CARCERE E LIBERTÀ... (PROVVISORIA?)
L'Avamposto degli Incompatibili (http://www.controappunto.org/)
Aprile 2004

Le carceri scoppiano, non di salute, ma di sovraffollamento. Come molti sanno la composizione della popolazione detenuta è scarsamente variegata, nel senso che la quasi totalità dei detenuti appartiene ai ceti sociali più deboli. Non solo gli immigrati, che sono i detenuti più numerosi, ma anche quelli che fra gli autoctoni sono i più disagiati economicamente, e cioè i meridionali.

Regione di nascita

Regione di detenzione

ABRUZZO

BASILICATA

CALABRIA

CAMPANIA

EMILIA R.

FRIULI V.G.

LAZIO

LIGURIA

LOMBARDIA

MARCHE

MOLISE

PIEMONTE

PUGLIA

SARDEGNA

SICILIA

TOSCANA

TRENTINO A.A.

UMBRIA

VALLE D'AOSTA

VENETO

STATO ESTERO

NON RILEVATO

Totale

ABRUZZO

228

5

78

321

3

-

49

1

21

15

5

14

162

9

172

6

-

1

-

6

360

-

1456

BASILICATA

-

81

29

105

-

-

3

-

3

-

-

3

67

1

23

-

-

-

-

1

64

-

380

CALABRIA

3

9

1197

208

1

-

13

2

15

-

2

9

44

3

170

-

1

-

-

3

301

-

1981

CAMPANIA

21

34

137

4709

7

-

111

8

37

8

7

20

168

47

189

8

5

3

-

14

904

3

6440

EMILIA R.

15

19

136

295

399

12

31

29

190

18

5

50

159

49

286

26

20

11

-

59

1639

-

3448

FRIULI V. G.

1

-

11

38

3

178

7

7

22

-

1

3

15

1

36

2

6

1

-

45

339

-

716

LAZIO

40

17

205

559

13

6

1799

13

38

13

9

16

113

78

290

19

5

20

-

15

2172

-

5440

LIGURIA

4

9

68

56

5

4

13

317

40

3

2

41

21

34

91

12

1

1

-

7

613

-

1342

LOMBARDIA

14

59

471

460

67

20

58

48

2274

16

7

107

388

91

625

26

24

6

1

133

3580

-

8475

MARCHE

10

3

47

108

7

-

19

2

34

103

1

6

69

13

86

7

2

3

-

9

354

-

883

MOLISE

7

1

12

120

1

-

7

1

10

-

33

1

55

5

23

-

-

-

-

2

80

-

358

PIEMONTE

12

32

317

200

21

7

24

75

180

5

4

904

218

51

437

13

3

5

8

50

1958

-

4524

PUGLIA

1

23

42

149

5

1

12

3

16

1

3

15

2674

8

67

2

-

1

-

5

516

1

3545

SARDEGNA

-

-

9

54

1

2

8

6

21

-

-

11

17

1056

22

1

-

-

-

3

485

-

1696

SICILIA

5

5

132

91

6

-

19

7

43

2

-

20

45

17

4386

12

1

2

-

9

917

-

5719

TOSCANA

9

24

182

423

28

9

94

57

125

10

4

49

154

69

401

611

6

9

1

40

1573

-

3878

TRENTINO A. A.

-

1

10

13

3

5

2

-

12

-

1

2

2

5

15

1

95

-

-

17

182

-

366

UMBRIA

2

2

60

130

5

1

58

5

30

1

-

8

49

18

123

14

1

62

-

4

335

-

908

VALLE D'AOSTA

1

2

9

10

3

-

2

1

4

-

-

22

9

4

15

-

-

-

4

1

155

-

242

VENETO

4

2

43

70

18

67

22

7

84

6

2

20

77

22

72

5

39

1

-

610

1268

1

2440

Totale nazionale

377

328

3195

8119

596

312

2351

589

3199

201

86

1321

4506

1581

7529

765

209

126

14

1033

17795

5

54237

Come si vede in questa scheda gli extracomunitari sono la maggioranza relativa, circa il 30% dei detenuti, ma subito seguiti a ruota dai meridionali della Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Ma se si entra nel dettaglio si vede come la percentuale dei migranti incarcerati in proporzione agli altri detenuti diminuisce man mano che si scende verso Sud. Prendiamo 3 regioni: mentre in Veneto i migranti incarcerati sono il 50% circa dei detenuti, a fronte del 25% dei veneti, nel Lazio la percentuale dei migranti scende al 40% contro il 33% circa dei laziali, e in Campania addirittura i migranti scendono al 14% contro quasi il 75% dei campani. Ma ognuno può ricavare altre statistiche, regione per regione, che però sembrano omogenee. Un dato interessante è invece quello che segnala un incremento del numero dei migranti nell'ultimo anno, il 2003, che vede la percentuale salire dal 30% al 39%.

