere stato legittimamente prescritto.
Si vedrà.
La morte di Samuele Pili era stata scoperta domenica mattina dai suoi compagni
di cella: quando avevano cercato di svegliarlo non era saltato giù dal
letto come faceva solitamente.
Un rapido controllo e la sorpresa è diventata panico: il giovane di Capoterra
non respirava più, era passato dal sonno alla morte nel cuore della notte
senza un gemito né un sussurro, senza una richiesta di aiuto, nulla che
potesse richiamare l’attenzione di qualcuno.
L’episodio - che segue di poco tempo la morte di altri detenuti nel carcere
cagliaritano - ha suscitato viva impressione poiché il giovane aveva
alle spalle una vita da emigrato in Germania e una lieve condanna, passata in
giudicato, per uno scippo nella via Sassari.
Per chi lo conosceva era comunque un tipo tranquillo. Ultimamente era ingrassato,
anzi, a dirla tutta, era decisamente sovrappeso, ma le sue condizioni non destavano
preoccupazioni.
Del resto anche la sera che ha preceduto la tragedia tutto sembrava regolare.
Il direttore di Buoncammino, Gianfranco Pala, ha spiegato che il detenuto non
stava molto bene ma non soffriva di niente di grave.
Invece, sabato Pili è andato a dormire e l’indomani i compagni
lo hanno trovato morto.
Samuele divideva la cella con altri cinque giovani, sintomo di un carcere al
collasso per via di un sovraffollamento più volte denunciato contro il
quale sembra non si possa far nulla.
Non solo: a Buoncammino sono precarie anche le condizioni igienico-sanitarie,
tanto che i consiglieri comunali medici di tutti i gruppi politici hanno rivolto
un’interrogazione al sindaco.
Chiedono di poter visitare il carcere per verificare la situazione.
Ma che a Buoncammino convivano moltissimi detenuti malati, tossicodipendenti
o sieropositivi non è una novità, e anche il personale vive una
situazione drammatica.
Serve una nuova struttura, meglio dotata anche sotto il profilo ospedaliero.
Il ministero della Giustizia ha confermato gli stanziamenti per il nuovo carcere,
individuato in un’area del comune di Uta già recintata in vista
dell’apertura del cantiere.