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Il mondo segreto delle prigioni statunitensi

Jason Burke

The Observer, 13 giugno 2004

Il governo degli Stati uniti, con i suoi alleati, gestisce una rete 'invisibile' di prigioni e centri di detenzione in cui, da quando è cominciata la 'guerra al terrorismo', sono spariti senza lasciare traccia migliaia di sospetti. Negli ultimi tre anni, migliaia di presunti militanti sono stati trasferiti in giro per il mondo dai servizi di sicurezza americani, arabi e dell'estremo oriente, spesso con operazioni clandestine fatte per bypassare le leggi sull'estradizione. A seguito di questo traffico allucinante, molti prigionieri, inclusi dei cittadini britannici, sono stati trasferiti dall'occidente verso paesi dove possono essere torturati per ottenere informazioni. Tutto quello che viene scoperto viene inviato agli Usa e, in alcuni casi, anche ai servizi segreti britannici.

La rivelazione di questo torbido sistema non potrà che aumentare le pressioni sull'amministrazione Bush, per il suo approccio 'superficiale' ai diritti umani, e creerà notevole imbarazzo anche a Tony Blair, fedele alleato del presidente George Bush. La pratica delle 'cessioni' - quando un sospetto è consegnato direttamente in custodia a un altro paese senza giusto processo - sta provocando molta indignazione. Secondo le fonti della Cia, sono avvenuti 70 trasferimenti del genere. Molti riguardano uomini che sono stati scarcerati dai tribunali e sono dunque formalmente innocenti. Le cessioni vengono spesso usate quando gli americani credono che un trattamento severo - proibito nel loro paese - possa produrre risultati. L'Observer ha ottenuto i particolari di due incidenti in cui degli uomini sono stati detenuti dagli Stati uniti, nonostante i tribunali dei loro paesi li avessero dichiarati innocenti. In uno di questi, un uomo d'affari inglese chiamato Wahab al Rami, un iracheno residente nel Regno unito e un palestinese che aveva chiesto asilo politico sono stati arrestati nel novembre 2002 da funzionari americani e locali in Gambia mentre sbarcavano da un aereo proveniente da Londra. La loro cattura, a seguito di una soffiata dei servizi di sicurezza britannici, è avvenuta pochi giorni dopo che i tre erano stati arrestati dalla polizia britannica perché sospettati di terrorismo, per essere poi scarcerati da un tribunale inglese. Due di loro sono stati trasportati dal Gambia a Guantanamo Bay - dove si trovano ancora oggi - senza alcun processo formale. Nell'altro incidente, avvenuto nel giugno 2003, due turchi, un saudita, un keniota e un sudanese sono stati arrestati a Malawi perché sospettati di finanziare reti terroristiche. Anche se scarcerati dai tribunali locali, gli uomini sono stati consegnati alla Cia e detenuti per diversi mesi. I protagonisti delle campagne contro le detenzioni illegali dicono che questi incidenti sono solo 'la punta dell'iceberg'. Pochi riescono a sfuggire alla rete fantasma di strutture di detenzione, che vanno da enormi campi di prigionia come Guantanamo Bay a imbarcazioni navali nell'oceano Indiano. Le testimonianze di prima mano sulla vita dentro i nuovi gulag sono quindi piuttosto rare. Una delle storie più raccapriccianti riguarda un canadese di origini siriane, Maher Arar, arrestato dalle autorità statunitensi alla fine del 2002 dopo uno scalo a New York perché sospettato di attività terroristiche. Dopo essere stato interrogato per diversi giorni, il 34enne esperto informatico è stato trasferito in Giordania, dove è stato consegnato agli addetti alla sicurezza locali. In Giordania è stato maltrattato più volte, prima di essere trasferito in Siria, dove è stato tenuto in una cella di isolamento di un metro per due e picchiato ripetutamente con dei cavi. Quando è stato rilasciato, tutte le accuse contro di lui sono state fatte cadere. La scorsa settimana, Arar ha detto che 'sta cercando di ricostrur[si] la vita'. 'Non ho mai fatto niente perché potessi essere considerato un sospetto. Non avrei mai creduto che mi avrebbero rispedito in Siria, ma l'hanno fatto', ha detto. 'Mi hanno rimandato indietro per essere torturato'. La rete fantasma dei centri di detenzione abbraccia tutto il mondo. Le strutture più grandi gestite dagli americani sono la base aerea di Bagram, a nord di Kabul in Afghanistan, Guantanamo Bay, dove sono detenuti circa 400 uomini, e in Iraq, con decine di migliaia di prigionieri. Saddam Hussein e dozzine di alti funzionari del partito Baath sono detenuti in una prigione all'aeroporto di Baghdad. Washington, tuttavia, fa molto affidamento sui suoi alleati. Si crede che una quantità imprecisata di prigionieri, prima detenuti dagli americani, si trovino al centro interrogatori di al Tamara in Marocco, in una foresta a cinque miglia dalla capitale Rabat. Molti fra questi sono stati catturati originariamente dalle autorità pachistane, che li hanno poi consegnati agli americani. Uno di questi è Abdallah Tabarak, un militante accusato di essere stato la guardia del corpo di Osama bin Laden e catturato alla fine del 2001 dai pachistani. Tabarak è stato consegnato agli agenti americani, spedito a Bagram e poi a Guantanamo, prima di approdare in Marocco. Lo scorso novembre, Amnesty International ha criticato 'il forte aumento' di casi di tortura nelle prigioni marocchine nel 2003. In Siria, i prigionieri spediti da Washington sono detenuti nell''ala palestinese' del quartier generale dei servizi segreti, e in una serie di carceri