grafico migranti

Purtroppo non ci sono dati scorporati, regione per regione, ma sicuramente è un indice del fatto, che, sempre di più, la repressione colpisce i più deboli della società, e, naturalmente, i migranti per primi. Ma per avere un'idea più chiara di quale sia la popolazione carceraria, e quindi quali fasce di cittadini commettono reati e incappano nelle grinfie della repressione bisogna analizzare due dati: il dato riguardante la scolarizzazione.

grafico scolarizzazione

Come si vede salta il parametro, secondo cui il detenuto è il classico emarginato, analfabeta, privo di valori. Ormai la maggioranza, sia pure relativa, è provvisto di diploma di scuola media inferiore. Maggioranza che diventa ancora più consistente se si aggiungono quelli con una scolarizzazione ancora più avanzata, e che probabilmente è anche assoluta, tenendo presente che una quota elevata, circa il 17% non ha fornito informazioni sul proprio grado di istruzione. Questa maggioranza poi si incrementa nelle regioni del centro e, soprattutto in quelle del Nord, dove diventa sicuramente maggioritaria. Per esempio in Lombardia quelli che possiedono il titolo di scuola media inferiore superano il 50% dei detenuti totali, che diventano oltre il 60% aggiungendo quelli che possiedono un grado di istruzione ancora più elevato. Su questo dato, ci sono anche i parametri regionali.

Situazione al 31 Dicembre 2003

POPOLAZIONE DETENUTA PER REGIONE DI DETENZIONE E PER GRADO DI ISTRUZIONE

Grado di istruzione

Regione di detenzione

Laurea

Diploma di scuola media superiore

Diploma di scuola professionale

Licenza di scuola media inferiore

Licenza di scuola elementare

Privo di titolo di studio

Analfabeta

Non rilevato

Totale

ABRUZZO

10

57

39

528

452

84

12

274

1.456

BASILICATA

-

16

9

174

118

14

7

42

380

CALABRIA

21

101

86

802

618

99

28

226

1.981

CAMPANIA

40

148

269

1.257

1.975

417

56

2.278

6.440

EMILIA ROMAGNA

31

140

136

1.378

727

246

52

738

3.448

FRIULI VENEZIA GIULIA

11

47

66

359

186

13

10

24

716

LAZIO

37

269

141

1.388

919

407

38

2.241

5.440

LIGURIA

14

53

55

532

253

100

16

319

1.342

LOMBARDIA

95

386

259

4.366

2.167

244

137

821

8.475

MARCHE

12

58

36

431

205

38

13

90

883

MOLISE

3

18

6

127

113

22

4

65

358

PIEMONTE

55

221

115

2.043

1.169

375

62

484

4.524

PUGLIA

11

96

86

1.237

1.710

164

34

207

3.545

SARDEGNA

7

34

47

671

608

85

21

223

1.696

SICILIA

41

239

163

2.108

2.139

448

144

437

5.719

TOSCANA

31

157

115

1.258

814

491

79

933

3.878

TRENTINO ALTO ADIGE

3

33

41

201

65

9

5

9

366

UMBRIA

8

31

49

377

209

48

6

180

908

VALLE D'AOSTA

1

6

1

111

55

33

5

30

242

VENETO

26

167

234

1.222

600

86

38

67

2.440

Totale nazionale

457

2.277

1.953

20.570

15.102

3.423

767

9.688

54.237

Altro mito da sfatare è quello che vorrebbe i detenuti emarginati anche a causa della mancanza di lavoro.

Situazione al 31 Dicembre 2003

POPOLAZIONE DETENUTA PER REGIONE DI DETENZIONE E PER CONDIZIONE LAVORATIVA

Condizione lavorativa

Regione di detenzione

Occupato

Disoccupato

In cerca di occupazione

Casalinga

Studente

Ritirato dal lavoro

In servizio di leva

Altra condizione

Non rilevato

Totale

ABRUZZO

434

436

21

15

11

6

-

17

516

1.456

BASILICATA

119

122

12

6

5

-

-

2

114

380

CALABRIA

659

533

44

5

18

32

-

29

661

1.981

CAMPANIA

836

1.347

162

81

133

46

1

116

3.718

6.440

EMILIA ROMAGNA

939

1.128

40

4

9

14

1

34

1.279

3.448

FRIULI VENEZIA GIULIA

275

321

9

3

4

1

-

19

84

716

LAZIO

610

700

106

39

37

11

-

16

3.921

5.440

LIGURIA

300

346

91

4

26

5

-

7

563

1.342

LOMBARDIA

2.077

1.918

254

53

33

40

2

61

4.037

8.475

MARCHE

377

276

10

5

1

6

-

7

201

883

MOLISE

118

86

8

2

6

1

-

6

131

358

PIEMONTE

881

627

46

9

15

22

1

24

2.899

4.524

PUGLIA

1.116

1.153

251

19

42

11

-

11

942

3.545

SARDEGNA

335

370

14

1

4

9

-

7

956

1.696

SICILIA

2.321

1.953

96

54

25

67

2

54

1.147

5.719

TOSCANA

1.270

1.005

47

18

43

37

2

62

1.394

3.878

TRENTINO ALTO ADIGE

162

153

13

11

-

2

-

2

23

366

UMBRIA

233

295

14

7

7

8

-

2

342

908

VALLE D'AOSTA

25

40

3

-

-

1

-

1

172

242

VENETO

866

982

164

14

33

9

-

16

356

2.440

Totale nazionale

13.953

13.791

1.405

350

452

328

9

493

23.456

54.237

Ormai oltre il 25% dei detenuti, addirittura superiore a coloro che si dichiarano disoccupati, svolge attività lavorativa, e, se si specifica che circa il 50% non ha fornito informazioni in merito, potrebbero essere in percentuale ancora piùà elevata. Su questo dato, poi, contrariamente a quelli precedentemente forniti, c'è anche una sostanziale omogeneità su tutto il territorio. La cosa appare sorprendente, visti i diversi livelli occupazionali delle varie aree geografiche, se si guarda al mondo del lavoro, a cui siamo abituati, cioè a quello del posto fisso, garantito ecc. ecc. La cosa è meno strana, se invece ci si rapporta al mondo di lavoro attuale, sempre più precario e sottopagato. In pratica ciò che sembra emergere è l'adeguamento delle condizioni lavorative non secondo i parametri preesistenti nel Nord, ma a quelli del Sud. L'unica differenza che forse ancora regge è che al Sud questo rapporto di lavoro non è dichiarato, è in nero, mentre al Nord lo stesso lavoro viene legalizzato con i vari marchingegni messi in campo dalle varie leggi Treu, Biagi ecc. Insomma viene sfatato il teorema, secondo cui la "delinquenza" deriva dalla mancanza di valori, dalla mancanza di lavoro, o dalla mancata educazione al lavoro e altre amenità del genere. Quello che invece viene fuori è che la "delinquenza" nasce dall'insufficienza di reddito, dal fatto che anche i lavoratori, oltre ai disoccupati non riescono più a soddisfare i propri bisogni, che in una società complessa e, soprattutto capitalista, non sono più (nè potrebbero esserlo) quelli della mera sopravvivenza. Anche perchè la stessa società, con la mercificazione totale, crea bisogni, che poi non riesce a soddisfare. Rispetto ai valori, poi, non si può parlare di mancanza di valori. Tutt'al più si può parlare di rifiuto dei valori imposti, di insoddisfazione. Infatti continua ad essere alta la percentuale dei detenuti per problemi di droga.