a Damasco e in altre città. Anche l'Egitto ha ricevuto un flusso costante di militanti dalle strutture americane. Molti altri militanti sono stati spediti in Egitto da altri paesi, tramite trasferimenti assistiti dagli americani, spesso ricorrendo ad aerei della Cia. Al Cairo, i prigionieri sono tenuti nel centro interrogatori del direttorato centrale dei servizi segreti a Lazoughli e nella prigione di Mulqah al Mazra, stando a quanto dice Motasser al Zayat, un avvocato islamista del Cairo ed ex portavoce per i gruppi militanti messi fuorilegge. I terroristi sono stati spediti anche alle prigioni di Baku, Azerbaijan, e in località non meglio specificate della Tailandia. Si ritiene che molti altri si trovino in una base aerea dello stato del Qatar, mentre si crede che altri siano stati inviati in Arabia saudita, dove è permesso agli agenti della Cia presenziare ad alcuni interrogatori. In altre località, gli addetti alla sicurezza forniscono agli americani solo dei sommari. Il destino dei prigionieri importanti - come quelli direttamente connessi agli attentati dell'11 settembre o ad altri attacchi di al Qaeda, o ritenuti alti consiglieri di bin Laden - è sconosciuto. Abu Zubaydah, l'esperto di logistica di al Qaeda di origini palestinesi, è stato arrestato nel marzo 2002 da una squadra di forze speciali americane e pachistane dopo una sparatoria nella città pachistana di Faisalabad. Dopo un breve interrogatorio, Abu Zubadya è stato consegnato agli americani, che lo hanno portato prima a Bagram e poi, si crede, in Giordania, dove è detenuto, con altri prigionieri importanti, nella capitale Amman e in località desertiche nella parte orientale del paese. I servizi segreti occidentali considerano gli investigatori giordani dei 'professionisti', anche se il paese è stato più volte criticato per il suo pessimo record nel campo dei diritti umani. Anche Khaled Sheikh Mohammed e Ramzi bin al-Shibh, che hanno contribuito a pianificare gli attentati dell'11 settembre, sono stati affidati in custodia agli americani, dopo essere stati catturati dalle forze di sicurezza pachistane rispettivamente nel settembre 2002 e nel marzo 2003. Si crede che siano stati interrogati in Tailandia. Non si sa invece dove si trovi Riduan Isamuddin, un attivista indonesiano ribattezzato 'il bin Laden dell'estremo Oriente', trasferito agli americani dopo il suo arresto da parte delle forze di sicurezza tailandesi nell'agosto dello scorso anno. Si pensa che Jabarah Mohamed Mansur, accusato di aver preparato un attentato dinamitardo alle ambasciate statunitensi e israeliane a Singapore, sia stato interrogato in Oman. Quel che è certo è che gli americani sono disposti a fare di tutto per catturare sospetti e accertarsi che vengano trasferiti in un ambiente in cui l'informazione possa essere estratta il più rapidamente possibile. Nel marzo 2003, gli agenti del FBI sequestrano un membro sospetto di al Qaeda di origini yemenite da un ospedale di Mogadiscio, dove era ricoverato per ferite di arma da fuoco. Due mesi dopo, grazie a un'operazione sofisticata in cui era coinvolta una finta associazione di beneficenza, è stato possibile attirare uno yemenita 54enne in Germania, dove è stato arrestato e poi estradato negli Usa. Per catturare Iqbal Madni, sospettato di essere un agente di al Qaeda in Indonesia, gli investigatori statunitensi hanno dovuto invece aggirare le leggi di tre paesi e trovare una scusa per catturare il 24enne pachistano, poi trasferito al Cairo su un jet privato americano. Non si conosce il numero esatto dei prigionieri detenuti dagli Usa e dai loro alleati, ma i funzionari americani sostengono che dall'11 settembre sono stati arrestati più di 3 mila militanti di al Qaeda. Solo 350 di questi sono detenuti a Guantanamo. Pochissimi sono stati rilasciati. Il fatto che i prigionieri catturati dagli americani vengano detenuti in carceri mediorientali fa infuriare i militanti. Abu Musab al Zarqai, il leader terrorista di origini giordane attivo in Iraq, ha detto ad aprile che le prigioni del suo paese di origine sono diventate la 'Guantanamo araba'. 'Se gli americani trovano che sia difficile interrogare qualcuno in Pakistan e in Afghanistan, lo trasferiscono in Giordania, dov'è torturato in tutti i modi possibili', ha detto. I funzionari americani tirano dritto. 'Devi rompere le uova per fare le frittate', ha detto uno di loro la scorsa settimana. 'Il mondo è cattivo'. Cofer Black, allora capo del centro antiterrorista della Cia, lo scorso anno ha detto: 'c'è un pre-11 settembre e un post-11 settembre. Dopo l'11 settembre, non si può più avere pietà'. Ma la scorsa settimana ex funzionari dell'intelligence americana hanno criticato le nuove tattiche. Milton Bearden, messosi in pensione dalla Cia nel 1994 dopo trent'anni di servizio, ha detto che la coercizione non funziona. 'Ottieni confessioni di tutti i tipi che poi si rivelano completamente false', ha detto. 'E cedere i prigionieri a qualcuno che li torturi è altrettanto grave che farlo personalmente'. Wahab al Rawi, il cui fratello è ancora detenuto a Guantanamo Bay, ha detto di essere infuriato con il governo americano e con quello britannico. 'Voglio solo sapere com'è che il mio governo mi ha consegnato agli americani. Ma questa gente a chi rende conto?' 'Prego che dio li punisca, perché non sembra esistere alcun potere terreno di cui abbiano paura'.

Fonte: articolo originale "The Secret World of US Jails", traduzione per www.zmag.org di Melippa.