Situazione al 30 Giugno 2003

DETENUTI TOSSICODIPENDENTI, ALCOOLDIPENDENTI, IN TRATTAMENTO METADONICO

DETENUTI PRESENTI

DETENUTI TOSSICODIPENDENTI

DET. IN TRATTAM. METADONICO

DETENUTI ALCOOLDIPENDENTI

Regione di detenzione

UOMINI

DONNE

TOTALE

UOMINI

DONNE

TOTALE

UOMINI

DONNE

TOTALE

UOMINI

DONNE

TOTALE

ABRUZZO

1.489

44

1.533

387

11

398

31

2

33

30

1

31

BASILICATA

425

14

439

95

0

95

3

0

3

0

0

0

CALABRIA

2.098

19

2.117

239

3

242

14

1

15

13

0

13

CAMPANIA

6.550

268

6.818

1.467

52

1.519

80

0

80

25

1

26

EMILIA ROMAGNA

3.373

137

3.510

1.038

40

1.078

108

18

126

86

0

86

FRIULI V. GIULIA

645

24

669

146

9

155

34

6

40

11

0

11

LAZIO

5.201

363

5.564

1.517

99

1.616

214

14

228

44

0

44

LIGURIA

1.318

81

1.399

547

33

580

205

12

217

36

0

36

LOMBARDIA

7.797

671

8.468

2.168

109

2.277

257

31

288

98

1

99

MARCHE

820

16

836

253

6

259

19

0

19

19

0

19

MOLISE

338

10

348

69

0

69

5

0

5

10

0

10

PIEMONTE

4.518

167

4.685

1.490

80

1.570

69

10

79

159

24

183

PUGLIA

3.543

139

3.682

731

13

744

52

2

54

44

5

49

SARDEGNA

1.752

49

1.801

631

20

651

178

14

192

56

0

56

SICILIA

6.073

146

6.219

1.158

20

1.178

54

6

60

42

0

42

TOSCANA

3.907

187

4.094

771

39

810

139

14

153

68

3

71

TRENTINO

375

12

387

108

6

114

12

3

15

29

4

33

UMBRIA

950

58

1.008

217

22

239

24

9

33

2

0

2

VENETO

266

0

266

97

0

97

2

0

2

5

0

5

VALLE D'AOSTA

2.400

160

2.560

770

46

816

89

6

95

71

0

71

TOTALE NAZIONALE

53.838

2.565

56.403

13.899

608

14.507

1.589

148

1.737

848

39

887

Siamo come si vede al 25% dei detenuti totali, percentuale che cresce man mano che si sale verso il Nord, il che, tenendo presente il dato sulle percentuali occupazionali, molto più elevato al Nord, rispetto al Sud, dimostra quello che dicevamo prima sulla diversificazione dei bisogni e sul crollo dei valori tradizionali. Ma contemporaneamente ciò dimostra anche la responsabilità della società sulla mercificazione totale. Infatti il reato più frequente è quello "contro il patrimonio".

Reati ascritti
Dati riferiti al 31 Dicembre 2003

Italiani

Stranieri

Tipologia dei reati

Donne

Uomini

Totale

%

Donne

Uomini

Totale

%

Totale generale

%

ASSOCIAZ. DI STAMPO MAFIOSO (art. 416bis c.p.)

41

5.041

5.082

3,1

15

134

149

0,4

5.231

2,6

LEGGE DROGA

838

19.555

20.393

12,4

629

10.276

10.905

27,0

31.298

15,3

LEGGE ARMI

427

33.512

33.939

20,6

42

2.021

2.063

5,1

36.002

17,6

ORDINE PUBBLICO

32

2.500

2.532

1,5

65

579

644

1,6

3.176

1,6

CONTRO IL PATRIMONIO

1.255

49.339

50.594

30,7

655

10.448

11.103

27,5

61.697

30,1

PROSTITUZIONE

45

285

330

0,2

133

986

1.119

2,8

1.449

0,7

CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

117

4.611

4.728

2,9

29

2.048

2.077

5,2

6.805

3,3

INCOLUMITÀ PUBBLICA

27

1.646

1.673

1,0

3

141

144

0,4

1.817

0,9

FEDE PUBBLICA

203

5.754

5.957

3,6

163

2.264

2.427

6,0

8.384

4,1

MORALITÀ PUBBLICA

10

207

217

0,1

2

49

51

0,1

268

0,1

CONTRO LA FAMIGLIA

28

918

946

0,6

16

117

133

0,3

1.079

0,5

CONTRO LA PERSONA

638

21.956

22.594

13,7

253

6.775

7.028

17,4

29.622

14,5

CONTRO LA PERSONALITÀ DELLO STATO

136

373

509

0,3

59

59

0,1

568

0,3

CONTRO AMM.NE DELLA GIUSTIZIA

198

5.195

5.393

3,3

42

429

471

1,2

5.864

2,9

ECONOMIA PUBBLICA

6

517

523

0,3

5

5

0,0

528

0,3

LIBRO TERZO DELLE CONTRAVVENZIONI

62

4.226

4.288

2,6

22

494

516

1,3

4.804

2,3

LEGGE STRANIERI

2

202

204

0,1

110

1.106

1.216

3,0

1.420

0,7

CONTRO IL SENTIM. RELIGIOSO E LA PIETÀ DEI DEF.

1.075

1.101

0,7

1

36

37

0,1

1.138

0,6

ALTRI REATI

54

3.501

3.555

2,2

17

155

172

0,4

3.727

1,8

TOTALE

4.145

160.413

164.558

100,0

2.197

38.122

40.319

100,0

204.877

100,0

grafico tipologie di reati

In parole povere la maggioranza relativa dei detenuti è quella che ha cercato in vari modi di entrare in possesso di merci, che legalmente non riusciva a procurarsi. Non stiamo quindi parlando dei grandi evasori, o mazzettari, presi da Mani pulite, ma di quella che in gergo politichese, si chiama microcriminalità. Se a questi aggiungiamo i detenuti per reati attinenti la legge sulla droga, e quelli contro la persona, che in gran parte sono sempre legati a fenomeni di "microcriminalità", arriviamo a circa il 64% dei detenuti "di classe". Nel contempo vediamo che i tanto sbandierati successi contro la mafia, si riducono ad un minimale 2,6% dei detenuti, che poi in gran parte sono mafiosi di serie Z, e cioè microcriminali irrigimentati nelle cosche. Assenti come si vede i detenuti strombazzati, e cioè quelli presi nel sacco da "Mani Pulite", di cui tanto si parla dai sinistri di governo, teorici della "via giudiziaria alla democrazia", ma che nei fatti non esistono. Invece, per la prima volta, compaiono nella videata i reati connessi all'ordine pubblico, da lungo tempo assenti in queste videate. Si tratta, è vero, di un minimale 1,6%, ma è la prima volta da anni che i detenuti per questo reato superano l'1%. Qualcuno potrebbe pensare che l'interpretazione da noi data su questi dati sia arbitraria, ma questa interpretazione sembra invece confortata da un altro dato: e cioè quello relativo alle pene inflitte, in sostanza la durata di queste pene.

grafico pene inflitte

Come si vede il 29% deve scontare pene inferiori a 3 anni, e il 58% fino a 6 anni. In sostanza proprio le pene classiche da "microcriminalità". Ma se si guardano i dati regionali, il quadro risulta ancora più chiaro.

Situazione al 31 Dicembre 2003

CONDANNATI DEFINITIVI PER REGIONE DI DETENZIONE E PER DURATA DELLA PENA INFLITTA

Durata della pena

Regione di detenzione

Fino a 1 anno

Da 1 a 2 anni

Da 2 a 3 anni

Da 3 a 4 anni

Da 4 a 5 anni

Da 5 a 6 anni

Da 6 a 7 anni

Da 7 a 8 anni

Da 8 a 9 anni

Da 9 a 10 anni

Da 10 a 20 anni

Oltre 20 anni

Ergastolo

Totale

ABRUZZO

57

50

71

78

78

94

60

56

40

39

217

110

76

1.026

BASILICATA

12

17

19

34

28

25

22

15

13

13

58

33

12

301

CALABRIA

65

106

124

159

134

119

116

56

51

45

227

53

13

1.268

CAMPANIA

295

369

411

460

344

291

197

151

111

94

349

168

116

3.356

EMILIA ROMAGNA

197

180

149

190

164

151

111

66

65

46

289

128

63

1.799

FRIULI VENEZIA GIULIA

65

66

54

74

45

27

19

9

6

1

31

8

8

413

LAZIO

319

353

378

377

319

264

181

128

98

74

435

203

145

3.274

LIGURIA

134

129

119

122

75

71

37

37

22

17

51

17

9

840

LOMBARDIA

619

537

456

581

439

380

261

221

211

139

786

303

125

5.058

MARCHE

41

34

34

48

45

29

33

29

27

25

104

67

37

553

MOLISE

16

19

22

35

21

23

13

9

7

13

51

33

11

273

PIEMONTE

223

314

288

391

262

223

152

119

111

69

360

173

98

2.783

PUGLIA

162

216

241

289

255

196

132

101

76

70

290

86

38

2.152

SARDEGNA

114

155

150

156

140

125

75

41

35

25

153

81

32

1.282

SICILIA

223

297

358

430

349

303

236

199

131

114

494

169

65

3.368

TOSCANA

174

201

167

199

203

163

114

109

97

74

577

328

103

2.509

TRENTINO ALTO ADIGE

45

49

44

36

15

14

6

2

4

1

10

3

229

UMBRIA

31

29

44

58

49

44

47

29

23

15

117

108

96

690

VALLE D'AOSTA

23

27

26

35

19

10

5

7

1

5

6

2

166

VENETO

191

200

158

179

138

99

85

74

53

39

212

78

19

1.525

Totale nazionale

3.006

3.348

3.313

3.931

3.122

2.651

1.902

1.458

1.181

914

4.816

2.155

1.068

32.865

Da quei dati si ricava infatti che la metà dei detenuti deve scontare meno di 5 anni di reclusione, cioè i reati di cosiddetta microcriminalità appunto. Ed infatti, a leggere le cronache dei giornali e le dichiarazioni dei politici di turno, è su questi reati, che si cerca di concentrare l'attenzione mediatica. L'attenzione sulla mafia, per esempio è scemata di colpo. Si parla sempre di piccole rapine e quindi di piccoli rapinatori, magari immigrati o tossicomani, contro cui si invoca a viva voce anche la licenza d'uccidere. I giornali naturalmente cavalcano la tigre e quindi si sprecano i mostri in prima pagina, siano essi microcriminali, siano essi "terroristi". Ed infatti, pur con le dovute proporzioni numeriche, sono appunto questi gli altri nuovi mostri: non i "terroristi" classici, tipo BR e affini, ma tutti coloro, che si oppongono radicalmente al sistema. Ed infatti è anche su questi che si concentra ultimamente in maniera parossistica l'attenzione delle guardie e quindi dei giornali velinari dei servizi. Eppure non si può certo dire che siamo in presenza di un grande antagonismo radicale, che crei grandissimi problemi di ordine pubblico: magari! ma non è così. E allora sembrerebbe incomprensibile così tanta attenzione. Come pure sembrerebbe innaturale tanta attenzione alla microcriminalità, visto che poi si sbandiera a gran voce la riduzione esponenziale dei reati. Sembrerebbe incomprensibile, dicevamo, ma non è incomprensibile. Il problema è che l'economia va male, il reddito diminuisce e il malcontento cresce. La progressiva precarizzazione del lavoro e l'impoverimento progressivo di sempre più vasti strati di popolazione causa disagi, che spesso portano i cittadini a "delinquere". Già abbiamo visto che a finire in galera non sono più i disoccupati, ma anche (ed in numero maggiore) i lavoratori, evidentemente impoveriti dal nuovo mercato del lavoro (anche i politici di professione parlano di continua erosione dei salari). Ma c'è un altro dato, che ribadisce questo concetto: il dato sull'età dei detenuti.

grafico età

Come si vede è molto bassa la percentuale dei detenuti giovani e giovanissimi (quella di questi ultimi sembra addirittura irrisoria), mentre diventa importante la percentuale man mano che si sale di età, con una impennata nella fascia d'età da 30 a 34 anni, peraltro ribadita, sia pur con una modesta decrescita dalla fascia d'età da 35 a 39 anni, ma abbastanza anche dalla fascia d'età successiva fino a 44 anni. Guarda caso si tratta proprio delle fasce d'età, che più risentono della precarizzazione del lavoro. Quante speranze possono avere, infatti, di trovare un nuovo lavoro gli espulsi in quelle fasce d'età? Ed infatti la percentuale cala a picco dopo i 60 anni, cioè quando con la pensione si ritrova una certa stabilità economica. Chiaramente con l'andare del tempo cambieranno le percentuali anche in questa fascia d'età, man mano che la "riforma pensionistica" produrrà i suoi effetti, ma siccome non intendiamo fare i (pur facili) profeti, ci limitiamo ad elaborare i dati correnti, che ci dicono chiaramente che esiste un forte disagio sociale direttamente legato alla ristrutturazione capitalista. Naturalmente i dati cambiano regione per regione, ma nella sostanza sono omogenei, anche se nel Sud è ancora accentuata la presenza di detenuti fra 20 e 24 anni.

Situazione al 31 Dicembre 2003

Classi di età

Regione di detenzione

Da 18 a 20 anni (g.a.)

Da 21 a 24 anni

Da 25 a 29 anni

Da 30 a 34 anni

Da 35 a 39 anni

Da 40 a 44 anni

Da 45 a 49 anni

Da 50 a 59 anni

Da 60 a 69 anni

Più di 70 anni

Età non rilevata

Totale

ABRUZZO

17

85

204

270

283

207

188

153

42

6

1

1.456

BASILICATA

5

16

66

69

66

64

49

37

8

-

-

380

CALABRIA

23

155

328

386

324

279

195

203

70

18

-

1.981

CAMPANIA

108

522

1163

1269

1145

842

591

561

184

51

4

6.440

EMILIA ROMAGNA

111

359

619

651

598

407

282

313

88

11

9

3.448

FRIULI VENEZIA GIULIA

20

72

138

123

150

68

60

64

20

1

-

716

LAZIO

113

421

753

1060

944

773

599

565

171

37

4

5.440

LIGURIA

37

129

229

264

228

150

118

151

25

7

4

1.342

LOMBARDIA

252

755

1402

1534

1451

1078

783

876

291

46

7

8.475

MARCHE

16

92

126

167

147

127

78

102

25

3

-

883

MOLISE

8

18

58

66

63

56

43

32

10

4

-

358

PIEMONTE

137

360

811

894

803

491

443

429

118

18

20

4.524

PUGLIA

94

349

714

777

643

406

244

245

64

8

1

3.545

SARDEGNA

25

124

257

398

331

222

148

141

41

8

1

1.696

SICILIA

105

516

1041

1050

968

737

518

540

188

54

2

5.719

TOSCANA

95

319

597

743

675

522

368

393

132

22

12

3.878

TRENTINO ALTO ADIGE

8

34

58

73

76

40

35

33

8

-

1

366

UMBRIA

9

46

122

158

180

133

96

111

43

9

1

908

VALLE D'AOSTA

12

36

38

58

42

23

14

18

1

-

-

242

VENETO

96

209

503

489

417

279

197

186

51

9

4

2.440

Totale nazionale

1.291

4.617

9.227

10.499

9.534

6.904

5.049

5.153

1.580

312

71

54.237

E allora dobbiamo ampliare il numero dei lavoratori inutili, ma in un altro campo, e cioè nel campo del recupero delle cosiddette devianze sociali. A cosa servono infatti quegli operatori, che si occupano del recupero dei detenuti? Come fai a recuperare socialmente un individuo che è emarginato dalla società? Non è lui che si è autoemarginato, è la società che lo ha espulso!!! A cosa lo si recuperà? Ad un'attività lavorativa? Ma quella già ce l'ha! lo abbiamo visto dagli stessi dati forniti dallo stesso ministero autodenominatosi di Grazia e Giustizia! Il problema è che quel lavoro non lo mette in condizione di soddisfare i suoi bisogni. E se quel lavoro non ce l'ha, è perchè il sistema capitalistico lo ha giudicato non più adatto a lavorare, visto che l'età dei detenuti è quella in cui con la tanto decantata Legge Biagi (ma già lo prefigurava il pacchetto Treu), quando sei espulso dal mercato del lavoro non ci rientri più! In parole povere il sistema capitalistico è non solo criminale, ma sempre più anche criminogeno. È criminogeno perchè per aumentare i suoi profitti costringe a delinquere un numero sempre maggiore di cittadini. È criminogeno perchè con la sua cultura della merce costringe a delinquere tutti quelli che non hanno i mezzi per procurarsi la merce, che dal sistema capitalistico è costretto a procurarsi. Infatti abbiamo visto come negli ultimi tempi la ristrutturazione capitalistica ha portato ad una espulsione sistematica di lavoratori dal mercato del lavoro, spesso rimpiazzati (si fa per dire) da altri assunti a livello precario. Questo ha portato da una parte ad un degrado del tessuto sociale (vedi alcuni quartieri tradizionalmente operai di città del Nord come Torino), e dall'altra ad una ripresa dell'emigrazione dal Sud. Ma questa emigrazione è ben diversa dalla precedente degli anni '60, quando chi emigrava aveva una buona possibilità di entrare stabilmente in un mercato del lavoro allora in crescita. Adesso i nuovi emigranti pugliesi, campani o siciliani partono con la prospettiva di fare lavori precari a vita. Anzi con ottime possibilità di fare i precari fino ad una certa età, e di fare i disoccupati passata quell'età. E cosa volete che facciano, quando raggiungeranno quell'età, che si abbassa sempre di più? È chiaro che saranno costretti a delinquere! Ma vediamo anche tutti i giorni la mercificazione di tutto. Qualsiasi bisogno è mercificato: non solo quelli che magari non sono veri bisogni, ma solo bisogni creati come tali da un capitale che vuole tutti consumatori, ma sono sempre di più mercificati i bisogni reali, quelli che sono strettamente legati alla sopravvivenza. Ormai è merce non solo la scuola, ma anche la sanità. E quello è un bisogno legato alla stessa sopravvivenza. E quando uno non ha più i soldi per soddisfare i bisogni, indotti o reali che siano, cosa fa? Delinque è logico!!! E tutto questo il capitale, il potere lo sa. Ma sa pure che per i suoi interessi di profitto non può porre rimedio. Ma sa pure che questo andazzo può produrre un altro effetto: la delinquenza, la ribellione spontanea, che si esprime spesso come "delinquenza comune", potrebbe prima o poi collettivizzarsi ed assumere forme di rivolta sociale. Ed è di questo che il capitale ha paura. Perchè non è più in grado di prosciugare il famoso "brodo di coltura" in cui domani potrebbero nuotare i pesci della rivolta. Ormai gli è rimasto solo uno strumento: la repressione. E infatti quello usa non solo a livello punitivo, cioè conseguente al "reato" commesso, ma anche a livello preventivo, cioè con l'inasprimento delle pene o addirittura con le legislazioni speciali. Legislazioni speciali, che, guarda caso, non riguardano tanto i grandi "delinquenti", come i mafiosi, (che dopo il 41bis usato per un certo periodo, ma più che altro per poterlo poi usare per i reati di "terrorismo"), sono stati messi nel dimenticatoio in attesa magari di essere presto riutilizzati, ma riguardano per esempio i reati di "microcriminalità, cioè quei reati di sopravvivenza o di mero soddisfacimento di piccoli bisogni, e, naturalmente i cosiddetti reati connessi all'attività politica anticapitalista. Perchè la paura del potere è che prima o poi si saldino questi due tipi di ribellione per adesso distinte. Ma se questa è la paura del potere, vuol dire che questa è la strada che dobbiamo perseguire, e cioè cercare di entrare in contatto e quindi spostare su termini di lotta contro il sistema capitalistico la ribellione individuale, che si trasforma in "delinquenza". E questo compito lo dobbiamo perseguire non solo sul terreno della lotta economica, cioè nella battaglia per la salvaguardia e per la conquista di reddito, ma anche nella lotta contro la violenza repressiva perseguita dal potere. Dobbiamo smetterla di ritenerci gli unici destinatari della violenza repressiva dello stato. Non siamo così pericolosi per lo stato, siamo solo una parte, estremamente minoritaria per giunta, di quella fetta di popolazione nel mirino della repressione capitalista. Se fossimo solo noi quelli che tendenzialmente possono abbattere questo stato di cose, il potere ci lascerebbe persino in pace: in finale da soli che fastidi gli potremmo dare? La nostra pericolosità dipende solo dalla nostra capacità di rapportarsi politicamente con i ribelli sociali, e cioè con quelli che lo stato, il potere usa chiamare delinquenti comuni, che magari usano una forma di ribellione, che non gli da altri sbocchi, che non siano l'andirivieni dalle patrie galere. Ma finchè noi continuiamo nella nostra autoreferenzialità, che ci porta a solidarizzare solo fra di noi, non avremo sorte migliore. Saremo separati in libertà dagli altri ribelli, ma saremo poi uniti nella repressione e nelle carceri. Ma senza accorgercene siamo di fatto uniti in una condizione esistenziale anche nella "libertà". In parole povere NOI E LORO

SIAMO TUTTI IN LIBERTÀ PROVVISORIA!!!

L'Avamposto degli Incompatibili